domenica, febbraio 29, 2004
segnalazione: alle 23e20 circa (sempre in orari di massimo ascolto!) su Rai3 riprende REPORT...servizi giornalistici DOC!!
Bossi è quello che è...niente da aggiungere, ma che la "sinistra" si muova a mo' di guardie svizzere in difesa del papa che mette ogni altro giorno una trave nei rapporti civili di uno stato laico...mi sembra folle...per un pugno di voti cattolici?!
un giorno in più all'esercizio della stupidità
la neve non è altro che il lenzuolo che copre un cadavere, momentaneamente nasconde e rende sopportabile anche il più squallido dei paesaggi, ma quando l'incanto svanisce la realtà è ancora più cruda...come direbbe Kurtz: l'orrore...l'orrore...
sabato, febbraio 28, 2004
guardare dall'altra parte, lo sport preferito degli italiani...DOPING - Gli effetti psicoattivi degli steroidi anabolizzanti di ROBERTO SUOZZI "Colpisce, anche se ciò può apparire come una ingenuità, il muro di silenzio, l'ipocrisia, al di là di alcune prese di posizioni (leali) di gran parte del mondo dello sport e non solo, sulla «questione salute», sull'utilizzo illecito di sostanze farmacologiche non a scopo terapeutico (doping) che i fatti di questi ultimi giorni, la morte del ciclista Marco Pantani e quella dell'ex calciatore Lauro Minghelli deceduto per il morbo di Gehrig, hanno tragicamente risollevato. Ma ciò che colpisce ancor più è il comportamento omertoso e l'ipocrisia scientifico-etica di alcuni medici, la cui fattiva complicità è necessaria per attuare metodi dopanti che danneggiano, anche in maniera irreversibile, lo stato di salute, il benessere psico-fisico. Stupiscono inoltre le affermazioni di alcuni medici di «élite» che non esistono sostanze utilizzate a scopo doping che diano dipendenza psico-fisica. Le cose non stanno esattamente così. Considerati negli Stati Uniti già dal 1991 tra le sostanze in grado di portare a dipendenza psico-fisica, gli steroidi anabolizzanti erano già conosciuti dal 1980 per la loro capacità di dare dipendenza. Nel DSM IV (Diagnostic and Statistical Manual American Psychiatric Association) un manuale che raggruppa e definisce i criteri per diagnosticare la dipendenza e l'abuso da sostanze psicoattive gli steroidi anabolizzanti vengono identificati come: «sostanze in grado di produrre un stato di aumentato benessere fino all'euforia, cui dopo un ripetuto utilizzo viene a crearsi un senso di astenia e di altre forme di disforia». Che gli steroidi anabolizzanti facciano al male al fisico è cosa nota (patologie epatiche, cardiache ad esempio e quanti volti e mani allungati di diversi atleti si vedono in giro) ma meno «celebrati» sono gli effetti psicoattivi che, in caso di prolungata somministrazione, può provocare anche una seria sindrome depressiva. Ed è proprio l'elevatissimo dosaggio (nettamente superiore a quello terapeutico) di assunzione al quale si sottopongono gli atleti, l'uso prolungato che maggiormente incide sulla dipendenza da steroidi anabolizzanti che può portare appunto alla depressione che può essere anche caratterizzata da idee suicide. Va ricordato, inoltre, che la prolungata somministrazione di steroidi anabolizzanti incidono negativamente, diminuendola, sulla produzione di serotonina, molecola fondamentale non solamente nella regolazione del tono dell'umore ma anche elemento chiave nella depressione. La questione, invece, che l'eritropoietina (la cui produzione è indirettamente stimolata dagli steroidi anabolizzanti) possa stimolare una depressione è ancora da dimostrare. Sarebbe inoltre interessante verificare la voce della necessità che alcuni ciclisti, imbottiti d'Epo, hanno nel corso della notte di pedalare a causa di un pericoloso rallentamento della frequenza cardiaca. L'eritropoietina, sostanza ormonale prodotta dall'organismo diventata, grazie alle tecniche di ingegneria genetica e di biologia molecolare, un farmaco è sempre di moda tra ciclisti e non solo, e può essere infatti utilizzata negli sport di resistenza, ma anche tra quelli agonistici di più breve durata. Per chi se lo potrà permettere però, l'ingegneria genetica applicata al doping sarà la regina degli anni prossimi. " (dal manifesto di oggi)
WHAT'S IN MY APARTMENT WHEN I'M NOT THERE?
venerdì, febbraio 27, 2004
la cosa interessante è che dall'anno scorso il nostro eroe è passato da $ 5.9 bil (45° posto) a $10.0 bil (30° posto) facendo politica...
Ennio Doris n°277, 63 anni, self made, Net Worth: $2 bil Country of citizenship: Italy, Residence: Tombolo, Italy, Industry: Insurance, Marital Status: married, 2 children, High School Diploma, Chief executive of Mediolanum SpA, life insurance and fund management company he cofounded. Longtime business ally of Prime Minister Silvio Berlusconi, he is the largest shareholder in Mediolanum, followed by the politician. Also serves on board of prominent Italian investment bank Mediobanca. Enjoys mountain biking. (da Forbes, quando si hanno gli amici giusti!). E a lui che sta al n°30 con $10 bil chi ha avuto come amici!! DICCELO, DAI, SILVIO DICCELO
avendo digitato "Air Force One" (due volte) Echelon avrà segnalato il sito con una stelletta (ma mi era già scappato G.W.B.!)
pensate che se cadesse accidentalmente l'Air Force One il giorno dopo si farebbe fatica a trovare la notizia sul giornale? e sì che Boris Trajkovski (presidente macedone) mica aveva truccato le elezioni! rimarrò senza informazioni vista l'irrilevanza del fatto
giovedì, febbraio 26, 2004
so molto poco della Macedonia (stato, non zuppa di frutta!), ricordo che avevo letto essere il porto franco di tutti i traffici più loschi...armi...stupefacenti...manodopera dall'Est, poi si sono spenti i riflettori e adesso addirittura trattava per entrare in Europa...oggi è caduto l'aereo del suo presidente presentabile...un aereo regalo degli americani su dei campi minati dalle parti di Mostar...speriamo che domani qualcuno abbia la voglia di raccontarci il ruolo di questo staterello nella geopolitica dei Balcani...così vicini, così lontani
sul manifesto di oggi Valentino Parlato intervista, in incognito!, Cesare Romiti, sulla situazione dell'economia italiana...e svela, en passan, che Riccardo Barenghi è jena!! (http://www.ilmanifesto.it/oggi/art26.html)
mercoledì, febbraio 25, 2004
...quanto costa un trapianto di cuore? si può obiettare che la vita di una persona non ha prezzo e quindi ogni trapianto, quando possibile, va perseguito...ciò che trova ragione negli affetti e nella possibilità, mi lascia perplesso nella pratica, nell'etica del trapianto, orgoglio di una medicina e di una chirurgia avanzatissima che convive con cronici disservizi, con mancanza di umanità tra le corsie ospedaliere, con il diritto a vivere, essere curati, e morire dignitosamente per tutti...come su ogni cosa penso che prima di costruire grattacieli sia necessario bonificare e rendere salubre il terreno di costruzione, raggiungere standard adeguati per ognuno, non elemosinare le prestazioni a chi ne ha bisogno, e dare modo a chi opera nella sanità pubblica di aver riconosciuta la propria professionalità...tante piccole e semplici cose che sotto il vestito buono dei trapianti e dei risultati eccezionali non vanno ancora...a proposito un trapianto di cuore costa circa 1milione di €... una vita non ha prezzo e la salute di tutti è un bene incommensurabile...
martedì, febbraio 24, 2004
SIAMO PASSATI DAL PESSIMISMO DELLA RAGIONE ALL'OTTIMISMO DELL'IDIOZIA - Bucchi2004
si è perso il conto di quante volte l'onorevole e ministro Bossi, uno di quelli che sputa spesso nel piatto dove mangia (mai rinunciato agli introiti di Roma ladrona) ha minacciato di dimettersi e di togliere l'appoggio al governo del mafioso (parole sue e del suo giornale), peccato che quando lo farà (sempre troppo tardi) perderemo definitivamente la maschera del "buzzurro" e del mitico Calderoli dal serraglio parlamentare!
lunedì, febbraio 23, 2004
Sofocle ci piace a teatro, quando il coro dice, più o meno che molte sono le cose tremende e di tutte la più tremenda è l'uomo. Ma nella vita reale ci riesce scomodo, siamo più razionali e ottimisti, e chiamiamo queste cantilene pianto greco. (l.p.)
e in questi scorci carnacialeschi in che veste ci si presenterà il buffone del consiglio...(se penso che poi è quaresima!)
domenica, febbraio 22, 2004
http://homepage.mac.com/webmasterkai/kaicurry/gwbush/pics.html
http://homepage.mac.com/webmasterkai/kaicurry/gwbush/dishonestdubya.html
http://www.moveon.org/false/video/
ho una sola grande domanda: come si fa onestamente a portare il proprio capitale da 250000 € a 25000000 € nel giro di una generazione? c'è qualcuno che prima di indicare nel lavoro (e fare affari non è lavoro!) l'origine dei suoi guadagni e considerare gli altri dei ladri dovrebbe porsi anche questa domanda, conosco un russo (Roman Abramovich, che si è comprato il Chelsea) che è riuscito in dieci anni a fare qualcosa di simile...con l'aiuto della mafia...
sabato, febbraio 21, 2004
la disaffezione all'impegno politico è una strategia non casuale per coloro che perseguono l'obiettivo di un uso strumentale, a-ideologico, delle cariche elettorali...il partito azienda ha un capo e tanti sottoposti (caporali) quanti sono necessari a ricoprire i ruoli di comando, la maggioranza elettorale è il necessario alibi di un comportamento democratico, come la si ottenga in un'epoca d'instupidimento mediatico è facilmente comprensibile: con il controllo dei mezzi d'informazione; i partiti tradizionali non formano più i loro "quadri" e dal basso la società si sente sempre più lontana da ogni forma di rappresentanza, preferendo forme spontaneiste di rivendicazione, diminuendo, di molto, la forza d'urto e di condizionamento delle istituzioni...dividere et impera di antica romana saggezza applicato alla realtà quotidiana...(p.s. nella scuola la riforma passerà con questa logica, mettendo i singoli insegnanti in competizione tra loro per racimolare un monteore adeguato e sufficiente a mantenere il posto di lavoro, con grande e forte motivazione!!!)
ci siamo abituati, dal tempo del presidente Kossiga, un altro parlatore senza freni, ad accettare la farneticazione e la calunnia come arma politica...chi ruba evadendo le tasse è legittimato a farlo, chi si dichiara di sinistra o ancor peggio comunista, deve vivere in povertà francescana altrimenti viene considerato un ipocrità, se queste sono le armi della politica ormai il degrado è tale che ci vorranno generazioni per recuperarlo e trovare chi sia disposto ad esporsi, con coscienza, per gestire la cosa pubblica!
venerdì, febbraio 20, 2004
"Strati di funghi cresciuti su un tronco marcio imitavano il plastico di un quartiere operaio di Le Corbusier. Il genio consiste nella capacità di trasformare; perciò l'usignolo, le quaglie e il cuculo diventavano flauto, oboe e clarinetto. Del resto però non era altrettanto geniale la capacità di osservare le cose con gli occhi di un bambino innocente?" J.Barnes - ENGLAND, ENGLAND
giovedì, febbraio 19, 2004
...coerenza: "se entro due mesi non ci sarà la copertura Onu per missione militare a Bagdad, la Quercia chiederà il ritiro degli uomini (23 luglio 2003) - se si ritirano tutti i militari stranieri, l'Iraq diventa ingovernabile come fu la Somalia...(7 febbraio 2004) - Luciano Violante"...splendido esempio si lungimiranza e salto mortale carpiato; con queste premesse è forse meglio ASTENERSI anche dal presentarsi alle prossime elezioni...
mercoledì, febbraio 18, 2004
pesi e misure: un treno carico di prodotti chimici deraglia ed esplode in Iran, più di 300 morti...dopo quali altre notizie ce lo hanno fatto sapere?
programmazione di religione febbraio-marzo (2004!) Chiamati a vivere liberi (cosa diceva Marx sull'oppio dei popoli?). La crescita della libertà: uomini non marionette (il libero arbitrio?). L’insegnamento di Gesù sull’amore (preferisco la scuola tantrica o perlomeno i consigli di un praticante, piuttosto che quelli di un teorico). Ah, la scuola concordataria!
su radiouno "esso" parla a ruota libera...ma in galera ci siamo noi con un soggetto del genere! (impossibile al conduttore stopparlo)
martedì, febbraio 17, 2004
su quello che è lo sport agonistico contemporaneo un bell'articolo di Gianni Minà: "Sempre più - Quello che più immalinconisce nella fine di Marco Pantani è la solitudine. Ma quello che più colpisce è il farisaismo, l'ipocrisia di chi girava gli occhi dall'altra parte mentre il campione scendeva la sua china di disperazione. Gente dello sport, delle istituzioni dello sport, della macchina mercantile che ha snaturato quest'attività una volta ricca di etica, che parlava del ritorno di Marco al ciclismo come protagonista, pur sapendo da tempo che quell'avventura era tramontata per sempre per il piccolo campione che aveva fatto sognare le folle. Ed era tramontata proprio perché, dopo essere stato spolpato dal sistema che aveva esaltato, Pantani era ormai prigioniero delle conseguenze che gli esperimenti per farlo andare più forte (più ancora di quanto era stata capace di fare la natura!), consigliati dai vari professori Conconi avevano lasciato nel suo fisico e più ancora nella sua psiche. C'erano giornali che impudicamente sostenevano, negando la realtà, che era un perseguitato dalla giustizia, mentre era solo vittima dell'esigenza mercantile dell'industria del ciclismo spettacolo della quale facevano parte gruppi cosiddetti sportivi, sponsor, federazione e sue strutture, Coni e sue strutture, organizzatori di corse e manifestazioni, tutti costantemente in attesa, insieme ai media, che Pantani facesse l'impresa in modo da far volare uno sport ormai in evidente crisi di credibilità e di trasparenza. Quanto sarebbe stato più augurabile che, quando ancora Marco si poteva salvare, una qualunque giustizia lo avesse fermato, e lo avesse costretto a riflettere, invece di continuare sulla strada già imboccata da altri avversari fino a non poterne più uscire, tanto da credersi un perseguitato. Il campione indiscutibile che scalava le montagne con la facilità di un camoscio ed il cuore di un pettirosso, era invece un ragazzo fragile E quando gli effetti dell'uso che alcuni apprendisti stregoni avevano fatto del suo fisico, hanno incominciato a precipitarlo in una disperazione senza ritorno, qualcuno più cinico dei suoi stessi cattivi consigliori del mondo del ciclismo, gli ha suggerito di trovare conforto in quella realtà che, ai tempi di Maradona, il giornalismo sportivo chiamava con il suo nome, cocaina e adesso, in un sussulto di tardivo pudore, nel caso di Pantani, definisce «paradisi artificiali». C'è una grande ipocrisia in tutto questo. La sofferenza di Pantani era palese a tutti da tempo, come quella di Maradona negli ultimi mesi di Napoli. Ma la macchina del business sportivo ora come allora non poteva permettersi di fermarsi, né di dire la verità, né di farsi portatrice di un allarme che costringesse coloro che tanto avevano avuto da lui, a non lasciarlo solo, a sacrificare un po' del proprio tempo per il campione anche ora che era perduto. Quando nel `99 a Madonna di Campiglio, fu espulso dal Giro d'Italia Pantani mi telefonò per chiedere di essere intervistato: «Ho bisogno di sfogarmi», mi spiegò, ricordandomi una lunga puntata di Storie dove qualche anno prima si era raccontato con l'aiuto del suo mentore, Luciano Pezzi, un vecchio gregario di Coppi. Credo che la morte di Pezzi abbia inciso nell'equilibrio del campione. Gli dissi comunque che come giornalista che da sempre aveva combattuto il doping, non pensavo di essere la persona giusta per questa operazione ma Marco giustificò il suo tentativo (che segnalava già una grande solitudine) con una frase amarissima: «Almeno lei mi farà parlare, darà spazio alle mie ragioni». Con la produttrice Luisa Pistoia affittammo un pullman regia con tre telecamere, e andammo a Cesenatico. Pantani cercò di giustificare una logica della quale ormai era ostaggio. Fu aggressivo e tenero, contraddittorio e orgoglioso. Non voleva passare come un drogato anche se ormai la macchina tritatutto dello sport spettacolo aveva offeso le sue qualità di campione facendolo diventare dipendente dell'obbligo di vincere. Una macchina che giustifica qualunque mezzo e assurdamente chiede a un atleta, già più dotato di chiunque, di essere ancor più bravo di se stesso, cioè un mostro. In quella intervista che la Rai ha negli archivi c'è già il seme di una tragedia che cinque anni dopo ha imposto la morte di un meraviglioso e cocciuto ragazzo di Romagna, con i modi di un romanzo decadente, solo ed esacerbato." (dal manifesto di oggi)
pensando già ai suoi elettori si è autoassolto da qualsivoglia reato fiscale dichiarando, con il ghigno liftato, che chi è soggetto a tasse inique (il libero arbitrio decide quando sono inique) è "moralmente autorizzato ad evadere"...amen...se mi spiega come può farlo un lavoratore dipendente gli dò il voto!
lunedì, febbraio 16, 2004
ops...è morto un calciatore professionista di 31 anni (Lauro Minghelli)...ma fare sport non faceva bene alla salute?
dove sta il problema se si tratta di suicidio? la cultura cattolica non lo accetta? è una morte compatibile con una rock star ma non per un atleta? il bene non può incontrare il male? e cosa è bene e cosa è male? alla base di tutto c'è pochissimo rispetto per la dignità umana, nella complessità del suo essere...
mentre aspettiamo che un medico legale ci illumini sulla volontarietà o casualità di un decesso (cosa consigliano gli psicologi? o gli uomini immagine? o i demiurghi dell'informazione? quale verdetto è più spettacolarizzabile?) rimaniamo (anche se preparati) basiti dalla dose di idiozia che ci schizza addosso...manca solo lo storpio che riprende a pedalare illuminato dall'impresa epica per avviare la causa di beatificazione...e mandare al rogo chi osa ricordare che sport e denaro sono incompatibili in assenza di doping!
domenica, febbraio 15, 2004
se il famoso ciclista non avesse scelto di correre anche questa ultima fuga da solo (era il suo modo di fare) avremmo rischiato di vederlo ripescato in uno dei prossimi reality show per celebrità fittizie in astinenza d'attenzione...poteva anche solo godersi ciò che era riuscito a conquistare (fama e successo), non gli è bastato e ha macchiato l'aura di piccoli sotterfugi, e non ha retto ad essere tacciato da corrotto in un mondo in cui forse nessuno è realmente a posto...tutti sbagliamo, ma si è grandi anche nell'accettare le sconfitte e girare pagina...un succoso pasto di retorica per gli avvoltoi pennivendoli
sabato, febbraio 14, 2004
molto probabilmente il posto di senatore a vita di Norberto Bobbio sarà ricoperto dal mago Zurlì (alias Gino Tortorella)...segno dei tempi, dalla filosofia al cabaret!
venerdì, febbraio 13, 2004
quanto rumore per nulla: nei laboratori di tutto il mondo si sperimenta la clonazione umana, schivando o ignorando limitazioni e divieti, niente di nuovo...se prima potevamo imputare ad un dio imperfetto tutte le nostre sfortune, in un prossimo futuro sapremo con chi prendercela: con l'idiozia ipertrofica del genere umano, l'unico animale che non sa convivere con i propri limiti!
giovedì, febbraio 12, 2004
alla fine hanno deciso un simbolo che mente in partenza (scarsi anche nel non porgere il fianco) usando il termine UNITI quando discordano su tutto...dall'embrione in su! (o in giù)...fresco del recupero di DOGVILLE viene da sussurrare: sterminateli tutti...
mercoledì, febbraio 11, 2004
Le notizie che arrivano dall'Iraq sono sempre uguali, come quelle che arrivano da Israele. Una noia mortale (jena). E pensare che si tratta delle punte di diamante della democrazia occidentale!
quando si usa la storia per altri scopi non si fa né giustizia né informazione, ma solo approssimazione...interessata...La storia in gioco - GABRIELE POLO - "Sapevano tutto. Politici, intellettuali e giornalisti di tutti i «colori», fin dall'immediato dopoguerra sapevano che qualche migliaio di italiani erano finiti nelle foibe del Carso durante i quaranta giorni dell'occupazione jugoslava di Trieste e dintorni, spesso con la sola colpa di un cognome italiano che veniva considerato sinonimo di fascismo. Sapevano ma hanno taciuto, per anni. Come sapevano dei massacri precedenti, quelli fatti dagli italiani in camicia nera contro le popolazione slave di Istria e Slovenia, prima cancellando cognomi e idiomi, poi con le fucilazioni di massa e, appunto, le foibe. In quei budelli neri dell'altopiano a est di Trieste finirono, in anni diversi, persone diverse per etnia e fede politica, uguali in una tragica morte. Si sapeva tutto, ma tutto veniva rimosso, ignorando cronache, rapporti di polizia e ricerche storiche. Un po' per non ingarbugliare ancor di più la difficile transizione che doveva riportare Trieste in Italia, un po' - da destra - perché bisognava appoggiare Tito contro l'Urss, oppure - da sinistra - per difendere un'armonia resistenziale che non è mai esistita. Alla fine, una bella pietra sopra e non se ne parli più. Ora, protagonisti di allora e loro eredi ritrovano memoria e sdegno; ma non per tutte le vittime, solo per quelle del comunismo. Gli altri - gli slavi - rimangono sepolti sotto quella pietra. A dare l'esempio è il presidente della Repubblica, che pur sapeva da sempre, come tutti gli altri. La pacificazione nazionale che tanto gli sta a cuore lo spinge oltre il limite del revisionismo storico, usando la storia a puri fini politici, cioè estrapolando i fatti dal loro contesto, ignorandone le genesi, cancellando tutto ciò che dà fastidio per enfatizzare gli eventi utili a dimostrare la sua tesi. Che è una e semplice: siamo tutti italiani, buoni e indistinti. E finendo proprio per avallare i mostri che hanno generato quei massacri, il nazionalismo, l'identità etnica. Diventa facile, allora, il gioco degli eredi di Salò: le principali vittime di ciò che accadde durante e dopo la seconda guerra mondiale ai confini orientali sono stati gli italiani, dall'altra parte c'erano solo feroci barbari contro cui la X Mas si stagliava come baluardo di civiltà. Chi oggi parla dopo aver taciuto per anni lo fa per lo stesso motivo per cui è rimasto zitto a lungo. L'opportunità politica lo spingeva allora e lo muove oggi. Questa è la sua principale colpa, manipolare gli eventi per convenienza. Gioca con la memoria, mette nello stesso calderone fatti diversi come i massacri delle foibe e l'esodo degli italiani dall'Istria, ai soli fini della propaganda, solo per incalzare l'avversario politico di turno. Cancellano le differenze, appiattiscono i processi solo per neutralizzare la storia. Delle vittime delle foibe e dei loro tanti perché, in realtà, non gliene frega nulla. Chiunque entri in un cimitero a ridosso del confine che separa l'Italia dalla Slovenia - da una parte e dall'altra - trova un mescolio di cognomi, slavi, italiani, tedeschi. In quei luoghi un confine preciso non c'è, le etnie si mescolano e convivono, finché un evento esterno - un'ideologia nazionale, una guerra - non le divide forzatamente. La barbarie nasce allora, le differenze diventano trincee e la persone ci finiscono dentro, si arroccano in entità forzate, smettono di parlarsi e si sparano addosso. Ricostruire la memoria facendo perno su una posticcia identità nazionale buona che si contrappone a un'altra cattiva, indire una vuota giornata dei valori nazionali, scava nuove trincee, non pacifica ma prepara all'odio. In tempi di guerra permanente non se ne sentiva davvero il bisogno. " (dal manifesto di oggi)
il problema per l'Ulivo non è decidere il simbolo ma capire chi sono...tutto il resto è secondario!
martedì, febbraio 10, 2004
due senatori DS se ne vanno, contrari alla posizione, opposta ad ogni coerenza, sulla presenza di militari italiani in Iraq, e nel frattempo, FASSINO registra la puntata di questa sera di Porta a Porta...con queste premesse prepariamoci ad una sconfitta senza supplementare!
lunedì, febbraio 09, 2004
...un violino che squarcia ogni resistenza e dà la dimensione definitiva del vuoto incolmabile...ascoltando Béla Bartok
domenica, febbraio 08, 2004
sulla Cecenia consiglio la visione de LA CASA DEI MATTI di Andrej Konchalovskij...la tradizione russa, Cechov, Tolstoj, poesia e dadaismo, alcune sequenze indimenticabili***(occhio magico)...Chagall, uno sguardo trasversale su una realtà governata dalla follia in cui l'umanità è ormai salvaguardata solo dai malati mentali, gli unici capaci di sorprenderci e sorprendersi, e sopravvivere con la poesia che li anima!
sabato, febbraio 07, 2004
il nostro compagnone amico dell'uomo del Kgb, ora votato all'ordine mondiale, ha detto, qualche tempo fa, che la questione cecena è tutta una montatura della stampa...ostile... "Le stesse bugie - ASTRIT DAKLI - Un'altra strage terroristica - quante ce ne sono già state? - nel cuore di Mosca. Un altro effetto collaterale della guerra in Cecenia, alla quale comunque questa azione va ricondotta, anche se fosse stata compiuta da altri: è quella guerra che provoca il clima psicologico adatto per azioni del genere. E' quella guerra che permette facili attribuzioni di colpa, nei luoghi dove la trasparenza e la libertà d'informazione non sono mai stati di casa. E' quella guerra che per contro permette anche facili rivendicazioni, nei luoghi dove l'orrore e la morte sono la quotidianità ormai da dieci anni. Ma il fatto è che la guerra in Cecenia non esiste. Non c'è, è finita ormai da tempo e ora ci sono solo residui problemi di «banditismo montano». Questa è la tesi ufficiale di Vladimir Putin, che essendo stato eletto per condurre e vincere quella guerra, a quattro anni di distanza non può ammettere di non averla vinta e di trovarsi costretto a continuarla all'infinito. Non importa che quasi centomila soldati russi continuino a occupare un territorio minuscolo, subendo gravi perdite quotidiane, non importa che una popolazione intera continui ad essere profuga: per Putin il sangue versato ancora ieri nella metropolitana moscovita è frutto di un generico «terrorismo internazionale», anche se personificato da uomini e donne cecene; un terrorismo che non ha nulla a che vedere con le azioni del Cremlino nel Caucaso e risponde invece solo a diabolici piani internazionali contro cui bisogna lottare con ogni mezzo - in primo luogo tagliando su libertà e democrazia. Un castello di menzogne speculare a quello che ha consentito la guerra angloamericana in Iraq, con l'invenzione delle «armi di distruzione di massa». Quelle «esistevano», contro ogni evidenza, per consentire una guerra altrimenti ingiustificabile; in Cecenia una guerra «non esiste», contro ogni evidenza, per consentire la costruzione di uno stato di polizia. La tragedia è che a queste menzogne credono in tanti. " (dal manifesto di oggi)
http://www.jamescohan.com/artists/billviola/index.html
per inquadrare il personaggio: di Alessandra Galasso - "BILL VIOLA - Lo sciamano versione video - Per coloro che solitamente sono scettici nei confronti della video art, un incontro con le opere di Bill Viola potrebbe costituire una vera e propria rivelazione. Lo Stedelijk Museum di Amsterdam ospita la più vasta mostra retrospettiva mai organizzata di questo artista nato 46 anni fa negli Stati Uniti: 15 video-installazioni e 20 video realizzati negli ultimi 25 anni. Mentre le prime opere che risalgono agli anni Ottanta e i primi anni Novanta conservano un aspetto ancora scultoreo, successivamente Viola ha creato sempre più environments, ambienti in cui le reazioni emotive e psico-sensoriali dello spettatore diventando parte integrante dell'opera stessa. Fin dalla fine degli anni Sessanta, quando era studente alla Syracuse University, Viola cominciò ad esplorare le potenzialità del video e delle nascenti tecnologie. Fu poi l'assistente di alcuni fra gli artisti pionieri della video art come Peter Campus, Frank Gillette e Nam June Paik. Allo stesso tempo compiva le prime ricerche nel campo della musica e dell'acustica collaborando con David Tudor, musicista fra i protagonisti del leggendario 'Untitled Event' tenutosi nel 1952 al Black Mountain College insieme a John Cage, Merce Cunningham, Robert Raushenberg e molti altri. Viola non ha mai accantonato il suo interesse per un certo tipo di ricerca musicale come dimostra la video installazione del 1994 per lo spettacolo Déserts su musiche di Edgard Varèse. Durante la sua lunga carriera Viola ha studiato numerose culture e religioni; ha viaggiato in Tunisia per registrare il fenomeno dei miraggi, ha trascorso due anni in Giappone praticando la meditazione con alcuni maestri Zen, ha studiato le pratiche religiose dei monaci tibetani in Himalaya, esplorato i siti archeologici degli indiani d'America ed osservato il fenomeno di coloro che camminano sui carboni ardenti nelle isole Fiji. Da tutte queste esperienze Viola ha elaborato una personalissimo linguaggio espressivo in cui si mescolano elementi e simboli della tradizione mistica e spirituale occidentale e orientale. Le opere di Viola sono altresì ricche di riferimenti alla storia dell'arte. Il caso più eclatante è forse "The Greeting", un omaggio al pittore rinascimentale Pontormo presentato alla Biennale di Venezia nel 1995. In quell'occasione l'artista, che era stato invitato a rappresentare il padiglione statunitense, vinse il leone d'oro per la scultura. Saranno stati forse i due anni trascorsi a Firenze, all'inizio della propria carriera artistica, e le lunghe ore trascorse a contatto con i capolavori dell'arte rinascimentale "che prendevano vita dalle pagine dei libri". Come ha dichiarato lo stesso artista "trascorrevo la maggior parte del mio tempo in spazi pre-rinascimentali, le grandi cattedrali e le chiese (...) molte opere dell'epoca, dalle grandi sculture pubbliche ai dipinti nelle chiese, sono una forma di installazione, un'esperienza fisico-spaziale che ti consuma interamente." Ed è proprio questa sensazione avviluppante e totalizzante che Viola crea in ogni sua installazione; l'impatto acustico, l'enfasi sulle immagini di grande formato, il percorso che lo spettatore deve spesso compiere all'interno di ciascuna installazione, le diverse superfici su cui vengono proiettate le immagini, tutto è attentamente studiato al fine di condurre il visitatore attraverso un viaggio di tipo iniziatico da cui ciascuno di noi ritorna trasformato a patto di essere disposti a lasciarsi andare."
venerdì, febbraio 06, 2004
...è tutto il giorno che penso al video di Bill Viola ritmato dal respiro della madre morente...
giovedì, febbraio 05, 2004
voglio indicazioni sul comunismo occulto!
Senza ragioni di DOMENICO STARNONE "C'è una ragionevolezza d'oggi, diffusa ed esibita dai media, che consiste nel ridurre il garbuglio del mondo a una giustapposizione di ragioni, tutte con una loro validità. Se una ragione viene meno, la persona ragionevole ne trova subito un'altra con un suo fondamento lodevole. In Iraq, per esempio, non si sono trovate armi di distruzione di massa. E con questo, vogliamo piantare grane inutili a due statisti di spessore come Bush e Blair? C'era un mucchio di altre buone ragioni - dice la persona di buon senso - per muovere guerra all'Iraq: eliminare un dittatore; portare libertà e democrazia; consegnare finalmente quel paese martoriato ai suoi abitanti più assennati. Nemmeno queste ragioni sembrano convincenti? Pazienza. Ormai in Iraq ci siamo e non è ragionevole andarsene. Chi ha questo atteggiamento è infastidito solo da coloro che provano a stabilire quali sono le ragioni giuste e quali quelle sbagliate. Se dici per esempio che è ragionevolissimo andarsene dall'Iraq, l'assennato ti appioppa subito i galloni della testa mal formata e sfoggia sufficienza, sarcasmo, repulsione per le semplificazioni ingenue. Per il resto dà lezioni di pacatezza su ogni argomento all'ordine del giorno. Sarebbe bene, tanto per dirne una, che i prezzi non lievitassero, ma il ragionevole pensa che sia nella natura dei prezzi lievitare, nella natura dei commercianti arrotondarli per eccesso, nella natura delle massaie amministrare al meglio il danaro che serve a mandare avanti la famiglia. Qualche banca rapina i risparmiatori, è vero, ma per il ragionevole non tutte le banche lo fanno e se lo fanno ciò accade perché le banche, com'è noto, di mestiere fanno le banche. Il ragionevole pensa anche che per un Tanzi che gioca a costruire imperi di carta moneta-carta straccia, ci sono tanti imprenditori che non sono Tanzi, anche se i bilanci per loro natura vanno sempre un po' truccati, tanti esperti di settore esistono apposta, i paradisi fiscali non sono ancora paradisi perduti. In Africa - concede il ragionevole - si muore come mosche e il telegiornale certe volte (raramente) sembra una finestra su Auschwitz, ma le multinazionali del farmaco hanno investito fior di quattrini nella ricerca e se la vita umana ha sicuramente un valore, anche i loro brevetti ne hanno, non si può trascurare. Verissimo - ammette pure il ragionevole - che i rapporti di forza tra Nord e Sud del mondo sono squilibrati, che i paesi ricchi hanno il monopolio del benessere e della forza, che se dentro il quadro attuale uno vuole ribellarsi è facile che non possa ricorrere ad altro che alle cinture di tritolo, ma - dispiace dirlo - la storia è andata così, che possiamo farci, la colpa non è di nessuno: tu ne hai colpa? io no. Il ragionevole insomma è una nuova figura della serena accettazione del peggio, trasversale agli schieramenti politici e ai media. Trova buone ragioni per valorizzare capitali anche con la produzione e i traffici di armi. Trova normale che si corra in cerca di una sorta di profitto assoluto nei paesi della miseria, dove la giornata di lavoro può essere allungata a piacimento e i salari sono tenuti bassi come a metà Ottocento. Trova esaltante privatizzare tutto il privatizzabile, destrutturare tutti i sistemi di garanzia, fare man bassa delle pensioni, considerare la precarietà come uno stimolo per l'ingegno, legittimare ogni porcheria. Il ragionevole trova ragionevole - e gustoso, per finire - che in fase preelettorale il capo del governo, nel suo piccolo, sia considerato Napoleone, Alessandro Magno o, tanto per puntare in alto, un messia in contatto privilegiato con lo spirito santo. Sicché a volte, quando il mondo dei ragionevoli si mostra per quel che è, un macello a cielo aperto, l'avventatezza giudiziosa pare una risorsa, l'irragionevolezza lucida l'unica speranza." (dal manifesto di oggi)
mercoledì, febbraio 04, 2004
sono andato più volte alla marcia Perugia-Assisi con le mie figlie, c'erano molte altre famiglie e molti bambini, ciò mi sembrava normale...ma forse era rivoluzionario o peggio fuorviante...se i comunisti mangiano i bambini mi sembra giusto allontanarglieli...e domani che cosa ci proporra la stupidità fatta politica!
i sindacati devono difendere i diritti dei lavoratori, contrapponendosi alla controparte padronale; quanto più la realtà dei lavoratori è atomizzata a rivendicazioni individuali, o di sotto categorie, di casi unici o personali, tanto più la forza contrattuale sarà smorzata; tanto più il padronato renderà debole la controparte, rendendola portatrice o oppositrice di istanze dirette ad una parte terza: gli utenti, tanto più renderà impopolare ogni protesta...considerazioni a margine di una riunione sindacale, in cui aspettando i ricorsi alla corte costituzionale, si arranca e si fronteggia un "nemico" che sa dove vuole arrivare con palliativi e attendismo...la scuola pubblica è stata una conquista e va difesa con coraggio e determinazione, partendo dal basso, spiegando in modo concreto che cosa si andrà a perdere, e quali standard ci propone il ministro Moratti: meno ore - più scuola - stessi insegnanti!, mi sa di equilibrismo di cifre alla Tremonti, forse più pragmatismo e meno creatività gioverebbe a tutti...
martedì, febbraio 03, 2004
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la nebbia dell'ignoranza (alias tanto rumore per nulla)...milioni di persone nel mondo avevano manifestato per la pace, ma la guerra è stata fatta su ipotesi false e truccate, e ora una commissione deve trovare un responsabile! oltre al danno la beffa, niente di nuovo. E' più di un anno che Luttazzi, Biagi e Santoro sono stati cacciati dalla Rai, li ha seguiti la Guzzanti, Deaglio va a singhiozzo, Report, visto che faceva vera informazione, forse non andrà più in onda, oppure si opterà per togliere il sonoro...e tutto quello che fa la sinistra è di tenersi un presidente Rai di garanzia...è più dignitoso l'Aventino a questa buffonata...ma tra perdere con dignità e tentare l'impossibile rendendosi sempre più simili all'avversario, si sceglie proprio questa strada...e intanto Fini, prepara lo scivolamento a destra, con ripescaggio della pasionaria nostalgica (basterà offrirgli il ministero per le pari opportunità), presentando una proposta per le pensioni che accontenta il ceto medio, impiegatizio e operaio...sano populismo in pillole dall'unico attore politico a cui si può riconoscere (purtroppo) lucidità...grigio, grigio l'orizzonte...
lunedì, febbraio 02, 2004
rispetto all'analfabetismo, da una postazione di frontiera come la scuola media, e riprendendo e sottoscrivendo l'intervento di Floria (http://contaminazioni.splinder.it), ritengo che ciò che più sconforta sia, rispetto ad un tempo, la non consapevolezza di non possedere le competenze, linguistiche e culturali necessarie; sommersi da una valanga di messaggi, informazioni, stimoli, si crede di essere presenti a ciò che ci circonda, mentre siamo nella condizione di sordità da eccesso...(vedi il motivo per cui chi grida più forte, più a lungo e in modo più martellante convince!)
domenica, febbraio 01, 2004
l'unica cosa che riesco a dire oggi, in previsione di un mese breve ma intenso, è che tutti i nodi vengono al pettine, e che gordianamente bisognerebbe avere il coraggio di tagliarli, prima di esserne irremediabilmente imbrigliati!!!