mercoledì, novembre 30, 2005
la prima cosa che ho pensato alla notizia del primo trapianto di faccia è stata: non ce ne libereremo mai!!
martedì, novembre 29, 2005
Torino ha di più, di tutto - Una campagna pubblicitaria troppo modesta: tace molte nostre eccellenze di Giuseppe Culicchia - «Torino è sempre più bella», recita la pubblicità sui giornali, commissionata a una nota agenzia dalle autorità competenti. «Torino sa stupirvi già adesso, prima ancora che i Giochi Olimpici prendano il via». E ancora: «Vivace, varia e intensa, ricca di storia ma sempre nuova, vi emoziona con il suo carattere unico». Segue un breve elenco: «Più Olimpiadi, più sport, più cultura, più innovazione, più gusto». Naturalmente la reclame si rivolge a chi torinese non è, ossia agli auspicati turisti olimpionici ormai sul punto di invadere la nostra città in occasione dei Giochi invernali: perché noi torinesi lo sappiamo bene che Torino è sempre più bella, non abbiamo bisogno di farci convincere in merito da un «consiglio per gli acquisti». Proprio in quanto torinesi, però, siamo costretti a constatare come l'inevitabile sinteticità del messaggio non renda del tutto giustizia alla crescente bellezza della nostra città: Torino è certo sempre più bella grazie alle cose citate nell'elenco di cui sopra, ma non solo. Oltre a «più Olimpiadi, più sport, più cultura, più innovazione, più gusto», abbiamo tanto per cominciare anche più pollai (i due magnifici esemplari spuntati di recente in Piazza Vittorio, che confermano il ruolo di Torino come «città laboratorio», all'avanguardia in Italia, in Europa, nel mondo, e forse anche in altri sistemi solari, perché due pollai così non ce li hanno nemmeno gli alieni); poi abbiamo più baite (quella originale del sublime parcheggio di piazzale Valdo Fusi, opera architettonica che ci invidiano a Barcellona come a Berlino ma anche a Forno Alpi Graie e su Marte, e quella edificata dai canadesi, che preso atto degli usi e costumi locali hanno pensato bene di imitarli); poi abbiamo più cosi (dove per «coso» al singolare si intende il celebre PalaFuksas); infine abbiamo più condomini (quelli mirabili sorti in luogo delle vecchie fabbriche e sui terreni ricavati dall'interramento della ferrovia, alfieri delle nuove attrazioni turistiche della nuova Torino: non a caso tra le proposte delle agenzie di viaggi di mezzo mondo oggi come oggi il Gran Tour delle Piramidi egiziane è stato surclassato dal Gran Tour dei Condomini torinesi). E dunque: nel caso la pubblicità continui, speriamo che renda giustizia alla Torino che è sempre più bella con un esaustivo «più Olimpiadi, più sport, più cultura, più innovazione, più gusto, più pollai, più baite, più cosi, più condomini». Grazie.
lunedì, novembre 28, 2005
perchè ci poniamo il problema se sia opportuno concedere l'uso di un'aula scolastica (fuori orario) a degli arabi per insegnare la loro lingua! cosa temiamo...così insicuri nelle proprie certezze da arroccarci per difendere che? è già molto grave che la scelta sia dettata "comunque" da ragioni di opportunismo...reazionario o progressista...piuttosto che di normale convivenza!
domenica, novembre 27, 2005
ho tentato di affrontare il "problema" portfolio con professionalità, ma è una tale idiozia che disarma qualsiasi possibile critica...non va neppure preso in considerazione...e invece a breve demolirà le ultime parvenze di credibilità della scuola pubblica italiana...perfido portfolio!
sabato, novembre 26, 2005
si può essere antiberlusconiani nel midollo, ma gli va dato atto di aver detto una sacrosanta verità definendo inutile lo sciopero di ieri...ormai queste sporadiche forme di protesta non sortiscono più di un lieve disagio, previsto e assorbito senza traumi, ...altre forme di protesta (boicottaggio) dovrebbero ormai essere messe in atto, ma ciò che manca, nel fronte di chi ha buone ragioni per protestare, sono idee chiare e obiettivi sicuri...
venerdì, novembre 25, 2005
and strike!!!
giovedì, novembre 24, 2005
dal blog di Beppe Grillo: "Fazio ha organizzato una due giorni il 24 e il 25 novembre per i dipendenti della Banca d’Italia in occasione del Trentennale di Lavoro. Ospite d’onore e relatore, insieme a Fazio, sarà Giulio Andreotti, senatore prescritto a vita. Il primo giorno i dipendenti saranno ospiti della Pontificia Università San Tommaso d’Aquino di Roma e riceveranno un saluto dal suo Magnifico Rettore. Il secondo giorno si recheranno in visita guidata ai Musei Vaticani. Fazio e i nostri dipendenti se la suoneranno e se la canteranno (è previsto un concerto diretto da Salvatore Accardo) tra cocktail, rinfreschi, pranzi e cene per due giorni lavorativi. Gli italiani, in quei due giorni lavoreranno, quelli che hanno un lavoro, anche per pagare il debito pubblico, i mutui a tassi variabile e i costi economici della figura di m..da che Fazio e la Banca d’Italia fanno fare da mesi all’Italia. Perché Fazio è ancora lì? Forse perché fa comodo a tutti? Non solo alla Lega, ma anche alla sinistra? I dipendenti della Banca d’Italia però mi inteneriscono, costretti a sorbirsi il Magnifico Rettore, Fazio, Andreotti e poi tutti in gita scolastica guidata in Vaticano."
about Pasolini
mercoledì, novembre 23, 2005
mi sono svegliato sentendolo (il Capo) dire che non siamo in guerra con l'Iraq, poi un balletto di possibilità di ritiro se vince l'Unione (una a testa, almeno)...la giornata e proseguita spazzata da un vento teso e freddo...e si chiude in depressione pensando alle nuove sul portfolio e a come ci si perda in nulla e si avvilisca sempre più l'insegnamento...
martedì, novembre 22, 2005
un po' più credibile dei pensionati in bus! qui
spergiuro! "Non abbiamo mai rubato, non abbiamo trasformato Palazzo Chigi in una merchant bank, non abbiamo fatto intercettazioni telefoniche, non abbiamo usato la magistratura, non abbiamo mandato la Guardia di Finanza e non abbiamo usato la televisione", ha detto il presidente del Consiglio." (però quella dei pensionati "comunisti" che su bus e tram parlano male di Lui è la migliore!)
lunedì, novembre 21, 2005
italiani brava gente! che c'è di meglio di un reality dal vero (se la Franzoni&Company avesse potuto avrebbe venduto in esclusiva i diritti, ma si può rimediare con il merchandise) - "Processo Cogne - Curiosi dall'alba in coda coi ticket"
domenica, novembre 20, 2005
quando la perseveranza paga! "Miss Tic, quando il muro è libertà - Ieri fuorilegge, oggi fenomeno. L'artista che ha invaso Parigi con le sue sagome poetiche e insolenti festeggia vent'anni di attività. Una mostra, un libro di fotografie e tanto successo. Chiunque è passato per Parigi, nei quartieri popolari e in quelli più intellettuali, non ha potuto non vedere sui muri delle case le sagome forate, i pochoir, firmati Miss Tic, un disegno colorato allo spray nero. È da vent'anni, dall'85, che queste immagini costellano Parigi: una bella donna vestita di nero, in tenuta succinta, spesso con la gonna sollevata, che dice frasi un po' metafisiche, poetiche, caustiche, feriche, insolenti. Un commento alla vita e agli avvenimenti del momento fatto di giochi di parole. Una specie di diario intimo durato vent'anni, che parla di amori stanchi, del tempo che passa, del mondo che delude, delle illusioni perdute ma che restano in fondo ancora il motore della vita. In questi giorni, Miss Tic, artista urbana nata nella strada e rimasta legata a questa galleria a cielo aperto, festeggia i suoi vent'anni di attività, con una mostra alla galleria W, nella parte più bella di Montmartre (44, rue Lepic, Parigi XVIII). Contemporaneamente, è uscito un libro con 300 foto, una sequenza di immagini con accanto, anno dopo anno, avvenimenti biografici e i fatti del mondo (Miss.Tic in Paris, Critères-Paris Musées). All'incrocio della body art, dell'arte concettuale, dell'arte politica e del femminismo, Miss Tic non ha avuto una vita facile. Per anni, la sua identità è rimasta segreta. All'inizio, ha avuto problemi con la giustizia, perché fare dei tag sui muri è punito dalla legge (mentre a New York, Jenny Holzer può scrivere sui muri). L'intervento è sempre preparato a lungo in casa, poi l'azione per realizzarlo è velocissima, clandestina. In seguito Miss Tic, che in realtà si chiama Raddiah, padre operaio specializzato di origine tunisina, madre normanna «contadina illuminata», come la descrive, ha deciso di chiedere il permesso ai proprietari degli immobili, per evitare grane. Adesso, i suoi pochoirs sono ricercati, i proprietari li richiedono e li proteggono con pannelli di vetro. Ultimamente, Miss Tic lavora anche con supporti asportabili, su legno, carta, carta macerata, manifesti lacerati. «Creare è resistere» dice sulla scia di Gilles Deleuze. Miss Tic è parigina fino in fondo, rimasta fedele allo spirito del Maggio `68 e della libertà diffusa degli anni '80. Si autodefinisce una «libertina cerebrale». Miss Tic, un'assonanza con «mistica» che non ha però nulla a che vedere con la religione: si dichiara «atea praticante» contro i preti di tutte le chiese, anche se rivendica un fondo di «tentazioni metafisiche». Una sua recente mostra di intitolava Femme mur (gioco di parole tra «donna muro» e «donna matura», Raddiah è nata nel '56). Nell'85 ha deciso di investire i muri di Parigi, dopo una delusione sentimentale : «Lo spazio della strada mi interessava - dice - venivo dal teatro di strada, praticavo le arti applicate». Arte e vita si incrociano: «Di materno, non ho che la lingua», dice la bella donna provocante in nero (Raddiah non ha voluto figli). «Seguire il proprio desiderio per non incontrarlo» suggerisce pensosa. Miss Tic, fenomeno assolutamente parigino, è ormai richiesta anche all'estero, malgrado la difficoltà di traduzione. «In Germania - racconta - ho avuto un ottimo troduttore, ma ci sono testi che si prestano, altri no». " (dal manifesto di ieri)
sabato, novembre 19, 2005
FALLUJA - Siamo complici di GIULIANA SGRENA - (sul manifesto del 17/11) Il velo dell'omertà sull'uso del fosforo bianco si è squarciato persino negli Stati uniti, l'ultimo strappo è stata la testimonianza di Darrin Mortenson, un giornalista americano embedded. Preceduto dalla ancor più importante ammissione sull'uso delle micidiali armi chimiche da parte del Pentagono. Ma per il portavoce del Pentagono, Barry Venable, non si tratta di armi chimiche e poi sono state usate contro i combattenti: bastano le terribili immagini delle vittime di Falluja - soprattutto donne e bambini - mostrati nell'inchiesta di Rainews24 a smentirli. Per gli Stati uniti quella polvere che corrode la carne degli esseri umani non è nemmeno proibita visto che non hanno firmato il protocollo della Convenzione su alcune armi convenzionali. Così come per gli Stati uniti è stato legittimo, quel 4 marzo del 2005, sparare su un'auto su cui viaggiavano due agenti del Sismi e una giornalista, uccidendo Nicola Calipari. Sparare per uccidere come ha confermato la perizia della magistratura. E' la guerra. Una guerra che non rispetta più nemmeno le convenzioni internazionali. In cui sono coinvolti anche coloro che hanno mandato le proprie truppe ipocritamente sotto il nome di «missione di pace». Una guerra che Bush ha scatenato contro Saddam perché - diceva - aveva le armi di distruzione di massa - ben sapendo che non le aveva più e quando le aveva usate contro i kurdi nel 1988 non aveva suscitato grande scalpore. Invece le armi di distruzione di massa - napalm e fosforo bianco - le ha portate Bush e le ha usate contro la popolazione civile. Chi resta in Iraq a fianco degli americani è complice di chi usa queste armi, di chi ha torturato ad Abu Ghraib e ha addestrato gli iracheni a usare gli stessi metodi. E' questo il processo democratico da sostenere in Iraq oppure quello dei 170 prigionieri torturati e rinchiusi dentro il ministero degli interni iracheno? E' questo Iraq che le nostre truppe devono difendere? C'è chi sostiene che bisogna rimanere per combattere il terrorismo, ma i terroristi, proprio come le micidiali armi, sono arrivati insieme alla guerra di Bush. Solo un ritiro delle truppe può spezzare la spirale guerra-terrorismo. O ancora, si dice che senza i marine scoppierebbe la guerra civile. La guerra civile purtroppo c'è già in Iraq e ha già mietuto migliaia di vittime, ignorate come tutte le altre. E non sono certo le truppe a ostacolare i regolamenti di conti, la violenza sulle donne, i rapimenti o lo scontro sanguinoso tra sunniti e sciiti. Anzi, quest'ultimo, favorendo la spartizione dell'Iraq, gli Usa l'hanno alimentato. Non si può escludere che un ritiro delle truppe provochi nell'immediato un acuirsi dello scontro tra le varie componenti irachene, ma ormai è l'unico modo per aprire la via a una soluzione vera e duratura della crisi. L'occidente se vuole aiutare l'Iraq distrutto non può farlo con i cannoni ma ricostruendo il paese. su RaiNews24 anche un'intervista
venerdì, novembre 18, 2005
scoprire dalle parole di alcuni genitori le chiare ascendenze razziste, peraltro manifeste nei comportamenti dei loro pargoli, è particolarmente deprimente!
giovedì, novembre 17, 2005
Dinamiche - Gli americani hanno finalmente chiarito la dinamica: il fosforo bianco è stato utilizzato dove non c’erano i civili invece c’erano, ma adesso non ci sono più. (Jena)
mercoledì, novembre 16, 2005
esultare per una de-evoluzione è singolare, ma anche la razza legaiola e il suo esagerato seguito sono fenomeno paradossale, e la fissita paralitica del loro "senatur" racchiudono il segno dei tempi! abbastanza squallidi!!
immersione totale nella routine scolastica...insegnamento mattutino più consigli pomeridiani...con i genitori!
martedì, novembre 15, 2005
il problema dell'ignoranza sempre più diffusa è l'impossibilità di dialogare civilmente senza arroccarsi e nascondersi dietro un ruolo: fai presente a qualcuno un problema e questa persona anzichè prendere le misure per risolverlo eccepisce sulle modalità con cui gli hai esposto il problema (ad esempio in pubblico, intaccando il suo prestigio, anzichè in privato) e intanto il problema rimane insoluto!
Fosforo e distintivi di ALESSANDRO ROBECCHI Effetti del fosforo bianco sui civili iracheni di Falluja: bruciature micidiali che sciolgono la carne e lasciano intatti i vestiti. Effetti del fosforo bianco sull'informazione italiana: bruciature di intere pagine, che lasciano intatti i lettori. Questa volta Clarissa Burt non si è espressa, leggo la delusione sui vostri volti. I grandi giornali (piccola eccezione ieri sul Corriere, tutta declinata al condizionale) non hanno ancora scoperto la notizia che i nostri amici americani le armi di distruzione di massa se le sono portate da casa e le hanno usate in spregio a ogni convenzione. Armi chimiche di fabbricazione americana sparate su tutto quel che si muoveva a Falluja. Dal produttore al consumatore, non come l'altra volta che per sparare armi chimiche americane sugli iraniani era servita la mediazione di Saddam (che poi le tirò sui curdi, ops!). Gli americani lo hanno pure scritto su un loro house-organ (notizia che ho letto solo su questo giornale) per dire che in effetti sì, il fosforo bianco sparato su esseri umani funziona alla grande. Ah, averci pensato prima! Spero non sfugga a nessuno che non si può fare di tutte le armi chimiche un fascio: se le usa Saddam bisogna assolutamente mettersi l'elmetto e andare a consegnare la democrazia agli iracheni. Se le usa Bush si fa finta di niente e chi lo documenta è semplicemente accecato dall'odio antiamericano (che sia detto per inciso è sempre meglio che essere accecati dal fosforo bianco). Così, i giornali italiani e le televisioni (con le eccezioni di RaiNews24 e Raitre, grazie a Primo Piano) fanno finta di niente. I più lucidi tra gli embedded, Giuliano Ferrara e Clarissa Burt non hanno scritto una riga né detto una parola. Niente fiaccolate per il nuovo napalm. Un rapido giro nel controllo della malafede mi ha indotto persino a un gesto dadaista e disperato: comprare il Riformista, spassoso giornale satirico. Ed ecco l'articolo dell'ambasciatore americano in Italia che ci ringrazia per aver mandato a morire alcuni italiani in Iraq, ci assicura che entreranno nei libri di storia, ma sulle armi chimiche americane niente, nemmeno una virgola. Devo dedurre che tra gli effetti collaterali del fosforo bianco ci siano disturbi alla memoria, anche se naturalmente il Riformista chiede con un accorato appello una giornata della memoria. Effetti devastanti sulla memoria anche per il nostro premier, tutto impegnato a ricordare alla masse che lui la guerra non la voleva e che era contrario, anzi è un noto pacifista. Ma quando è arrivato in Italia il presidente iracheno, installato dagli invasori, ha assicurato che la guerra era inevitabile. Quando quello se n'è andato ha ricominciato a dire che lui era contrario: un bi-Silvio ad assetto variabile, forse un altro effetto collaterale del fosforo bianco (occhio alla caduta dei capelli!). Il premier anzi fa di più, dipana davanti ai giovani azzurri (puffi? effetti del fosforo?) una semplice equazione: dire che l'Italia ha voluto la guerra, e ha anche fornito le prove (false) agli americani per avere una scusa per l'attacco non è più solo anti-americano, ma addirittura anti-italiano. E se verrà qui un qualche kamikaze a rovinarci le feste di Natale sarà colpa di chi ha appeso la bandiera della pace. Inutilmente ho cercato i pezzi di Teodori, Fallaci, Pera Marcello e altri corifei del settimo cavalleggeri, magari anche piccoli corsivi e trafiletti. Niente: il fosforo bianco ha bruciato tutto, meno male che ha lasciato intatti i vestiti. Tutti quelli abituati a farci enormi pipponi su come si fa il giornalismo sono preda di gravi attacchi di amnesia. Ora, dopo appena qualche timida voce che si leva dai banchi dell'Unione, aspetto con trepidazione una netta posizione dei Ds, una dichiarazione di Prodi e una di quelle fulminanti battute dietro le quali si intuisce il talento politico di Rutelli: qualcuno dei nostri eroi oserà dichiarare che usare armi chimiche sui civili è piuttosto incivile? Che Bush è un criminale di guerra? Che Berlusconi è un suo complice? Che non vogliamo restare laggiù mentre i nostri alleati cuociono donne e bambini? Ops, scusate, mi è scappata. Sono proprio anti-italiano, maledizione. Sarà l'effetto del fosforo bianco. (dal manifesto di domenica)
lunedì, novembre 14, 2005
il Papa "rispetta la laicità dello Stato"! se no che faceva? ci dichiarava guerra o ci scomunicava?
un tragico incidente domestico può essere sfruttato dalla stampa locale e nazionale per riempire con morbosità il vuoto assoluto d'informazione? la domanda è retorica e sottolinea la bassezza della categoria dei pennivendoli e dei loro ancora più beceri lettori...a tutta pagina: "Ho gettato la tivù assassina"...(il mattino di Padova)
domenica, novembre 13, 2005
se penso allo stagnante mondo artistico italiano il panorama inglese sembra un mare in tempesta!
sabato, novembre 12, 2005
"I intend to paint myself to death," Lucian Freud
il vecchio palazzinaro ricorda le gloriose origini, di ripulitore di denaro "sporco", con ben più solidi mattoni: "Lavoriamo - dice il premier - a un grande progetto impegnativo che presenteremo in campagna elettorale: è l'impegno a costruire le abitazioni per tutto quel 19% di famiglie italiane che vive in condizioni di vita grama non causata da questo governo".
Stato di Polizia: tutti si sorprendono per il divieto di assembramenti, oggi e domani a Parigi, pochi sottolineano che ciò è frutto di sistematiche intercettazioni su sms e e-mail!
venerdì, novembre 11, 2005
se avete qualche dubbio di perchè il servizio "Falluja-La strage nascosta" non passa in prime time sulle televisioni pubbliche o private andatevelo a vedere qui!
giovedì, novembre 10, 2005
"Si chiama "Homage to Matisse". E' stato dipinto dal pittore statunitense Mark Rothko (1903-1970). E' il quadro del dopoguerra venduto al prezzo più alto mai batutto in un'asta. A New York Christie's lo ha assegnato per 22,4 milioni di dollari. Il precedente primato apparteneva sempre ad un dipinto di Rothko intitolato "No.6 (Yellow, white, blue over yellow on gray)", acquistato in un'asta si Sotheby's per 17,3 milioni di dollari nel 2004."
"Quando ci sono luoghi disabitati da qualunque tipo di speranza, in Iran quei luoghi non li affollano con signorine ammiccanti molto poco vestite ma con fiori; sempre con fiori. Si sente dire che in Iran stiano preparando l'atomica e può darsi. Forse hanno paura di quelli che l'atomica l'hanno già inventata, prodotta e usata da un po' di tempo." Ettore Sottsass
mercoledì, novembre 09, 2005
Gas, napalm, torture, bombe al fosforo in un film i crimini di guerra americani a Falluja (25 giugno 2005)
sul manifesto di ieri:
"Democrazia al fosforo di Giuliana Sgrena
L'uso del napalm e del fosforo bianco nella guerra in Iraq era già noto. Purtroppo. Dei cadaveri carbonizzati ritrovati dopo la battaglia dell'aeroporto (aprile 2003) mi avevano raccontato gli abitanti di Falluja prima ancora di diventare profughi, dei volti scarnificati dal fosforo bianco mi avrebbero detto poi e l'avrebbero confermato i soldati americani impegnati sul campo di battaglia (anche in una intervista al manifesto, 25 settembre 2005). Ma questo orrore l'inchiesta di Rainews24 - «Falluja. La strage nascosta» - te lo sbatte in faccia. Volti irriconoscibili e bruciati di donne e bambini inerti nei loro abiti intatti (il fosforo bianco consuma solo le cellule che contengono acqua), parte di quella uccisione di massa riconosciuta persino dagli autori materiali del massacro, i soldati, che hanno testimoniato davanti alle telecamere. Ma non dai mandanti.
L'inchiesta di Rainews24 deve servire a squarciare il velo di omertà, ma soprattutto deve interrogare chi questa guerra l'ha sostenuta o ancora la sostiene con la presenza delle nostre truppe in Iraq. Bush non solo ha scatenato una guerra contro Saddam Hussein accusandolo di possedere armi di distruzioni di massa ben sapendo che non era vero, ma ha permesso che il suo esercito usasse contro gli iracheni micidiali armi bandite dall'Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche. Proprio come aveva fatto Saddam nel 1988 contro i kurdi. Bush come Saddam, che quando ha gasato i kurdi era un fedele alleato degli americani. Le immagini dell'inchiesta di Rainews lo dimostrano e gli interessati lo confermano: il Pentagono ha ammesso l'uso del Napalm anche se sotto forma di Mk77 e il ministro della difesa inglese si è giustificato sostenendo che ignorava che gli Usa l'avessero usato. Del resto, quando i profughi di Falluja sono tornati a casa, gli stessi americani hanno detto loro di non mangiare la verdure e gli animali locali perché erano pericolosi e a raccomandare di disinfestare le case prima di entrarci. In quelle ancora abitabili, naturalmente.
E cosa fa la comunità internazionale? Tace. Ma non si può tacere di fronte a un simile orrore, senza diventare complici. E complici lo siamo restando in Iraq con le nostre truppe, sia che il fosforo bianco lo usiamo nei traccianti per illuminare il cielo o per bruciare i poveri abitanti di Falluja. Bruciati in modo tale da non poter essere riconosciuti e nemmeno contati: solo 700 delle migliaia di vittime di Falluja sono state seppellite con un nome.
E' questa la democrazia esportata in Iraq e di cui si dimostra soddisfatto il presidente iracheno, il kurdo, Jalal Talabani? Chissà se durante la sua visita in Italia - in corso - butterà uno sguardo sulla nostra tv satellitare sentendo parlare di Iraq? Di certo non si lascerà commuovere da immagini che ben conosce mentre ha già chiesto alle truppe italiane di restare. Ottenendo il consenso del nostro governo, ma anche una nuova battuta d'arresto dei Ds. Fassino ha infatti dichiarato ieri che è necessario adeguare il calendario del ritiro delle truppe all'avanzamento del «processo democratico». Quale democrazia, quella al fosforo bianco?"
martedì, novembre 08, 2005
quale sarebbe il risalto di un attentato al fosforo nella metropolitana di New York...tra le notizie di cronaca o in prima pagina...taglio basso o 11 colonne...ma...forse Vespa preparerebbe uno speciale!
Trovate, finalmente, le armi di distruzione di massa: "Inchiesta shock di "Rai News 24": l'agente chimico usato come arma. Un veterano: "I corpi si scioglievano" "Fosforo bianco contro i civili". Così gli Usa hanno preso Falluja. Un documento svela anche un test su un nuovo tipo di Napalm."
lunedì, novembre 07, 2005
fa pena sentire i giornalisti parlare dei protagonisti degli scontri nella banlieu parigina affermando trattarsi di giovani extracomunitari...da tre generazioni francesi ma per sempre diversi...comunque!
domenica, novembre 06, 2005
Self-Mutilation Is the Sincerest Form of Flattery (Marina Abramovic penséè)
sabato, novembre 05, 2005
"Que peut espérer un être jeune qui naît dans un quartier sans âme, qui vit dans un immeuble laid, entouré d'autres laideurs, de murs gris sur un paysage gris pour une vie grise, avec tout autour une société qui préfère détourner le regard et n'intervient que lorsqu'il faut se fâcher, interdire ?" François Mitterrand - 1990
venerdì, novembre 04, 2005
mi è stato spiegato che è giusto andare a messa perchè è tradizione! amen
dalla Stampa di oggi: "Ma in Italia si insegue il barone mancante. E l’eros universitario non è frizzante perché devi pensare a fare il portaborse di Giuseppe Culicchia In Italia, è bene chiarirlo subito, la vita universitaria è un'altra cosa, rispetto a quella dei campus americani raccontati da Tom Wolfe. A partire dal fatto che ormai, insieme con gli studenti, protestano contro il ministro dell'Istruzione anche i professori. Non a caso, chi dopo la laurea può permetterselo spesso va notoriamente a fare ricerca all'estero, magari proprio negli Stati Uniti. Non solo per via dei bei prati tagliati all'inglese, ma anche perché da quelle parti in luogo del nepotismo vige la famosa meritocrazia, e i laboratori funzionano. Alla pari, per dire, delle biblioteche: mentre chiunque abbia frequentato un ateneo italiano sa bene come da noi, quando uno studente è alla ricerca di un testo d'esame in teoria reperibilissimo, le cose spesso e volentieri si complichino. Ammesso che la biblioteca sia aperta, non di rado il testo l'ha preso in prestito il professore, e chissà quando lo restituirà. Lasciando da parte gli orari d'apertura delle segreterie, in genere surreali, restano leggendari gli aneddoti riguardanti le sessioni d'esame e gli orari di ricevimento dei docenti. Ai quali certi titolari di cattedra si sottraggono volentieri senza avviso alcuno, di modo che chi arriva in facoltà convinto di sostenere un esame o poter parlare della sua tesi si ritrova a passare inutilmente ore e ore di fronte alla tale aula o al tale ufficio in attesa del barone mancante, più che rampante. Com'è ampiamente noto, poi, chi non si trasforma da laureando in portaborse ha scarse, scarsissime chance di proseguire la carriera universitaria. Fermo restando che talvolta limitarsi a portare le borse può anche non bastare. Chi ha avuto la ventura di essere invitato a cena a casa di certi professori universitari, sa che non è infrequente trovarsi davanti a laureandi o laureati in attesa di concorso che badano alle faccende domestiche del loro signori e padroni, facendo la spesa, cucinando, preparando tavola e lavando i piatti. Anche per questo, forse, il sesso tra studenti è per forza di cose un po' meno frizzante rispetto a quanto accade negli Stati Uniti: non tanto perché l'università italiana non disponga di dormitori o alloggi altrettanto ameni di quelli esistenti nei campus d'oltreoceano, ma perché risulta obiettivamente difficile pensare a certe cose quando la vita quotidiana richiede tali extra oltre al normale carico di studi. Per tacere del capitolo studenti-lavoratori, che forse meriterebbe un'indagine apposita. Spiegare razionalmente l'accanimento con cui i titolari di certe cattedre perseguono chi è costretto a pagarsi gli studi, creando apposti percorsi a ostacoli volti a scoraggiare anche i più volenterosi, non è facile. C'è perfino chi in sede d'esame pretende che lo studente firmi in prima pagina i testi su cui si è preparato, e li esibisca così firmati insieme con il libretto. Guai a passarsi i libri per risparmiare, specie se chi li ha scritti è il professore. Che non vuole certo rimetterci in diritti d'autore. E dunque: se da un lato è vero che per molti studenti l'università è un parcheggio, e in questi anni si è fatto lezione in strada per protesta contro il fatto di doverla fare al cinema, stante la cronica mancanza d'aule a fronte dell'enorme numero di iscritti, dall'altro è anche vero che se si facesse un giro per gli atenei italiani, Tom Wolfe rimarrebbe sicuramente… colpito, ecco, dal «funzionamento» delle nostre università."
qualcuno mi spiega cosa c'entra la S.Messa con la commemorazione del 4 novembre!?
giovedì, novembre 03, 2005
sono tornato, e cosa mi ritrovo: una trappolona mediatica innescata dall'ex (ex?) informatore CIA Giuliano Ferrara, fatta apposta per inutili strumentalizzazioni e parole in libertà...che squallore...che banalità...chiudo gli occhi e ripenso ai nostri trecenteschi della National!