After2000

em@il

mercoledì, giugno 30, 2004

me la prendo comoda tanto le cose non cambiano se non in peggio; attenti ai colpi di mano estivi...sono quelli che ci mettono di più ad essere digeriti! per il resto niente di nuovo sul fronte occidentale (fuor di metafora mi prendo qualche giorno di ozio!)

postato da sixty2 08:28 | commenti (1)

martedì, giugno 29, 2004

con un po' di pazienza alcune cose si vengono, di striscio, a sapere! "4 milioni di dollari per gli ostaggi E alla fine arrivò la conferma: per gli ostaggi italiani "fu pagato un riscatto". Il Corriere della Sera pubblica oggi (27/6) l'intervista fatta dal Sunday Times (non dal TG4 o dal Giornale di Belpietro...) ad Abu Yussuf, un cittadino iracheno che afferma di aver filmato l'esecuzione di Fabrizio Quattrocchi. Yussuf racconta, in un'intervista fitta di particolari e giudicata estremamente affidabile, che per la consegna del corpo di Quattrocchi furono versati 200.000 dollari mentre per gli altri quattro ostaggi (i tre italiani più l'ingegnere polacco Kos) vennero pagati "4 milioni" di dollari. Al Sunday Times Yussuf racconta anche gli italiani furono catturati in un agguato. "Dicevano che lavoravano in una società di sicurezza - racconta l'uomo - ma dalle carte capimmo che erano qualcosa di più: si erano addestrati in Israele". Bisogna sottolineare come boatos interni al giro della stampa italiana addetta alle cronache estere sussurrino della presenza, in mano a un corrispondente milanese, di carte che testimonierbbero legami inconfutabili tra i nostri Servizi e uno dei quattro rapiti in Iraq: si attende eventuale conferma nei prossimi giorni, ammesso che la direzione della testata in grado di pubblicare l'esplosiva documentazione dia il via libera al giornalista in questione. Ma torniamo all'intervista rilasciata al Sunday Times da uno dei sequestratori dei nostri connazionali. Sulla morte di Quattrocchi, Yussuf rivela che l'italiano venne ucciso "con la sua pistola". Lui, racconta, fu scelto come vittime "perché aveva lavorato in Bosnia e Nigeria, paesi dove i musulmani avevano sofferto". Quanto alle ultime parole di Quattrocchi, l'italiano si sarebbe rivolto a Yussuf dicendogli: "tu che parli italiano, toglimi la benda e fammi morire come un italiano". Va considerato il mancato risalto conferito dal Corriere a queste dichiarazioni. La notizia del riscatto plurimillenario viene relegata da Alessio Altichieri, autore dell'articolo, in chiusura del pezzo, e soffocata da un aggettivo che la dice lunga sull'impostazione del nuovo Corriere di Salvatore Ligresti: si parla di rivelazione "velenosa" da parte dell'intervistato. L'ennesimo sospetto vòlto alla mistificazione della verità scandalosa, che costituisce l'ennesima e più clamorosa smentita allo spot autocelebrativo del premier italiano, fregiatosi in maniera indegna nell'annunciare worldwide la liberazione degli ostaggi a qualche ora dalle elezioni che, comunque, ha perduto. Da ricordare anche la diffusione, in pieno stiledisinformatsija, di un supposto video della liberazione degli ostaggi - apparso poco credibile anche in assenza di interviste da parte dei sequestratori. Voci di corridoio, a poche ore dalla pubblicazione del Sunday Times, affermano che Maurizio Scelli, il responsabile italiano di Croce Rossa che ha citato in giudizio Gino Strada per le affermazioni sul pagamento di un riscatto, sia intenzionato a ricomporre la questione senza accedere a un'aula di tribunale."

postato da sixty2 21:24 | commenti

"Di ognuno di loro Melanicus poteva contemplare le ceneri, casualmente mischiate alle altre. Lì, di fronte a tutti quei nomi, scritti in vernice nera su una lapide deposta in mezzo alle dune di polvere grigiastra, gli sembrava di respirare più poesia e maestà che in ogni altro cimitero del mondo politicamente corretto, con migliaia di terza classe ben separati dalle lapidi di seconda e dalle tombe di prima, arricchite da giardinetto annesso, o nascoste in bungalow marmorei solitamente disegnati da architetti impazziti." IL PROFUMO DEL DIAVOLO dI Stefano Ferrio

postato da sixty2 13:59 | commenti

venerdì, giugno 25, 2004

Museum to return Maori remains Gerard Seenan Friday June 25, 2004 The Guardian Three tattooed Maori warrior heads that have been hidden away in a Glasgow museum vault for up to a century are to be returned to their native New Zealand. Councillors in the city yesterday decided unanimously to repatriate the 19th century heads after they received a request from a New Zealand museum in March. An 18th century leg bone of a Maori warrior chief will also be returned. The somewhat grisly relics have never been on display and have lain in storage in Kelvingrove art gallery and museum. They will be sent to Te Papa Tongarewa museum, in Wellington, where Maori curators hope to link the remains to specific tribes, who can then bury them in traditional Maori ceremonies. John Lynch, who heads the council's repatriation working group, said: "These artefacts are a legacy of the colonial past and returning them to New Zealand and, hopefully, to the Maori tribes from where they came is the right thing to do." Te Papa Tongarewa has been campaigning for several years for the return of Maori remains that were taken overseas as macabre trophies. It estimates that 200 remains, from skulls to leg bones, remain in museum collections. The first head was bought by the then Glasgow corporation in 1906 from James Cross, who ran a menagerie with his father, William, before he went on to become the city's mayor. Curators believe he obtained the head from a relative who owned a curiosity shop. The other two heads were donated to Glasgow in 1951 by Archibald Shanks, an amateur natural historian, who purchased them from the Blair museum, in Dalry, Ayrshire, when it closed in 1901. An extract from Shanks's 1901 diary reveals that one of the heads was that of the Tecaro chief of Wycota, New Zealand, who was killed in battle by Wa Tero, great chief of Coweri. The second head is reported to have come from an unnamed chief who had 40 wives. The leg bone comes from a warrior chief killed in 1790. It came into the council's trusteeship - human remains can't be legally owned - in 1936 when Robert Mellish, of the 4th Scottish Rifles, donated a number of Maori items. Major Mellish's uncle, George Mellish, lived in the South Island from 1858 to 1881. He fought in the Maori wars and may have collected the bone then.

postato da sixty2 22:19 | commenti

giovedì, giugno 24, 2004

Per la prima volta nei suoi 174 anni di attività saranno aperti al pubblico gli archivi della Royal Geographical Society di Londra. Vale a dire un milione di carte geografiche, mezzo milione di fotografie e un patrimonio di manoscritti e oggetti in grado di riempire quattrocento metri lineari di scaffalature. Testimonianze dei diari di bordo, dall'Africa all'Asia alle Americhe, di esploratori, scienziati, missionari o eccentrici viaggiatori. Una iniziativa che ha coinciso con l'inaugurazione della nuova sede della Royal Geographical Society, in Exhibition Road, a Kensington, con la mostra «Aprendo gli archivi: 500 anni di sguardi sul mondo» che resterà aperta fino al 17 settembre.

postato da sixty2 13:12 | commenti

mercoledì, giugno 23, 2004

POP ART UK (British Pop Art 1956-1972) - Modena, belli gli spazi espositivi, così come i pezzi, una "piccola" mostra per rendersi conto che tutto era già successo prima che Andy facesse scoppiare il fenomeno negli Usa!

postato da sixty2 21:48 | commenti

sulla guerra: "Ventimila mercenari a Baghdad - Dopo essere finite sotto gli occhi degli osservatori dei media indipendenti o di quelli più attenti delle riviste specializzate in sicurezza e guerra durante il conflitto in Sierra Leone o per il loro utilizzo nei Balcani; negli ultimi tempi la questione dei mercenari e della privatizzazione delle forze combattenti ha trovato spazio anche nelle pagine interne dei media principali. Soprattutto dopo che 4 mercenari americani, il 31 marzo 2004, sono stati uccisi in un attacco a Falluja in Iraq e che la folla si è accanita sui cadaveri. In tutto questo però i telegiornali italiani hanno descritto l'evento come se fosse successo che quattro impiegati civili americani fossero stati uccisi... più o meno come fossero personale di qualche compagnia petrolifera o di qualcuno della cooperazione internazionale e quindi non si capiva perchè questi arabi (che ci descrivono sempre più mostruosi) si fossero così accaniti o perchè li avessero uccisi. Il motivo c'era, si trattava infatti di uomini della compagnia Blackwater, tutti ex-appartenenti ai reparti d'elite americani, che svolgono sul territorio occupato dalle forze USA in Iraq compiti che vanno dalla logistica, alla protezione e difesa di obiettivi fino a veri e propri combattimenti essendo dispiegate anche in zona d'operazione oltre a indicibili operazioni coperte. Il boom di queste Compagnie Militari Private (PMC) è un fenomeno piuttosto recente che deriva dalla smobilitazione e privatizzazione di parte dei servizi di logistica da parte del Pentagono al termine della Guerra Fredda. Se infatti sulla linea di combattimento delle armate USA troviamo ancora i soldati dell'esercito, nelle immediate retrovie, cucine, campi, bagni, lavanderia, infrastrutture, tende, logistica e tutto quello che potete immaginare possa portarsi appresso un esercito, ci sono delle ditte private che si occupano di queste incombenze. Ovviamente quando parliamo di ditta privata dobbiamo pensare ai grandi numeri delle operazioni militari USA nel mondo dall'Iraq, all'Afganistan ai Balcani etc. e quindi queste ditte private sono delle gigantesche corporations che seguono l'esercito imperiale americano. Multinazionali piuttosto note come Halliburton, DynCorp, Vinnel etc., che ricevono commesse per centinaia di milioni di dollari dal Dipartimento della Difesa Americano. Un po' tutti sanno che Halliburton Industries era la compagnia dove era CEO (amministratore delegato) Dick Cheney fino a che non si è candidato a fare il vice-presidente nella campagna per la Casa Bianca con George W. Bush del 2000. Se la privatizzazione della logistica rimane un fatto inquietante, abbiamo infatti questo particolare "personale civile" nelle immediate retrovie del fronte, ancor più inquietante è il fatto che le forze combattenti non facciano parte di eserciti nazionali o di guerriglie o milizie locali, ma siano PMC e che queste PMC siano assoldate non, come avvenuto da sempre, da dittatori locali, ma dalle "democrazie occidentali" ed affiancate ai loro eserciti sul campo per compiti, che a volte, non sono per niente chiari. Comunque sia dai resoconti dei giornalisti che dei militari presenti in Iraq queste forze paramilitari private viene riferito che si comportano con arroganza e violenza verso le popolazioni locali con la forza delle loro armi e dei loro truci addestramenti da truppe speciali. Per rispondere all'imbarazzante utilizzo di eserciti privati alcuni stati come Sud Africa e Gran Bretagna dove il fenomeno dei mercenari è più diffuso hanno dovuto pensare delle regole. Il Sud Africa ha ultimamente fatto una legge che vieta ai suoi cittadini di combattere all'estero - ciò è dovuto alla storia recente del Sud Africa ed al surplus di forze d'elite del vecchio esercito del Sud Africa razzista dell'apartheid che combatteva in tutta l'Africa meridionale contro i guerriglieri dell'African National Congress ed in tutti i conflitti africani a partire da Angola e Mozambico. Tutta questa "esperienza" di morte, sangue e terrore si è trovata libera sul mercato ed ha trovato subito collocazione nei molteplici teatri di guerra oggi aperti. L'esperienza avuta con la disciolta Executive Outcomes (EO), una PMC sudafricana, in Sierra Leone dovrebbe far riflettere, intervenuta pagata dal governo per addestrare l'esercito e guidare la controffensiva ai ribelli dopo quattro anni di guerra civile, EO riuscì in breve tempo a guidare l'esercito a riconquistare il territorio in mano ai ribelli (soprattutto le ricchissime miniere di Kono di cui si dice EO abbia ottenuto partecipazioni nei diritti di sfruttamento) fino a creare un clima di relativa stabilità e tenere elezioni, poi EO lascia il paese, pochi mesi dopo il governo viene rovesciato e ricomincia la guerra civile. Morale la forza della EO non ha radicato nulla nel tessuto sociale e tutto è tornato come prima. Anche negli USA i senatori democratici sono preoccupati del fatto che in Iraq oggi ci sono migliaia di elementi di personale di corpi d'elite che rispondono solo a chi li paga infischiandone del fatto di seminare odio tra i locali e che hanno "regole d'ingaggio" differenti da quelli delle truppe "ufficiali". Per non parlare del danno economico di formare queste truppe speciali nell'esercito e poi vederli migrare nelle compagnie militari private, spesso dirette da ex-generali e legati a doppio filo col Dipartimento della Difesa, troppo da non pensare che non vengano utilizzate per covert actions imbarazzanti. Per avere un idea di questo travaso di uomini basta citare i numeri della MPRI una della PMC americane più grandi: 6.200 ufficiali di cui 340 generali, 200 sergenti maggiori ecc. Attualmente in Iraq ci sono circa 20.000 persone coinvolte nella sicurezza privata militare (mercenari), tra iracheni e stranieri, e quando il 30 giugno ci dovrebbe essere il formale passaggio dei poteri dagli USA alle autorità irachene questo numero dovrebbe aggirarsi attorno alle 30.000 unità. Trentamila soldati privati che si muovono al di fuori del diritto internazionale e fuori anch'essi dalla convenzione di Ginevra - non vengono infatti trattati come POW (prigionieri di guerra). Un esercito preparato, rapido, efficiente, senza scrupoli ne etica, fuori da ogni codice... il sogno di ogni governo forte. [da Tactical Media Crew]"

postato da sixty2 21:31 | commenti

martedì, giugno 22, 2004

e come c'erano finite in America? "Ohio Museum Attributes a Purchase to Praxiteles By CAROL VOGEL Published: June 22, 2004 sul NYT - The Cleveland Museum of Art has bought what it thinks is an ancient bronze sculpture of Apollo the Lizard Slayer by the classical Greek sculptor Praxiteles. If it is authentic, it will be one of the most important ancient bronzes in an American museum. About five feet tall, the bronze Apollo originally depicted the young god pulling back a laurel sapling with his left hand while holding an arrow aimed at a lizard with his right. The image is known from two marble copies from the Roman period, in the Louvre and the Vatican. Of the few known Greek sculptors of the fourth century B.C., Praxiteles is considered among the greatest. But ancient Greek sculpture was so fashionable under the Roman Empire that it was heavily copied by Roman artists, which makes it difficult for scholars to date. The Roman historian Pliny the Elder saw what he considered to be the original sculpture in the first century. "Although Praxiteles was more successful and therefore more famous for his marble sculptures, he nevertheless also created beautiful works in bronze," Pliny wrote. "He made a youthful Apollo called Sauroktonos (Lizard Slayer), waiting in ambush for a creeping lizard, close at hand, with an arrow." If the work is Greek and of the classical period, it will be the only monumental Greek bronze sculpture attributed to any Greek master through literary sources. The purchase was made after a year of research, but the museum acknowledges that it has taken a gamble on whether it is Greek or Roman. "It's very important for us to make claims we can prove," said Katharine Lee Reid, director of the Cleveland Museum. "We all feel strongly that it is early and very important." The museum had the bronze tested, Ms. Reid said, and the examination identified several stylistic and technical characteristics consistent with Greek monumental sculpture from the fourth and third centuries B.C., as well as techniques that continued into the Roman period. The bronze was cast in several sections and joined together. Additional indications that the work dates from the classical Greek era include the copper inlays of the lips and nipples, the stone insert of the right eye, the thick casting and the type of patches used for repairs, as well as the corrosion of the surface and the overall condition. "When I saw it in Geneva, I thought it had all the hallmarks of being Greek," said Michael Bennett, the curator of Greek and Roman art at the Cleveland. The museum bought the sculpture for an undisclosed price from Phoenix Ancient Art, a gallery with locations in Geneva and New York run by two brothers, Hicham and Ali Aboutaam. In December 2003, Hicham Aboutaam was arrested in New York and charged with bringing a silver drinking vessel into the United States from Iran and falsely claiming it came from Syria. He was released on bail and has yet to be indicted. When asked about doing business with Phoenix Ancient Art, both Mr. Bennett and Ms. Reid said the gallery had sold antiquities to major museums, including the Metropolitan Museum of Art, and that they had done extensive research on the sculpture's provenance. Ernst-Ulrich Walter, a lawyer now in his 80's, discovered the sculpture in 1994 after he had reclaimed his family's estate in the reunited Germany. The bronze was in pieces. Four years later, Dr. Lucia Marinescu, the former director of the National History Museum of Romania, toured the estate and saw the work still in fragments. Shortly thereafter, Mr. Walter sold it to a Dutch dealer, Mr. Bennett said. From 1994 to 2002 it passed through several hands, he said, but he is not sure who owned the piece during those years. Officials at the Cleveland Museum said the sculpture was restored in 1994. It is missing the tree, the right arm from above the elbow and the left arm from the shoulder. The left hand and part of the forearm exist, detached from the figure, as does the lizard. The Cleveland Museum has shown the work to several leading antiquities experts. David G. Mitten, a curator of ancient and Byzantine art at the Harvard University Art Museums, said: "There will be intense, ongoing debate about the precise date and attribution of this figure. What is already clear, however, is that we are most likely in the presence of an original Greek bronze statue of the middle to the second half of the fourth century B.C. or perhaps the very early third century B.C." If it turns out that the work is indeed by Praxiteles, it will be an important discovery. If not, a Roman bronze is not nearly as historically significant. Sometimes museums never know. In 1983 the J. Paul Getty Museum in Los Angeles bought a marble sculpture of a naked youth or kourus for about $9 million that many scholars now believe was made by a modern forger. The Cleveland Museum plans a symposium on the work in April 2006 and is publishing a monograph as well. "It will be studied for years to come," Ms. Reid said."

postato da sixty2 22:25 | commenti

uno può essere anche stupido di suo, ma se riesce a trovare gente più stupida di lui pronta a difenderlo è un grande!

postato da sixty2 14:15 | commenti

lunedì, giugno 21, 2004

"E' indegno ciò che accade nei seggi elettorali dove vengono cancellate schede elettorali a nostro favore e attribuite a loro". Dal palco di Sesto San Giovanni Silvio Berlusconi lancia l'allarme "brogli". Un vero e proprio teorema che il premier vede architettato da "un esercito di professionisti del centrosinistra a danno dei nostri dilettanti, che puntualmente vengono fatti fessi". E' impossibile che riesca a nascondere la propria natura troppo a lungo, indecente è che un soggetto di tale pochezza sia a capo di un governo che vuole rappresentare il paese...i brogli dei comunisti sono un suo incubo infantile, che gli ripetevano per terrorizzarlo quando rompeva troppo, è per questo che gli consiglio Andreoli come prossimo consigliere!

postato da sixty2 21:26 | commenti

"Totti al contrattacco. Dopo lo sputo a Poulsen, sia il calciatore che la Roma hanno deciso di tutelarsi nei confronti degli articoli e delle dichiarazioni ritenuti lesivi per l'immagine del capitano e della società giallorossa. L'ufficio stampa della Roma, su mandato del presidente Sensi e di sua figlia Rosella, sta preparando un fascicolo che verrà poi analizzato dal legale della società, l'avvocato Conte, per individuare i materiali lesivi "per l'immagine e il patrimonio" del club. Contemporaneamente anche Francesco Totti ha dato mandato ai suoi legali di agire per la tutela della propria immagine. Sono due procedimenti distinti ma paralleli per i quali gli avvocati di entrambe le parti si incontreranno per studiare se sarà possibile mandarli avanti congiuntamente." Forse bastava comportarsi più civilmente e se si voleva arrivare alle qualificazioni giocare un po' meglio (qui non è nemmeno colpa degli arbitri!)...ne usciamo sempre più piagnoni...e ridicoli

postato da sixty2 18:00 | commenti

è peggiore la burocrazia o chi la applica (senza porsi domande)?

postato da sixty2 13:27 | commenti

la lobby cristiana sta da alcuni giorni insistendo sulle lagnanze per l'esclusione delle loro radici dalla neonata costituzione europea...è un loro diritto, peccato che tengano poco conto della maggioranza di persone che di chiese, crocifissi e altre pratiche settarie non sentono proprio il bisogno...

postato da sixty2 13:26 | commenti

domenica, giugno 20, 2004

"Riguardo al rapporto che intercorre tra il corpo e la mente, posso dire che alcuni anni fa nel corso di una malattia, ho vissuto una condizione fisica fortemente negativa. E mi sono resa conto di una cosa: che pensare troppo, concentrarsi solo sulla mente, non è la soluzione giusta. Nei racconti di questo libro (Il corpo sa tutto) ho provato a far scendere la mente nel mio corpo." Banana Yoscimoto

postato da sixty2 21:23 | commenti

La retrospettiva Derek Jarman 10. Immagini, suoni e parole si terrà alla British School di Roma dal 22 giugno al 3 luglio. A 10 anni dalla morte del regista britannico, si rivisitano materiali rari e ci sarà una rassegna dei film alla sala Trevi-Sordi. In occasione della manifestazione saranno a Roma i più stretti collaboratori di Jarman: l'attrice Tilda Swinton, i musicisti Peter Christopherson e Simon Fisher Turner (autore di molte colonne sonore dei film), che renderanno omaggio al regista con una serie di letture, performance e concerti. Il progetto - curato da Cristiana Perrella e Brendan Griggs - presenta una varietà di anteprime e materiali inediti, visivi e sonori: oltre alla presentazione dei Video Diaries in forma di installazione con colonna sonora di Fisher Turner, e alla mostra delle fotografie di scena dei film Caravaggioe The last of England scattate da Mike Laye, fra i materiali interessanti alla British School ci sarà, la sera di inaugurazione, la proiezione continua del B2 Movie, l'ultimo film che Jarman ha girato in super 8, un ritratto della vita londinese agli inizi degli anni Ottanta realizzato con un tema musicale tratto dai dischi a 78 giri di suo padre.

postato da sixty2 21:13 | commenti

sabato, giugno 19, 2004

In occasione del decennale dalla morte di Alighiero Boetti, la Gnam di Roma inagurerà il 23 giugno una mostra - a cura di Maura Picciau e Giorgio Maffei - sulla produzione editoriale dell'artista. Nella sala grafica, saranno esposte oltre 60 tra opere e libri, cartoline, inviti, un'attività nient'affatto marginale per Boetti fin dall'esordio nel 1967. Fra i lavori, Shaman/Showman, Mappa di Torino, ma anche cartoline come I Gemelli, le Scimmie. Completano il percorso le «prove» postali. Nucleo centrale, il celebre libro d'artista I mille fiumi. Una sezione della rassegna sarà dedicata all'esperimento editoriale con «il manifesto», quando l'artista - per 4 mesi, a partire dai suoi 40 anni, era il 1980 - illustrò con suoi disegni originali le pagine della cultura.

postato da sixty2 17:48 | commenti

barbarie è una parola tornata di moda, serve per denigrare il nemico, per porci dalla parte della ragione rispetto a chi è poco più che un animale, estraneo al consesso umano...ma pur sgomenti per l'esacerbato modo in cui si contrappongono le parti non vedo differenza tra un bombardamento, un'iniezione letale per eseguire una sentenza, una scelta economica che affama e condanna una comunità e uno sgozzamento...l'unica certezza è la povertà dell'essere umano e l'uso spregiudicato dei mezzi di comunicazione per indurire ed estremizzare le rispettive posizioni...

postato da sixty2 12:36 | commenti

venerdì, giugno 18, 2004

A major triptych by Francis Bacon is about to see the light after languishing for more than 30 years in the store of the Tehran Museum of Contemporary Art. Two Figures Lying on a Bed With Attendants (1968) was bought, having been shown in Europe in 1972, by the wife of the last shah of Iran. It became part of the collection of the Tehran museum, but it is thought to have been on display there only once in 30 years. Then, in 2001, Tate Britain's director, Stephen Deuchar, holidayed in Iran. He stopped off at the Tehran museum, asked to meet the director, Ali Reza Sami Azar, and was shown the gallery's reserve collection. "Even under the fluorescent lighting of the store we could see it was a strong work," Dr Deuchar said yesterday. "An idea of exchanging works emerged - we recently lent them a Bill Woodrow sculpture for a British Council exhibition in the Tehran museum." The triptych is on loan to Tate Britain for six months, where it forms the centrepiece of a new Bacon room. The work did not remain in store merely because of its overtly sexual content, though that may have been a factor. "Dr Sami Azar did acknowledge the need for caution over one or two female nudes in the collection," Dr Deuchar said, "but he would say that it was as difficult finding a proper context for the Bacon's display - the revolution brought to an end collecting of contemporary art." The work is one of a number of vast triptychs that Bacon produced. The left and right panels mirror each other, with a seated figure nude on the left and clothed on the right. It is possible that this represents George Dyer, Bacon's lover who died alone of drink and drugs on their hotel lavatory in Paris in 1971. The central panel shows two male figures, with simian facial features, in bed. The bed is identifiably that which Bacon used in Morocco and on which he received many beatings by lovers.(dal Guardian di oggi)

postato da sixty2 21:38 | commenti

giovedì, giugno 17, 2004

in Europa con due campioni: il burino Totti e il mafietto Dell'Utri, e poi ci offendiamo se ci scherzano sopra...

postato da sixty2 21:24 | commenti

a Baghdad un tempo c'era un dittatore (per lungo tempo spalleggiato dagli Usa), si moriva anche di tortura, non c'era libertà d'espressione , ma c'erano più possibilità di oggi di arrivare vivi a sera, quando quotidianamente esplodono auto imbottite di tritolo, un governo fantoccio non è in grado di assumere alcuna decisione e l'economia è controllata da truppe d'occupazione: ma sono liberi e stanno camminando verso la democrazia (che gestiremo a nostro uso e consumo) o male che vada un integralismo religioso che schiacceremo (continuando a fare i nostri interessi)...

postato da sixty2 15:22 | commenti

c'è sorpresa nel modo in cui vengono "passate" notizie clamorose con una spiccata nonchalance rendendoci partecipi e convinti che si tratti del normale democratico corso delle cose: si mente sapendo di mentire per convincere alleati e sudditi ad entrare in guerra e poi dopo più di un anno si dichiara che le ragioni portate a giustificazione di quella sanguinosa invasione sono fandonie e si tenta di farci bere l'ulteriore balla che solo nelle nostre solide democrazie siamo in grado di riconoscere e ammettere gli errori per correggerli! la lettura più disincantata di tutto quello a cui stiamo assistendo (e ricordiamo sempre che al pubblico è fatto conoscere ciò che è funzionale al potere) è che il presidente Bush non è più né presentabile e né spendibile e le grandi lobby hanno deciso di scaricarlo (negli Stati Uniti siamo in piena campagna elettorale)....ops sul terreno sono rimasti circa 12000 morti (1000 degli occupanti)...

postato da sixty2 14:40 | commenti

mercoledì, giugno 16, 2004

Happy birthday Ulysses "Stately, plump Buck Mulligan came from the stairhead, bearing a bowl of lather on which a mirror and a razor lay crossed. A yellow dressinggown, ungirdled, was sustained gently behind him on the mild morning air. He held the bowl aloft and intoned: -- Introibo ad altare Dei..... http://ccat.sas.upenn.edu/jod/ulysses.html.....another and then I asked him with my eyes to ask again yes and then he asked me would I yes to say yes my mountain flower and first I put my arms around him yes and drew him down to me so he could feel my breasts all perfume yes and his heart was going like mad and yes I said yes I will Yes."

postato da sixty2 16:27 | commenti

Si intitola «Utopia della visione. Fotomontaggi sovietici 1917-1950» ed è una raffinata mostra che si tiene a Roma (Museo di Roma, dal 23 giugno) che presenta circa 100 fotomontaggi di artisti russi provenienti dalla Casa della Fotografia di Mosca, dal Museo Statale del Cinema di Mosca, dall'Archivio Nazionale della storia sociale e politica di Russia e dall'Archivio Statale della letteratura e arte di Russia, oltre che da collezioni private russe. Il fotomontaggio nella Russia immediatamente post-rivoluzionaria, influenzato dalla pittura cubista e dalla tecnica del collage, fu considerato un modulo artistico decisamente sperimentale, prima di essere riconosciuto come un efficace mezzo di diffusione e propaganda. Le sale del Museo di Roma ospiteranno fotomontaggi utilizzati per illustrare copertine di riviste, giornali, manifesti e locandine teatrali che, attraverso l'unione fra immagini fotografiche e slogan politici, hanno veicolato avvenimenti come le campagne militari dell'Armata Rossa, le parate del Primo Maggio, la nascita dell' industrializzazione, creando un linguaggio unitario dal punto di vista politico, culturale ed artistico.

postato da sixty2 14:34 | commenti

Taglia e cuci sul mondo di ELENA DEL DRAGO Un'intervista con l'artista coreana Kim Sooja, in Italia per presentare le sue opere e le sue performance al Padiglione d'arte contemporanea di Milano. Un lavoro di cucito con le stoffe tradizionali del suo paese teso a svelare il caleidoscopio delle identità in realtà sempre più connesse tra loro. Kim Sooja, artista coreana residente da diversi anni a New York, dalla metà degli anni Ottanta lavora con alcuni elementi della sua cultura d'origine - oggetti, pratiche e pensiero religioso - che trasforma in metafora di una condizione umana universale. I suoi video, le sue installazioni e le sue performance, traggono dunque linfa da un'esperienza personale, per raccontare i cambiamenti e le particolarità che caratterizzano il nostro momento storico da una prospettiva prettamente femminile. L'attività del cucito e lo strumento dell'ago, stoffe quotidiane e drappi preziosi, si alternano in una grammatica che vuole suggerire le costanti del vivere umano in una situazione di apparente, perenne, cambiamento. La mostra Conditions of Humanity, (dal 24 giungo al 19 settembre) che arriva al Pac di Milano (Padiglione d'arte compemporanea, Via Palestro 14) dopo un passaggio al «Musée d'art contemporaine» di Lione, presenta molti lavori video, una grande installazione intitolata A Laundry Woman, e quello che rimane forse il suo lavoro più noto, A Needle Woman. Vorrei chiederle innanzitutto quali sono le «condizioni umane» di cui intende raccontare? Lavoro cercando di concentrarmi contemporaneamente sull'arte e la vita, di combinare questi due elementi per arrivare a comprendere la condizione che stiamo vivendo. In modo differente, tanto nei video, quanto nelle performance, voglio affrontare questa urgenza del nostro tempo, in cui è difficile districare l'aspetto personale da quello pubblico: è una questione umanitaria, culturale e insieme individuale quella che ci troviamo ad affrontare. Faccio un esempio: il mio video intitolatato Bottari è dedicato ai rifugiati del Kosovo, anche se la narrazione trova la sua origine nella mia cultura coreana. I bottari, infatti, sono dei copriletto che in Corea vengono regalati agli sposi novelli come messaggio augurale di fortuna, felicità, molti figli maschi e una lunga vita, ma che, all'occorrenza, diventano fagotti per trasportare l'essenziale durante il viaggio. Ecco allora che un oggetto intimo sul quale soffriamo, amiamo e moriamo diventa uno strumento per lo spostamento: è una metafora forte della stasi e del movimento cui siamo in qualche modo costretti. Nella serie di video «A needle woman», forse il suo lavoro più conosciuto, lei resta immobile, di spalle, mentre attorno scorre la normale vita metropolitana. Vorrei che ci parlasse di questa immagine dell'ago così centrale nella sua pratica artistica. In quel caso la mia immobilità simula la punta dell'ago che penetra nel tessuto, infatti proprio grazie al filo è possibile unire due diversi lembi di tessuto. L'ago è un prolungamento del corpo, il filo un prolungamento della mente. Da una parte dunque la presenza fisica delle stoffe, dall'altra quella metaforica dell'ago... Certamente, nelle performance ho usato il mio corpo come barometro per legare il pubblico al resto del mondo, ma l'idea è sempre la stessa. Possiamo dire che sono due tentativi, uno materiale, l'altro immateriale di avvolgere, connettere l'umanità. Vorrei che ci parlasse del cucito, così presente nel suo lavoro: cosa significa per lei? Ho cominciato a lavorare con il cucito ispirata dalla mia esperienza personale: nel 1983, insieme a mia madre, ho infilato un ago in una seta coreana meravigliosa e ho sentito in quel momento una vera connessione con il resto del mondo, con l'universo. È stata un'esperienza davvero sorprendente, perché mentre cercavo il metodo per esprimere me stessa l'ho trovato nella più antica e tradizionale delle pratiche: la forma circolare del cucito e la struttura orizzontale o verticale dei tessuti mi hanno permesso di trovare la mia dimensione lavorativa, culturale e dunque economica. D'altra parte utilizzando il cucito in una dimensione altra mi interessava rivelare la condizione delle donne e il valore del loro lavoro domestico non apprezzato creando intorno a esso un contesto artistico. Altro aspetto centrale nel suo lavoro, così come nella sua mostra a Milano, è l'idea del viaggio volontario o involontario, del continuo e necessario spostarsi, che caratterizza questo momento storico. Anche questa idea deriva dalla mia infanzia: la mia famiglia si spostava tutto il tempo, da una città all'altra, ogni due anni, perché mio padre era militare: il viaggio era una condizione permanente. Anche più tardi, come artista, sono stata costretta a spostarmi con grande frequenza e, d'altra parte, in questa era globale nessuno sembra potersi formarsi in un luogo troppo a lungo. In realtà la sua base è a New York da molti anni, crede che l'osservazione del mondo dalla prospettiva americana abbia influenzato il suo lavoro? Dopo l'11 settembre e soprattutto dopo la reazione americana, il mio lavoro ha indubbiamente cambiato prospettiva: prima era immerso in una dimensione prettamente culturale, mentre poi è diventato più politico e realistico. Il mio punto di vista è espresso chiaramente nel mio recente lavoro Mandala Zone of Zero in cui un canto tibetano, uno gregoriano e uno islamico sono mixati da un juke-box. D'altra parte credo che la politica estera americana così aggressiva abbia almeno aiutato a rivelare le terribili condizioni delle donne nel terzo mondo: l'urgenza della guerra ha portato in tutte le case immagini di situazioni terribili che adesso tutti conosciamo e non possiamo più ignorare. Le stesse condizioni che volevo evidenziare riguardo le donne coreane sono state sottolineate dalla guerra in maniera repentina, per tutto il resto del mondo. Dalle diverse declinazioni del suo lavoro emerge un'altra idea con prepotenza, quella della transitorietà della vita... L'idea della transitorietà dell'esistenza è fondamentale nel mio percorso lavorativo. È una consapevolezza che mi fa sentire vicina agli altri esseri umani e che ha informato fin dall'inizio i miei lavori, fin da quando ho incominciato a ritagliare e a cucire insieme lembi di tessuti, frammenti dei vestiti della nonna morta. Per questo credo di voler narrare, suggerire senza spiegare nulla, storie nascoste, storie di tempo e di ricordi contenute anche nella struttura delle stoffe. (dal manifesto di oggi)

postato da sixty2 13:17 | commenti

martedì, giugno 15, 2004

fatevi un giro sul link: music

postato da sixty2 16:37 | commenti

ripasso sui sporadici casi di tortura made in USA : http://www.carmillaonline.com/archives/2004/06/000822.html

postato da sixty2 16:28 | commenti

per ben impegnare i risparmi: "Le creazioni pop di Andy Warhol, i ritratti off-beat di cani di William Wegman e i disegni astratti di Willem De Kooning sono tra gli oltre 170 quadri che andranno all'asta il 29 giugno a New York. L'asta è stata organizzata dall'artista Chuck Close. I proventi andranno a due comitati democratici, America Coming Together e Arts Pac, che li useranno per mobilitare gli elettori in vista delle presidenziali Usa di novembre. «Unitevi ad artisti e a altri amici per dire addio a Bush» recita il volantino dell'asta in cui saranno battute anche opere di Mark Rothko, Roy Lichtenstein e Jasper Jones."

postato da sixty2 16:17 | commenti

sul NYT di oggi: Metropolitan Is Expanding Its Modern Art Department By CAROL VOGEL - Published: June 15, 2004 - Pledging to increase its commitment to modern and contemporary art, the Metropolitan Museum is planning a major reorganization of its departments of European painting and modern art, it announced yesterday. Gary Tinterow, 50, the museum's longtime curator of 19th-century European paintings, will run a new, expanded modern art department, which will include European paintings from 1800 to the present as well as international 20th-century sculpture, drawings, prints, decorative arts and design. Materials from several departments in the museum, including American art, will now become Mr. Tinterow's responsibility. In turn the department of European painting will now stop before the 19th century. The hugely popular collection of French Impressionist and post-Impressionist paintings will be included in the company of contemporary masters like Jasper Johns and Roy Lichtenstein. "The expansion was the trigger," said Philippe de Montebello, director of the Metropolitan, referring to the museum's $155 million remodeling project, which the museum announced in February and which includes adding about 10,000 square feet of space above the Oceanic galleries in the Rockefeller Wing for 19th-century art, modern art, contemporary art and photography. "Traditionally the museum has functioned like a group of small museums with different departments and collections under one roof. This is a more integrated approach." In reorganizing its curatorial departments, all European works created after 1800 will move from the Met's European paintings department, run by Everett Fahy, and come under the aegis of Mr. Tinterow's 19th-century, modern and contemporary art department. William S. Lieberman, 80, who has been the chairman of the museum's department of 20th-century art, will be involved in the new department as its chairman emeritus and special consultant. He will report directly to Mr. de Montebello. The Met's announcement comes on the eve of the Museum of Modern Art's reopening in Manhattan this fall, something Mr. de Montebello called "a coincidence." Coincidence, perhaps, yet as museums compete for some of the estimated seven million visitors who come to New York every year to see art, the announcement underscores the Met's commitment to modern and contemporary works. "We would not be using the name contemporary art were we not concerned with it," Mr. de Montebello said. "We have always represented the work of living artists. But we are an encyclopedic museum and the key for us is to be balanced." With the many museums in New York devoted to the work of emerging artists, Mr. de Montebello said he did not see the Met's role as having to be on the cutting edge. "We will leave that to others," he said. Still, this is the first time the museum has used the word contemporary to describe even a portion of one of its curatorial departments since 1979, when Mr. Lieberman joined the Met, replacing Henry Geldzahler, who had run what was then called the department of contemporary art. With Mr. Lieberman's arrival the museum renamed it the department of 20th-century art. That lasted until 2001 when it became the department of modern art. Both Mr. de Montebello and Mr. Tinterow say the Met will take a historic approach to newer art. "We don't need to be trendy but we can be current," Mr. Tinterow said. As for its acquisitions, he said, he is less concerned with representing a broad array of contemporary artists than he is with building deeper collections of the work of masters like Picasso or Jasper Johns. At the moment the museum's modern art collection comprises some 12,000 works in all media, from paintings to coffee tables. While the changes will take time for visitors to notice, Mr. Tinterow said he hoped they would see a more "seamless presentation of art from the end of the 19th-century into the 20th-century, for example, a gallery devoted to Symbolist art." Eventually he is planning a gallery devoted to the small 19th-century sketches that the department has been acquiring in recent years, which may be interspersed with early photographs. Mr. Tinterow said that one of his immediate goals was to look at the collection more historically by adding explanatory labels to great works of art, something that can be found in every other department in the museum. Mr. Tinterow also said he wanted to focus on cataloging the museum's modern art collection, for which the department has been lacking funds. "There has been a huge increase in acquisitions but there hasn't been sufficient time and resources devoted to study," Mr. Tinterow said. "I want to emphasize scholarship of what we already own."

postato da sixty2 15:41 | commenti

lunedì, giugno 14, 2004

ripassando i risultati ritrovo la conferma d'abitare in una delle provincie più idiote di una delle regioni più "di destra" della penisola: Padova

postato da sixty2 19:05 | commenti (1)

Love / Hate a Villa Manin di Passariano (UD)
Da Magritte a Cattelan
Capolavori dalla Collezione del Museo d’Arte Contemporanea di Chicago.
30 maggio – 7 Novembre 2004 -
A cura di Francesco Bonami -
Love/Hate rappresenta uno sguardo attento all’arte degli ultimi sessant’anni, partendo da opere storiche come quelle di Magritte, Dubuffet e Balthus, donate al Museo di Chicago da un gruppo di collezionisti agli inizi degli anni ’70 come stimolo e incitamento per la costruzione nel tempo di una collezione che rappresentasse la contemporaneità nel suo divenire, la ricerca artistica nelle sue fasi più sperimentali e a volte anche sconcertanti. Dal Surrealismo di Magritte all’opera di Cattelan, due artisti che in modo diverso spiazzano lo spettatore manipolando il reale e creando, per mezzo di pochi cambiamenti, un effetto sconcertante.
Love /Hate percorre gli sviluppi e le evoluzioni dell’arte fino ai nostri giorni passando attraverso i principali artisti e movimenti che hanno caratterizzano la storia dell’arte contemporanea come la Pop Art o il Minimalismo. Più di mezzo secolo di immaginazione, visioni, provocazioni che non si limitano a riprodurre il mondo ma che incoraggiano lo spettatore a riflettere.
Perché Love/Hate? Il titolo è tratto dall’opera di Bruce Nauman, uno degli artisti presenti in mostra. Amore e odio, sono infatti due sentimenti che bene si accompagnano all’arte contemporanea. Lo spettatore spesso è combattuto fra queste due reazioni: da una parte l’odio per le cose che a prima vista non può comprendere e, dall’altra, l’amore per la possibilità di proiettarsi in un mondo fino a quel momento sconosciuto. L’amore per una dimensione misteriosa e affascinante che potrebbe trasformare la sua idea dell’arte e portare stimoli nuovi nella sua fantasia e nella sua vita quotidiana.
Opere in mostra di: Magdalena Abakanowicz, Carl Andre, Richard Artschwager, Balthus, Matthew Barney, Bernd and Hilda Becher, Maurizio Cattelan, Christo, Larry Clark, Tony Cragg, Thomas Demand, Jean Dubuffet, Giuseppe Gabellone, Leon Golub, Andreas Gursky, Jim Hodges, Jenny Holzer, Donald Judd, William Kentridge, Jeff Koons, Barbara Kruger, Wilfredo Lam, Glenn Ligon, René Magritte, Matta, Mariko Mori, Bruce Nauman, Shirin Neshat, Cady Noland, Claes Oldenburg, Paul Pfeiffer, Martin Puryear, Robert Rauschenberg, Thomas Ruff, George Segal, Cindy Sherman, Yinka Shonibare, Haim Steinbach, Rudolf Stingel, Thomas Struth, Jeff Wall, Andy Warhol.

postato da sixty2 14:31 | commenti

me lo vedo, nervoso, vagare di villa in villa, pensando all'assedio, al peggio, all'ingratitudine di tanti, incerto se continuare a lottare o mollare salvando il salvabile, patteggiando per un'impunità che gli eviti la gogna...poverino, così spennato è ancora più ridicolo...l'amico Bush e l'amicone Putin gli avranno telefonato per confortarlo...se potessi gli manderei un sms!

postato da sixty2 14:24 | commenti

per un populista essere trascurato dalla gente è uno smacco difficile da digerire (con quale colpo di teatro cambierà discorso?), i numeri sono numeri e nemmeno il creativo Tremonti riuscirà a rassicurarlo che la somma non sia minore; alla fine il mio pessimismo mi ha fatto perdere (dovrò pagarla io) una cena, ma sarei stato peggio se l'avessi vinta!

postato da sixty2 08:40 | commenti

domenica, giugno 13, 2004

le "scatole" sono chiuse, da adesso in poi, qualsiasi risultato contribuirà a rompercele!

postato da sixty2 22:36 | commenti

se il ministro desaparecido (Bossi) voterà, si potrà sapere dove lo stanno tenendo segregato e tentare una sua rocambolesca liberazione...ma forse non voterà gli basta essere votato!

postato da sixty2 16:48 | commenti

potrebbe anche darsi che inanellando stupidaggini il piccolo pelato inciampi, ma mi inquieta la possibilità che "a sinistra" qualcuno pensi che ciò possa essere una vittoria!

postato da sixty2 12:16 | commenti

sabato, giugno 12, 2004

una narrazione nei toni del grigio molto suggestiva...http://www.artcoup.com/

postato da sixty2 22:22 | commenti

outing? non è nemmeno necessario, comunque nell'urna le mie schede ci sono già, tranquillo Silvio non mandarmi più messaggi, grazie

postato da sixty2 20:29 | commenti

riepilogo delle BALLE DI GUERRA: http://www.repubblica.it/2004/f/sezioni/politica/ostliberi2/docmist/docmist.html

postato da sixty2 14:38 | commenti

se a qualcuno, sprovvisto di cellulare, fosse sfuggito, oggi si vota (anche per le Europee) e iniziano gli Europei di calcio...siamo pronti ad emozioni continentali!!

postato da sixty2 14:32 | commenti

venerdì, giugno 11, 2004

sfacciettature di verità: http://www.carmillaonline.com/archives/2004/06/000818.html

postato da sixty2 16:04 | commenti

mi è capitato di sentire un attacco iroso del commissario straordinario della Croce Rossa Maurizio Scelli (uno assolutamente puro e duro!) a Gino Strada sulle dichiarazioni di quest'ultimo riguardo le modalità di liberazione degli ostaggi...tra un raccomandato e un "precario" sto con il precario, sul resto non ho dubbi, ma improvabili certezze

postato da sixty2 15:07 | commenti (1)

giovedì, giugno 10, 2004

sto aspettando il nuovo messaggio audio dell'uomo decerebrato, l'sms che mi spieghi come votare, e poi farò, come mi è ancora consentito, ciò che mi pare...(tanto perdiamo!)

postato da sixty2 21:57 | commenti

e se in Iraq capitasse di andarci, mollando il "cazzeggio" di un blog lo farei documentando dei soprusi o aiutando degli indifesi, non come cane da guardia di qualche spocchioso e codardo imprenditore americano...così amato dagli indigeni da dor spostarsi circondato da bodyguards

postato da sixty2 13:52 | commenti

esistono percorsi esistenziali che vedono nelle divise, nel potere, nel superomismo, nella legge del più forte la loro base ideologica...chiunque è più forte con un'arma in mano, e c'è chi "gode" o si sente realizzato a possederla, ostentarla e se il caso usarla...altri partono volontari e disarmati per curare o soccorrere le ferite provocate dalla stupidità e anche dai primi...penso che si sia capito da che parte sto, senza vergogna e senza tentennamenti...e vorrei che da liberi uomini che scelgono la loro professione rischiosa si pagassero rientri e trasferte e tasse anche da cittadini, non necessariamente eroici!

postato da sixty2 13:48 | commenti

mercoledì, giugno 09, 2004

mercenario e fascista si declinano bene insieme, e non c'è alcuna speculazione elettorale (purtroppo gli italiani non sono gli spagnoli!) "Maurizio Agliana è iscritto ad Alleanza Nazionale". Lo ha affermato il ministro delle Comunicazioni, Maurizio Gasparri alla trasmissione "C'è Diaco" su SkyTg24. "Non l'avevamo mai detto - così Gasparri - per l'incolumità dell'ostaggio"

postato da sixty2 17:21 | commenti (4)

viviamo in un paesino molto sciocco e populista che dedica le piazze, di squallide città senza storia nè decoro, a ventenni caporali mandati a farsi uccidere lontano, per imperizia e ignoranza (maggiore quella dei loro superiori), e nel frattempo pochi sanno chi è (era) Carlo Urbani, come è morto, e come per fare ricerca dovesse aspettare che qualche entreneuse televisiva avesse voglia di rifarsi il corredo!

postato da sixty2 14:39 | commenti (2)

mi è sfuggita sui radio-tele giornali la notiziola di un certo Dell'Utri, mafioso amico di Silvio e cofondatore di Forza Itala, per il quale sono stati chiesti 11 (undici) anni di galera per associazione mafiosa...forse tacere serve a non turbare la campagna elettorale?

postato da sixty2 14:21 | commenti

nicola fornello - Paolo Parisi observatorium - opening 10 giugno ore 18.00 - Via Paolini 27, Prato - 11 giugno 23 luglio 2004 Giovedì 10 giugno alle ore 18 si inaugura a Prato la nuova mostra personale di Paolo Parisi. La mostra, un progetto concepito ex novo per lo spazio della galleria, è una messa in scena della pittura e dei suoi processi formali, in cui ogni momento della costruzione viene trasceso dalla forza del colore. Ma è anche una messa in gioco della scultura, come dispositivo architettonico pensato a misura dello sguardo dello spettatore: un operazione che insiste sulla trasformazione, quasi miracolosa, provocata dal gesto e dall’esperienza artistica, sempre capace di rendere oggettiva eppure poetica la rappresentazione di un paesaggio. Elementi oggettivi, quali la cartografia, l’ottica fotografica e il rilievo architettonico, sono usati dall’artista come punto di partenza non arbitrario. Ciò che scaturisce, attraverso l’esperienza e la pratica artistiche, sono delle immagini nuove ed impreviste, che configurano il punto di vista dell’arte, come l’unico possibile per ancorarsi attraverso la vista alla realtà esterna, e tenere ancora in vita una relazione umanamente necessaria tra sentimento e vista, tra l'io e l'immagine. Il titolo Observatorium, spiega già il meccanismo creato dall'artista: al centro dello spazio una grande scultura/architettura – un vero e proprio osservatorio – invita lo spettatore ad entrare per trovarsi al centro di un paesaggio di opere pittoriche di grande e medio formato, esposte alle pareti, in cui l'immagine è costruita attraverso il velamento o svelamento della stessa, stratificando e togliendo colore, a volte direttamente steso usando i polpastrelli, altre accumulando la materia fino a creare uno spessore tale da trasformare la superficie in "bassorilievo", e quindi il quadro in scultura. Alla serie di opere intitolate “Inversi”, nelle quali viene invertito il tradizionale rapporto primo piano-sfondo e sotto le cui campiture monocrome riaffiorano delle immagini di vedute immaginarie, sono accostate altre intitolate “Casa dell’arte (RGB)”, quadri monocromi ottenuti con l’uso di matrici impresse sulla tela, e grandi tele, “uno sull’altro e uno accanto all’altro”, ottenute sostituendo ai tre canali di colore abitualmente usati per la riproducibilità fotografica, un unico colore, trasferito sulla tela con impronte di polpastrello e colore ad olio. Le opere pittoriche, lavorate con colori squillanti, acidi, profondi, dai neri e grigi,  ai verdi, rosa, bianco e giallo cadmio, sono tenute insieme da un unico “disegno”: la scultura-osservatorio abitabile che occupa il centro dello spazio, realizzata a strati di cartone e da cui è stata intagliata ed asportata la parte corrispondente al vuoto. La forma dello spazio interno nasce da un disegno che si raccorda allo spazio esterno e ai diversi punti di vista sul paesaggio, in modo da predisporre una geografia di relazioni visive, costruendo una serie canocchiali-osservatori. L’operazione richiede che lo spettatore venga messo al centro di un luogo intimo in cui  possa essergli restituita la possibilità di scegliere dove e come guardare. Il paesaggio si struttura quindi anche come orizzonte o dettaglio, frammento, articolando un tipo di esperienza visiva più complessa e sofisticata, simile per un verso a quella necessaria a leggere gli stessi quadri, in cui  il processo di costruzione e le varie fasi, si collocano tra l'occhio dello spettatore e l'immagine, tra il cuore e la superficie. Tutto dunque ruota intorno al rapporto tra quadro, pittura, e sguardo dello spettatore: l'arte diventa non solo forma di affermazione di uno spazio, ma anche e soprattutto strumento e mezzo di creazione di un tempo, che dilata l’osservazione, la percezione a misura della contemplazione. Un tempo che si misura attraverso la profondità dell'immagine e della superficie pittorica, dell'intensità cromatica. E’ la possibilità di avvicinarsi all'orizzonte attraverso la prospettiva messa in scena dal quadro o quella montata per frammenti e dettagli dalla scultura e dall'installazione. La pittura e la scultura ancora una volta capaci di rendere raggiungibile e praticabile lo spazio esterno rendendo possibile il tempo della contemplazione e dell’osservazione sentimentalmente coinvolta nella manifestazione della vita della pittura, cioè nella vita dei colori e delle superfici.. Paolo Parisi, nato a Catania nel 1965, vive e lavora a Firenze. È uno dei fondatori dello spazio "Base / Progetti per l'Arte" di Firenze. Da circa dieci anni partecipa a numerose mostre personali e collettive ospitate sia da istituzioni pubbliche che da spazi privati. Tra le principali mostre recenti: le personali del 2001 presso la Kunstverein Aller Art di Bludenz e il Centro per l’Arte contemporanea Palazzo Fichera di Catania, la partecipazione alla mostra „Leggerezza, Ein Blick auf zeitgenössische Kunst in Italien”, presso la Stadtische Galerie im Lenbachhaus/Kunstbau di Monaco, la doppia personale del 2002 presso la Galleria Neon di Bologna e la G.C.A.C. di Castel San Pietro Terme, la personale del 2002 presso la Galleria Primo Piano di Roma, la partecipazione a “Eco e narciso”, all’Abbazia di Novalesa e all’Ecomuseo delle Terre di confine di Moncenisio Ferrera, nel 2003 e, nello stesso anno, alla mostra “Libre”, al CID del Museo Pecci di Prato e alla mostra “Moto a luogo”, alla Rocca di Carmignano.

postato da sixty2 11:33 | commenti

per chi fa ricerche sui regimi, passati e odierni, basta accendere ora il televisore o la radio e il materiale vi sommergerà!

postato da sixty2 11:26 | commenti (1)

bombette, risoluzioni Onu, liberazioni e ritorni in stile hollywoodiano, fatti grandi e piccoli che rendono ancora più certo il risultato elettorale del weekend, il potere non si molla e si amministra con tutti i mezzi(ucoli)

postato da sixty2 11:25 | commenti

martedì, giugno 08, 2004

Bacon's rare portraits of a female lover go to auction - John Ezard, arts correspondent Tuesday June 8, 2004 The Guardian - Francis Bacon's Three Studies of Isabel Rawsthorne, which are expected to fetch £1.5m to £2m when they go under the hammer at Christie's this month. Paintings by Francis Bacon of one of his two known female lovers were forecast yesterday to fetch £1.5m to £2m at auction in London this month. They are of the friend about whom the famously homosexual painter bragged to the magazine Paris Match: "You know, I also made love to Isabel Rawsthorne, a very beautiful woman who was Derain's model and George Bataille's girlfriend." Isabel Rawsthorne was one of the strikingly independent, good-looking people of her time, with a warm and distinguished face. Yet her fate - as model and mistress to several great 20th-century artists - was to be shown in strange ways by her lovers and admirers. Picasso gave her wild hair and a vertical mouth. The sculptor Alberto Giacometti based some of his stick people on her. And Bacon's canvases, titled Three Studies of Isabel Rawsthorne, make her look lion-faced, with a nose and cheeks which appear to have had skin flayed from them. Raised in east London and herself a painter, Rawsthorne was one of Bacon's closest friends and more frequent models in the Soho milieu they moved in, centred round the Colony club. In his book about the artist, Michael Peppiatt says Bacon respected and to some extent looked up to her. She had the "surprised expression of someone who has just heard a marvellous joke and wishes to share it", according to the journalist Daniel Farson, another club regular. When she met Bacon in the early 1960s, Rawsthorne was 48 and most of her artists were behind her. By the age of 22 she had had a child by the sculptor Jacob Epstein. Living with the painter André Derain in Paris introduced her to Giacometti, who drank at the same brasserie as Picasso. "Picasso used to sit at the table opposite and one day, after staring at me particularly hard, he jumped up and said to Alberto: 'Now I know how to do it,'" she told Farson. "He dashed back to his studio to paint my portrait - with little red eyes, wild hair and a vertical mouth - one of five he painted from memory." She married the composer Constant Lambert and, after his death, the conductor and composer Alan Rawsthorne. She died in 1992. Bacon's only other known excursion into heterosexuality came while he was a young man, according to Peppiatt. This was with a prostitute who, Bacon said, ate chips while he attempted intercourse. The three paintings are being sold by an unnamed collector by Christie's on June 24. The record price for a Bacon canvas is £4.6m for Studies of the Human Body, paid in 2001.

postato da sixty2 19:43 | commenti

lo avevo già previsto domenica...niente di nuovo!

postato da sixty2 15:12 | commenti

"- Come ti senti? chiede in tono energico. Ecco una domanda che ho imparato a temere, perché non vi si può mai rispondere con la verità, non è nemmeno lontanamente possibile comunicare a un altro l'autentica condizione della mia esistenza. La guardo fissa, pensando che non posso abbandonare Spencer, nonostante le sue cospicue donazioni al Partito repubblicano, e così sforzandomi di apparire sincera e pentendomi appena apro la bocca di non aver scelto una risposta più convincente, mi limito a dire: - Benissimo." da NOI di Richard Mason

postato da sixty2 15:06 | commenti

lunedì, giugno 07, 2004

La valigetta del presidente di ALESSANDRO ROBECCHI - "Gorge Bush che si paragona a Roosvelt non è poi molto sorprendente, anche Little Tony credeva di essere Elvis. Per il resto, bella la cerimonia, bene che nessuno si è fatto male, buono il menu tutto tricolore, un po' impagliate le ragazze, Lòura, come dicono i tg, e Veronica, the queen of Brianza. Alla fine, tanto casino per niente: solo l'incontro tra i due candidati perdenti alle proprie rispettive elezioni. Mancata la guerriglia evocata da Silvio, le cronache cercano di individuare nei dettagli l'immensa potenza dello sgradito ospite. La Cadillac iperblindata, la scorta, le tecnologie che interrompono le comunicazioni radio, tutte cose che separano l'uomo più potente del mondo dal comune mortale (molto mortale, se è irakeno). E poi, naturalmente, c'è la valigetta nucleare. Una ventiquattrore che consente al presidente di lanciare un attacco atomico in ogni momento, in pratica di distruggere buona parte del pianeta. La porta, a stretto contatto con il presidente, Paul Montanus, maggiore dei marines, che è naturalmente autorizzato a fulminare con un colpo di Beretta calibro nove chiunque tenti di fregargli la valigia. A Termini, a Malpensa, e in buona parte delle stazioni e degli aeroporti del paese farebbe una strage. E' proprio così, sapete bene cos'è un'escalation. Uno stronzo si tiene in macchina un cacciavite per la rissa. Uno molto stronzo gira con la pistola in tasca per la sparatoria. E il più stronzo di tutti ha una valigia per distruggere il mondo. Abbonda l'aneddotica: quella volta che Clinton si dimenticò la valigetta, quella volta che Reagan se la portò in udienza dal Papa, eccetera, eccetera. Gossip e radiazioni. Non ci spiegano, i giornali (di botto, chissà perché, l'aneddotica si arresta, le notizie scarseggiano), verso chi o che cosa sono puntati i missili che George W. Bush comanda con il joystick dalla valigetta nucleare che tiene sempre a portata di mano. Uno che cade dalla bicicletta, che perde conoscenza mangiando un salatino, che si sceglie Dick Cheney come vice, potrebbe anche fare una cazzata grossa, prima o poi. Siamo umani dopotutto, e tra un paio di milioni di anni lo saranno anche i Bush. Dunque? Corea? Iraq? Afghanistan? Verso chi è puntata "l'arma fine di mondo"? Non si sa o non si dice: lo zelo dei raccontatori di curiosità & aneddoti si arresta come impietrito. Eppure qualche notazione verrebbe spontanea (e se George ricomincia a bere?). Ma visto che si chiacchiera tanto di scontro di civiltà e guerre di religione, la cosa più inquietante mi sembra un'altra. In un mondo che è un bailamme di fedi in ebollizione, chi tiene in mano l'interruttore del disastro planetario? Un membro particolarmente ottuso e fondamentalista dei cristiani rinati, che su scala planetaria rappresenta una setta piuttosto minuscola. Fatte le debite proporzioni, è come se San Marino, o Andorra, o Montecarlo, avessero la bomba atomica e la capacità di distruggere il mondo. E' una banale questione di precauzione: lasciare il bottone dell'apocalisse in mano a uno che interpreta la Bibbia alla lettera e che dall'apocalisse è chiaramente affascinato, non è una cosa particolarmente astuta. E visto che spesso si usano le infuocate parole degli imam per giustificare la crociata cristiana in atto, sarebbe bene ogni tanto ricordarsi anche delle prediche dei reverendi americani. Per esempio, quel Tim LaHaye, un pastore della Moral Maiority che ha fatto i soldi con il nuovo filone del thriller biblico, in testa alle classifiche americane. Roba tipo: «...le parole del Signore fanno scoppiare il sangue dalle loro vene, la loro carne si squaglia, gli occhi liquefatti e le lingue disintegrate». Bello, eh? Direi che basta, per dare un'idea della setta isterica che si sta mangiando i neuroni dell'America. E che ha un figliuolo prediletto che è l'uomo più potente di tutti. E che ha una valigetta per finire il mondo"

postato da sixty2 21:35 | commenti

a quanti barili di greggio ammonta un parere favorevole all'Onu per la risoluzione americana al "problema" iracheno?

postato da sixty2 21:20 | commenti

domenica, giugno 06, 2004

Dopo Clemente, Koons e Kapoor l'Archeologico di Napoli si prepara ad ospitare le opere di Ansel Keifer. Cemento e piombo saranno gli elementi «alchemicamente»combinati - in due grandi sculture dal titolo Sefer Hechalot e 20 Jahre Einsamkeit - per riassumere le fonti di ispirazione dell'artista. Dalla Germania di oggi ai miti arcaici, l'artista tedesco attraversa la storia confrontandosi con grandi condottieri come Alessandro Magno o con poeti moderni come Ingeborg Bachmann, per espolorare, tra cosmologia, rosacrocianesimo e misticismo ebraico, il rapporto tra individuo e cosmo

postato da sixty2 21:32 | commenti

oggi Berlusconi ha inaugurato una nuova ala dell'aereoporto di Olbia: tra tutti gli aereoporti d'Italia sicuramente il più bisognoso di restyling o il più vicino a casa sua?

postato da sixty2 17:25 | commenti

RONALD WILSON REAGAN - (Feb. 6, 1911 to June 5, 2004) di Ron ricordo "l'edonismo reaganiano" e non cose eclatanti...a sentirne parlare ora sembra uno statista di rango e non uno dei soliti fantocci che la democrazia americana sa usare per rappresentarsi, nei consessi ininfluenti..., ma! un ex attore mediocre (John Wayne sarebbe stato molto meglio) a raddrizzare le reni al mondo...se penso a lui ricordo di più sua moglie, così orribilmente mummificata in un barbie look iperrealista!

postato da sixty2 15:34 | commenti

P.S. mi aspetto una "soluzione" del problema ostaggi entro venerdì...

postato da sixty2 11:09 | commenti

manca una settimana al voto (europeo e amministrativo) possono ancora succedere molte cose (e succederanno) ma temo fortemente una riconferma dello squallore attuale!

postato da sixty2 11:07 | commenti

la storia è comunque sempre quella dei vincitori!

postato da sixty2 11:04 | commenti

sabato, giugno 05, 2004

Cina, uno scatto sul futuro Alla Metropolis Photogallery di Bologna (via Pietramellara 3/a), fino al 15 luglio, «China 04», una mostra dedicata alla nuova fotografia cinese. Una galleria di immagini di sei giovani ma già affermati fotografi che raccontano la profonda trasformazione in corso in ogni aspetto della società cinese. Scatti che mostrano l'urbanizzazione inarrestabile delle loro città, il cambiamento del loro tradizionale modello di vita, giocando con la propria creatività artistica con infinito più agio e imparagonabile libertà rispetto alla generazione precedente - quando la fotografia poteva spaziare solo negli ambiti della ritrattistica familiare o di quanto consentito dalla iconografia ufficiale.  

postato da sixty2 23:37 | commenti

Emin, a capofitto nella vita Tracey Emin, l'artista più controversa della Yba, è a Roma. Dopo aver tenuto una scoppiettante conferenza autobiografica al Macro, è approdata alla galleria romana Lorca O'Neill, con la sua prima personale italiana dal titolo «I'll wait for you in heaven», visitabile fino a agosto - ARIANNA DI GENOVA - Ha cucito borse, venduto oggetti di ogni tipo, ballato per ore mentre qualcuno dietro gridava «puttana!». E poi ha ricamato su una tenda tutti i nomi delle persone con le quali ha dormito, non soltanto amanti occasionali ma anche la nonna e il fratellino. Un giorno ha presentato alla Tate di Londra un letto sfatto, pieno di cose usate, un po' oscene e un po' no, scatenando l'ira dei perbenisti inglesi. Con quell'opera non ha vinto il Turner Prize però Charles Saatchi ha pagato per quel «bed» 150mila sterline. Lei è Tracey Emin, eccentrica artista inglese (nata a Londra nel 1963, cresciuta nel Kent, a Margate) che ha fatto dell'arte «confessionale» un modello di vita, subendo anche feroci critiche, come quelle di usare cinicamente la privacy e di alzare il livello del voyeurismo negli spettatori. Ma l'artista ha continuato dritta per la sua strada. Al 221 di Waterloo Road ha pure aperto un museo dedicato tutto alla sua biografia. Il risultato è un mix di oggettistica feticcio, un bazaar della quotidianità più strampalata, attraverso cui vengono raccontate le vicissitudini private in una sorta di opera d'arte totale. A Roma per una mostra - la prima personale italiana - alla galleria Lorcan O'Neill (aperta fino al 30 agosto), titolo I'll wait for you in heaven, Tracey Emin ha offerto una divertente conferenza al Macro (nell'ambito degli incontri curati da Dobrila Denegri). Ha mostrato i suoi video (dove è cavallerizza, sposa in fuga con l'abito intessuto nei soldi, compagna di un boxer con il quale si ferma a discutere di problemi filosofici) e ha parlato di tutto, con una verve inaspettata («fate domande più eccitanti», incitava dalla sua cattedra): della violenza subita a 13 anni, dell'importanza del sesso come spazio emozionale che libera energie positive, delle sue paure fin da bambina, della sua vergogna (attuale) per un paese amato, come l'Inghilterra, che la fa vergognare grazie alla politica del premier Blair. «Ha ingannato i suoi elettori, l'80% degli inglesi non la vuole questa guerra in Iraq né avere come alleato Bush. Qualcuno ha cominciato anche a raccontare barzellette sulla situazione, non è affatto divertente, c'è da tremare per ciò che sta succedendo...». Nonostante la sua attenzione ossessiva per la sfera privata, non ha mai perso la sua passione politica. A volte, è stata accusata di essere diventata famosa con i Yba (Young british artists) - Damien Hirst ma anche l'amica Sarah Lucas, con la quale aveva messo su un negozietto, confezionando piccole cose in maniera artigianale - e di aver abbandonato il suo originario impegno, una radicalità che la rendeva unica sulla scena internazionale. Ma lei si difende così: «Scrivo, parlo e mi ispiro sempre alla mia vita. La vita è fatta di avvenimenti molto semplici che possono trasformarsi in catastrofi....C'è violenza nel mio lavoro, molta violenza contro le donne. Sono stata stuprata a 13 anni da un ragazzetto poco più grande di me. Ero adolescente, il momento in cui chiunque può farti ciò che vuole. Con l'arte ho rotto il silenzio....». Eppure a chi le chiede se la produzione creativa sia una specie di autoanalisi, una catarsi, Emin risponde che fa sempre quello che sente, non si pone il problema della terapia. Certo, l'arte l'ha aiutata ad uscire da quello che chiama il suo «suicidio emozionale» (con conseguente distruzione delle opere) ma, avverte, bisogna essere realistici: «se non avessi fatto l'artista sarei forse morta ma è anche vero che se non avessi fatto l'artista e la mia esistenza fosse stata migliore, mi sarei sentita bene lo stesso». Non a caso però in cuor suo conserva due nomi di maestri del passato: Munch e Schiele, pittori della sofferenza dis/umana. E l'espressionismo in genere è il periodo della storia dell'arte che preferisce. Una delle più belle definizioni del suo personaggio l'ha data David Bowie: «è una sorta di William Blake, riscritto da Mike Leigh». Tracey Emin utilizza strumenti assai variegati: predilige la performance e l'installazione, usa disegni, luci al neon, frammenti dell'everyday, gira film. Nei suoi video, ha spesso scelto come protagonisti animali al posto di esseri umani. Vediamo un cane, poi un cavallo: «Quando ero ragazzina pulivo i tendoni delle fiere, in cambio ricevevo un'ora di passeggiata sopra un pony. Poi però ho associato quel ricordo con l'abuso sessuale e i cavalli, da allora, mi hanno sempre fatto paura. Cavalcarne uno è stata una grande liberazione, piano piano il terrore è scomparso, la mia sfida è riuscita....». Gli animali - spiega - significano questo per me: non voglio più essere amata in modo aggressivo da individui che in realtà sono animali». Fra le sue ultime fatiche, c'è un film di pura fiction. «Mi sono davvero divertita a farlo...Non è solo autobiografico, c'è dell'altro ma purtroppo non posso rivelare molto. Dovrebbe andare al prossimo festival di Venezia ma credo che non sarà accettato. Comunque uscirà nelle sale e verrà anche trasmesso dalla Bbc». Quando è sbarcata a Roma («lo sapevo da tempo che sarei dovuta venire, avevo sognato adirittura san Paolo che mi consigliava di partire per la città...») Tracey è appena stata colpita in prima persona dall'incendio che ha interessato i depositi di Saatchi. La sua tenda con i nomi delle persone alle quali ha voluto bene o con cui ha condiviso momenti di intimità è andata in fumo. Cuciti («ho impiegato sei mesi a realizzarla») c'erano anche i nomi dei suoi due bambini abortiti. Con quella tenda è andata in giro per il mondo facendo performance, anche sessuali. Adesso che non esiste più, Emin se l'è tirata dietro le spalle. Dispiaciuta sì per le fiamme che hanno divorato tutto ma non angosciata: quando ha saputo la notizia ha pianto ma in fondo, l'opera apparteneva al passato, era qualcosa di già finito per lei. Al posto di quella nomadica tenda, ora ha una casa dei sogni: sospesa su trampoli, con un grande labirinto nel giardino e vicino al mare. (dal manifesto di oggi)

postato da sixty2 23:31 | commenti

pezzi di storia che se ne vanno...ieri Manfredi...oggi Reagan...

postato da sixty2 23:27 | commenti

venerdì, giugno 04, 2004

sul Guardian di oggi- The slam-dunk intelligence chief - Did he jump or was he pushed? Simon Jeffery profiles George Tenet who has resigned as director of the CIA Whatever the "personal reasons" George Tenet had