giovedì, marzo 31, 2005
il paladino della libertà (mondiale)
Esemplari - In Canada si è aperta la caccia alla foca, verranno uccisi circa trecentomila esemplari. In Iraq invece siamo indietro, ancora fermi a duecentomila. - Jena
mercoledì, marzo 30, 2005
la grande capacità di adattamento dell'uomo (italico e non), se non va bene un posto se ne sceglie un altro! "Brasile: aumenta turismo sessuale. - (ANSA) - FIRENZE 30 MARZO 2005 - Ogni anno, circa 500 mila persone, fra cui dai 70 agli 80 mila italiani, scelgono il Brasile come meta di turismo sessuale. Un fenomeno che tende a crescere, specie da dopo lo tsunami nel Sud est asiatico, che ha dirottato verso altre aree questa particolare forma di viaggio. Il quadro e' stato illustrato, durante la presentazione della campagna 'Stop sexual tourism', che parte con il Brasile e coinvolge associazioni e istituzioni italiane."
sono giorni che ho un dubbio atroce, a cui non so trovare risposta...come farà Karol ha prendere il corpo e il sangue di Cristo...via sondino!
martedì, marzo 29, 2005
a proposito di soap: "Gente vera che interpreta gente finta e con problemi inventati, a uso e consumo di gente vera che le guarda per dimenticare problemi veri." CHUCK PALAHNIUK - Soffocare
lunedì, marzo 28, 2005
domenica, marzo 27, 2005
I graffi urlanti JM Basquiat
sabato, marzo 26, 2005
Buona Pasqua (senza resurrezione!)
un'occhiata nel passato
venerdì, marzo 25, 2005
Burri, Fontana, Manzoni, alla Tate Modern - Tre stanze, una piccola ma intensa mostra, per raccontare la straordinaria vicenda artistica di tre figure fondamentali dell'arte italiana nella seconda metà del `900: la Tate Modern di Londra ospita per un anno «Beyond Painting: Burri, Fontana, Manzoni», una selezione dei lavori d'avanguardia dei tre artisti, dai «tagli» di Fontana, ai «gobbi» sulle tele di Burri, agli «acromi» di Manzoni, la mostra è stata curata da Renato Miracco e Matthew Gale. «Beyond Painting» illustra, come suggerisce il titolo, come i tre maestri italiani siano andati per l'appunto «oltre la pittura», stravolgendo le tecniche e il rapporto con i materiali, gettando le fondamenta, negli anni Cinquanta, per la trasformazione dell'arte figurativa dei decenni successivi.
se uno yacht di industrialotti perde i contatti con la capitaneria di porto, oltre ad un aggiornamento costante degli organi d'informazione, penso partano anche delle ricerche...se un barcone con una novantina di disperati, avvistato, scompare è uno sbarco in meno da registrare...nulla più!
"Rughe del futuro, cicatrici del passato, milioni di segni a registrare una vita privata che a nessun estraneo è dato capire." Michel Fabre - A VOCE NUDA
giovedì, marzo 24, 2005
Kirghizistan: dopo l'Ucraina, un alltro dispetto a Putin
Il presidente Bush è disposto a fare qualsiasi cosa pur di salvare la vita di Terri, anche a bombardarla. (jena)
un americano molto particolare!
mercoledì, marzo 23, 2005
Scelli lascia la Croce Rossa ed entra in politica con il Cavaliere - Roma - 22 Marzo 2005 -- Maurizio Scelli ha deciso di lasciare la carica di commissario straordinario della Croce rossa italiana. Il futuro di Scelli è in politica, ovviamente dalla parte del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Fonderà "Onda Azzurra", un movimento "rivolto ai giovani di ispirazione cristiana". "Vorrei - ha spiegato - che diventasse il punto di riferimento di quanti vogliono mettersi in gioco, vogliono sfidare il mondo per cambiarlo". (centomovimenti.com)
quando la realtà supera l'immaginazione: la frase che riporto, scritta in un "murales" in realizzazione, è stata criticata da un assessore, in quanto discriminante!! I CANI NERI POSSONO ESSERE BUONI O ESSERE CATTIVI, UNA COSA E' CERTA FANNO PIU' PAURA DEGLI ALTRI
esistono argomenti intoccabili
martedì, marzo 22, 2005
nella speranza che siano dimissioni reali (non la farsetta dell'homo padano): "CROCE ROSSA: SCELLI, "CHIUDO QUESTA ESPERIENZA" Roma - 22 Marzo 2005 -- Maurizio Scelli, commissario straordinario della Croce rossa italiana, annuncia che lascera' l'incarico. 'Chiudo questa esperienza - dice in una conferenza stampa nella sede della Cri - la chiudo sperando che questo piccolo uomo sia servito per fare della Croce rossa una grande realta', non solo nazionale, ma anche internazionale'. L'addio vero e proprio ci sara' fra alcuni mesi, quando cioe' tutti i volontari avranno votato il nuovo presidente. Fino ad allora Scelli avra' il ruolo di 'notaio dello svolgimento delle elezioni'. Ma, ammonisce severo, 'la politica non pensi che un posto si libera', perche' la Croce rossa, proprio grazie a queste elezioni, avra' finalmente un presidente eletto dall'interno, lontano quindi da tutti i giochi politici che l'avevano caratterizzata negli anni passati'. Scelli traccia quindi un bilancio lusinghiero di questi due anni e mezzo della sua attivita', a cominciare dal bilancio: nel 2002 era in 'rosso' di 67 milioni di euro, oggi e' in attivo di otto milioni di euro. E ricorda i 114 mila iracheni curati a Baghdad, i 140 bambini trasferiti in Italia per le cure. Quindi annuncia che finalmente la Croce rossa e' stata restituita ai trecentomila volontari e ai quattromila dipendenti. Poi ricorda Fabrizio Quattrocchi e Enzo Baldoni, uccisi in Iraq, i martiri di Nassiriya, Nicola Calipari che, quando vennero rilasciate la due Simone lo abbraccio' e gli disse 'sei grande'. 'Avrei voluto restituirgli quell'abbraccio', dice Scelli, "dopo la liberazione di Giuliana Sgrena". (AGI)"
lunedì, marzo 21, 2005
L'ascesa di San Patrignano al carcere privato. Verrà inaugurato il 21 marzo, a Castelfranco Emilia (Modena), il primo carcere per detenuti tossicodipendenti gestito dall'Amministrazione Penitenziaria insieme alla comunità di S. Patrignano. Una struttura di custodia improntata al lavoro manuale all'interno dei 16 ettari di campi, vigneti e stalle, che ricorda da vicino le Aziende-Carcere americane, diventate ormai un vero e proprio business nell'economia statunitense. Secondo le parole del ministro Giovanardi, si tratta di una struttura per il recupero dei detenuti tossicodipendenti condannati a pene detentive, che non permettano l'assegnamento alle comunità. In realtà, questo trattamento è già in atto da più di un decennio all'interno dei reparti di custodia attenuati esistenti un po' ovunque in Italia, dove vengono attuate terapie scalari volte al reinserimento del tossicodipendente e non alla cristallizzazione del suo status. Non si capisce quindi l'obiettivo del carcere di Castelfranco se non come logica conseguenza della legge Fini sulle droghe... che prevede la carcerazione di massa per il solo uso di sostanze, ma che risulta per ora inapplicabile a causa del sovraffollamento.
Giulietto Chiesa sui "cinesi"
il farmaco esiste ma non è conveniente produrlo per chi non può comprarselo (a parte i turisti!) Malaria: un killer dimenticato. Piu' feroce dell'Aids, un milione di morti l'anno - (ANSA) - ROMA - 21 MARZO 2005 - In Malawi e' un killer piu' feroce dell'Aids: la malaria ogni anno uccide un milione di persone, per lo piu' bambini al di sotto dei 5 anni. Il continente piu' colpito e' l'Africa, in particolare la zona sub-sahariana, con percentuali vicine all'80% ma anche il Sud-est asiatico e' una sacca importante con un numero di vittime doppio rispetto a quelle censite. Il nuovo e tragico bilancio e' il risultato di uno studio del Wellcome Trust Research Laboratories di Nairobi.
domenica, marzo 20, 2005
Scomparso l'architetto Ralph Erskine. E' scomparso ieri, in un paese vicino Stoccolma, l'architetto britannico Ralph Erskine, teorico dell'architettura organica e sociale. Nato 91 anni fa, era diventato famoso per i suoi progetti originali, spesso avveniristici, come la «città subartica». Residente in Svezia dal 1939, il grande architetto anglo-svedese è celebre per la sua filosofia progettuale improntata a criteri di partecipazione. Nato a Londra nel 1914, Erskine studiò architettura all'università della capitale inglese, trasferendosi poi in Svezia. Tra le sue opere più famose spiccano il complesso residenziale nella città britannica di Newcastle, denominato «Byker Wall», l'aula magna e altri edifici dell'università di Stoccolma, il nuovo complesso abitativo di Malmo, il cui progetto è stato presentato alla Biennale di Venezia del 2000. Uno dei suoi più imponenti lavori è il «Greenwich Millennium Village» (1997-2002) a Londra, vicino al «Millennium Dome» di Rogers: si tratta di un complesso residenziale ricco di colore e movimento. Tra gli ultimi progetti, ad Hedesunda, in Svezia, ha creato alloggi residenziali di tipo sociale per famiglie disagiate. Nel 1987 progettò la nuova avveniristica stazione ferroviaria di Stoccolma.
sabato, marzo 19, 2005
fa sorridere, per un'ironia molto amara, il tempo dedicato ai pro e contro di una morte dignitosa, quando 3/4 dell'umanità non possono nemmeno sperare in una vita accettabile!
venerdì, marzo 18, 2005
uno sciopero forse inutile ma di grande confort!
giovedì, marzo 17, 2005
che Calderoli si dimetta è comunque UNA BUONA NOTIZIA
un'ottima recensione sulle Torri Celesti di Kiefer
Pare che Calipari sia stato ucciso da un proiettile partito da una pistola famosa nel mondo, la Beretta in dotazione ai marines. Un trionfo del made in Italy.(jena)
mercoledì, marzo 16, 2005
se è impossibile sapere la verità su di un'avvenimento che ha coinvolto una giornalista indipendente sopravvissuta, di niente sapremo mai la verità, se non come diretti protagonisti!
martedì, marzo 15, 2005
un autoeroe! (dell'idiozia dello stare là)
il progresso: "per produrre un litro di Coca Cola sono necessari nove litri di acqua potabile"!
lunedì, marzo 14, 2005
per farsi un'idea
new Hirst
domenica, marzo 13, 2005
L'agenzia Ansa ricostruisce la maledetta notte del G8 le umiliazioni, i pestaggi, gli insulti, il sadismo "Quella notte a Bolzaneto trattamento inumano e degradante" Una memoria di 534 pagine per i 47 rinvii a giudizio "Anche l'infermeria era una zona franca". Indagati 5 medici
parlare chiaro: "Usa; Rumsfeld, le guerre ci fanno rispettare- WASHINGTON - 12 Marzo 2005 -- Il segretario alla difesa americano Donald Rumsfeld difende, in Congresso, le guerre in Afghanistan e in Iraq come prove di forza ed efficacia dell'apparato militare degli Stati Uniti. Così, afferma, altri Paesi ci pensano due volte, prima "di fare danni" nel Mondo e di rischiare di confrontarsi con la superpotenza americana."
sabato, marzo 12, 2005
IRONICO E CONCETTUALE SI È SPENTO IERI IL MAESTRO TORINESE. AVEVA 67 ANNI - Mondino, l’arte è un gioco di zucchero e tappeti volanti - di Francesco Poli TORINO. «Aveva una dote rara anche tra gli artisti: una totale indipendenza di giudizio su cui ha costruito un'estetica controcorrente, la cui qualità sta emergendo sempre più chiaramente nel tempo. Bisogna rendere omaggio a una ricerca fuori schema, una scommessa rischiosa che a mio avviso è stata vincente. L'uomo vedeva lontano, e aveva una capacità di visione e di sintesi, troppo spesso sottovalutata. All'inizio degli Anni 60, è stato tra i primi a segnalarmi l'importanza della pop art, incoraggiandomi nel mio lavoro di gallerista». Con questo giudizio molto chiaro Gian Enzo Sperone ricorda l'amico Aldo Mondino, morto ieri a 67 anni, uno dei protagonisti della straordinaria generazione di artisti torinesi emersi negli anni'60, un personaggio che ha interpretato a modo suo la cultura pop e ha poi realizzato in quel periodo anche lavori in stretta sintonia con quelli dei poveristi, esponendo nelle stesse gallerie. La sua vena ludica e la sua ironica concettualità è già ben delineata fin dall'inizio. Per provocare il perbenismo culturale sabaudo sbeffeggia il mito di Casorati presentando quadri con le tipiche figure lineari del maestro da colorare come se fossero disegni di album per bambini. Di spirito poverista sui generis (vicino per certi versi a quello di Boetti) sono due installazioni di notevole importanza: la messa in scena di una «gara di nuoto» di aringhe affumicate, e la costruzione di una sorte di torrione composto da centinaia di barre di torrone d'Alba, un lavoro quest'ultimo che inaugura la lunga serie di sculture e «bassorilievi» realizzati con cioccolatini, zollette di zucchero, chicchi di caffè, e addirittura pasta di cioccolato modellata. Sono opere queste caratterizzate da suggestioni neodadaiste e pop, ma soprattutto da una divertita volontà di giocare con l'identità e il senso dei materiali e oggetti legati alla realtà quotidiana e quelli dell'arte, un'attitudine concettuale che mette in moto un cortocircuito fra significazioni diverse del «gusto». Per la loro ironica levità antintellettualistica questi lavori precorrono un certo clima postmoderno, quello che caratterizza la ricerca di molti giovani artisti bricoleurs. A partire dalla metà degli Anni 70, più o meno, in particolare durante il suo soggiorno a Parigi, dove frequenta artisti come Arroyo e Adami, ritorna alla pittura, elaborando una linguaggio di raffinato eclettismo citazionista, divertendosi a rivisitare, sempre a modo suo, grandi tendenze come il cubismo e l'espressionismo. Per esempio dipinge sulla tela dei frammenti di nature morte cubiste e li «incolla» con dei grumi di colore spremuti dal tubetto, oppure inventa uno stile pittorico che assomiglia alla texture delle xilografie. È però a partire dagli Anni 80 che la sua ricerca riprende slancio e energia attraverso un ciclo notevolissimo di dipinti «orientalisti», ispirati inizialmente a Delacroix. In questi quadri e nei successivi , che mettono in scena la realtà del mondo arabo con i suoi personaggi più caratteristici, ma poi anche rabbini ortodossi , sultani turchi, danze di dervisci, Mondino può esprimere con la massima libertà e con grande piacere vitale la sua autentica vena da pittore puro. Emerge qui, oltre al talento tecnico, una vasta cultura che nasce da un'inesauribile curiosità intellettuale, e la capacità di reinventare in modo attualissimo una pittura narrativa letteraria, non ovviamente nel senso negativo del termine ma in quello più stimolante e inedito. Anche qui l'artista riesce a sorprendere, spiazzando ogni possibile lettura tradizionale della sua pittura. Questo avviene grazie all'utilizzazione come supporti di tele cerate (tipo quelle da tavoli da cucina) con i più diversi tipi di decorazioni, più o meno stereotipate, che fanno da sfondo alle scene dipinte. Altri lavori di grande interesse connessi a questi sono i tappeti orientali le cui decorazioni sono dipinte sulla grezza superficie di pezzi di truciolato poroso. Dunque pittura sì, ma continuamente messa ironicamente in questione dal coinvolgimento di elementi «bassi». Nella sua personale alla Biennale di Venezia del 1993, quella diretta da Bonito Oliva, Mondino fa esplodere la ludica vitalità dei sua pittura presentando una serie di grandi quadri tutti dedicati alla vorticosa danza dei dervisci. E in occasione del vernissage mette in scena anche un gruppo di veri dervisci che trasformano la sala in un vero e proprio happening orientaleggiante. Il successo è notevolissimo e per questo motivo il tema dei dervisci diventa uno dei più frequentati. Ma insieme ai quadri Mondino lavora anche su altri percorsi di ricerca. Tra le cose più belle ci sono le sculture. Per esempio la Madre di Boccioni che è un divertentissimo gioco plastico linguistico: il mezzo busto che ritrae la madre dell'artista futurista ha un seno formato da due grosse bocce. Un'altra scultura dello stesso tenore è quella per un'esposizione per la Banca Sella, dove viene esposta una vera e propria sella da cavallo. Tra le sculture più recenti c'è un enorme torsolo di mela rosicchiato, scolpito in marmo bianco, colorato di verde in superficie. Un capolavoro di bricolage è invece il Lampadario Bic, formato da centinaia di penne a sfera sospese. Negli ultimi anni Mondino si interessa anche alla ceramica, come elemento di decoro di quadri, oltre che per lavori molto raffinati come la serie di Iznik, un omaggio alla ceramica turca. L'ultima grande antologica che gli è stata dedicata è quella che si è tenuta alla Pinacoteca di Ravenna l'anno scorso, intitolata «Aldologia».
venerdì, marzo 11, 2005
The artists Gilbert and George are to make 25 new works for the British pavilion at the Venice Biennale.
ciò che più sorprende, dopo un anno, è la Spagna che abbiamo di fronte...e da cui dovremmo imparare qualcosa (rispetto al nostro atavico immobilismo)
giovedì, marzo 10, 2005
NO RITALIN
leggi ad personam!! "Per i magistrati incarichi direttivi vietati a coloro i quali manchino meno di 4 anni per andare in pensione". Una formuletta raccolta in un emendamento alla riforma della giustizia per mettere fuori gioco Gian Carlo Caselli nella successione a Pier Luigi Vigna alla guida della procura nazionale antimafia."
mercoledì, marzo 09, 2005
le avanguardie del fango: " Roma "La morte di Calipari?Colpa di Giuliana Sgrena" di redazione 09 Mar 2005 Calderoli: "La morte di Calipari? Colpa di Giuliana Sgrena" Roma - 09 Marzo 2005 -- Secondo il ministro per le Riforme Istituzionali Roberto Calderoli, la giornalista de Il Manifesto Giuliana Sgrena, sequestrata in Iraq dai terroristi lo scorso 4 di febbraio, è la vera responsabile della morte dell'agente del Sismi Nicola Calipari, ucciso subito dopo la liberazione dell'ostaggio da alcuni militari americani. "Se la Sgrena non fosse andata, per mire giornalistiche, in una zona pericolosa e sconsigliata - ha dichiarato - Calipari forse sarebbe ancora vivo". Per l'esponente del Carroccio sarebbe necessario imporre "il divieto assoluto" alla presenza di civili in Iraq: "Poi se qualcuno se la va a cercare - ha aggiunto - chi è causa del suo mal pianga se stesso".
martedì, marzo 08, 2005
presentato il "parterre" della Biennale Arti Visive 2005
esisteva un quarto uomo...ferito gravemente e per questo ricoverato a Bagdad...SPARITO!
con la solita lucidità: "L'errore tragico di ALESSANDRO ROBECCHI Niente dietrologie, esco con le mani alzate, mi arrendo al grottesco atto finale del dramma. Accetto la tesi del tragico errore, della fatalità, della tragica incomprensione. È stato un errore. Uno. Di una pattuglia inesperta e non informata. Due. Probabilmente di ragazzini spaventati e impasticcati col grilletto facile. Tre. Quella specie di killer ventenni che ci ha raccontato il marine Jimmy Massey su questo giornale in un'intervista da accapponare la pelle. Bravi ragazzi del New Jersey o della Florida che spengono il telefono ai feriti che chiedono aiuto, che li lasciano a perdere sangue mentre aspettano ordini. Un errore usare l'artiglieria pesante, un errore sbarrare la strada a qualunque macchina o convoglio. Un errore le regole di ingaggio dello sparare a vista, un errore il cartello al check-point con scritto: licenza di uccidere. È stato un errore per decine di macchine e per decine di famiglie, per migliaia di civili, centinaia di persone che per campare sono finite perforate da tragici errori. Dieci, cento, mille assurde fatalità che se le metti tutte insieme fanno la guerra, la madre di tutti gli errori. Il tragico errore dimostra alcune cose. Le forze imperiali non guardano in faccia a nessuno, noi siamo alleati, sì, ma non proprio «dei loro». In più, trattiamo, paghiamo riscatti, ci muoviamo con competenza e discrezione invece di fare irruzione con le bombe a mano. Hanno uomini, gli alleati, come questo mister Calipari che padroneggia l'arte della trattativa, abilità che l'Impero non considera abbastanza maschia e muscolosa. Non ci perdonano, gli imperiali, questa differenza di stile, questa deroga alla legge del più forte che può essere piegata alla legge del più intelligente, del più abile. È uno stile che ci mette un niente a diventare metodo, e forse anche ideologia: la dimostrazione sul campo che la «politica», l'accordarsi, il trattare, paga più della mitragliata e del bombardamento. Un concetto che può minare alle basi la filosofia imperiale della guerra preventiva. Se passa questa logica, l'Impero sembrerà finalmente quello che in effetti è: un militare, e anche piuttosto ottuso. Dal tragico errore emergono chiare alcune cose. Che noi siamo meglio di loro, che persino nella follia stupida e interessata di questa guerra, e nella nostra sciagurata partecipazione, e nell'adesione miope e pecorona, noialtri alleati dell'Impero siamo un pochino meglio degli imperiali. Magra consolazione, che però può servire a qualcosa. Si parte in guerra con l'Impero per convenienza o per paura, o per un miscuglio delle due cose, o perché si fa parte del sistema politico e territoriale dell'Impero, perché si valuta che una vittoria dell'Impero sarà pure una vittoria nostra, che ne trarremo dei benefici. Ora che per tragico errore - ma anche per perfetta metafora - l'Impero ci spara addosso, le cose suonano un po' diverse. Nelle pallottole che hanno ucciso Calipari, ferito i suoi uomini e colpito Giuliana c'è tutta quella differenza tra noi e loro, perché siamo alleati, e sodali, e complici, siamo un po' imperiali anche noi, ma non siamo l'Impero, siamo mano d'opera a cottimo. Che sia chiaro, e se non è chiaro tutto ciò verrà sottolineato a pistolettate. Dai più alti scranni del cerchiobottismo ora ci ammoniscono: che questo tragico incidente non divida il paese né diventi faccenda politica. Questo sanguinoso quiproquò non sia pretesto per dare fiato al pernicioso antiamericanismo. Ammonimento un po' stantìo, direi démodé e fuori luogo, oltre che mediocremente furbetto. Qui si tratta, invece, di capire cosa diavolo ci facciamo lì, agli ordini di truppe un po' isteriche e molto feroci, in balia di un'ideologia aggressiva che non è esattamente la nostra, ad aiutare il compiersi di un disegno planetario di dominio che ci frutterà al limite qualche litro di benzina e la sempre più appiccicosa complicità agli imperiali. Proprio un tragico errore, mi arrendo, accetto la tesi del Pentagono. Umano, umanitario, ideologico, culturale, militare e politico. Un immenso errore senza ritorno. La guerra." (dal manifesto del 07/03/05)
buon 8 marzo a tutte le donne, anche se come noi uomini c'è poco da festeggiare! (complimenti a Zapatero e alle sue 53 leggi a favore e sostegno della condizione femminile...il nostro prototipo è la Prestigiacomo o la Gardini!)
lunedì, marzo 07, 2005
Di sicuro c'è solo che è morto...per una "sfortunata coincidenza"
domenica, marzo 06, 2005
Calma. Bertinotti ha corretto la sua dichiarazione, la proprietà privata andrà superata con calma, «nei tempi lunghi della storia». Proprietari di tutto il mondo, rilassatevi. Jena (La Stampa, 4/03/05)
dal manifesto di oggi, dall'articolo di Giuliana Sgrena: "Il resto non lo posso ancora raccontare". (!)
sabato, marzo 05, 2005
Genna sul fatto del giorno
p.s. tutto sta nella parola FALLUJIA e in ciò che la' è stato commesso (armi chimiche comprese)
se qualcuno avesse ancora dei dubbi su cosa sia l'Iraq oggi (terra di nessuno sotto incontrastato dominio americano) segua le balle che in queste ore ci raccontano...e pensi che in quel paese poco più di un mese fa si sono svolte democratiche elezioni!
venerdì, marzo 04, 2005
gli "amici" americani...e il rischio del fuoco "amico"! (spero che la lascino raccontare)
ogni tanto buone notizie: Al Jazira: liberata Giuliana Sgrena ! Roma, 04 Marzo 2005. Giuliana Sgrena è stata liberata. E' quanto ha riferito la tv satellitare Al Jazira. Il direttore del "Manifesto" Gabriele Polo ha confermato la liberazione dell'inviata a Baghdad.
dal manifesto del 3 marzo 2005: Io, un marine killer di civili «Anch'io ho ucciso civili innocenti, anch'io sono diventato un killer». Parla Jimmy Massey, rientrato negli Usa dal «fronte» iracheno dopo che i primi quattro mesi di guerra lo avevano reso inabile e portato alle soglie della follia. Ora racconta (in un diario che uscirà quest'estate) gli orrori di cui è stato testimone e protagonista in prima persona. «La nostra missione in Iraq non era di uccidere dei terroristi, ma di massacrare civili innocenti». PATRICIA LOMBROSO NEW YORK «Ho visto l'orrore di quanto stiamo facendo ogni giorno in Iraq, vi ho preso parte. Siamo solo killer. Uccidiamo, continuamente, innocenti civili iracheni: niente di più. Penso che tutti i contingenti militari stranieri in Iraq debbano essere immediatamente ritirati. E lo dico agli altri soldati, che per evitare punizioni e rappresaglie dell'esercito non vogliono parlare e ammettere che la nostra missione non è di uccidere terroristi ma civili innocenti». E' così, nell'intervista a il manifesto, che Jimmy Massey di Waynesville, piccola comunità del North Carolina, ha deciso di strappare il velo di silenzio che avvolge la «nobile missione» in Iraq. Dimesso dal corpo dei marines per ragioni mediche, ha scritto un diario, «Cowboys from Hell», che verrà pubblicato a fine estate. Qual era la sua posizione in Iraq? Ero sergente nel 3° battaglione dei marines durante l'invasione, nella primavera 2003. Quanto tempo ci è rimasto? Dal 22 marzo al 15 maggio. Quattro mesi d'inferno. Mi hanno dovuto rispedire negli Usa per stressed disorder. E' il termine usato nel gergo militare per dire che a causa dell'orrore vissuto in guerra sono uscito di senno. E' stato nei marines per molti anni? Per dodici anni. Era mai stato in guerra, prima? Mai. Lei ora è membro del gruppo «Veterani dell'Iraq contro la guerra». Sì. Mi sono recato in Iraq, inizialmente, con la convinzione di dover eliminare le armi di sterminio di massa. Presto però la mia esperienza di marine mi ha fatto capire che la realtà era tutt'altra. Eravamo dei «killer cowboy». Uccidevamo civili innocenti. Lei ammette di aver ucciso civili innocenti? Sì. E parecchi. Come è avvenuto? Vicino alla nostra base a sud di Baghdad abbiamo dato l'assalto, con tutto il mio plotone, a un gruppo di civili che stava svolgendo una manifestazione pacifica. Perché? Perché avevamo udito dei colpi d'arma da fuoco. E' stato un bagno di sangue. Non c'era neppure l'alibi che quei civili potessero essere ingaggiati in «attività terroristiche», come la nostra intelligence voleva farci credere. Abbiamo ucciso più di trenta persone. Quella è stata la prima volta che ho dovuto affrontare l'orrore di avere le mani sporche del sangue di civili. Bombardata anche con cluster bombs, la gente fuggiva e quando arrivava ai posti di blocco dove stavamo con i convogli armati, le indicazioni che ci dava l'intelligence era di colpire quelli che potevano presumibilmente appartenere a «gruppi terroristici». E voi cosa facevate? Finivamo per massacrare civili innocenti - uomini, donne e bambini. Quando col nostro plotone abbiamo preso il controllo di una stazione radio non facevamo che inviare messaggi propagandistici diretti alla popolazione, invitandola a continuare la sua routine quotidiana, a tenere aperte le scuole. Noi sapevamo invece che gli ordini da eseguire erano di search and destroy, irruzioni armate nelle scuole, negli ospedali, dove potevano nascondersi i «terroristi». Erano in realtà trappole tese dalla nostra intelligence, ma noi non dovevamo tener conto delle vite dei civili che avremmo ucciso durante queste missioni. Lei ammette che durante la sua missione ha compiuto esecuzioni di civili innocenti? Sì. Anche il mio plotone ha aperto il fuoco contro civili, anch'io ho ucciso innocenti. Sono anch'io un killer. Come ha reagito, dopo queste operazioni, pensando agli innocenti che aveva ucciso? Per un po' sono andato avanti negando a me stesso la realtà - cioè che ero un killer e non un soldato che sa distinguere il giusto dallo sbagliato - poi un giorno, svegliandomi al mattino mi è venuto in mente un giovane, miracolosamente scampato al massacro dei passeggeri della sua auto, che urlando mi chiedeva: «Ma perché hai ucciso mio fratello?». Divenne un'ossessione. Persi il controllo del mio equilibrio psichico. Ero incapace di muovermi e parlare, restavo con lo sguardo atterrito, fisso al muro. Che provvedimenti hanno preso i suoi superiori? Per tre settimane, in Iraq, sono stato imbottito di antidepressivi, farmaci psicotropi. E' il loro pronto intervento per questi casi di «stress traumatico», quando i soldati cadono in preda a questo rifiuto di uccidere. Il vostro addestramento, negli Usa, non vi rende l'unità più violenta ed aggressiva utilizzata dal Pentagono? Sì. Nel programma denominato boot camp ognuno di noi viene sottoposto a tecniche di «disumanizzazione» e di «desensibilizzazione alla violenza». Ma a me non hanno mai detto che questo voleva dire uccidere civili innocenti. Tre settimane immobilizzato da antidepressivi in Iraq. E poi? Non sapendo più cosa fare mi hanno fatto rientrare. Ora sono disabile, dimesso dall'esercito con honorable discharge. Altri sono nelle sue condizioni? Molti. E sono ancora al fronte. Li imbottiscono di antidepressivi e poi li rispediscono a combattere. E' un problema che ha assunto dimensioni preoccupanti, ma non se ne deve parlare negli ambienti militari. Nel 2004, 31 marines si sono tolti la vita, 85 hanno tentato il suicidio. La maggioranza di coloro che hanno preferito togliersi la vita piuttosto che continuare ad uccidere è sotto i 25 anni, il 16 per cento non ha più di 20 anni.
nuove (o solo inusuali) frontiere della politica: "Ucraina: trovato morto l'ex ministro dell'interno. L'ex ministro dell'interno Yuri Kravchenko è stato trovato morto stamattina nella sua casa di campagna vicino a Kiev. Secondo l'agenzia Interfax, che cita fonti interne alla polizia ucraina, Kravchenko si sarebbe suicidato. L'ex ministro era accusato dall'opposizione di essere coinvolto nell'omicidio del giornalista ucraino Georgy Gongadze. Kravchenko avrebbe dovuto testimoniare oggi nel processo sull'assassinio del reporter."
il prossimo alla Tate
giovedì, marzo 03, 2005
della serie "terra di conquista"
mercoledì, marzo 02, 2005
Jef Raskin , 61, Developer of Apple Macintosh, Is Dead (e il mio computer piange una mente rivoluzionaria!)
per capire in che paese viviamo cronometrate lo spazio dedicato alla morte di Castagna e confrontatelo con quello dedicato a Mario Luzi (che se non fosse stato fatto senatore a vita e avesse detto che Berlusconi somiglia al Duce nessuno saprebbe chi è); se alla comparazione il rapporto è inferiore a 1/10 (a favore di Castagna) forse c'è speranza...altrimenti...meglio lasciar perdere
martedì, marzo 01, 2005
Navarro Valls e Ratzinger riescono a mentire in modo così plateale da rendere il tutto "quasi" credibile!