venerdì, aprile 30, 2004
attenti alla valanga di amenità e stronzate che verranno profuse dal momento del rilascio al loro ritorno, e oltre...se ne prevedono millanta e più...
la smetteremmo allora di pensare che il bene è in noi e il male sta dall'altra parte, in chi sbaglia, in chi esagera, in chi...e forse ritroveremmo il coraggio di chiamare le cose con il loro nome di battesimo...usando la chiarezza per qualche incerto passo in nuove direzioni...
ma perchè i nostri grandi uomini, coloro che gestiscono il potere, o recitano tale parte, di tanto in tanto steccano sorprendendosi che i loro subalterni, dopo aver bombardato una carovana di profughi, o un villaggio, scarichino l'adrenalina sodomizzando il nemico o praticando scherzacci da caserma, perchè non hanno la faccia tosta, visto che spesso la usano bleffando alla grande, di dire "Ce la guerre mon cher!", pur disprezzandoli allo stesso modo ne apprezzerei l'onesta di parte!
la comicità supera la tragicità: sentire i genitori degli ostaggi dire che nel loro DNA scorrono geni arabi e dunque i rapitori sono in fondo dei fratelli...mi fa sorridere...e penso ai nonni lontani...Adamo e Eva a spasso nudi nel paradiso terrestre...
giovedì, aprile 29, 2004
era meglio non l'avessi né visto né sentito...ma sentire Angius (DS) dire che era lì per manifestare in favore di tre lavoratori italiani all'estero mi ha fatto dubitare sul voto del prossimo giugno...molto...
"Maltrattamenti a prigionieri di guerra iracheni: questa la motivazione con la quale sei soldati Usa sono stati spediti davanti alla corte marziale. Accusati, in sostanza, di aver torturato dei nemici ormai inoffensivi e il tutto nella prigione di Abu Gharib, la stessa dove Saddam Hussein rinchiudeva, e torturava, i suoi oppositori politici." ...caspiterina!
Perché non ci vado - GIULIETTO CHIESA - "Se pensassi che può servire ci andrei, ma non lo penso. Ho marciato decine di volte contro tutte le guerre. Ho messo le bandiere di pace alle mie finestre. Pensavo che fosse utile. E' stato utile. Se non lo avessi fatto, le cose, oggi, sarebbero peggio di quanto sono. Le guerre ci sono state ugualmente, perché dire che si è contro, a mani nude, non è spesso sufficiente a fermare i signori della guerra, i prepotenti, gli egoisti, i violenti. Ma il solo fatto di dirlo ha cambiato le situazioni, ha creato le premesse perché le guerre fossero rese più difficili, ha costretto i violenti a fare i conti con le opinioni pubbliche d'Italia e del mondo intero. Ma in questo caso non serve. Capisco le famiglie. Dobbiamo essere loro vicini nel momento più tragico. Capisco che abbiano sostituito la bandiera tricolore con quella arcobaleno. La prima non è servita per salvare i loro cari. Ma non posso fidarmi del ricatto di coloro che li hanno in ostaggio. Quell'ultimatum è «sporco» in troppi sensi perché possiamo fidarci. In primo luogo perché rovescia sul movimento contro la guerra la responsabilità del sangue degli ostaggi. E' un vile tentativo di cambiare le carte in tavola. La responsabilità di ciò che sta accadendo è interamente su questo governo, che ha mandato l'Italia in guerra a fianco degli aggressori. Coloro che hanno in mano gli ostaggi (e che ne hanno già ucciso uno) sanno bene come stanno le cose. E ci prendono in giro. Con questa ambigua proposta manifestano un'ostilità totale verso tutte le forze che si sono battute contro la guerra. Si rivolgono a noi come a dei nemici. Ed è logico, perché sono nostri nemici. Vogliono coinvolgerci in un gioco politico dai contorni oscuri. Non esiste la minima garanzia che un qualsiasi gesto da parte nostra potrà cambiare la situazione. In secondo luogo parlo per esperienza. Ho visto troppe volte gruppi di incerta collocazione politica, senza scrupoli e idee, che agivano per conto terzi, per denaro, stupidità e fanatismo. In qualche caso - come nel teatro Dubrovka di Mosca - abbiamo assistito alla loro liquidazione fisica, quando non servivano più. Qui anch'io intravedo l'esistenza di uno o più suggeritori che conoscono troppo da vicino la politica italiana e che giocano le loro carte attraverso uomini armati di cui non conosciamo nulla. Non andrò alla manifestazione. Non per motivi ideologici, né perché difendo la sacralità dello Stato (non è lo Stato, ma un governo impopolare che calpesta la volontà della maggioranza). Non andrò perché andarci significa obbedire a un ordine che viene non si sa da chi; né per quali scopi; e che non sappiamo dove conduce e da chi sarà gestito. Se c'è un modo per scoprire le carte, esso consiste nel fissare una data per il ritiro delle truppe italiane. Questo lo può fare e lo deve fare il governo italiano. Non è certo che salverebbe i tre ostaggi, ma è certo che toglierebbe loro ogni alibi. Del resto fare ciò che questi oscuri manovratori ci chiedono non ci dà garanzia di un risultato utile. Ci trasforma anzi tutti in ostaggi."
mercoledì, aprile 28, 2004
avete visto come in questi giorni per televisione fioriscono le bandiere arcobaleno...quando l'Italia ne era piena a malapena passavano...sempre merito dei "nostri" mercenari!
e se bombardando Falluija beccano i "nostri" ostaggi che gli dicono al servo alleato?
“Il lavoro della Mappa ricamata, è per me il massimo della bellezza. Per quel lavoro io non ho fatto niente, non ho scelto niente nel senso che il mondo è fatto come è e non l’ho disegnato io, le bandiere sono quello che sono e non le ho disegnate io, insomma non ho fatto niente assolutamente, quando emerge l’idea base, il concetto, tutto il resto non è da scegliere”. Alighiero Boetti, 1974 - fino al 18 luglio alla Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo Alighiero Boetti Quasi Tutto - www.gamec.it
per convincere e insegnare a qualcuno la democrazia posso torturarlo (se mi risponde Calderoli sarei felice), bombardarlo o appropriarmi delle sue ricchezze? in cambio di un bene così grande!
colazione, pranzo, cena...il piatto è sempre lo stesso, caldo o riscaldato, ma di guerra si parla con l'effetto di produrre abitudine piuttosto che indignazione...ogni tanto si avvicina a noi e ci fa rabbrividire con maggiore intensità ma generalmente è ormai vissuta come un accadimento di cui siamo parte, ineliminabile e intangibile come il tempo o l'inquinamento...ciò mi inquieta anche perché l'abitudine e frutto del peggiore immobilismo e il mondo che mi circonda non mi sta bene!
a proposito degli acrobatici movimenti per salvare gli ostaggi e non perdere la faccia trovo ridicoli i distinguo e le prudenze...o si è favorevoli alla guerra d'occupazione americana o si ritira la propria partecipazione a questa assurda e pericolosa avventura...COMPRENDIDO!
martedì, aprile 27, 2004
quando ciò che c'era da prendere è già in saccoccia si cambia lidi..."Vecchia Europa - La piana dell'Europa centrale si addice meglio di quella di Melfi ai piani della Fiat. Lì dove alcuni paesi entreranno sabato prossimo a pieno titolo nell'Unione europea, un'ora di lavoro di un metalmeccanico costa all'azienda mediamente 5 euro, contro i 30 di un lavoratore tedesco, il più esoso dell'occidente. Non per niente la nuova Panda viene prodotta esclusivamente in Polonia, nello stabilmento di Tychy, assicurando a Torino qualche margine di profitto in più. Non per caso il gruppo Volkswagen, principale concorrente della Fiat, ha spostato alcune produzioni della Seat Ibiza dalla Spagna in Slovacchia, altro paese entrante nella Ue, per dare un monito pesante ai sindacati spagnoli. E non è una coincidenza che il numero uno della Kia, marchio sudcoreano del gruppo Hyundai, ha detto pochi giorni fa di aver scelto proprio la Slovacchia per impiantare la prima fabbrica europea, perché «non vuole i sindacati». Un sito alternativo era stato trovato in Polonia, ma pare che lì i metalmeccanici fossero meno «morbidi» di quelli slovacchi. Da oggi Melfi non è più Slovacchia." (f.p.) (il manifesto)
ma voi sareste disposti a lavorare come e più di un vostro connazionale (solo un po' più a nord di voi) per compensi inferiori dal 15% al 25%...o preferireste opporvi rischiando il licenziamento e le manganellate della Celere?
lunedì, aprile 26, 2004
carissimi iracheni, anche se questo messaggio non vi arriverà, sappiate che la maggioranza degli italiani è contro la guerra d'occupazione di Bush-Blair-Berlusconi, ma per qualche ragione danno il loro voto a persone inaffidabili e pericolose...e forse anche i vostri ostaggi se tornano per le europee riconfermeranno il loro voto a quegli stessi individui...che dirvi!
Tortura monouso - ALESSANDRO ROBECCHI - Come italiano sono davvero sollevato: mi potranno torturare, ma una volta soltanto. Spero di non essere sollevato per le palle, perché temo faccia parecchio male anche la prima volta. Dopo l'emendamento leghista passato alla Camera (forse vergato da Bossi direttamente sulla lavagnetta con la quale comunica con i suoi bravi) siamo finalmente un paese più civile, allineandoci in questo al vecchio Iraq di Saddam, alla Corea del Nord e agli amici yankee Guantanamo style, senza dimenticare gli antichi aztechi. Che sollievo. Politicamente, si vocifera di uno scambio: tu mi voti la tortura e io ti voto la Gasparri. Secondo voi, cosa sceglierebbe Silvio se fosse posto al tragico bivio tra il legalizzare la tortura e salvare Rete4? Indovinato. Eccoci qui con la tortura monouso. Niente paura, la legge non passerà con l'emendamento celtico: persino qualche colonnello fascista ha detto (dopo aver votato a favore) di non gradire. Quanto ai centristi - anche loro dopo aver votato - paiono contriti, e il capogruppo Volonté ha detto che farà scudo col suo corpo (testuale) per bloccare la legge. E' la prima volta a memoria d'uomo che il corpo di Volonté serve a qualcosa. Dal punto di vista pratico, la legge cambierà abitudini e procedure, anche la cartellonistica sarà aggiornata, con grandi avvisi tipo: attenzione - vietato torturare per la seconda volta. Ora aspettiamo la circolare esplicativa. Mi spiego: se torturandomi mi strappano le unghie, per dire, la reiterazione scatta alla seconda unghia? Oppure possono strapparmele tutte e dieci (orrore! magari tutte e venti) in una sola seduta, e conta per una tortura sola? Ammetterete che è un punto da chiarire. Del resto per un pubblico ufficiale, l'eccesso di zelo è sempre gradito: se invece di darti una sberla può dartene due, certo non si lascerà scappare l'occasione. Quel che resta sono dubbi di natura più profonda, quasi filosofica. Uno: non avevamo una legge sulla tortura, il che a due secoli e mezzo dal Beccaria suona bizzarro. Due: si è deciso di fare una legge ad hoc, evidentemente perché il problema esiste. Nessuno si mette nel 2004 a fare leggi contro le ordalie, i sacrifici umani o il cannibalismo, semplicemente perché si suppone che quelle cose non esistano più. Ne deduco che non è così per la tortura. Avrei altre curiosità un po' morbose, tipo: potendo torturare la gente almeno una volta, si attrezzeranno speciali salette alla bisogna, tipo Bolzaneto, per intenderci? Oppure ci si affiderà all'improvvisazione, grande qualità nazionale, e ognuno ti potrà torturare dove più gli aggrada o gli fa comodo? Non è un dettaglio, perché con questa norma è evidente che si può torturare soltanto a colpo sicuro, buona la prima. Nessun pubblico ufficiale con la testa sulle spalle e rispettoso della legge correrà l'assurdo rischio di torturarti per due volte (reato!) e si preoccuperà molto di ottimizzare la prima seduta. Servono dunque strumenti adatti, grande professionalità e utensili appositamente studiati e monouso, visto che il secondo è vietato dalla legge. Quindi c'è da chiedersi: esiste la copertura finanziaria per acquistare tubi di gomma, frese, seghe circolari, taglierini per le orecchie, spilloni, fiamme ossidriche e stivaletti malesi? Se non c'è questa copertura finanziaria si potrebbe, che so, tagliare un po' di fondi dagli ospedali, dalla scuole, dalle pensioni, e dedicarli sapientemente al riordino del settore tortura. Porca miseria, per una volta consiglierei di fare le cose per benino! Certo, ogni legge è perfettibile. Questa sulla tortura ha per esempio un grosso difetto: lascia aperta ed irrisolta tutta la problematica relativa alla pervicace resistenza del torturato. Per intenderci: se il torturato non cede alla prima tortura che facciamo, la fa franca? Anche con tutta l'ampiezza di vedute di cui siamo capaci, non è ammissibile che uno stato di diritto dia questa opportunità a un torturato, uno che forse in seguito sarà persino processato! Per fortuna la Lega viene in soccorso anche in questo caso, riempiendo il vuoto legislativo: se dopo la prima seduta di tortura il torturato non ha parlato (è raro, ma capita), si potrà sparargli in testa invocando la legittima difesa. Non sarà necessario nemmeno dimostrare che si è stati aggrediti, basterà sostenere che ha cercato di fregarci qualcosa. Ehi, non ci credete? E' la mia parola contro la sua, e lui è morto! Poi, col cadavere ancora caldo si potrà guardare negli occhi il giudice e allargare le braccia: vostro onore, cerchi di capire, la vittima cercava di sottrarmi gli elettrodi con i genitali!
domenica, aprile 25, 2004
"Alcune tra le circa 100 persone che sono state rilasciate nell'ultimo anno dalla prigione di Guantanamo, a Cuba, sono tornate a combattere con i taleban contro gli americani in Afghanistan. Lo rivela Newsweek, citando fonti dell'intelligence militare degli Usa." E' IL MINIMO!!!!
cerchiamo di essere concreti: quei quattro bambini iracheni erano terroristi potenziali e visto che questa è una guerra preventiva è il caso di portarsi avanti contro la resistenza interna, come ancora pochi hanno il coraggio di chiamarla...come un'adorabile Bocca da Fazio imbarazzatissimo ricordando altre (inutili) resistenze...un'ultima domanda a tema: dove vuole arrivare Pansa?
sabato, aprile 24, 2004
ora che Sharon ha detto chiaramente ciò che intende fare è solo questione di tempo per l'assediato Arafat...per morire da martire e alimentare altro odio e violenza!
"Chiude «The Face», rivista-culto inglese Il comunicato degli editori, Emap Plc, è laconico: «Il numero di maggio sarà l'ultimo. Siamo costretti a chiudere la nostra rivista The Face, perché la vendite sono drammaticamente calate». Da 24 anni, The Face ha fatto scuola, rivoluzionando l'editoria britannica, innovando in fatto di grafica, argomenti (moda e musica soprattutto), foto, taglio giornalistico. The Face - il nome omaggiava lo slogan dei mod anni '60 («io sono La Faccia») - puntava alla mitizzazione dell'ordinario, con soggetti strappati alla quotidianità e trasformati, appunto, in volti riconoscibili. A oggi la rivista vendeva nel mondo 40 mila copie (25 mila solo in Gran Bretagna), a fronte delle 70 mila del `99 e 100 mila al picco di popolarità negli anni Ottanta. Fu The Face a dare risalto a fenomeni come New Romantics, rave party, pop inglese; a lanciare modelle come Kate Moss (in copertina nel 1990 a 15 anni), a rinverdire la carriera di Vivienne Westwood, a promouovere Beckham come nuova icona pop; era un giornale «glossy» - patinato - e spesso fifì; eppure in grado di monitare al meglio le subculture giovanili. Oggi è internet l'ultimo paradiso del glossy e del pop, e anche The Face si è arreso."
"Difetti - Dopo essere stato un anno in Iraq, un soldato americano è tornato a casa e ha ucciso la moglie affogandola nella vasca da bagno. I compagni della resistenza irachena hanno sbagliato di nuovo, stavolta per difetto." (jena)
venerdì, aprile 23, 2004
"le dieci foto, (http://www.repubblica.it/) pubblicate dal "Seattle Times", rappresentano le bare di 20 soldati Usa morti in Iraq mentre vengono sistemate sull'aereo che le riporterà in patria. Sono abbastanza eccezionali perché le forze armate americane non vogliono che vengano rese pubbliche foto del genere. La donna che le ha scattate, un'addetta della ditta che si occupa del rimpatrio delle salme, è stata licenziata"...perchè la democrazia di riferimento non vuole turbare gli affari del suo presidente e il sonno (della ragione) dei suoi sudditi...
giornata di incontri ravvicinati con l'idiozia e l'ottusità lasciano stremati e fanno capire quanto facile sia complicarsi la vita e renderla impossibile agli altri...dal piccolo al grande cambia solo la proporzione!
giovedì, aprile 22, 2004
da http://www.shangriland.net/archives/2004/04/16/risposta_a_un_c.html "assolutamente naturale che ciò che capita a un connazionale abbia un rilievo impari rispetto a quel che accade a un iracheno che cade sotto le bombe o nel corso di una sparatoria. Soprattutto in una circostanza drammatica come questa. Lamentarsi di questo e tirare in ballo tutti i morti che non vediamo, questa sì che è retorica della peggior specie. Un italiano non è uno qualsiasi, per me" in effetti queste tue semplici e commosse parole sono la base di ogni nazionalismo e il motore di ogni sopraffazione legata ad un diritto di appartenenza e superiorità...poi c'è chi è più sistematico nell'eliminazione degli avversari (vedi la soluzione finale) e chi invece è più improvvisato (piccoli e squallidi delitti...qualche sparo contro i nomadi...piccolezze...); mi ricordo le parole di uno che di cari ne ha visti morire molti prima di lui, Luigi Pintor, e di revisionismi o lacrime di coccodrillo non era uso (gli stessi che ora parlano di eroi non sanno nemmeno il nome di quei fustoni che si frammezzano tra loro e il mondo...reale), diceva: tutti i morti sono uguali, ma il problema è cosa facevano da vivi...
quale rilievo avrà nei telegiornali e nella stampa..."SEUL - Almeno 3000 persone sono morte o sono rimaste ferite nella gigantesca esplosione provocata dalla collisione fra due treni che trasportavano petrolio e gas in una stazione nordcoreana. Lo ha comunicato la tv sudcoreana Ytn. L'agenzia nordcoreana Yonhap ha detto da parte sua che vi sarebbero migliaia tra morti e feriti, ma non è stata in grado di dare altri particolari. Secondo le prime informazioni, i due treni trasportavano materiale infiammabile. L'esplosione è avvenuta alle 13 locali (le 6 in Italia) pochi minuti dopo il passaggio del leader nordcoreano che rientrava da una visita in Cina: luogo del disastro, la stazione di Ryongchon, 50 chilometri a nord di Pyongyang. L'agenzia di stampa sudcoreana Yonhap, ha riferito che la stazione è stata distrutta come se avesse subito un bombardamento."
no...no...non è il Vietnam...mancano i cantanti giusti...è solo sfiga! guarda cosa è capitato il 17 (che jella!!!) 17-Apr 14 morti...i nomi... A U.S. soldier died of his wounds after an attack by Shi'ite militiamen near the holy city of Najaf on Friday, Brigadier General Mark Kimmitt told a news conference. Spc. Dennis B. Morgan, 22, of Valentine, Neb., died April 17 in Iskandariyah, Iraq, when his armored personnel carrier hit an improvised explosive device. Morgan was assigned to the Army National Guard's 153rd Engineer Battalion, Winer, S.D. A Soldier assigned to the 1st Marine Expeditionary Force was killed yesterday as a result of enemy action in the Al Anbar Province while conducting security and stability operations. Pfc. Clayton W. Henson, 20, of Stanton, Texas, died April 17, in Dwaniyan, Iraq, when his convoy was ambushed. Pfc. Henson was assigned to the Army's 1st Squadron, 2nd Armored Cavalry Regiment, Fort Polk, La. Sgt. Jonathan N. Hartman, 27, of Jacksonville, Fla., died April 17, in Dwaniyan, Iraq, when his convoy was ambushed. Sgt. Hartman was assigned to the Army's 2nd Battalion, 37th Armored Regiment, 1st Armored Division, Friedburg, Germany. 1st Lt. Robert L. Henderson, II, 33, of Alvaton, Ky., died April 17, in, Diwaniyah, Iraq, when his convoy tried to avoid an overturned trailer and came under small arms attack. 1st Lt. Henderson was assigned to the Army National Guard's Detachment 1, 2123rd Transportation Company, Owensboro, Ky. A U.S. soldier was killed and two others injured Saturday when their tank rolled over in north Baghdad. Five U.S. Marines died in an ambush on the Syrian border, triggering a battle with hundreds of guerrillas and pushing the number of Americans killed in combat this month to 99. (1 still unnamed) Capt. Richard J. Gannon II, 31, of Escondido, Calif. Lance Cpl. Michael J. Smith Jr., 21, of Jefferson, Ohio. Lance Cpl. Ruben Valdez Jr., 21, of San Diego, Texas. Lance Cpl. Gary F. VanLeuven, 20, of Klamath Falls, Ore. All four Marines died April 17 due to injuries received from enemy action in Al Anbar Province, Iraq. They were assigned to 3rd Battalion, 7th Marine Regiment, 1st Marine Division, I Marine Expeditionary Force, at Twentynine Palms, Calif. Spc. Marvin A. Camposiles, 25, of Austell, Ga., died April 17, in Samarra, Iraq, when he was electrocuted while performing routine generator maintenance. Spc. Camposiles was assigned to the Army's 1st Battalion, 26th Infantry Regiment, 2nd Brigade, 1st Infantry Division, Schweinfurt, Germany. Spc. Michael A. McGlothin, 21, of Milwaukee, Wis., died April 17, in Baghdad, Iraq, when an improvised explosive device exploded near his patrol. Spc. McGlothin was assigned to the Army's 115th Forward Support Battalion, Division Support Command, 1st Cavalry Division, Fort Hood, Texas.
il Catorcio (ops il Carroccio) propone che perchè ci sia il reato di tortura "le violenze o le minacce gravi devono essere reiterate"; va bene che sul valore relativo dell'intelligenza e dell'italiano ci avevano già ampiamente abituati...ma ora mi sembrano esagerare (anche se riflettono una tendenza non isolata di relativizzare i fatti a proprio uso e consumo)...vedasi la legalità israeliana o americana!
mercoledì, aprile 21, 2004
"19,15 - PENTAGONO, 511 I MILITARI USA UCCISI. Il Pentagono ha aggiornato anche oggi il bilancio dei militari americani morti in azione in Iraq.: le vittime sono state 511." effettivamente dall'inizio della guerra sono 709!! fonte http://www.antiwar.com/casualties/
La ragion di Stato che sopravanza ogni legalità è ancora ovunque praticata...solo che se è un Saddam a farlo si alzano lamenti infuriati, se è uno Sharom o un Bush (remember Guantanamo o Panama) tutto bene!!! a me non sta poi così bene! "Dopo diciotto anni di detenzione è tornato in libertà Venne sequestrato da Roma dal Mossad e riportato a Tel Aviv Esce dal carcere Vanunu svelò i segreti nucleari di Israele Il governo lo considera un spia. Ma sono molti i suoi sostenitori Ha detto: "Sono orgoglioso di quello che ho fatto"
martedì, aprile 20, 2004
buone letture: http://www.carmillaonline.com/archives/2004/04/000718.html e l'ultimo Carlotto - L'oscura immensità della morte
"Domani ventimila insegnanti di religione cattolica (per la precisione 19.947) sosterranno la prova scritta del primo concorso pubblico aperto (e riservato) ai docenti di questa materia. Si compie, quindi, il processo aperto dall'approvazione della legge 186, il 18 luglio scorso. Domani tocca agli insegnanti della scuola dell'infanzia e elementare, mercoledì a quelli della scuola superiore." l'unico commento rasenta (o supera) la blasfemia...a ognuno la colorita e giusta associazione: dio...
"Tokio, gli ostaggi liberati travolti dalla stampa - Pio D'Emilia - TOKIO - Non li hanno linciati, ma poco ci è mancato. Se la stampa italiana indulge nella retorica dei nostri eroi per caso quella giapponese sta macellando i loro mancati kamikaze, liberati ¡ per quanto le autorità cerchino di negare l'evidenza ¡ non certo grazie alla presunta fermezza del governo ma perché immacolati pacifisti. Come i loro familiari, del resto, che un settimanale oggi in edicola finalmente smaschera. «Sono iscritti al partito comunista», strilla lo Shukan Shincho, parlando dei genitori del giovane ricercatore Imai, mentre la «maestrina» Nobuko Takato, dietro quel volto angelico, le lacrime di gioia e quell'ostinazione a voler restare a tutti i costi in Iraq nasconderebbe una personalità evidentemente disturbata: si fa le canne dall'età di 16 anni, e ha perso la verginità a 15. Maltornati a casa, cari ex ostaggi: «se vi piace tanto l'Iraq ¡ scrive il tabloid Yukan Fuji, potete sempre chiedere asilo politico». I tre giapponesi «atipici» sono arrivati domenica notte a Tokyo, quasi di nascosto, a bordo di un aereo di linea (rifiutando il C-130 governativo), pagandosi il biglietto in economica e le spese del check up medico sostenuto a Dubai. Circa 4 mila euro a testa, che il governo di Tokyo sarebbe stato ben felice di pagare, se solo questi tre «arroganti» rompiscatole avessero accettato di stare al gioco. Ma niente da fare. «Noi con il governo giapponese non c'entriamo - ha detto un genitore ¡ apprezziamo lo sforzo di tutti quelli che ci stanno dando una mano, ma non abbiamo chiesto nulla». Sembrava che il governo ci fosse riuscito, che una conferenza stampa congiunta fosse possibile. E invece non c'è stata. Alle 9 di sera, il portavoce del ministero degli esteri ha intrattenuto la stampa straniera con notizie frollate e dettagli senza senso, giustificando l'assenza degli ex ostaggi con ragioni di salute: «sono stanchi e stressati». Nel frattempo, in un albergo di Haneda, l'aeroporto alla periferia di Tokyo dove sono atterrati ¡ senza autorità ad accoglierli ¡ si è svolta la conferenza stampa semiclandestina dei familiari e dei loro avvocati. I tre eroi mancati non hanno parlato. «Troppo stanchi e stressati», hanno detto gli avvocati, facendo il verso al governo. «Meglio evitare guai ulteriori», ha confessato un parente, riferendosi alla campagna di stampa scatenata contro di loro. " (dal manifesto di oggi)
lunedì, aprile 19, 2004
avete visto quanti spottoni ministeriali...la manna per quei venditori di fumo dei pubblicitari...tanto in questo caso non è nemmeno necessario che la campagna riesca...basta farla e si è già ricchi (a proposito quella sulla scuola morattiana è una perla: 40 ore, inglese, computer e quant'altro...un perfetto reality show, molta fiction e niente di vero)
gli amici di Silvio: "Protagonista del tentativo di rendere la Fininvest "amica" di Cosa Nostra. L'uomo che, tra il 1974 e il 1976 "ha messo" Silvio Berlusconi "in mano" ai boss mafiosi. E' la descrizione che di Marcello Dell'Utri ha fatto oggi a Palermo il pubblico ministero Domenico Gozzo nella sua requisitoria al processo nel quale il senatore di Forza Italia è accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. "
o Berlusconi è più cretino di quello che già dimostra di essere o...non ho altre spiegazioni...:mentre in più direzioni si cerca di portare a casa il culo di quei cretini che sono andati, da privati, in Iraq a giocare alla guerra, questo smargiasso si vanta (è ciò che gli riesce meglio) di essere il migliore e più fedele alleato di Bush...brigate di Maometto rapitelo!
Al mercato degli eroi - ALESSANDRO ROBECCHI - La parola «eroe» è fatta di chewingum e ognuno se la tira e se la stira come gli pare. Del resto è così con molte parole che rimbalzano di questi tempi: tipo «mercenario», per esempio. «Soldato al soldo», secondo il vocabolario, dunque ben diverso dall'esercito di 30mila persone che in Iraq fanno la «security», che è un'altra cosa, più accettabile, meno immorale, più digeribile. E' una faccenda di cinismo, alla fine: tentare di trasformare una débacle politica, militare, diplomatica, in uno spottone patriottico. Chi guida il paese stava in Sardegna a far quadrare scuola pubblica e taglio delle tasse, l'altro era a Porta a Porta a far decollare l'audience, l'altro era nel Mar Rosso, o alla festa del carciofo, alla sagra della salama, non lo so. Prima che uno faccia in tempo a chiedersi «ma in che mani siamo?», ecco che si agitano i fumogeni, si tira in ballo l'eroismo e il gioco è fatto: è difficile essere cattivi, o anche solo critici, con gli eroi. E va bene. Se è questo che si vuole, sono pronto. Considerare eroi i nostri ostaggi, perché no? Uno che muore sparato alla nuca è, almeno in quel momento, un eroe, ci sono momenti in cui la pietà non si mette a bisticciare col vocabolario. Uno però si aspetta che dopo questo riconoscimento morale ne arrivino degli altri, un po' più materiali. La pensione? L'assicurazione? Il riordino del settore con diritti sanciti da regole, e sanzioni per chi non le rispetta? Qualche dato su quanti siano questi eroi, su chi li assume e per fare cosa? Qui troviamo nei nostri indignati speciali della destra armiamoci-e-partite - ancora col fumogeno tricolore in mano - una sorta di resistenza. Indignati sì, ma col freno a mano tirato. La e-mail di «assunzione» in una delle tante security irachene pubblicata ieri da Repubblica è illuminante e decisiva. Non tanto per l'agghiacciante burocraticità del fare la guerra, ma perché ricalca paro-paro le attuali modalità del mercato del lavoro. Si dice all'aspirante bodyguard il tipo di incarico (vagamente). Si parla di soldi per il salario, ma si fa balenare la possibilità di incarichi meglio retribuiti, in futuro, chissà. Poi si glissa alla grande su garanzie e diritti. Magistrale il passaggio sulla copertura assicurativa: «E' a tua discrezione e ci stiamo muovendo per poterci assicurare...». Insomma, vedremo, faremo, chissà, uhm... ehm... tutto vago, tutto in nero, tutto molto precario e flessibile. Nell'allontanare con orrore e indignazione la parola «mercenario» - e dopo aver sgridato come uno scolaretto impudente il manifesto - la destra governativa e le sue falangi mediatiche hanno spostato il tiro: trattasi di lavoratori italiani all'estero, gente che andava armata in Iraq per mandare avanti la baracca, per campare. «Persone semplici», come dice anche l'appello delle famiglie. E come tali trattate: gente che casca dalle impalcature, che prende il cancro per l'amianto, che lascia le dita sotto le presse, che muore lavorando senza che al governo italiano - sia esso da Vespa, in Sardegna, in immersione - gliene freghi qualcosa meno di niente. Migliaia di casi all'anno per cui nessuno si sogna di usare la parola «eroe», e per i quali bisognerebbe forse rivendicarla. Fino alla beffa indecente di far sapere alle famiglie dei caduti la notizia dalla tivù. Per gli edili in nero che restano sotto i crolli improvvisi, a volte, si scrivono in tutta fretta i contratti nella notte, in modo che siano in regola prima del funerale. E per questi qui, invece? Per questi «eroi» italiani? E' davvero paradossale: per non dire che sono mercenari, o che svolgono ruoli poco chiari e forse anche un po' nefasti, vengono promossi sul campo a «lavoratori». Ma questo - l'essere lavoratori - infine li declassa e li normalizza: ecco un altro morto sul lavoro trattato dallo Stato con lo stesso riguardo di tutti i morti sul lavoro, cioè nessuno. Un po' di cortina fumogena, bandiere, nazionalismo, lacrime di coccodrillo. Il fatto è che se si ricalca la guerra, la sua privatizzazione, le sue dinamiche, si ottiene con precisione quasi assoluta un disegno del mercato, del liberismo sfrenato e imperante, dell'assenza di regole, della dittatura assoluta del profitto su ogni altra considerazione. Il mercato e la guerra, ecco il problema, che se ne stanno abbracciati stretti stretti, stritolando chiunque si trovi in mezzo, «eroe» o «lavoratore» che sia. (sul manifesto di ieri)
domenica, aprile 18, 2004
su The New York Time di oggi un omaggio a un'America che ci ha cresciuto, con armi meno rozze di quelle attuali!!! Can Disney Build a Better Mickey Mouse? By JESSE GREEN Published: April 18, 2004 E was the only time I was happy," said Maurice Sendak. Mr. Sendak, who based the character of Max in his children's book "Where the Wild Things Are" on Mickey Mouse, is an exact contemporary of the cartoon rodent: both were born in 1928. "I was around 6 when I first saw him," he said. "It filled me with joy. I think it was those primary colors so vivid and pure, taken up with the most incredibly beautiful animation, reminding you of Fred Astaire. Oh! And his character was the kind I wished I'd had as a child: brave and sassy and nasty and crooked and thinking of ways to outdo people." The joy leached from Mr. Sendak's voice. "Not like the lifeless fat pig he is now." Mr. Sendak is hardly alone in mourning the mouse's decline. "Boring," "embalmed," "neglected," "irrelevant," "deracinated" and, perhaps most damning, "over" are some of the adjectives that cropped up in recent interviews with people in the cartoon, movie and marketing businesses. And strangely for such a well-known figure, Mickey doesn't even have a back story: no clearly defined relations, no hometown, no goals, no weaknesses. According to David Smith, director of the Disney archives, the company maintains no "biography" of the character; he is who he is. But Mickey is not just another property that Disney owns: he's the hallmark, the frontman, the ambassador for its theme parks, the logo on its business cards. A significant portion of the Disney empire is built around this strange creature. And yet, at a time when the company is already facing an almost cartoonishly daunting litany of travails — a hostile takeover bid, the loss of its highly successful partnership with the animation studio Pixar, mass layoffs at its own animation studio, the very public campaign by Roy E. Disney, nephew of Walt, to dethrone the C.E.O., Michael Eisner — his appeal is apparently starting to slip. Publicly, the company maintains an optimistic stance. "In my world," said Andy Mooney, chairman of the consumer products division, "a character that generates $4.5 billion a year in retail revenue and is at least four times larger than any other character in the world except Winnie the Pooh" — which Disney also controls — "doesn't need refurbishing." According to Mr. Mooney, Mickey has "98 percent unaided awareness for children 3 to 11 worldwide," and has started to appear again as a "real favorite" among girls 8 to 12 and, surprisingly, boys 13 to 17. The company acknowledges that revenue from Mickey merchandise, measured as a portion of all consumer products, has shrunk significantly since 1997. What Disney doesn't acknowledge is that Mickey's reputation, measured in conversations with industry watchers, is shrinking even more. Still, signals of the Mouse's distress have lately begun to seep out, almost unconsciously, from the soul of Disney's business: its storytelling. In a video game called "Kingdom Hearts" — which has sold more than 4 million units since its release in 2002 and is frequently cited as evidence of Mickey's continuing relevance — the mouse barely appears. Instead, he is relegated to a subplot that seems eerily allegorical. According to the game's Web site, evil marauding aliens known as the Heartless are threatening the Kingdom. (Roy Disney has called the company under Mr. Eisner's leadership rapacious and soulless.) "There's turmoil in Disney Castle," it says. "King Mickey is missing." The company has indeed made quiet attempts to find him. In 2002, Disney marketing officials set up a Mickey "situation room," stocked floor to ceiling with thousands of examples of mouse merchandise, to show executives from every division, brought in for tours, that the character was inconsistent and in need of refocusing. (Licensees were somewhat randomly producing four different generations of Mickey likenesses.) At around the same time, said a branding executive who did not wish to risk reprisals by allowing his name to be used, Disney "put out feelers" among animators for ideas about remaking the Mouse. Disney officials deny it, saying that the 18-month program of special events and new product releases that commenced on his 75th birthday, last November, was not an attempt to revive a flagging brand but merely a company-wide effort at "showcasing" Mickey more successfully. But it is not immediately clear how the 75 giant Mickey statues they gave celebrities to decorate might do that."Companies at times let a character linger because they are not sure what to do with it and fear going the wrong way," said Avi Arad, CEO of Marvel, which has revived its classic Spiderman character. "So they do nothing. Mickey right now doesn't have a dialogue. He's not carrying any banners. Maybe right now he doesn't stand for anything but nostalgia. Nostalgia is fine, but it is not enough." Whose nostalgia it is makes a crucial difference. Some marketers said that these days, Mickey merchandise is mostly bought by parents — an ominous sign. Martin Brochstein, executive editor of the Licensing Letter, calls Mickey "irrelevant to a huge generational chunk that grew up on `Sesame Street' or Nickelodeon but really had no contact with Mickey unless they went to one of the theme parks." According to Cindy Levitt, vice president of Hot Topic, a mall-based fashion retailer, kids themselves are buying clothing featuring SpongeBob and, of all things, the Care Bears. To be popular with today's hipster teens and 20-somethings, she said, a character "has to have originated in their youth. It has to be from the 1980's." Mickey, she added, doesn't "register" with her clients. "He's too old. He's their parents' character." So how did Mickey come to be seen by so many people as an out-of-touch Rat Pack leftover, cashiered to Anaheim and Orlando, all but playing golf with Gerald Ford? How can something so beloved become so empty? And what can Disney do about it? "It all began with a mouse," Walt Disney liked to say. Well, not quite. In 1928, Disney lost control of the rights to a previous creation called Oswald the Rabbit. All but bankrupt, he hastily sought to develop a new character that would be a distinct individual instead of a vaudeville stooge. Along with Ub Iwerks — the only animator who stayed with him — he replaced the rabbit's long floppy ears with two black disks and came up with one weird creature. Not just physically, though as mice go, he was pretty irregular, with his giant feet, widow's peak, plunger hands and hose-like limbs. More surprising was his personality; if it was based, as many people say, on Disney himself (he provided the voice), you've got to wonder about Walt. The original Mickey — who made his public debut in "Steamboat Willie," the first synchronized-sound cartoon — was only partly civilized: uninhibited, bare-chested, rough-and-ready to the point of sadism. His chums were farmyard animals like Claraballe Cow and Horace Horsecollar, and, like most cartoon characters of the period, he blithely trafficked in fistfights, drownings, dismemberments. For violence, the shipboard shenanigans of "Steamboat Willie" far exceed those in "Steamboat Bill Jr.," the Buster Keaton feature that inspired it. In one sequence, Mickey tortures various animals — banging cow teeth, tweaking pig nipples — in order to produce a rendition of "Turkey in the Straw." But that richly drawn, disreputable character, born of desperation and betrayal, got watered down almost from the moment he was introduced. Disney's first licensed merchandise — a Mickey Mouse writing tablet — appeared in 1929, by which point the first Mickey Mouse Club had already been established (along with its code of behavior). The cartoon, originally drawn for adults, was repositioned for the millions of children who took Mickey to heart. And although Mickey for a while remained a playful, conniving underdog, like Huck Finn or Charlie Chaplin's Tramp, he gradually got less mischievous. "He couldn't have any of the naughty qualities he had in his earlier cartoons," said Mr. Smith, of the Disney archives, "because so many people looked up to him. The studio would get complaints in the mail." So, sometime in the mid- to late 1930's, Mickey settled down. Barnyard cohorts and rail-riding adventures gave way to suburban domesticity with his non-wife Minnie ("They just lived together as friends," said Mr. Smith. "For a very long time") and their unexplained nephews. At the same time, Mickey's perverse qualities were grafted onto his new supporting cast — Donald Duck and Goofy, especially — who by the 1940's, according to Mr. Smith, eclipsed the mouse in popularity. Like Walt, whose politics started a rightward drift after a studio strike in 1941, Mickey was no longer a hungry Depression prole; by the time he started shilling war bonds, the transformation from amoral Huck Finn to virtuous, conservative Aunt Polly was complete.Mickey had transformed visually, too, from the elegant semi-abstraction of 1928, when his face was basically just an array of seven circles, into something cuter and less boldly graphic. Though the ears were barely altered (they floated around his head so that no matter which way he turned you always saw them straight on), everything else gradually became more "real" and "expressive." The cheeks puffed out, the limbs acquired volume and the eyes, formerly just pupils floating in a vague sea of white, got moored into upright ovals. The overall effect of these changes was that Mickey came to seem less ratlike, more human — and far younger. In an only partly silly investigation, the paleontologist Stephen Jay Gould used calipers to measure drawings of Mickey at three different stages and compared the resulting proportions to those of living animals. His conclusion was that Mickey, while aging chronologically, had become "progressively more juvenile in appearance." Indeed, he had become an infant. A baby visually yet an upstanding citizen morally, he was so internally contradictory that he ceased to suit any particular story. In any case, as the moviegoing public's taste for shorts diminished, Mickey had fewer animated outlets; he appeared in 118 cartoons before 1960 but in only two thereafter. Disney managed to keep him before the public by having him "play" other characters: Jack in "Mickey and the Beanstalk," for instance, or Bob Cratchit in "Mickey's Christmas Carol." But in the process he shed what was left of his own story. What replaced it, said Jim Hardison, creative director of Character — a company that "revitalizes" icons like Popeye and the Rice Krispies spokes-toons Snap, Crackle and Pop — was the story of Disney itself. "If I was looking for the crossover point where Mickey's story morphed into the Disney story, it was `The Sorcerer's Apprentice,' " said Mr. Hardison, referring to the Mickey segment of Disney's 1940 classic, "Fantasia," in which the mouse, as an aspiring magician, attempts to harness his master's tricks. "That's where he cemented his place as the source of Disney magic. Magic is such an important characteristic of Disney, but it wasn't an important characteristic of Mickey. Once he becomes magical, he is no longer the everyman underdog. He went from being the little guy against the world to a symbol of what Disney does." And so a logo was born. A brilliant one, at that: any close approximation of the two black ear-disks is enough to say "Disney" anywhere in the world. "For the sheer power of the graphics," the sculptor Ernest Trova once said, "Mickey Mouse is rivaled only by the Coca-Cola trademark and the swastika." By making itself inseparable from its beloved mascot, Disney made it impossible to see Mickey and not think of the company that backs him — one whose public profile is a lot more controversial than that of your average stuffed animal. "There is the dark side of the Disney reputation," said Mr. Hardison, referring to things like the 13-year legal battle over the rights to Pooh and the Sonny Bono Copyright Extension Act, for which Disney lobbied so aggressively that it became known as the Mickey Mouse Protection Act. (Had that bill not passed Congress in 1998, Mickey's 75th birthday would have been his last as an exclusive character; now he belongs to Disney at least until 2023.) "Disney says, `We are basically selling happiness,' " Mr. Hardison continued. "But that requires a sort of ruthless efficiency that tends to undermine the whole fun-loving image they present. Over time, that shadow story has gained some traction with the audience, and as the symbol of what Disney stands for, Mickey can't help but pick up a little bit of that shadow." Mickey doesn't have many options, though, for new stories. It's the job of the Corporate Brand Management group — often referred to as the Mickey Police — to ensure, as Maria Gladowski, a consumer products spokeswoman, put it, that the efforts of the company stay true to the core values and personalities of each character. The official list of Mickey's current attributes reads like a Boy Scout pledge: "funny, fun-loving, high-energy, optimistic, good-natured, can-do spirit, helpful, trustworthy and adventurous." As a result, mostly retired from the movies, Mickey only appears where he cannot talk: as merchandise and as a giant mute host at the theme parks. For what would he say? Without a story of his own, he is less and less able to inspire or entertain. "He is in danger," John Updike wrote in the introduction to a book of Mickey art that Disney published in 1991, "of seeming not merely venerable kitsch but part of the great trash problem, one more piece of visual litter being moved back and forth by the bulldozers of consumerism."Even there, Disney is in a difficult position. The company would like to have Mickey make more money — Mr. Mooney of the Consumer Products division thinks the mouse could bring in an additional $1 billion a year in North America. Some think Disney could do even better; Marshal Cohen, chief analyst at NPD Group, a market research company that has worked with Disney on occasion, said: "The Mickey brand is undervalued in the consumer's purchase power. You could probably grow the brand another 40 percent." In the past few decades, Disney's attempts to get the mouse out of his trap veered between pathetic stabs at hipness ("Mickey Unrapped," a hip-hop CD) and so-called character-slapping — putting Mickey just about anywhere someone might see him. Mr. Hardison said this technique only works with the youngest consumers — teens are already sophisticated enough to sense the oversell — and thus dilutes the brand. Recognizing this, Disney has, in the last few years, whittled down their Mickey merchandise by as much as 30 percent, said Mr. Mooney. At the same time they've tried to get more bang from the merchandise they've retained. T-shirts featuring the "vintage" Mickey Mouse were given away to youngish celebrities, placed in fashion spreads and on the runway at Dolce & Gabbana — a technique aimed at creating longterm demand instead of instant return. A new Mickey TV show on the Disney Channel, planned for early 2006, may also help. But the holy grail of character marketing is a blockbuster movie. Disney is making two films for their mascot — one in which, for the first time, the mouse is rendered in 3-D animation. But, as if in acknowledgment of the damage that an unsuccessful film can do, the company is releasing them direct to video. In any case, the heart of the matter isn't the marketing; it's the storytelling. And while a wide range of industry experts agreed that Disney needed to put new Mickey content in front of kids' eyes, their detailed suggestions for fixing his character were so various and contradictory, it's no surprise that Disney has seemed unsure which way to turn. He needs to be more high-tech. He must go back to his roots. He has to have edge. He should be a patriot. He has to be mischievous like contemporary cartoon characters. He should come in different "flavors," as Spiderman does ("classic" and "theatrical"), to appeal to different audiences. He has to be specific. He has to be universal. Mr. Arad, of Marvel, all but said Mickey needed to have his head examined. "Decide who is the guy under the ears." Art Spiegelman, author of the "Maus" books, thinks he knows the answer. "How would I renovate Mickey for our times?" he said. "Easy. Make him gay. He's half way there anyway. You keep the voice the same as it's been; beyond having him take a passionate interest in Broadway musicals and occasionally wearing pink shirts, you don't have to do much. You just have to change the world around him." Underlying Mr. Spiegelman's suggestion is the idea that Mickey should be taken back from children: that his evolution from pig-nipple-tweaker to bland role model should be reversed. After all, Homer Simpson is loved by both kids and parents. Disney can't really afford to turn its figurehead into a controversy, though. "I don't feel the need to present Mickey in a new way," Mr. Mooney said. "In fact, I would say that, with all that's going on in the world, people would prefer Mickey to be this standard bearer for everything that's positive and good in life rather than go back to the presentation that Walt originally did for adults." But people like Mr. Sendak, who learned to love Mickey as a startling work of art and as an unlikely avatar of survival, don't want him to be more shiny, synthetic and likable. For them, the mystery isn't what Disney should do with him; it's why he lasted so long with nothing left to say. They want him retired if he can't be restored to what he (and America) was in 1930: an underdog struggling to secure his safety in a ridiculously dangerous world. Jesse Green is a contributing writer to Arts & Leisure. Additional reporting for this article was contributed by Eric Dash.
18.35 - ZAPATERO: "TRUPPE SPAGNOLE A CASA PRIMA POSSIBILE". Il neopremier spagnolo Josè Luis Rodriguez Zapatero ha dichiarato oggi che intende riportare a casa le truppe dispiegate in Iraq "il prima possibile". Provo sincera simpatia per il neo governo spagnolo e per la sua equa distribuzione degli incarichi tra uomini e donne...
sabato, aprile 17, 2004
equilibrismi britannici...21.36 - CONDANNA DELLA GRAN BRETAGNA. Londra ha condannato l'assassinio di Rantisi definendolo un gesto "contro la legge e controproducente".
21.35 - "UN ATTO DI AUTODIFESA". L'assassinio mirato di Rantisi è stato "un atto di autodifesa": lo ha detto l'ambasciatore israeliano a Washington, Danny Ayalon, agiungendo che "è molto importante che quando Israele se ne andrà da Gaza, non lasci indietro un territorio di Hamas". "I terroristi - ha aggiunto - continuano a prendere di mira autobus e asili, uomini e donne. Speriamo che adesso abbiano capito una volta per tutte che non possono continuare"; ognuno fa politica con gli strumenti che ritiene più opportuni...alle vorte ciò è chiamato terrorismo, altre sopraffazione, altre ancora legittimo intervento...è sempre prevaricazione e semina altro odio...e basta
ma l'Iran non era nella lista degli stati canaglia? e adesso invece sono opportuni alleati per salvare il culo dal pantano iracheno!? e per essere più credibili nella nuova alleanza diplomatica si setacciano e si danneggiano (via Digos) i rifugiati dell'opposizione iraniana...si chiama scambio di favori tra diplomazie!
"ore di attesa per i nostri ragazzi"!!! anche il televideo è da marcetta pronto a scrivere i dispacci in tricolore...mi ricordo quando il nano pelato inveiva contro quel medico (Gino Strada) che si mette a fare politica!!! punti di vista!
venerdì, aprile 16, 2004
in questi giorni, fino a domenica, c'è a Bologna la Fiera del Libro per ragazzi , purtroppo quest'anno non riesco ad andarci, e me ne dispiaccio essendo un appuntamento interessante e stimolante, anche di come può essere pensato un mondo migliore a partire dai cuccioli...chi può ci vada anche per me...
"Neanche - Un missile sparato ieri dagli americani ha colpito la casa dove vivevano una donna e i suoi due figli. Nessuno dei tre ha avuto il tempo di dire qualcosa, neanche «vi faccio vedere come muore un iracheno». (jena)"
il mitico lombrosiano Calderoli propone l'espulsione di 1000 immigrati islamici al giorno come risposta al sequestro dei mercenari nostrani...stile Mein Kampf
giovedì, aprile 15, 2004
Sarebbero morti nella notte tra venerdì e sabato, a neanche un'ora di navigazione dalle coste libiche, mentre cercavano di raggiungere l'Italia. Si tratta di trenta persone di nazionalità somala, tra di loro anche alcune donne di cui però non si sa con precisione il numero. I sopravvissuti sarebbero solo quattro. A rendere nota la notizia in Italia è stato Yusuf Mohammed Ismail, rappresentante della Repubblica federale somala del Puntland - una regione che si è autoproclamata autonoma. «E' una cronaca drammatica - ha spiegato ieri - e il dato più allarmante è che ci sono molti altri giovani somali che tenteranno la fortuna». La notizia è stata in seguito confermata alla Bbc di lingua somala dal rappresentante in Libia del Tng, il governo di transizione somalo che fa riferimento all'ex presidente Salad Hassan, che ha reso noto i nomi delle vittime.
Raffaele Ciriello era italiano, è stato ucciso all'estero, nei territori occupati palestinesi, da militari di un paese in ottimi rapporti con l'Italia, Israele, mentre documentava violenze, aggressioni e soprusi quotidiani in un territorio martoriato, non era un mercenario, ma la nostra vista dove non vogliono che vediamo, ma non ricordo Casini, o Ciampi, o tante altre facce di bronzo parlare di eroismo o altre cazzate...anzi meno se ne parlò meglio era...
è necessaria una rimessa a fuoco della situazione internazionale e del pantano iracheno in cui siamo finiti, e per capirci qualcosa uno dei modi è vedere i fatti italiani in una dimensione un po' più obiettiva, e non provinciale o retorica come sta avvenendo, leggendo la stampa estera...non ne esce un bel quadro ma almeno eviteremo di parlare di eroi...santi...navigatori...
non sono un frequentatore di gioiellerie ma sapere che dietro al bancone, sotto i cassetti dei preziosi, il proprietario può tenere tre fucili da caccia e due revolver non mi tranquillizza e anzi rende la spasmodica difesa di sassi e minerali "preziosi" un segno del degrado a cui il nostro mondo si è adeguato...da una parte disperati con una mazza dall'altra tenutari esasperati e disposti a tutto...in mezzo noi che investiamo i nostri soldi in quei metalli luccicanti paurosi che poi ce li rubino...(ops...spesso quelle merci si sono già macchiate di sangue dall'origine al distributore, e così il cerchio dell'idiozia è completo)
"Siamo coinvolti fino in fondo in una vera e propria guerra, pur essendo arrivati a guerra ufficialmente finita, per un disegno ideologico del nostro presidente del Consiglio e il suo calcolo velleitario di trasformare se stesso in partner privilegiato di Bush e l'Italia in potenza solitaria e gregaria degli Usa. Per ottenere questo risultato, abbiamo rotto lo schema cinquantennale della doppia lealtà congiunta europea ed atlantica, inaugurato da De Gasperi e proseguito per tutto il dopoguerra, scegliendo gli Usa senza Europa. Abbiamo contribuito alla frattura tra "vecchia" e "nuova" Europa. Abbiamo favorito la delegittimazione delle Nazioni Unite. Abbiamo sprecato l'occasione del semestre di presidenza europea, quando avremmo potuto lavorare per ricucire le due Europe, riavvicinando la Ue agli Usa." un passo dell'articolo del moderato Ezio Mauro sulla Repubblica di oggi, se lo volete tutto: http://www.repubblica.it/2004/d/sezioni/politica/iraqita2/mauroe/mauroe.html
sommersi, come sempre, da una marea di retorica ci viene impedito di ragionare o esprimere legittimi dubbi...c'è una guerra d'occupazione in corso, la barbarie è in entrambe gli schieramenti, con la differenza che tra gli occupanti i caduti e i feriti, al 99% militari, sono meno di un decimo dei caduti civili iracheni, che constano al momento tra le 9.000 e le 10000 unità; le ragioni umane o economiche che spingono una persona ad andare volontario in una zona di guerra riguardano solo chi le accetta, chi impugna un'arma per difendere il suo datore di lavoro mette in conto tutti i rischi connessi, se questo fosse solo uno sporco lavoro potrei rammaricarmi per una morte sul lavoro...ma è qualcosa di più e peggio anche per l'uso strumentale che tutti ne fanno...e a Casini, a nome di tutti gli altri ipocriti, direi di esprimere lo stesso rammarico per il gesto "barbaro" dei bersaglieri tricolori che solo qualche giorno fa hanno sparato e ucciso donne e bambini su un ponte di Nassijria...nessuna di quelle vittime aveva "scelto" la guerra come lavoro!
mercoledì, aprile 14, 2004
P.S. visto che i nomi dei nostri mercenari, in Iraq nell'attesa dell'apertura di qualche discoteca, li sappiamo, potremmo allenarci con i nomi arabi delle vittime civili, spesso minorenni...fatevi un trip: http://www.iraqbodycount.net/names.htm
Il progetto IRAQ BODY COUNT Questo è un progetto di Sicurezza Umana mirato alla creazione di una banca dati pubblica, indipendente e completa (basata sui resoconti delle agenzie e delle testate giornalistiche) dei civili morti in Iraq in seguito ad azioni militari dirette degli USA e delle forze alleate nel 2003. Il numero totale delle vittime viene costantemente aggiornato e reso disponibile in tempo reale in questo sito e su tutti i contatori IBC scaricabili liberamente su qualsiasi altro sito web, dove verranno aggiornati in modo automatico e senza bisogno di ulteriore intervento. Le cifre riguardanti le vittime del conflitto sono ricavate da un'analisi esaustiva dei resoconti pubblicati dai mezzi di informazione online. Laddove le fonti riferissero cifre diverse, verranno forniti gli estremi della forbice (il minimo ed il massimo). Tutti i risultati sono riveduti e controllati in modo indipendente da almeno tre membri del progetto Iraq Body Count prima di essere resi pubblici. Il progetto trae origine dal lavoro svolto dal Professor Marc Herold, che ha redatto il più completo rapporto sulle vittime civili della guerra in Afghanistan dall'ottobre 2001 ad oggi; la nostra metodologia è stata elaborata in stretta collaborazione con lui. Il Professor Herold ha commentato: "Sostengo fortemente questa iniziativa. Il computo delle vittime civili si rivela sempre più importante per almeno due ragioni: innanzitutto, le fonti militari e i mezzi di comunicazione ufficiali tentano di far passare l'idea che le nuove armi di precisione causano, nella peggiore delle ipotesi, un numero di vittime minimo e incidentale, mentre è vero il contrario; inoltre, la più efficace fonte di opposizione a queste "guerre" moderne è rappresentata da un'opinione pubblica informata e articolata, che continua a sostenere le convenzioni internazionali in materia di impatto delle guerre sulle popolazioni civili, in una fase in cui la maggior parte delle istituzioni e dei cosiddetti 'esperti' sembrano averle accantonate". per ulteriori informazioni: http://www.iraqbodycount.net/background_it.htm
Bush ha fatto progressi in geografia affermando che l'Iraq non è il Vietnam, ma è ancora scarso in storia e forse non rimedierà a breve!!
una brutta notizia: l'ultimo libro xenofobo della Fallacci sta vendendo più del precedente! gli italiani continuano a leggere poco e male!!
martedì, aprile 13, 2004
ma sono altri? gli stessi? mercenari?! italiani?!! (un bravo alla Gruber che li ha chiamati con il loro nome: moderni mercenari)...parola d'ordine, a destra e sinistra, salvarli...e far loro pagare l'Irpef e le tasse ovviamente!!! (non viaggiano a meno di 10.000$ al mese)
la mostra di Rauschenberg a Ferrara, al Palazzo dei Diamanti, merita un otto pieno per le opere esposte, alcune strepitose, sia degli anni sessanta che di fine millennio, un sei tirato per l'allestimento che sacrifica in piccole stanze pannelli e installazioni che hanno bisogno di altro respiro, fortunatamente il poco pubblico non intasava ancora di più la visione...(come al solito in Italia non esiste un servizio di guardaroba, ombrelli esclusi!!)
per i generali americani i problemi vanno eliminati fisicamente e se l'opinione internazionale e i danni collaterali, per gli stessi invasori, non fossero eccessivi, avrebbero messo in conto uno sterminio nucleare...così si alimenta il peggio: lo schierarsi contro di chi ora non interviene ed è considerato moderato...purtroppo in questo conflitto, dalle conseguenze ancora tutte da valutare, l'Europa è afona e l'Onu impotente!
Quarant'anni separano "La passione di Cristo" di Mel Gibson dal "Vangelo secondo Matteo" di Pier Paolo Pasolini. Quarant'anni e un abisso che vale la pena di esplorare per cercare di chiarire, se non comprendere, le differenze tra due epoche e due progetti. Girati entrambi vicino a Matera, in Basilicata, i due film rappresentano due diverse scritture: per Gibson la chiave è la violenza, per Pasolini è l'intelligenza. http://www.letemps.ch/template/opinions.asp?page=6&article=132519
lunedì, aprile 12, 2004
e sempre il buon Maroni nel dopo concerto, se suona ancora, pensi alle vittime del federalismo, o peggio del secessionismo, piuttosto che quelle del terrorismo (bisogna sempre misurarsi con cose alla propria portata)...
ai duri e puri che come tutti hanno pigliato mazzette, che hanno un leader senza cervello in ospedale, che hanno un ministro che fa Maroni di cognome e che li rompe alla grande e un'esamplare post umano non identificato che si fa chiamare Calderoli e un ministro della giustizia impresentabile (forse solo al foro boario) un pensierino: "...La grazia non è il premio della confessione. E' un'opportunità di clemenza che considera l'interesse generale a far cessare una specifica pena, e solo la confusione demagogica delle idee fece inserire il rilievo del perdono della vittima. La grazia riguarda il rapporto del singolo condannato con le ragioni della legge. La vittima del delitto ha avuto dalla sentenza tutto ciò che le spettava." - Giuseppe Maria Berruti (Consigliere Corte di Cassazione)
"Grazie all'arte, anziché vedere un solo mondo, il nostro, lo vediamo moltiplicarsi, e quanti sono gli artisti originali, altrettanti mondi abbiamo a nostra disposizione, più diversi gli uni dagli altri di quelli che ruotano nell'infinito; mondi che mandano fino a noi il loro raggio inconfondibile molti secoli dopo che s'è spento il fuoco - si chiamasse Rembrandt o Vermeer - da cui esso emanava". Marcel Proust *** "le opere ci guardano, sono loro che guardano noi e non viceversa, l’opera non parla ma vede, ci vede proprio nel momento in cui noi crediamo di vederla; guardare un quadro è come stare alla finestra, è questo che fa coincidere autore e spettatore in una sola figura, nella stessa persona, è questa soglia, vera e propria linea di frontiera, che ci consente di cogliere quel raggio di luce, l’immagine dell’opera, prima che si inoltri e vada a spegnersi nella stanza alle nostre spalle tra le cose del mondo; questo essere antenna percepente che accomuna l’autore nella visione dell’opera e lo spettatore nella sua contemplazione, questo porsi in bilico è la soglia che fa coincidere autore e spettatore nella stessa figura e consente la lettura dell’opera in un destino comune…" Giulio Paolini
domenica, aprile 11, 2004
a titolo di aggiornamento i nomi dei sette (6+1) di venerdì (remember?), nel frattempo la lista si è allungata! 1st Lt. Joshua M. Palmer, 25, of Banning, Calif. Lance Cpl. Michael B. Wafford, 20, of Spring, Texas. Both died April 8 due to injuries received from hostile fire in Al Anbar Province, Iraq. They were assigned to 1st Battalion, 5th Marine Regiment, 1st Marine Division, I Marine Expeditionary Force, Camp Pendleton, Calif. Staff Sgt. William M. Harrell, 30, of Placentia, Calif., died April 8 due to injuries received from hostile fire in Al Anbar Province, Iraq. He was assigned to 1st Battalion, 5th Marine Regiment, 1st Marine Division, I Marine Expeditionary Force, Camp Pendleton, Calif. Spc. Isaac Michael Nieves, 20, of Unadilla, N.Y., died April 8, in Bani Saad, Iraq, when individuals using an improvised explosive devise and small arms fire attacked his combat patrol. Spc. Nieves was assigned to the Army’s 82nd Engineer Battalion, 1st Infantry Division, Bamberg, Germany. Cpl. Nicholas J. Dieruf, 21, of Versailles, Ky., died April 8 due to injuries received from enemy action in Al Anbar Province, Iraq. He was assigned to 1st Light Armored Reconnaissance Battalion, 1st Marine Division, I Marine Expeditionary Force, Camp Pendleton, Calif. Lance Cpl. Christopher B Wasser, 21, of Ottawa, Kan., died April 8 due to injuries received from enemy action in Al Anbar Province, Iraq. He was assigned to 3rd Battalion, 7th Marine Regiment, 1st Marine Division, I Marine Expeditionary Force, at Twentynine Palms, Calif. Lance Cpl. Levi T Angell, 20, of Saint Louis, Minn., died April 8 due to injuries received from hostile fire in Al Anbar Province, Iraq. He was assigned to Combat Service Support Group 11, 1st Force Service Support Group, I Marine Expeditionary Force, Camp Pendleton, Calif.
L'uovo di Pasqua è una degna metafora dei tempi: luccicante e suadente l'involucro esterno, misero il guscio di un cioccolato più o meno raffinato a custodire un grande vuoto in cui galleggia una sempre deludente sorpresa...tanto rumore per nulla...buona Pasqua! (e se mettiamo a confronto sostanza e rifiuti la proporzione è uno a sette!!)
sabato, aprile 10, 2004
magari è stato tutto girato a Cinecittà come lo sbarco sulla luna...ci sarebbe l'alone di leggenda!
bello spot (ma forse la sua voglia di apparire sembra ancora più penosamente ridicola in una reale situazione tragica)...mentre si fa fatica a contare i morti quel berretto e quei sorrisi sono fuori luogo...anche sul palcoscenico di un attore da farsetta...non si tratta di coraggio, ma di calcolo...tra un po' tornano (verticali si spera) e la situazione sarà ingovernabile e le elezioni si avvicinano...
l'Iraq ha perso una splendida occasione per farsi amare...tenersi Berlusconi...ma forse era chiedere troppo ad un paese così travagliato!
venerdì, aprile 09, 2004
leggendo le notizi