mercoledì, marzo 31, 2004
distrazioni: "Washington ha ignorato consapevolmente il genocidio in Ruanda. L'ex presidente statunitense Bill Clinton sapeva che in Ruanda era in corso un genocidio nell'aprile del 1994. Lo rivelano alcuni documenti del governo statunitense che sono stati resi pubblici. I funzionari dell'amministrazione hanno cominciato a usare la parola genocidio a soli 16 giorni dall'inizio delle violenze hutu, ma hanno deciso di non usare il termine pubblicamente perché Clinton aveva già deciso di non intervenire. Le vittime del genocidio sono state circa 800mila tra tutsi e hutu moderati."
ieri all'Università di Trento Laudatio Karl-Siegbert Rehberg Professore ordinario di Sociologia della cultura e dell'arte, Università di Dresda Consegna del diploma di laurea honoris causa in Sociologia Lectio magistralis Maurizio Cattelan
martedì, marzo 30, 2004
Every cultural product, in its execution and orientation, is dependent upon the time that influences it and that it influences. The best cultural products will be the ones where it is apparent that they IGNORE the explosions / wisdom / achievements / claims / possibilities / moods / conflicts / lies of the bygone second, hour, week and eon, awaiting instead the IGNORANCE of the minutes, months and centuries to come. The best and most outrageous cultural statements will be those which hour by hour tear the scraps of their memory out of the maze of data cataracts, doggedly suppressing the intellect of the age, bleeding from hands and hearts. Have the last ten years of the elapsed and the first three years of the new millennium ever fulfilled our hopes for an art that admits and makes a point of the objectivity of its own ignorance and also its wish to be ignored? No! No! No! Have the newscasters, pollsters, watchdogs of discourse, operative men of letters, German rappers, sages of economy, alternative separatists, talk show guests, management consultants, classy columnists, hip DJs, share holder agents, pop writers, advertising strategists, java-script coders or junior professors fulfilled our expectations for an art that burns the essence of life into our flesh? No! No! No! Under the pretence of in-ignorance and in-ignorability, ignorants and ignorables all over the world have unified themselves as a generation that today is already waiting for literary and art-historical veneration and that puts itself forward as a candidate for honorable bourgeois recognition – evidence of a youths’ incapacity to be young and a generation of grownups’ inability to grow up. The signers of this manifesto have gathered under the battle cry of Ignorantism for the propaganda of an art from which they expect the realization of new ideals. What exactly is Ignorantism? The word IGNORANTISM signifies an ignorative relationship to the surrounding informational reality; with ignorantism a new reality attains its majority. Life appears as a simultaneous confusion of noises, colours, and mental rhythms that is absorbed cold-eyed into an ignorantist art with all the sensational screams and feverishness of its deviant everyday psyche and in its total, brutal reality. Here is the clearly marked parting of the ways that separates ignorantism from all previous artistic movements and above all from IRONISM, which some addlebrains have recently taken to be a new phase of risk-free subversion. Ignorantism no longer ignores the self-annihilation of art due to overabundance, diligently ignoring the catchwords of an obsolete in-ignorantism, which is only a cloak for deficiencies of information and cultural interest. Ignorantism is a CLUB which not only has not been newly published online but also without orthography that one can join without taking on any responsibilities. Here everyone is chairman, and everyone can abstain from expressing any opinion on artistic matters. Ignorantism is not a pretence for the ambition of a few pre-ignorantist artists (as our enemies would like to have you believe). Ignorantism is a type of intellect that can reveal itself in every conversation so that one has to say: this person is an ignorantist; this person is not. The Ignorantism Club has members in every part of the world, as many in Somalia as on Ganymede or in the White House: Ignorants all over the world – ignore each other! To be an ignorantist means not to get surfed by data, to be against all accretion of sediment. A moment spent in the maelstrom of in-ignorantism means that one has brought life in danger. The mighty hocus-pocus of the in-ignorabilists blows over the nerves of the true ignorantist - so he lies, so he hunts, so he cycles - half earplug, half bite guard. Down with the bloodless abstraction of in-ignorantism! Down with ignorable theories of the in-ignorantist ignorants! We are for ignorantism in word and image, for the ignorantist happening in the world. To be against this manifesto is to be an ignorantist! Wien, Mainz-Neustadt, Unterzögersdorf, Nuuk (Godthab), September 2002
per Natale e Capodanno niente slittamenti cadendo di sabato nel 2004 e di domenica nel 2005; si può prevedere negli anni a venire dei parti programmati (d'altronde anche il concepimento era in sé straordinario); per l'Annunciazione si può chiedere agli Arcangeli maggiore solerzia e anticipare un po' la lieta novella...la crocifissione è già decisa nel weekend...per il resto è tutto migliorabile!
lunedì, marzo 29, 2004
ma se volevano fare una strage perchè non ci sono riusciti?...me lo spiega Pisanu o un suo sottosegretario?
far pagare meno tasse a chi ha un ALTO reddito è un obiettivo giusto (Fini) Art. 53 della Costituzione italiana Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.
toto eliminazione festività: pole position 25 aprile, poi a seguire 1 maggio e 2 giugno (festa della Repubblica)...vedremo!
domenica, marzo 28, 2004
il nostro operaio ha scoperto la Cina...sarà per tutte le volte che ce l'abbiamo mandato!
in un mondo che vive di immagini spesso nemmeno accompagnate da contenuti, la cultura visiva o perlomeno l'educazione alle immagini verrà penalizzata ancora di più del darwinismo...lasciando sul tappeto ancora più gonzi da teledirigere!
sabato, marzo 27, 2004
h 21 Teatro Modernissimo Noventa Vicentina DI VENTO IN VENTO (ingresso gratuito)
h 18 Querini Stampalia - Venezia L'ora X (installazioni di Giulio Paolini)
Anche le briciole hanno il copyright. - Un'epidemia di biopirateria dilaga in India: le corporation agroalimentari - Conagra, Unilever e Monsanto - brevettano le biodiversità indigene. E' un furto che deruba il paese dei mercati d'oltremare e che ci costringerà a pagare royalties per la nostra sopravvivenza. - VANDANA SHIVA - L'India è travolta da un'epidemia di biopirateria: le corporation globali stanno brevettando le biodiversità indigene e i saperi tradizionali. Prima c'è stata la pianta del neem, poi il riso basmati. Ora il nostro frumento, il nostro «atta» (farina di frumento integrale), il nostro «chapatis» (pane schiacciato, non lievitato) sono stati brevettati. La Conagra, il gigante agroalimentare statunitense, ha ottenuto il brevetto No. 6.098.905 per l'«atta» nell'agosto 2000. Nel 1996, la Unilever e la Monsanto hanno ottenuto un brevetto (EP 518577) perché sostenevano di avere «inventato» l'uso della farina per fare dei tipi tradizionali di pane indiano come il chapatis. Il 21 maggio 2003, l'ufficio europeo brevetti di Monaco ha rilasciato un brevetto con il numero EP 445 929 e il semplice titolo «piante». Proprietaria del brevetto è la Monsanto, meglio conosciuta come il maggiore commerciante mondiale di piante geneticamente modificate. Il brevetto copre il frumento che presenta una speciale qualità di cottura con scarsa elasticità. Il frumento con queste caratteristiche è stato creato originariamente in India; ora la Monsanto ne detiene il monopolio per la coltivazione e i processi di lavorazione.
La biopirateria è sbagliata sia giuridicamente che eticamente. Permettendo che delle innovazioni indigene siano trattate come «invenzioni» del proprietario del brevetto, questi brevetti rappresentano un vero e proprio furto dei risultati scientifici, intellettuali e creativi conseguiti dall'India, e devono essere combattuti. Le conseguenze economiche sono gravi. A breve termine, un brevetto pirata ci deruba dei mercati d'oltremare per i nostri prodotti unici. A lungo termine, se questi trend non saranno contrastati e i sistemi di regolamentazione dei diritti sulla proprietà intellettuale non saranno cambiati in modo da impedire la biopirateria, ci troveremo a pagare le royalties per ciò che ci appartiene e ci è necessario per la sopravvivenza quotidiana.
Se i casi di tali infondate pretese fossero solo uno o due, essi potrebbero essere attribuiti a semplice errore. Ma le cose non stanno così. Il problema è radicato e sistematico e richiede un cambiamento radicale e sistematico, non interventi episodici. Lungi dall'essere un'aberrazione rispetto ad esso, la promozione della pirateria è intrinseca al sistema Usa dei brevetti. I regimi che regolano i diritti sulla proprietà intellettuale nel contesto della liberalizzazione del commercio diventano strumenti di pirateria a tre livelli:
1. La pirateria delle risorse in cui le risorse biologiche e naturali delle comunità e della campagna sono prese liberamente, senza riconoscimento o permesso, e sono usate per costruire economie globali. Ad esempio, il trasferimento di varietà basmati di riso dall'India per costruire l'economia del riso delle corporations americane come RiceTec per l'esportazione.
2. La pirateria intellettuale e culturale in cui l'eredità culturale e intellettuale delle comunità e della campagna viene presa liberamente, senza riconoscimento o permesso, ed è usata per pretendere i diritti sulla proprietà intellettuale come brevetti e marchi registrati, anche se l'innovazione e la creatività originarie non sono avvenute per mezzo di un investimento delle corporation. Ad esempio, l'uso del nome registrato «basmati» per il loro riso aromatico, o l'uso del nome registrato «Bikaneri bhujia» da parte della Pepsi.
3. La pirateria economica, in cui ci si impossessa dei mercati interni e internazionali attraverso il ricorso a nomi registrati e a diritti sulla proprietà intellettuale, con la conseguente distruzione delle economie locali e nazionali dove è avvenuta l'innovazione originale e la cancellazione dei mezzi di sostentamento e della sopravvivenza economica di milioni di persone: ad esempio, i commercianti di riso americani che hanno sottratto i mercati europei ai piccoli produttori indiani di bio-pesticidi a base di neem, e la Grace che ha sottratto loro il mercato americano.
Un brevetto viene rilasciato come diritto esclusivo per le invenzioni che soddisfano i criteri di novità, non-ovvietà, e utilità. Il sapere tradizionale e le innovazioni collettive e cumulative che esso incarna, evidentemente, non si qualificano come «novità». Modifiche insignificanti e scontate che possono essere apportate da persone esperte nel campo dell'innovazione violano il requisito di non-ovvietà e dunque non dovrebbero essere brevettabili. Il brevetto pirata registrato dalla RiceTec sul basmati e il brevetto pirata registrato dalla Monsanto sul frumento sono entrambi stati ottenuti ricorrendo a modifiche insignificanti e scontate di varietà di piante uniche indiane con caratteristiche uniche, per poi pretendere i diritti totali sulle caratteristiche, sulle proprietà, sui tratti delle piante e dei prodotti da esse derivati.
Le pretese decisive in merito al brevetto riguardano il frumento «soft-milling» in cui i geni rilevanti sono assenti o inattivi. Il brevetto significa di fatto il monopolio sulle caratteristiche genetiche delle piante Nap Hal e su tutte le piante di frumento che sono incrociate con questa varietà indiana. Inoltre, esso copre la farina ottenuta da questo frumento, la «pasta prodotta con la farina» e «biscotti o simili, prodotti con la farina». Nel suo brevetto, la Monsanto ha sbagliato il nome della varietà di frumento, chiamandolo «Na phal» che in Hindi significa «nessun frutto». Invece di identificare correttamente il frumento con il nome sbagliato e di contrastare la biopirateria, il parlamento e i tribunali indiani hanno sostenuto e difeso la biopirateria della Monsanto. Così l'India sta perdendo la sovranità sulle sue sementi, sulla biodiversità e sulle innovazioni collettive che in esse si sono concretizzate. Inoltre sta perdendo l'accesso ai mercati europei per i prodotti derivati dal frumento con qualità uniche offerte dai nostri frumenti tradizionali, che sono molto richiesti.
Se non lo impediremo, il brevetto pirata sul frumento trasformerà la preghiera «Dacci oggi il nostro pane quotidiano» in una supplica alla Monsanto.
Copyright Ips/il manifestoTraduzione Marina Impallomeni
venerdì, marzo 26, 2004
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giovedì, marzo 25, 2004
ripescaggio dal manifesto di domenica scorsa "DIVINO di Filippo Gentiloni - Moratti cancella Darwin - Nelle scuole italiane riformate dalla Moratti, Darwin addio. E' una notizia che nei dibattiti in corso è passata quasi inosservata, ma che il «divino» vuole sottolineare, con amarezza. E' noto che la battaglia contro l'evoluzionismo è una delle bandiere della destra americana e non solo, ma che non ci aspettavamo che anche la nostra destra la assumesse e la facesse sventolare. Eppure la stessa chiesa la aveva ammainata o, comunque, accantonata. E' stato l'ufficio studi della Cisl a notare che nei nuovi programmi della scuola media, fra le molte cose scomparse (fra l'altro, anche la storia antica) bisogna annoverare anche «l'evoluzione degli esseri viventi». Addio evoluzionismo, e ritorno, quindi, al fissismo e creazionismo. Ritorno all'800. E' bene ricordare, da una parte, quanto la teoria di Darwin avesse sconvolto le tranquille sicurezze cristiane, e non solo. Sulla creazione, ma anche, dall'altra, quanti passi avanti le chiese abbiano fatto, nel corso di un secolo, per venire incontro a Darwin e alle sue teorie che più o meno tutti gli scienziati avevano accettato. Chi negava questo coro quasi unanime si vedeva relegato nei cortili dei vecchi fondamentalismi. Molti studiosi cristiani - cattolici e non - si erano impegnati alla ricerca di mediazioni che salvassero, insieme alla evoluzione delle specie, l'immagine del Dio creatore dal nulla. Basti ricordare la grande figura di Teilhard de Chardin, scienziato e credente. Le mediazioni raggiunte accettavano, più o meno tutte, l'evoluzione delle specie ma insistevano sulla creazione diretta dell'anima spirituale dell'uomo. Soluzioni non certo prive di incertezze - soprattutto il dualismo anima-corpo appariva insoddisfacente - ma che comunque permettevano di eliminare la rigida spaccatura fra le scienze moderne e le chiese. La lettura letterale della pagina biblica della creazione rimaneva esclusiva degli ambienti più fondamentalisti: il creazionismo era una delle loro principali bandiere. La scuola italiana aveva accettato con una certa tranquillità la teoria evoluzionista. E ora? La riforma Moratti sembra volere imboccare una strada del passato, strada che neppure il Vaticano si sente di percorrere, se non con imbarazzo. Ben altri sono i problemi indotti dalla globalizzazione, con l'islam, ad esempio, alle porte di casa e i cinesi in espansione.. Mentre si fa strada sempre più decisamente una lettura delle pagine bibliche che tiene conto delle moderne leggi dell'ermeneutica, anche per quello che riguarda Adamo ed Eva, i nostri progenitori e le scimmie relative. Speriamo che i credenti cristiani non siano costretti a dover scegliere ancora una volta fra la scienza e la fede. O, meglio, fra la logica e i fondamentalismi cari alla riforma Moratti."
"Se "in politica ciò che appare è, e per questo il discorso, che fa apparire, è l'essere del politico", allora in arte ciò che non appare è (non ho detto che ciò che appare non è)" Giulio Paolini
mercoledì, marzo 24, 2004
FALSI DI CARTA - Come già il 15 febbraio 2003, sabato 20 marzo 2004 si è svolta a Roma la manifestazione più consistente tra quante se ne sono contemporaneamente svolte nel mondo. A proposito di queste manifestazioni, la stampa degli Stati Uniti ha ripreso l'immagine di «seconda superpotenza mondiale» per riferirsi al Movimento per la pace. Gran parte dei media italiani ha ridotto questo avvenimento al resoconto della stolta e volgare aggressione di alcuni a un dirigente politico, un episodio per il quale non abbiamo nessuna comprensione ed esprimiamo la più severa condanna. Tanti cittadini italiani hanno espresso la loro volontà di pace, il rifiuto «della guerra che è terrorismo e del terrorismo che è guerra», la convinzione che le truppe di occupazione non possono promuovere la pacificazione, la richiesta che vengano ritirate. L'informazione italiana ha nascosto e negato la realtà e la consistenza di questo fatto. Sulle manifestazioni in Italia e nel mondo l'informazione fornita in Italia è stata una falsificazione. Così macroscopica e clamorosa, da costituire una partecipazione «militante» al tentativo di far guerra al Movimento per la pace. Che questo derivi da coordinata premeditazione o da grossolana superficialità, in nessuno dei due casi risultano sminuite la responsabilità e la gravità. Il Movimento per la pace è ovviamente molto più di quel che ne dicono o ne tacciono i media italiani, e non soccombe alle calunnie e agli occultamenti. È una realtà in atto e in divenire, con i caratteri e i contenuti che milioni di persone esprimono in Italia e nel mondo. Luigi Ciotti, Gino Strada,Alex Zanotelli
martedì, marzo 23, 2004
sembra particolarmente ipocrita e codarda la condanna del comportamento di Israele da parte dell'Occidente; gli omicidi mirati sono da sempre stati usati, dal Mossad e ora dall'esercito; lo stesso Yassin era scampato solo pochi mesi fa ad un attacco che aveva distrutto la sua abitazione, Arafat è prigioniero di se stesso e costantemente nel mirino, le case dei parenti dei kamikaze sono spianate dai bulldozer, i giornalisti scomodi vanno "eseguiti"...isolare Israele è antisemita? è questo il terribile tabù? estremizzare il conflitto per poi fare concessioni (abbandono progressivo dei territori occupati) è una strategia che rinforza e alimenta la guerra che incatena il nostro presente e non sento la forza di posizioni alternative...
lascio il post di ieri di un coglione anonimo perché l'idiozia umana va studiata, avesse un nome mi premurerei di rispondergli in termini civili; essendo incapace anche di firmarsi, uso meglio il mio tempo...
lunedì, marzo 22, 2004
Yassin voleva morire da martite e non ha opposto alcun ostacolo a diventarlo...ma perché fare questo gran piacere alle frange più estremiste e umiliare così ferocemente un popolo? il prossimo della lista è Arafat?
Sorry, a Haiku error has occured...The web site you seek can not be located but endless other exist.
la strategia politica israeliana dell'eliminazione fisica dei propri nemici, o del rendergli impossibile sopravvivere in territori che gli spetterebbero, ricorda altri folli progetti che hanno segnato la storia dell'umanità, in più hanno l'arroganza dell'impunità e scansano ogni seria condanna internazionale...vorrei vedere tanti cittadini israeliani manifestare contro la violenza che alimenta la violenza, anziché aspettare che un imponente muro li difenda dall'odio che seminano...(ma in realtà saranno altre carneficine)
domenica, marzo 21, 2004
We believe that a sofa is a solid object upon which one can settle down just as one pleases and be active in contemplative stillness. But we're making a big mistake there. De facto, it is an unimaginable system that consists of 99.9999... percent nothing and an infinitesimal trace of pollution – matter, which for its part is formed by ghostly material waves that retreat from every attempt to access them. To be precise, the part of a sofa mentioned is only a hard shadow from the space above, a local irregularity of space-time geometry. Still, you can sit on it.
An anagram is worth more than a 1,000 word
se volete produrre arte per scarafaggi: http://www.monochrom.at/blattosfera
"La Lega elegge Miss Padania ma gli applausi sono per Bossi. La telecamera inquadra le prime file con i ministri Roberto Maroni, Roberto Castelli, con il vicepresidente del Senato Roberto Calderoli, il capo di gabinetto di Bossi, Francesco Enrico Speroni, il capogruppo alla Camera Alessandro Cè, e poi Antonio Marano, direttore di Raidue. Visi commossi"...aver perso colui che tutto "puote" lascia sempre smarriti
ma Fassino vive nel mondo reale o in universo parallelo, qualcuno lo informa dell'umore del popolo di sinistra, qualcuno gli ha spiegato che abbiamo perso le elezioni e l'avversario è un clown, ma più concreto e meno sulle nuvole di lui, che i se e i ma li mangia a colazione e li rutta tutto il giorno...cosa si aspettava dalla piazza, ovazioni e invece sono arrivate uova, ben più concrete...ora cercare i responsabili quando il principale responsabile è lui e la miope dirigenza Ds mi sembra non solo masochista ma suicida...si può solo sperare che dall'altra parte crepino dalle risate!
sabato, marzo 20, 2004
e Rutelli da buon pavone si è tenuto in disparte per l'intervista di rito...
continua a farla fuori, come ha ben sintetizzato Vauro nella vignetta di ieri (http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/19-Marzo-2004/vauro.htm), ma se qualcuno, anche non molto urbanamente glielo fa notare, si offende...grande leader che ci porterà lontano
perché il rispetto che pretende per i suoi elettori, che legittimano in ogni difficoltà il suo operare, non è riconosciuto alla folla colorata che ancora una volta si è data appuntamento sotto la bandiera arcobaleno; perché il gracile leader dei democratici di sinistra non capisce che quei fischi sono frutto della cecità politica del partito che rappresenta...perché non siamo in grado di maggior coraggio e pretendiamo maggior rispetto?
venerdì, marzo 19, 2004
un anno dopo si è solo più assuefatti e abituati ad accettare un clima di guerra, di menzogna e di mistificazione; sono trascorsi inutilmente 365 giorni, pieni di violenze e personali lutti; alcuni hanno degli obiettivi che riusciamo solo a intuire (prettamente di carattere economico), una maggioranza è disarmata e stordita e viene anestetizzata attraverso la paura e l'incertezza (anche economica); le disparità aumentano e la direzione intrapresa allontana sempre più da qualsivoglia soluzione non guerreggiata...riespongo la bandiera arcobaleno perché convinto che sia necessaria una strategia non basata sulla forza;idealmente sarò accanto a quanti, in tutto il pianeta, marceranno per la fine dei conflitti...le piccole polemiche e i distinguo li lascio ai ragionieri del consenso...molta umanità vorrebbe vivere pacificamente anche rinunciando a degli inutili privilegi...all'orizzonte il buio della ragione non promette grandi cose...
truccare le carte: "IRAQ/ONU - Una mano di blu sulla guerra di GIULIETTO CHIESA Nei dintorni del Palazzo di Vetro è in corso - resa più affannosa dai recenti sviluppi spagnoli - la madre di tutte le battaglie diplomatiche dell'amministrazione Usa. L'obiettivo è quello di verniciare di blu l'impresa irachena, cioè dotarsi di uno straccio di legittimazione a posteriori dell'aggressione di un anno fa, fatta senza e contro qualsivoglia autorizzazione da parte del consiglio di sicurezza dell'Onu. Non si sentono i gemiti delle blandizie o delle minacce con cui Washington sta cercando di ottenere il risultato, ma li si può immaginare: sappiamo che i servizi britannici, su richiesta Usa, spiarono Kofi Annan e (almeno) sei ambasciatori prima del voto mancato che avrebbe dovuto autorizzare l'intervento americano. Non è detto che Bush e Powell riescano nel loro intento, variamente violentando l'Onu e costringendolo a fungere da copertura retrodatada all'aggressione, ma non è escluso. In tal caso possiamo essere certi fin d'ora, con l'aria bipartisan che tira nelle propaggini di destra del centro sinistra, che da Fassino a Berlusconi, passando per Rutelli, si dirà che il problema è chiuso e che bisogna restare in Iraq. Così aiutando la destra a smarcarsi parzialmente dagli Usa annacquando le sue responsabilità. Ma come spiegare l'evidenza a questa sinistra ossimorica che va al soccorso della destra? Occorre quindi prepararsi fin d'ora a fissare le coordinate di giudizio. Poiché tutto indica che Washington sta costruendo un "compromesso" che prevede un "trasferimento" dei poteri a una Onu senza alcun potere, con le truppe d'occupazione invariate sul campo, per giunta sotto comando americano e britannico, con gli appalti controllati dagli Usa, con la formazione dell'esercito e della polizia in mani americane e - dulcis in fundo - con un'autorità di governo interamente composta secondo criteri americani e non eletta da nessuno se non dal Dipartimento di stato e dal Pentagono. Cioè non esiste il minimo segno che Bush & company intendano mollare la presa e rinunciare ai colossali interessi economici acquisiti con la guerra e, soprattutto, al controllo del territorio. Quella che si prepara è una commedia tutta da ridere, che lascerebbe le cose come stanno, ma avvolte in una bandiera azzurra. Occorre dire fin d'ora che, a questo tipo di "legittimazione", tutta la sinistra decente, e tutta l'Italia democratica che si è battuta contro la guerra, non daranno alcun credito e appoggio. Ma va sfatato anche il mito del 30 giugno. Questa data è un bluff. E' stata fissata da Washington secondo calcoli elettorali americani. Non c'è alla sua base né una volontà di cambio di rotta, né una reale valutazione delle forze in campo. Il 30 giugno le cose - se non saranno peggiorate - saranno come oggi: occupazione senza prospettive, stillicidio di morti in Iraq, dilagare del terrorismo dovunque. Un governo italiano che rispettasse la volontà popolare dovrebbe impegnare la sua diplomazia per sottrarre l'Onu a pressioni indebite, sviluppando una vasta iniziativa internazionale in questa direzione e annunciando il ritiro delle proprie truppe. Infatti un qualunque intervento dell'Onu in Iraq, perché abbia una minima possibilità di riuscita, richiede e postula il ritiro delle truppe di occupazione e la loro sostituzione con una forza di pace vera, cioè che escluda dal comando non solo gli anglo-americani, ma anche tutti coloro, Italia inclusa, che hanno prima avallato e poi partecipato all'aggressione militare. Va detto subito, dunque, che per noi, per l'Italia, l'avventura irachena è comunque finita. Dichiararlo fin d'ora significa aiutare l'Onu e aiutare la pace. In caso contrario, quali che siano le argomentazioni, si lavora per la guerra." (il manifesto di oggi)
giovedì, marzo 18, 2004
Video shock presentato al Senato dai parlamentari di Samarcanda Per mostrare gli orrori della guerra, hanno mostrato un video shock trasmesso qualche giorno fa dalla tv tedesca e ripreso solo dal Tg3. Il filmato mostra due azioni compiute da militari americani. Nella prima, il pilota di un elicottero, dopo aver ricevuto l'ok dal proprio comando, uccide un iracheno che giaceva a terra ferito. Nella seconda, soldati americani uccidono un uomo armato, già a terra ferito e immobile, accompagnando l'esecuzione con grida di esultanza. La proiezione è avvenuta ieri nella sala stampa del Senato, per iniziativa dei senatori «pacifisti» di Samarcanda, in vista della manifestazione di sabato a Roma. «Il video mostra quello che avviene veramente a Baghdad e che ci deve davvero preoccupare: perché per i 19 milioni di islamici che vivono e lavorano in Europa quelle due persone uccise in quel modo diventano due martiri», ha detto il capogruppo dei Verdi Stefano Boco. Per Gianfranco Pagliarulo del Pdci queste azioni «rappresentano degli illeciti assoluti e sono in contrasto con la convenzione di Ginevra», e si inseriscono nel contesto di una «occupazione coloniale». L'occhettiano Antonello Falomi ha chiesto alla Rai di mandare in onda il video «nelle ore di massimo ascolto», in modo che «gli italiani si possano rendere conto di quello che sta accadendo in Iraq e dei crimini di guerra che là vengono commessi». Il capogruppo di Rifondazione Gigi Malabarba ha invece sollevato il caso delle commesse Eni in Iraq: «C'è il sospetto che dietro la nomina della dottoressa Contini a governatore della provincia di Nassiryia e a quella di Lino Cardarelli nella struttura per la ricostruzione dell'Iraq, ci sia la spartizione degli appalti, in particolare quelli che interessano l'Eni. Tra l'altro, Cardarelli è uno specialista in privatizzazioni, e si sa che dietro le privatizzazioni, come è accaduto nell'Europa dell'est, c'è la volontà di accaparrarsi le risorse del paese. Altro che ricostruzione, qui l'Italia sta partecipando a una guerra di rapina». Il diessino Cesare Salvi, infine, ha affermato che «il terrorismo si batte rispettando lo stato di diritto e la democrazia costituzionale, e non con i metodi che usano gli americani a Guantanamo».
mercoledì, marzo 17, 2004
saldi..."Il governo italiano comincia oggi il censimento del patrimonio artistico e culturale nazionale, un'operazione che secondo alcuni potrebbe preludere alla svendita di molti immobili. L'agenzia del demanio consegnerà una lista iniziale di 20 immobili situati in Lombardia, Lazio e Calabria a un ufficio del ministero della cultura incaricato di stabilirne il valore artistico e culturale. In tutto, gli immobili interessati dal censimento dovrebbero essere 15mila. I beni che verranno giudicati privi di valore saranno venduti a privati e il ricavato verrà utilizzato per coprire il deficit dei conti pubblici."
esiste un personaggio così pieno di sé che invece di starsene zitto dice che Lui è certo del coinvelgimento dell’Eta nel massacro di Madrid (e probabilmente non sa nemmeno cosa significa Eta)
martedì, marzo 16, 2004
l'America che ci piace ricordare... "Un anno fa Rachel Corrie * * * Rachel Corrie, cittadina americana di 23 anni, viene uccisa il 16 marzo del 2003 da un bulldozer di produzione statunitense in dotazione all'esercito israeliano di occupazione, che la investe in pieno e la schiaccia sotto il peso delle sue 9 tonnellate, provocandone la morte. Al momento dell'omicidio, Rachel Corrie indossava un giubbotto arancione. Da oltre un'ora continuava ad avvertire il conducente del mezzo militare della sua presenza con un megafono, e di essere intenzionata a non permettergli di demolire l'abitazione della famiglia di un medico palestinese, peraltro estraneo alla legittima - secondo il diritto internazionale - lotta armata di liberazione del suo popolo. Questi sono i fatti, incontestabili perché documentati. Il comportamento di Rachel Corrie non era contrario alle leggi internazionali; non era irresponsabile perché il soldato alla guida del Caterepillar D9 sapeva benissimo, come i suoi superiori che gli hanno ordinato di procedere, di avere di fronte una persona disarmata che, utilizzando metodologie non-violente di protesta, si opponeva a una pratica illegale di punizione collettiva. Questa è la cronaca di un omicidio. A questa - purtroppo - se ne potrebbero aggiungere altre, ma oggi è il giorno in cui Rachel Corrie è stata uccisa. Non vogliamo celebrare niente, non c'è niente da celebrare: solo ricordare un comportamento, tenuto liberamente da una persona consapevole. E soprattutto le ragioni che lo hanno motivato e che continuano a motivare attivisti e volontari da tutto il mondo che danno supporto alle pratiche di interposizione civile, quelle devono essere ribadite: il rifiuto della violenza in ogni sua forma e dell'ingiustizia che tanto è più evidente, tanto è più paradossalmente tollerata dalla cosiddetta «comunità internazionale», fino all'assurdo dell'indifferenza dello stesso paese della vittima di quest'omicidio. Ci sembra giusto, infine, che la famiglia di Rachel - cittadini americani - che sta lottando da un anno contro pratiche d'insabbiamento e la condiscendenza complice del loro paese verso il governo israeliano possa ricevere la solidarietà e le libere opinioni di chi non vuole rimanere indifferente. rachelsmessage@the-corries.com ***Servizio civile internazionale"
Il prezzo delle bugie di IDA DOMINIJANNI "Troppo occupati a spaventare l'opinione pubblica attribuendo il merito della vittoria socialista in Spagna a Al Quaeda, troppo impegnati a consegnare al terrorismo il merito di una svolta politica imprevista dai sondaggi e dagli altri consueti termometri dello stato di salute delle post-democrazie mediatiche, molti abituali cantori delle magnifiche sorti della democrazia dell'alternanza tentano di insabbiare il dato più eclatante della sorpresa spagnola: lo schiaffo che l'elettorato ha assestato alla politica della menzogna perseguita da Aznar, dai suoi ministri e dai suoi diplomatici per utilizzare cinicamente ai propri fini l'attentato di Madrid con le sue duecento vittime. Eppure la sequenza dei fatti parla chiaro, sul versante del governo e su quello dei governati. L'arroganza di Angel Acebes, il ministro degli interni, che a quattro ore dalla strage va in tv ad accusare l'Eta «senza dubbio alcuno»; lo zelo di Ana Palacio, ministro degli esteri, nel chiedere la collaborazione degli ambasciatori e dei corrispondenti stranieri a sostegno della medesima versione dei fatti; la considerazione della «pista islamica» solo sabato notte, quando diventava impossibile nascondere la cassetta con la rivendicazione. E dall'altra parte, le immediate manifestazioni di protesta sotto la sede del partito popolare, i fischi ad Aznar il bugiardo al suo seggio, il tam-tam nelle mailing list e nei siti dove corre la controinformazione «orizzontale». Con buona pace dei summenzionati cantori delle democrazie reali tendenzialmente plebiscitarie e manipolate, accade talvolta, è accaduto stavolta in Spagna, che in democrazia si rimetta a funzionare qualcosa che ha a che fare con un'opinione pubblica non del tutto assoggettata dalle tv di regime, e con un bisogno di trasparenza non del tutto anestetizzato dalla rassegnata accettazione del cinismo del potere, e che questo, non la rincorsa dei voti moderati e la conquista del centro, faccia scattare la molla dell'alternanza. Può aver influito, nel caso spagnolo, la reattività di una democrazia giovane, che ha ancora presente o non ha «revisionato» e cancellato la memoria del fascismo. Ma il segnale è di estremo interesse al di là dei confini spagnoli, e al di qua e al di là dell'Atlantico; e non per caso è oggetto di attenta sottolineatura nei migliori commenti sia inglesi sia americani. Esplosa a Madrid, la politica della menzogna sta diventando infatti una costante delle democrazie contemporanee, in paradossale contraltare alle loro promesse di informazione, comunicazione e trasparenza totali. Ed è stata com'è noto un ingrediente cruciale della campagna di legittimazione della guerra in Iraq condotta da Bush negli Stati uniti e da Blair in Gran Bretagna. Sono passati meno di due mesi da quando il premier inglese è stato assolto dal controverso rapporto Hutton dal sospetto di aver falsificato i dossier contro Saddam Hussein; ma il caso Kelly-Gilligan non è archiviato nella coscienza collettiva. E' passato poco più di un mese da quando David Kay, responsabile della missione Cia incaricata di cercare in Iraq le armi di distruzione di massa che Blix non aveva trovato, è tornato a casa senza le a rmi e con la richiesta a Bush di porgere le scuse al popolo americano. Bush se n'è guardato bene, ma neanche il suo caso è chiuso nella coscienza collettiva, come dimostra l'importanza cruciale che l'argomento del «presidente bugiardo» ha avuto nell'organizzazione via internet della candidatura di Dean prima e nel sostegno a quella di Kerry poi. Né si può sperare che, agitata ad arte per tentare di annegare nel sexgate la popolarità di Clinton, la richiesta popolare di verità e trasparenza si taciti da sola sulla ben più dirimente questione della guerra all'Iraq. Non è l'ultimo degli effetti della globalizzazione. Nel mondo globale crescono le reti terroriste e le guerre preventive. Ma crescono anche le informazioni, non passano più solo per le tv di stato ma lungo cavi incontrollabili dall'alto: visitare i siti spagnoli degli ultimi giorni per credere quant'è stato facile demolire la versione di stato della strage. Con l'11 settembre è nata un'opinione pubblica globale che si trasmette in tempo reale le smentite alle menzogne del potere, e l'11 marzo ha presentato il conto." (il manifesto di oggi)
e se qualcuno fosse così coglione di dire che Socci ha fatto share (e purtroppo salvato un programma inutile) per merito di bin Laden!
Venite a Madrid di LUIS SEPÚLVEDA "Venite a vedere il sangue per le strade di Madrid. Erano donne, uomini, bambini, anziani, la semplice e pura umanità che cominciava un altro giorno, un giorno di lavoro, di sogni, di speranze, senza sapere che la volontà assassina di qualche miserabile aveva deciso che fosse l'ultimo. Venite a vedere il sangue per le strade di Madrid, questa città amata in cui tutti arrivano e tutti sono benvenuti. Venite a vedere gli appunti, i libri, le cose sparse fra i resti del massacro. Venite a vedere un giorno morto e il dolore di una società che ha gridato mille volte il suo diritto di vivere in pace. Scrivo queste righe mentre ascolto i notiziari e posso solo pensare alla tristezza delle aule, delle tavole, delle case a cui non ritorneranno più quelle centinaia di cittadini, di fratelli e sorelle le cui vite sono state stroncate in un miserabile atto di odio, perché l'unico obiettivo del terrorismo è l'odio contro l'umanità, perché non c'è causa che possa giustificare l'assassinio collettivo, perché non esiste idea che valga un genocidio, perché non esiste giustificazione alcuna di fronte alla barbarie. Venite a vedere il sangue per le strade di Madrid, assassini, e verificate che sebbene è certo che ci avete sprofondato nel dolore, lo è altrettanto che con questo crimine inqualificabile una volta di più non avete conseguito nulla. Il valore dei madrileni che immediatamente si sono riversati a soccorrere i feriti, a donare il sangue, a facilitare il lavoro delle forze di sicurezza e di salvataggio, è stata l'immediata risposta morale di una città fraterna, di una cittadinanza responsabile e solidale. Mentre scrivo queste righe so che gli assassini stanno nelle loro tane, nei loro ultimi nauseabondi nascondigli perché non ci sarà luogo sulla o dentro la terra dove possano nascondersi e sfuggire al castigo di una società ferita. So che guardano la televisione, ascoltano la radio, leggono i giornali per misurare i risultati della loro codardia, l'infame bilancio di un atto che ripugna e che ha trovato solo la condanna dell'umanità intera. Venite a vedere il sangue per le strade di Madrid, venite a vedere il giorno inconcluso, venite a vedere il dolore che lascia allibiti, a sentire come l'aria di un inverno che si ritira porta il «perché?» per i parchi amorosi, le fabbriche, i musei, le università e le strade di una città il cui unico modo di essere è e sarà sempre l'ospitalità. Assassini; la vostra zampata d'odio ci ha causato una ferita che non si chiuderà mai, però siamo più forti di voi, siamo meglio di voi, e l'orrore non interromperà né piegherà quella normalità civica, cittadina, democratica che è il nostro bene più prezioso e il migliore dei nostri diritti. Venite a vedere il sangue per le strade di Madrid, anche il cinismo di quelli che hanno provato a lucrare sul dolore di tutti, di quelli che manipolano le lacrime e la disperazione, di quelli che non vedono orfani, vedove, esseri mutilati ma solo voti.Venite a vedere il sangue per le strade di Madrid, di questa città che ha gridato «pace» con voce unanime, e il suo grido è stato ignorato da un servo dell'imperialismo nordamericano, da un lacché del signore della guerra che pretende di governare il mondo, ed è solo riuscito a portare l'orrore in Europa.Venite a vedere il sangue per le strade di Madrid, il lavoro sereno di medici e infermiere, il gesto triste dei governanti solitari, e anche il sorriso infame di un buffone italiano, l'unico al mondo ad assecondare Aznarcon le sue menzogne. Venite a vedere il sangue per le strade di Madrid, bagnateci le vostre mani e scrivere «pace» su tutti i muri della terra.(dal manifesto di oggi)
lunedì, marzo 15, 2004
forse non è immortale ma monopolista sicuramente: "Gabriele Salvatores sembra imbarazzato. Ha appena finito di criticare il governo Berlusconi, ma deve fare una confessione: il suo ultimo film, "Io non ho paura", è stato finanziato proprio da Berlusconi. È uno dei paradossi del cinema italiano di oggi: anche i più fermi oppositori del presidente del consiglio devono ricorrere ai suoi soldi. "Ci sono due scelte possibili", spiega Salvatores. "I finanziamenti privati, tramite Medusa, e quelli pubblici, tramite la Rai". Medusa è di proprietà di Berlusconi e la Rai è di fatto controllata dal suo governo." Libera cultura in libero stato!!
sono stato smentito dai fatti? (ne sarei contento) aspetto il ritiro delle truppe spagnole dall'Iraq per essere più sicuro di un'inversione di rotta...comunque l'arroganza del potere ha preso una bella batosta!
domenica, marzo 14, 2004
in due importanti paesi occidentali si svolgono oggi libere elezioni democratiche…peccato che in uno di questi, solo tre giorni fa, ci sia stato un attacco terroristico attribuito (con interessata faciloneria) all’Eta, mentre modalità e informative avrebbero da subito richiesto maggiore prudenza nelle attribuzioni e, un rispetto maggiore verso i propri cittadini, un posticipo dell’appuntamento elettorale…più a Est il voto è ancor meno indicativo per assenza di reale alternativa e di un clima sociale di assoluta diseguaglianza: c’è chi può scaldarsi bruciando rubli e chi non ha di che mangiare per più di una volta al giorno…quello che uscirà dalle urne è troppo sfalsato da ipocrisia e disinformazione per sperare che gli elettori siano in grado di imporre dei cambiamenti ad una logica “rovesciata” di intendere il potere rappresentativo (dall’alto al basso, anziché il contrario), e pertanto oggi forse non si stanno svolgendo libere elezioni democratiche, in Spagna e in Russia, ma una loro rappresentazione adeguata ai tempi!
sabato, marzo 13, 2004
a Londra, alla Tate Moderm, 5 February - 25 April 2004. One of the most significant American artists of the post-war period, Donald Judd changed the course of modern sculpture. This exhibition is the first substantial retrospective of his work in three-dimensions since 1988, and the first to trace his career up to his death in 1994. Working in New York in the 1960s, Judd became known as one of the key exponents of ‘Minimalism’, but it was a label that he strongly rejected. Although he shared many of the principles identified with Minimalist art — the use of industrial materials to create abstract works that emphasise the purity of colour, form, space and materials — he preferred to describe his own work as ‘the simple expression of complex thought’. Judd was born in Missouri in 1928. He studied philosophy and then art history at Columbia University in New York, and worked as an art critic between 1959 and 1965. In the late 1940s he began to practice as a painter, but by the late 1950s was working to free his painting of traditional ‘European’ preoccupations with composition and illusionism. In the early 1960s, Judd began to introduce three dimensional elements onto the surface of his works, at first creating reliefs, and then moving towards entirely free-standing structures which he called ‘specific objects’. By 1963 he had established an essential vocabulary of forms — ‘stacks’, ‘boxes’ and ‘progressions’ — which preoccupied him for the next thirty years. Judd broke new ground in his exploration of volume, interval, space and colour . He rejected the tradition of artistic expression and craftsmanship by using industrial materials such as Plexiglas, sheet metal and plywood, and from the mid-1960s his works were fabricated by external manufacturers. By encouraging concentration on the volume and presence of the structure and the space around it, Judd’s work draws particular attention to the relationship between the object, the viewer, and its environment. This relationship became a central focus of Judd’s career, and he devoted much of his later life to the sympathetic installation of his own work. Judd’s engagement with philosophy, architecture, design and politics informed his own work, and influenced succeeding generations of artists and designers. His pared-down forms and sensuous use of industrial materials remain a feature of much contemporary art, architecture and design.
si chiude una settimana densa d’incognite, e di mezze (forse anche meno) verità, con una consolante certezza: la secessione corporea sta mettendo in difficoltà il senatur (anche se ribadisco: il problema è cerebrale, non cardiaco!)
venerdì, marzo 12, 2004
12 settembre 1969...e sì che si afferma che le bugie abbiano le gambe corte...ma ne fanno di strada!
in sintonia con i pensieri di un mondo costruito su menzogne e violenza: "L'orrore vicino - ROBERTO ZANINI - «Proxima estacion, Atocha». Il computer del metrò spagnolo aveva una delicata voce di donna artificiale, la stazione moderna ed efficiente come si addice a una capitale europea con perenne promessa di successo. Ora è una rovina fumante e Madrid una città colpita al cuore. Atocha è una moschea a Najaf, una fermata d'autobus a Gerusalemme, un palazzo di Mosca prima delle presidenziali. L'orrore è arrivato in Europa. Oggi ha fatto strage di pendolari castigliani e domani sarà il fantasma dietro le spalle di tutti. Ben dentro le nostre tiepide case. Ci colpiscono le proporzioni del massacro, la sua scienza feroce, la casualità con cui il macellaio ha scelto le sue vittime. Ma più di tutto l'idea che l'orrore sia tanto pervasivo, che ci riguardi tanto da vicino. Ha padri e madri, ma a che serve saperlo? Ai morti di Madrid non importerà molto stabilire d'essere stati ammazzati dall'Eta o da Al Qaeda. Gli altri vivranno nella paura di prendere un treno, tragicamente rassicurati dal ministro spagnolo che punta il dito contro l'affare interno basco oppure sconfortati dalla rivendicazione islamista ricevuta da un giornale. Vivendo, tutti quanti, in una guerra permanente che svolge in modo mirabile la sua funzione di moltiplicatore dell'angoscia. Inutile cercare altre spiegazioni, l'orrore non ne ha e non ne dà, confligge con ogni logica e ogni logica affonda sulla sua scacchiera insanguinata. Può darsi che sia stata accantonata troppo in fretta l'antitesi tra socialismo e barbarie. Liquefatto il primo - come ogni ipotesi di società diversa realizzabile in terra, come ogni razionalizzazione dei conflitti sociali - non ci resta che la seconda. Pronti ad accogliere soluzioni poliziesche ben accette da città terrorizzate e barattare libertà per sicurezza. Tra il disordine e l'ingiustizia sceglieremo di combattere il disordine. E quel giorno avremo perso, definitivamente." (il manifesto di oggi)
sembra esista un brusio sotterraneo che dice “ma se bin Laden è nostro prigioniero come può essere un crimine di Al Qaeda?”… e i servizi prendono tempo prima di servirci una menzogna digeribile…e comunque è evidente la volontà di smorzare anziche enfatizzare…
i cugini spagnoli valgono poco o nulla (e poi si tratta di un problema interno) e non è il caso di spaventare la gente..;la programmazione serale televisiva serale non vede nessun cambio di palinsesto, tutto recintato nei telegiornali, altroché 11 settembre europeo, poco più di una notizia dall’incubo ceceno; anche questo è strano…altri sanno e quindi non è necessario esagerare con la paura?
giovedì, marzo 11, 2004
ho provoto ad ascoltare e leggere i commenti a quanto è successo...ma la stessa mia incertezza è anche in molte autorevoli frasi...altri preferiscono gli slogan, ma sono coloro che da quel sangue, senza alcun rispetto, riceveranno un plebiscito...al lupo, al lupo per rincoppattare le greggi...penso a quelle troppe persone che ancora assonnate hanno salutato un proprio caro non sapendo che andava alla guerra, una guerra che alcuni conoscono e controllano, da entrambe le parti...una guerra, come tutte le guerre, in cui le vittime civili sono messe in conto...
i dubbi aumentano in proporzione alle certezze sbandierate!
sembra un capitolo aggiunto al romanzo di Ballard... in cui la follia prevale; poi comunque ci si cerca di chiedere: perché? ma gli elementi a disposizione sono troppo confusi, filtrati e pochi, perché possiamo perlomeno capire le dinamiche; "a chi giova tutto questo?" non aiuta nemmeno a prendere una direzione per capire...al momento i principali sospettati si dissociano, ma cosa non sappiamo e non ci è detto...l'unica certezza è che siamo costantemente in guerra e il sangue e i cadaveri contano ancora sul piatto delle trattative...desolante e sconfortante
mercoledì, marzo 10, 2004
evita il confronto perché offeso dalle malelingue, accusa gli altri di reati "ideologici" dimenticando il suo passato di reati penali con gli amici di merende...si sente impunibile perché scelto da una maggioranza di elettori (non totalmente e democraticamente informati della patacca che stavano scegliendo). minaccia l'immortalità (e il mausoleo?)...ad ogni sua uscita penso alla finezza del baffino che lo sdoganò in bicamerale servendogli il paese su un piatto d'argento...ma una volta tra i comunisti non vigevano l'autocritica e le purghe? ed è per questo che nessuno è più comunista?
terminato Ballard, che si conferma uno dei più lucidi tra i contemporanei: scrittura asciutta, lontana da troppe acrobazie stilistiche che mascherano spesso assenza d'idee, polso fermo sul presente, plot credibile e sguardo obliquo, a mostrarci cosa pulsa sotto la superficie...lo consiglio
lezioni di politica ed economia votate ad uno scopo comune: arricchirsi alle spalle di tutti! dal manifesto di oggi: "Senza frontiere - GALAPAGOS Cento e più indagati (molti promotori finanziari della Fideuram) quasi 200 perquisizioni per un nuovo scandalo che tanto nuovo non è visto che l'accusa è di flusso illegale di capitali. La base di tutto sembra sia la filiale svizzera della Fideuram (anche se l'istituto del San Paolo Imi sembra estraneo alla vicenda) ad apparente conferma che «La Svizzera lava più bianco», come Jean Zigler titolò un suo famoso libro-inchiesta. Se la Svizzera, come al solito, ha svolto un ruolo importante nella vicenda, il cuore della truffa è però tutto italiano. Anzi della provincia di Sondrio e si chiama Giulio Tremonti. Per carità, il ministro non è diventato un moderno «spallone» del riciclaggio di capitali, ma una delle sue leggi più famose - quella sullo scudo fiscale - ha fatto da catalizzatore alla nuova truffa. In sintesi: chi aveva bisogno di riciclare denaro (non necessariamente frutto di attività illecite - anche se si parla di usura e d'altro - ma quasi sempre risultato di evasione fiscale) si affidava all'organizzazione. Risultato: i soldi venivano spediti in Svizzera e lì venivano predatati per far emergere che l'illecita esportazione di capitali era avvenuta molto prima dell'approvazione della legge sullo scudo fiscale. Poi, grazie a quella legge che, con quattro soldi di sanzione ha consentito la regolarizzazione di 200-300 mila miliardi di lire di capitali esportati clandestinamente, tutto è stato ripulito e legalizzato: sia che il denaro restasse all'estero, sia che tornasse in Italia. Poteva sapere Tremonti che il suo «scudo fiscale» avrebbe portato anche a questi risultati? La risposta è un sì convinto: il ministro dell'economia è troppo esperto e intelligente per non sapere che ci sarebbero stati anche questi abusi. Il punto è un altro: anche senza abusi lo scudo fiscale è uno scandalo che assieme al «reiterato ricorso a condoni può determinare incertezze circa la cogenza delle norme» come ha mandato a dire alcuni mesi fa la Banca d'Italia. Affermazione che da sola spiega il «tiro al piccione» di Tremonti contro Bankitalia. E se è vero che il crack Parmalat ha prodotto un buco pari allo 0,7% del pil - come ha sostenuto Tremonti - è ancora più vero che quelli che un tempo erano «i pirati della lira» e oggi «pirati dell'euro», hanno sottratto all'economia italiana, al fisco, alla crescita cifre che ammontano almeno al 10-20 per cento del pil attuale. Ma nessuno ha mai sentito accusare da Tremonti gli esportatori clandestini di capitali. Mentre anche ieri all'Ecofin il superministro ha nuovamente puntato il dito contro le pensioni e spiegato ai colleghi Ue che la sua riforma sistemerà per sempre i conti dell'Italia. Ma i dubbi non mancano, mentre è una certezza che la «riforma» previdenziale sistemerà chi gestirà la torta dei fondi pensione. Truffa su truffa, visto che la «stampella» per la vecchiaia necessaria per far crescere di pochi punti la pensione, i lavoratori se la faranno da soli, con i loro soldi, sperando che non accadano avvenimenti come quelli che hanno rovinato milioni di futuri pensionati negli Usa. Ma nella vicenda c'è un rischio ulteriore: per molte piccole e medie aziende il Tfr accumulato rappresenta parte dei beni strumentali che fanno andare l'azienda. Privarsene significa produrre «buchi finanziari» difficili da colmare soprattutto per chi non ha l'accesso ai bond e scarso credito bancario. Però, ci dicono, la «riforma» pensionistica porterà risparmi pari allo 0,7% del pil, una percentuale che si potrebbe recuperare semplicemente creando un po' più di posti di lavoro, combattendo l'evasione fiscale e quella contributiva senza varare condoni. Certo, non è semplice. Il problema è che Berlusconi e Tremonti dovrebbero dare un calcio in faccia ai loro elettori. Molto spesso loro complici."
a proposito dei modi in cui "a sinistra" si pensa di cambiare le cose! (dalle lettere al manifesto di oggi) "Ho fatto bene? - Mi hanno invitato a Mantova. Al controfestival. Mi ha chiamato un mammasantissima della musica italiana e mi ha detto che erano contenti se c'andavo. Fugo subito i dubbi di troppo snobismo, la questione è stata economica: offrivano 2 mila euro. Fatti i conti, 350 il furgone, 300 le spese, 400 di Enpals, 70 di commercialista e la commissione dell'agenzia ci rimaneva da dividere i soldi per la pizza. Considerato che Auli c'ha due figli, Enrico uno, e tutti noi c'abbiamo n'età, ho detto che non era cosa. E poi mica andavamo a suonare per i palestinesi. Ma poi lo scrupolo per l'occasione persa (ci sarà `a televisione, `e giurnale, l'esposizione...) m'è passato. Ho visto la lista degli invitati e m'è venuta la certezza che ormai vivo in una realtà impossibile. Iva Zanicchi, Vittorio Sgarbi, Luca Carboni, Elio e le storie tese, Gino Paoli, forse Anna Oxa e Antonella Ruggiero. Tutti bravissimi, ma gente che all'altro Festival c'ha fatto i soldi e la presenza. Gli amici miei, Tesi, E' Zezi, Della Mea mi hanno chiamato e, pure loro invitati, hanno discusso su cosa fare. Io e Della Mea, sarà per la «paposcia», abbiamo scelto di non andare. In tv poi, a La7, m'è capitato di sentire la Zanicchi fare un'arringa pro Renis e dire che dopotutto ognuno che va a cantare in America poi se la deve fare coi mafiosi. La Ventura e Celentano diranno la stessa cosa all'altro Festival: «ma chi non ha degli amici criminali?». Ma a Dalla Chiesa qualche dubbio di aver fatto 'na stronzata gli sarà venuto, o pure lui si starà trastullando con i dati dell' auditel ? E io mi sarò perso qualche cosa? O è che sono ancora, a 43 anni, un po' ingenuotto? Sicuro non ho capito bene la diffrenza tra i due eventi. Sarò coglione, ma mi sento meglio a rimanere a Napoli, alla Taverna del cavaliere e suonare il giovedì tra panini e patatine. Certo è che la situazione è davvero difficile. Se poi ci mettete la riflessione che se alle politiche non vinceva Berlusconi la Palombelli era la nostra first lady il quadro è completo. Io però ho fatto una bella, lunga e formativa gavetta. Non mi spaventa la prospettiva di tornare a lavorare in un negozio di musica come commesso o di andare a fare il turnista col cantante di turno, o se il tempo è buono insieme al buon Ferrante per strada a fare tarantelle col cappello. Ma se vado indietro io è un po' perché va indietro pure `sto paese del cazzo. Sopratutto la sinistra di `sto paese del cazzo." - Daniele Sepe
martedì, marzo 09, 2004
a dare i numeri è un maestro, non c'è alcun dubbio, peccato che faccia fatica a ricordare che anche quei 29milioni di meno tartassati facciano fatica ad arrivare a fine mese visto il caro €uro! demagogia+populismo+baggianate perfetto cocktail da campagna elettorale...la prossima puntata da Vespa
"Argentina-Fondo monetario internazionale, rischio default. Se non ripaga oggi 3,1 mld $ al Fondo, Buenos Aires va in insolvenza con l’organismo internazionale." E cosa succede? si dichiara il fallimento, la bancarotta, si mettono all'asta i beni di famiglia per onorare i crediti? ognuno si prende un pezzo d'Argentina?
"Posso garantire tutti che Forza Italia con me non lascerà l'opera a metà ma continuerà a fare il suo lavoro per cambiare l'Italia e che per fare questo servirà un'altra legislatura", ESSO parla chiaro (minaccia?) starà a noi riuscire a scalzarlo: IN APPELLO!!!
lunedì, marzo 08, 2004
troppi uomini che parlano dei diritti delle donne...di cosa dovrebbero fare...di quale è la loro importanza...la retorica della ricorrenza, che merita altro silenzioso e pacato rispetto, e soprattutto un ruolo femminile che è ancora in troppe occasioni ostacolato...proprio da chi oggi fa finta di esserne preoccupato...fortunatamente come diceva Rossella O'Hara "Domani è un altro giorno"
Se vi par, condicio - ALESSANDRO ROBECCHI - "Nonostante le loro emergenze personali - tipo pagare l'affitto, tipo passare da lavoratore «a termine» a «lavoratore a progetto» e altri dettagli privati - gli italiani hanno ben chiare in mente le priorità che servono a rilanciare e far funzionare il Paese. Per esempio bisogna cambiare la legge sulla par condicio, sennò Silvio rischia di non farcela a truffarli ancora, ci resta male e finisce lì, tapino, come un Tony Renis nel deserto. Non buttiamoci giù: dopotutto abbiamo scoperto l'America e inventato la pizza, peggiorare una legge di merda è alla nostra portata. Particolarmente innovativo nell'universo parallelo della par condicio appare il geniale disegno dei tre terzi. Un terzo al governo, un terzo alla maggioranza di governo, un terzo all'opposizione. Cerchiamo di capirci: un ipotetico dibattito televisivo sulle pensioni potrebbe svolgersi cosi: Un terzo al governo - Il ministro Maroni illustra come farvi lavorare tre anni in più, come darvi un po' meno soldi, decide lui di investire (?) la vostra liquidazione e annuncia trionfante che chi comincia a lavorare oggi avrà per pensione, tra quarant'anni: due cipolle e un peperone. Ma per il peperone faremo il punto nel 2013. Un terzo alla maggioranza - Sandro Bondi rileva che grazie al crollo del muro di Berlino vivremo più a lungo e che il suo capo vuole salvare il Paese a dispetto dei comunisti che vogliono solo andare in pensione. Un terzo all'opposizione - Francesco Rutelli interviene dicendo che è vero, in effetti viviamo più a lungo, e che questa delle pensioni è effettivamente una cosa di cui discutere senza gabbie ideologiche e che casomai, amici, avete pensato al sistema delle quote? Buona idea, no? Dài, che aspettate? Come si vede, il tempo è esattamente ripartito, non fa una grinza. Un altro esempio? Dibattito sulla guerra. Un terzo al governo: Frattini spiega che il mondo è cambiato e abbiamo un grande ruolo internazionale, che invece di fare i camerieri degli Usa siamo stati promossi maggiordomi. Una bella soddisfazione. Un terzo alla maggioranza: La Russa spiega le nuove strategie internazionali e le esigenze della lotta al terrore, oltre al ruolo preziosissimo dei nostri ragazzi laggiù. Un terzo all'opposizione: Francesco Rutelli sottolinea che è bello essere contro la guerra, ma l'estetica non è tutto e se c'è un dittatore da cacciar via, beh, quando ce vo' ce vo', e poi, non drammatizziamo, dopotutto mica siamo veramente in guerra. Avrei altri esempi nel cassetto. Alcuni ipotetici ma molto probabili, altri sentiti con le mie orecchie. In sostanza il metodo dei tre terzi per la par condicio mi sembra perfetto e funziona così: uno porta un ombrello, uno ti distrae con le chiacchiere, e poi c'è il terzo dell'opposizione, che porta la vaselina. Si discute molto se applicare questo criterio soltanto ai telegiornali, oppure ai telegiornali e agli approfondimenti, oppure a tutto quanto, compresa la pubblicità. Tipo: uno spot per il governo, un per la maggioranza di governo pagato con i soldi del capo del governo, e uno all'opposizione che tanto non ha i soldi per pagarselo. Buona idea. Poi c'è grande dibattito: nelle trasmissioni di evasione e spettacolo, potranno andare i politici? E' una buona domanda, tenendo presente che se non ci può andare un politico (come prevede la legge attuale) ci può sempre andare il presidente del Milan (trasmissioni sportive), oppure il padrone di Mondadori (trasmissioni culturali), oppure il cantante, accompagnato dal fido Apicella (trasmissioni di svago). Della legge sulla par condicio, naturalmente, Silvio vorrebbe rivedere anche la parte relativa alla cartellonistica: che ci siano ancora muri liberi è frutto solo dell'arroganza delle sinistre. Se passeranno le revisioni desiderate, ecco che avremo il suo faccione in sei per tre in ogni angolo e angolino del Paese. Anzi, come, dice il disegno di legge Malan, ordinato da Silvio in persona, nel mese precedente il voto le affissioni non sarebbero nemmeno «soggette al versamento di tasse o diritti». Ci mancherebbe altro! Figurarsi se uno fa i manifesti dicendo «meno tasse» e poi paga le tasse sui manifesti. Che coerenza sarebbe, scusate! " (sul manifesto di domenica)
domenica, marzo 07, 2004
alle 23e20 a REPORT (Rai3) si parla di uranio impoverito e delle sue inconsapevoli vittime, che talvolta sono vestiti in mimetica (e fa parte dei rischi del mestiere), ma spesso sono semplici civili, coinvolti loro malgrado in un avvelenamento subdolo e implacabile...lo consiglio anche a quei generali che parlano di cattivi soldati...
in lettura J.G.Ballard - MILLENNIUM PEOPLE - "Siamo sempre più scontenti. I ceti medi dovrebbero essere la spina dorsale della società, con tutti i loro doveri, le loro responsabilità. Ma le vertebre sono incrinate. Le qualifiche professionali valgono niente: una laurea in lettere è come un diploma in origami. Quanto alla sicurezza, non esiste. Un computer del Tesoro decide che i tassi d'interesse dovrebbero salire di un punto e io mi ritrovo a dovere al direttore della banca un altro anno di duro lavoro."
sabato, marzo 06, 2004
trentacinque minuti che non hanno nulla a che fare con la musica, né con la canzone...ma solo con giochi e schermaglie interne al potere canoro musicale (ops quanto ha voluto il molleggiato per questo intermezzo)
“E’ piaciuto a Dio, ai nostri giorni, di inviarci malattie che (come è da osservare) ai nostri avi erano sconosciute. Hanno detto, coloro che sono incaricati di interpretare le sacre scritture, che la lue è segno dell’ira divina e che così Dio punisce e flagella le nostre cattive azioni.” (Ulrich von Hutten, Cavaliere tedesco, “Von den Franzosen oder blatteren”, 1519) come rendere una malattia una forma di controllo sociale...se avete voglia e tempo di leggere qualche controinformativa buona lettura: http://digilander.libero.it/anok4u/Doc/aidsmm.htm
stavo ripensando alle ultime uscite di Lorenza (http://contaminazioni.splinder.it e http://www.fuoridiclasse.splinder.it) riguardanti la lettura, o meglio la passione per la lettura, così duramente messa alla prova da molte (troppe) distrazioni, meno faticose e apparentemente più appaganti del lasciarsi rapire da una storia scritta, che necessita, in primis, della comprensione di un testo, dei suoi meccanismi e poi ci chiede un "ozio" che le mille occupazioni e impegni sembrano negarci...fondamentalmente viviamo in una indotta anestesia cerebrale fatta di azioni ripetitive che il rompere il ritmo, pensando e leggendo, viene percepito come disdicevole...anche chi promuove la lettura quasi mai affronta il problema di un mercato ipertrofico (e asfittico) in cui al pari di un'uscita cinematografica i libri restano poche settimane sui banchi della libreria e poi nel giro di qualche mese escono dal catalogo...la proposta è così frammentata per raccogliere ogni curiosità o moda che le cose interessanti rischiano di non essere captate in tempo, se non confidando sulla qualità dell'editore, anch'esso spesso schiavo di un'omologazione al mercato, o di alcuni critici fidati (ma il can can delle anticipazioni sa tanto di marketing)...alla fine il problema non è più solo di cattiva volontà ma di una sempre maggior difficoltà ad inserire un comportamento A-PRODUTTIVO nei nostri stili di vita...e ne stiamo discutendo tra persone che leggono, molto più della media, che hanno un lavoro prevalentemente intellettuale in cui la lettura è anche parte integrante di un essere "aggiornati"...se penso che ogni libro letto è una mina vagante...un kamikaze contro la lobotomia mediatica, capisco quanto faccia comodo , in tanti subdoli modi, lasciare che la lettura rimanga una Cenerentola tra troppe prime donne!
venerdì, marzo 05, 2004
esistono persone capaci di dire no, mettendo a repentaglio il loro avvenire...possono essere ufficiali israeliani o elicotteristi nostrani, o ferrovieri stufi di dover lavorare e rischiare la vita di altri in condizioni di completa insicurezza...esistono anche persone con delle torri sulle spalle, o la Ferrari in garage, che si arrogano il diritto di definire tali soggetti cattivi soldati o lavoratori che danneggiano l'azienda, è vero, perché l'azienda o l'esercito non ammette teste pensanti...intelligenza, ma unicamente servile piaggeria...a quel generale auguro, di cuore, un'eroica impresa, a quel manager un sicuro investimento...e a chi ci rappresenta un po' di più coraggio (c'è vita su Marte?)