After2000

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martedì, gennaio 31, 2006

19 giudizi sintetici + un giudizio globale...la follia della scheda riformata!

postato da sixty2 21:17 | commenti

sotto silenzio la morte di Nam June Paik, il padre della video-arte (domani vi posto un articolo)

postato da sixty2 19:35 | commenti

lunedì, gennaio 30, 2006

la scuola di Silvio e Letizia

postato da sixty2 13:21 | commenti

domenica, gennaio 29, 2006

Una lingua un dialetto con un passaporto e un esercito (Noam Chomsky)

postato da sixty2 12:36 | commenti

a proposito di campagne "umanitarie" (dal manifesto di ieri) -"Non ci piace quel logo «rosso» di MARIO PIANTA - In Africa l'Aids uccide due milioni di persone ogni anno. Muoiono perché né i governi, né le vittime possono pagare i prezzi esorbitanti dei farmaci anti-Aids prodotti da poche multinazionali di Europa e Stati Uniti. I prezzi sono esorbitanti perché gli accordi commerciali del Wto impediscono ad altri produttori del Sud del mondo di imitarli e produrli a costi minori. I superprofitti delle multinazionali vanno ai supermanager e agli azionisti, abituati a consumi opulenti, ad esempio abiti Armani o Gap, scarpe Converse o Nike (che è lo stesso gruppo), pagati magari con una carta di credito American Express. Commossi dallo sterminio per Aids, i capi di queste imprese si ritrovano a Davos e - padrino Bono, ex U2 - lanciano il marchio Red, che differenzierà i prodotti di cui sopra destinando una quota dei profitti «rossi» al Global fund che finanzia interventi contro Aids, malaria e tubercolosi. Il Global fund ha l'ingrato compito di chiedere ai governi dei paesi ricchi i soldi per curare i malati dei paesi poveri. Ma ogni governo, lo sappiamo, ha deficit in eccesso, guerre urgenti da finanziare, parametri da rispettare subito, mentre le malattie del Sud possono aspettare. Un misero uno per mille dei fondi distribuiti dal Global fund è venuto dai privati, e a Davos si vuole rimediare a tanta iniquità. Si inventa il marchio «etico» e si annuncia che di fronte all'immobilità degli stati saranno le impennate di vendite delle imprese e l'eleganza dei consumatori sensibilizzati a guarire i poveri da Aids, tubercolosi e malaria. Se poi non sarà così, tanta pubblicità gratuita avrà fatto comunque salire le vendite, e forse questo basta. Bono, con il suo gruppo Data (Debt, Aids and trade in Africa) ci crede davvero che il commercio sia la soluzione e non il problema. Prendiamo sul serio questa conversione sulla via di Davos, e suggeriamo qualche strada aggiuntiva. La linea «africana» di magliette Gap prodotte in Africa potrebbe pagare alle operaie un salario annuale almeno pari al doppio del costo che ha un anno di terapia anti-Aids: uscirebbero dalla povertà e chi si ammala potrebbe curarsi. La Nike potrebbe smettere di sfruttare i lavoratori del Sud del mondo, e questo basterebbe da solo. Armani potrebbe smettere di spostare i profitti da una all'altra delle imprese del gruppo per farli spuntare nel paese dove sono tassati meno: i governi potranno così spendere di più per la salute di tutti. L'American Express potrebbe smettere di finanziare i politici americani chiedendo in cambio politiche per il commercio, gli investimenti e la finanza che favoriscono solo le imprese. La politica potrebbe tornare a pensare al bene comune e, in particolare, a quei beni comuni che sono la salute, la prevenzione e la cura delle malattie che, come l'acqua e l'ambiente, è tutta roba che nelle mani del mercato non fa una bella fine. Imperdonabile invece il nome dell'iniziativa, lanciata a Davos come l'antagonista «rosso» all'egoismo del profitto; come se una bandiera potesse essere rimpiazzata da un piccolo rettangolo di plastica rossa."

postato da sixty2 11:25 | commenti

sabato, gennaio 28, 2006

...stanno tentando di comunicare a Sharon che ha vinto Hammas...forse così si riprende, o almeno capisce quando ci lascierà, perche il paraplegico Iassim è piegato in due dalle risa...

postato da sixty2 18:05 | commenti

venerdì, gennaio 27, 2006

da girare e diffondere APPELLO «Legge Bacchelli» per Grifi - È urgente: Il regista, tra i più importanti del cinema sperimentale, ha bisogno di cure e di una casa Alberto Grifi, nato a Roma nel 1938, è unanimemente considerato da critici e studiosi uno dei primi e tra i più importanti autori di cinema sperimentale in Italia. Con alcuni suoi film - La verifica incerta (1964), Anna (1972-75) - ha scritto delle pagine fondamentali del nostro cinema, conosciute ed apprezzate anche all'estero. Ha perseguito con coerenza un'idea di cinema indipendente in opposizione al cinema-spettacolo, portando avanti un continuo lavoro di disvelamento e destrutturazione dei linguaggi e dell'apparato produttivo del cinema, rifiutandosi a qualsiasi compromesso. In gioventù ha frequentato il salotto di Zavattini, facendo suo l'invito rivolto dal grande vecchio di Luzzara ai giovani cineasti (ma ben pochi l'hanno ascoltato) a non perdere tempo per cambiare il cinema ma ad impegnarsi a cambiare la vita perché da là sarebbe venuto un cinema veramente nuovo. Ha attraversato la cosiddetta neoavanguardia degli anni Sessanta condividendone ispirazioni, richiami e spinte sperimentali. Tra i primi a passare al videotape all'inizio degli anni Settanta, Grifi l'ha utilizzato anche per documentare i conflitti, le forme di aggregazione e il modo di essere e di esprimersi di un'intera generazione. Il suo archivio personale, che andrebbe anche restaurato e preservato, è quindi una risorsa non solo per conoscere il suo lavoro ma per riportare alla luce la ricchezza culturale e umana di un decennio dimenticato. Le sue condizioni di vita però sono tragicamente peggiorate negli ultimi anni. Dal 1989, da quando cioè ha lasciato un appartamento nel quale viveva con una anziana zia nel quartiere Prati a Roma, è senza casa. Sopravvive in precarie condizioni economiche ospite presso amici in varie città italiane. Se ciò non bastasse, recentemente gli è stata diagnosticata una malattia che rende ogni ospitalità problematica e difficile il proseguimento dell'attività lavorativa: una cirrosi epatica virale in stato avanzato e due carcinomi. Necessita quindi di un monitoraggio continuo e di frequenti ricoveri ospedalieri. Il bisogno di un alloggio è urgente e improcrastinabile. Aggiungi la tua firma alle nostre a questo appello affinché il Comune di Roma si attivi tempestivamente per trovare una soluzione. E a Alberto venga concessa la Legge Bacchelli. Hanno già firmato l'appello: Marco Müller (direttore della Mostra del cinema di Venezia), Angelo Pasquini (sceneggiatore), Roberto Perpignani (montatore, cattedra al Centro Sperimentale di Cinematografia), Italo Moscati (critico e regista, giornalista Rai), Giancarlo Nanni (regista teatrale e attore), Adriano Aprà (critico cinematografico, cattedra alla seconda università di Roma), Nico Garrone (critico teatrale e regista), Enrico Ghezzi (critico cinematografico), Roberto Turigliatto (direttore del Festival di Torino), Marco Capitelli (libraio e operatore dello spettacolo). Per qualsiasi chiarimento: info@barbaranocinelab.it.

postato da sixty2 21:17 | commenti

«La costruzione e l'uso di cappelle private e familiari fuori dai cimiteri, per accogliere cadaveri, ossa, esiti di fenomeni cadaverici trasformativi-conservativi o ceneri, sono consentiti quando le cappelle sono attorniate per un raggio di almeno 25 metri da una zona di rispetto di fondi di proprietà dei soggetti interessati al loro uso»...se entro l'11/2 l'approva può usare il suo mausoleo...anche personalmente!

postato da sixty2 16:58 | commenti

Nel suo messaggio per il giorno della Memoria Berlusconi non ha nominato né i fascisti né i nazisti. Non si sa mai, anche loro votano. (Jena)

postato da sixty2 14:05 | commenti

giovedì, gennaio 26, 2006

su Robert Rauschenberg

postato da sixty2 17:40 | commenti

paragonare l'eroina all'hascish o alla marijuna fa parte della logica di considerarsi uno statista mentre si è solo un piccolo venditore di fumo...

postato da sixty2 17:33 | commenti

dal manifesto di ieri "I gangster e i silenzi di GIULIETTO CHIESA - Dick Cheney ha avuto un moto d'impazienza, qualche settimana fa, di fronte alla sensazione provocata in Europa dalle rivelazioni delle «carceri segrete» della Cia. «Non facciamo le mammolette - ha detto in sostanza -. L'11 settembre 2001 ha cambiato la storia del mondo. Non ve ne eravate accorti?». Ha ragione. Lui sa benissimo che è così. Lo sa meglio di chiunque altro al mondo, probabilmente. Invece il mondo è pieno di ingenui (veri e finti) pronti a sbarrare gli occhi di fronte alla rivelazione dell'evidenza. Adesso sappiamo - secondo le primizie offerteci dall'ex procuratore svizzero e deputato Dick Marty - che la Cia ha effettuato alcune migliaia di voli in decine di paesi del mondo per prelevare (dopo averli catturati segretamente), trasportare, consegnare a terzi, riprendere e scaricare a piacimento centinaia di persone. In totale violazione di tutte le leggi internazionali salvo una: nuova, il decreto che l'imperatore George Bush emanò il 13 novembre 2001 nel quale si assegnava il diritto assoluto sul pianeta: «Ordine militare sulla detenzione, trattamento e processo di alcuni non-cittadini (americani, ndr) nella guerra contro il terrorismo». E scopriamo solo trasporti, detenzioni, torture, extraordinary renditions, mentre il quel decreto si parlava anche di processi e perfino di esecuzioni capitali impartite da tribunali militari speciali. Fino a quali profondità, dunque, l'11 settembre ha cambiato il mondo? Così interpretarono il nuovo secolo Cheney e Bush, mettendosi sotto i piedi anche le leggi e la Costituzione americana. Sappiamo anche, adesso, che 750 di questi voli Cia hanno toccato 26 paesi europei, la gran parte dei quali sono avvenuti in casa del fido Tony Blair (209) e altri (176) in casa del meno fido Schroeder. Ma 12 riguardano l'Italia, uno dei quali l'hanno già scoperto i nostri magistrati (sequestro a Milano di Abu Omar), gli altri 11 da scoprire. Potevano non sapere i governi europei, e quello italiano, che Bush, dubbio presidente degli Usa, usava «metodi da gangster», come ci ha detto Dick Marty? Assai improbabile, e comunque da accertare. Potevano non saperlo i servizi segreti europei e quello italiano? La favola di inefficienze, distrazioni e imbecillità che servì per seppellire ogni interrogativo sull'11 settembre non può essere riproposta oggi. Sapevano. Anzi non potevano non sapere. Adesso, quando deve cominciare la caccia ai responsabili, politici e funzionari, assisteremo a tutte le manovre immaginabili per insabbiare, dirottare, inquinare, impedire. Ecco, dunque, cos'è questa Europa: governi succubi e infingardi, che non osano opporsi alle violazioni dei diritti umani fondamentali mentre pretendono di insegnarli a tutti gli altri. Governi che, in nome di una realpolitik miserabile, tacciono e ingannano i propri cittadini. Di quello nostro, composto di maggiordomi, che ci ha portato in Iraq non abbiamo motivo di stupirci. Dovremo solo disfarcene. Ma una considerazione concerne anche la sinistra. Non il caricaturale Labour di Tony Blair. Parlo degli altri, anche degli italiani, che hanno sposato la tesi della lotta globale contro il terrorismo internazionale, prendendo per buono con entusiasmo il boccone avvelenato che proponeva loro l'imperatore. Non si accorsero che fare di questa commedia (i risultati in cinque anni fanno pensare solo all'operetta) la «priorità assoluta» significava permettere ai gangster di lesionare la democrazia e i valori dell'occidente tutto intero."

postato da sixty2 12:00 | commenti

La Chiesa non faccia politica, severo monito del Papa a se stesso. (Jena)

postato da sixty2 11:57 | commenti

mercoledì, gennaio 25, 2006

intanto il "problema" gas russo ha sdoganato l'uso di combustibili inquinanti nelle centrali elettriche...e il risultato voluto è stato raggiunto!

postato da sixty2 21:55 | commenti

martedì, gennaio 24, 2006

d'inverno fa freddo e d'estate fa caldo nell'emisfero settentrionale, nei paesi normali così come nei paesi delle banane...ma questa millenaria successione delle stagioni, in concomitanza con gli appuntamenti elettorali fa farneticare più del dovuto...fa dire che senza nucleare siamo finiti, quando da decenni si investa in energie rinnovabili o almeno si cerchi di sprecare meno, illuminando ogni orribile capannone con fari da Maracanà...se almeno il ghiaccio li facesse cadere di...faccia!

postato da sixty2 19:33 | commenti

lunedì, gennaio 23, 2006

ancora su Dan

postato da sixty2 09:00 | commenti

domenica, gennaio 22, 2006

"Che siano comunisti l’ha sempre detto, adesso dice pure che sono ladri e bugiardi, magari domani dirà che sono anche assassini. O l’ha già detto ieri?" (Jena)

postato da sixty2 10:54 | commenti

sabato, gennaio 21, 2006

alle volte mi fermerei appuntando l'umanità che mi circonda: la cassiera dell'ipermarket, lampadata e ingioiellata, che guarda ripetutamente l'orologio in attesa della fine del turno; il marito nervoso per il parcheggio che non trova; la moglie troppo profumata per una semplice spesa; l'extracomunitario in equilibrio tra bulimia consumistica e busta paga...io in mezzo a loro affacendato in riti inessenziali e vuoti di senso...consumatore...nient'altro!

postato da sixty2 17:29 | commenti (1)

venerdì, gennaio 20, 2006

c'è una notizia che dovrebbe riempire i notiziari, essere argomento di proposte e riflessione, e invece è emersa e scomparsa come neve al sole: "la pianura padana è l'area europea più inquinata (fonte UE)"...un motivo in più per renderla indipendente!

postato da sixty2 20:42 | commenti

Dan Flavin: A Retrospective is the first comprehensive exhibition of the work of the American artist Dan Flavin (1933-96).

postato da sixty2 14:26 | commenti

giovedì, gennaio 19, 2006

"la notizia del giorno è che il ladrone Craxi è morto in terra straniera, da latitante e non da esule come troppi lo vorranno far passare..." la Storia non può esimerme le colpe: aver tentato di giustificare la truffa e aver svilito la politica a comitato d'affari,...ma c'è chi continua a venerarne le spoglie, in attesa di piazze e mausolei...dove lanciare ancora monetine!

postato da sixty2 20:53 | commenti

"Per protestare contro la pena di morte in California, il sindaco Veltroni ha annunciato che non vedrà più i film di Schwarzenegger. La notizia è che prima li vedeva." (Jena)

postato da sixty2 13:20 | commenti

mercoledì, gennaio 18, 2006

"Io non mento mai. Il presidente del Consiglio non può per definizione mentire". ah ah ah!!

postato da sixty2 22:15 | commenti

martedì, gennaio 17, 2006

della serie come si promuove un evento! "In praise of ... Tate Modern - Leader Tuesday January 17, 2006 - The Guardian The choice of a Belgian born, German-trained agronomist now living in Sweden (Carsten Höller) to create the next artwork in the turbine room at the Swiss-designed Tate Modern is a fitting tribute to the internationalisation of what has become probably the most formidable artistic challenge for anyone, anywhere in the world. Only one of the seven people so far chosen for this prestigious commission has been British, a pleasing reflection of the absence of reflex nationalism that has turned London, and other parts of the country, into a global focus for activities as diverse as finance, art and football. When Louise Bourgeois's 30ft giant spider, Maman, came to the end of its inaugural run in the admirable Unilever-sponsored series, there were many admirers who wanted it to continue, fearing that filling the vast space in the industrial cathedral of the Tate Modern would be too hard an act to follow. They need not have worried. Everyone has their favourite - whether Olafur Eliasson's mistily mesmeric sun or Anish Kapoor's 155m-long horn-of-plenty or Rachel Whiteread's 14,000 casts of white boxes (or giant Tate & Lyle sugar cubes?) - and there has not yet been a spectacular failure. They have helped to attract more than 24m people to Tate Modern, many of whom have never been to a big gallery before. The turbine hall, often bustling with visitors from all around the world, has become a work of installation art in its own right. Long may it continue."

postato da sixty2 21:30 | commenti

lunedì, gennaio 16, 2006

Tate prepares for new installation - Charlotte Higgins, arts correspondent Monday January 16, 2006 - The Guardian The Turbine Hall at Tate Modern has been shrouded in artificial mist and lit by a huge, sodium sun; it has been filled with towers of cast cardboard boxes like sugar cubes. But the artist commissioned to undertake the next installation in the Unilever series, announced today, may make the wildest artwork yet. The Belgian-born Carsten Höller, whose work for the space will be unveiled in October, has filled rooms with giant, upside-down, rotating mushrooms. He has made architectural installations involving slides down which serious art-loving audiences have found themselves swooshing. And he is working on a version of a funfair, with the rides and the music slowed down. According to Jessica Morgan, the Tate curator overseeing the project, "Carsten makes large-scale works, either physically or conceptually. We are convinced he can take on the huge space of the Turbine Hall and transform it. There is a dual nature to his work. There's pleasure, splendour and entertainment and then often also a troubling element. He lulls you into a false sense of security then pulls you up, forcing you to ask questions about psychology, space and your sense of yourself." As is customary, Höller's plans will be kept secret by the Tate until the last minute. Ms Morgan said he was looking at various options for the space. "He's interested in mass communal experience and this is obviously the perfect place for him to do this," she said. It will be the seventh commission for the Turbine Hall, the first being Louise Bourgeois's I Do, I Undo, I Redo, launched when Tate Modern opened in 2000.

postato da sixty2 21:14 | commenti

domenica, gennaio 15, 2006

un bell'articolo su Tracey Emin

postato da sixty2 12:44 | commenti

sabato, gennaio 14, 2006

ma i DS e l'Unione si sono accorti di quanta gente ha manifestato a Milano e Roma in difesa della 194 e dei PACS? se sono meno stupidi di quanto stanno dimostrando, smettano di leccarsi le ferite e si schierino apertamente per uno stato laico in cui Ruini è libero di dire tutte le messe che vuole...ma dopo aver pagato l'ICI come ogni comune mortale!

postato da sixty2 18:36 | commenti

venerdì, gennaio 13, 2006

"Berlusconi dai giudici"...un punto a suo favore...una volta che mantiene una promessa!

postato da sixty2 08:53 | commenti

giovedì, gennaio 12, 2006

"...l'incidente ha provocato 354 vittime e circa 600 feriti...Nel 1990 morirono più di 1.400 pellegrini per una calca avvenuta in uno dei tunnel che portano alle colonne di Mina. Due anni fa, in una ressa analoga sempre al ponte Jamarat, finirono calpestati dalla folla circa 250 musulmani, mentre nel '98 le vittime furono 119 e l'anno prima, 300 pellegrini persero la vita in un gigantesco incendio." andranno anche in paradiso, se esiste, ma la loro morte ribadisce la stupidità dell'essere umano e il valore mortifero di ogni religione!

postato da sixty2 20:04 | commenti

"Come si può evitare che questa storia del fosforo e del napalm sugli iracheni rinfocoli il sentimento antiamericano? Per esempio sottolineando il fatto che non è stata utilizzata nemmeno una bomba atomica."(Jena)

postato da sixty2 13:27 | commenti

mercoledì, gennaio 11, 2006

Under the motto “The Spirit of Basel” the Gaia Media Foundation presents symposiums and congresses to themes and phenomena of human consciousness.

postato da sixty2 21:16 | commenti

martedì, gennaio 10, 2006

la gravità non sta nella norma ma nel fatto che una maggioranza di parlamentari l'abbia votata sapendo che si equiparava una mega azienda ad un laboratorio artigianale nella possibilità di cancellare l'evasione fiscale con cifre inferiori ad una cena tra amici! "Grazie alla norma sul condono fiscale varata dalla maggioranza nel 2002, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha sanato la sua posizione fiscale da decine di milioni di euro versando 1.800 euro in due tranche: una da 1.500 euro e la seconda da 300 euro."

postato da sixty2 09:06 | commenti

lunedì, gennaio 09, 2006

grande servizio all'informazione del TG1 che trasmette l'esecuzione di Quattrocchi in "prime time" cosa mai fatta per i filmati di Nassirya e Falluya di RaiNews, ma in un caso si possono dire sciocchezze sull'eroismo italico, negli altri casi la codardia e l'arroganza di chi è armato potrebbero risultare poco utili alla causa dell'amor patrio!

postato da sixty2 21:41 | commenti

Il problema non è tanto cosa accadrà nel dopo Sharon, bensì cosa è accaduto nel durante.(Jena del 7/1)

postato da sixty2 10:45 | commenti

domenica, gennaio 08, 2006

Mimmo Rotella...strappato alla vita...oggi

postato da sixty2 21:48 | commenti

ciò che rimane assurdo nella positiva conclusione del rapimento yemenita è che la vita di un occidentale vale troppo rispetto alle altre etnie e comunque i suoi diritti di turista non devono trovare ostacoli, la miseria non lo infastidisca e tutti si inchinino, o scostino, al suo passaggio (DAKAR DOCET) p.s. i rapitori saranno sicuramente condannati a morte (amen)

postato da sixty2 18:59 | commenti

giovedì, gennaio 05, 2006

un buon articolo sulle banlieues francesi

postato da sixty2 10:01 | commenti

da indiscrezioni ospedaliere sembra che l'emorragia cerebrale di Sharon sia stata bloccata con un difficilissimo intervento che consiste nel separare parti del cervello con...un muro!

postato da sixty2 09:00 | commenti

mercoledì, gennaio 04, 2006

dal manifesto di ieri sul gas russo "Mercanti d'Oriente di ASTRIT DAKLI - Se non fosse una questione estremamente seria, che investe in pieno la politica energetica mondiale - anzi, la politica tout court, quella con la P maiuscola, chiamata a preparare un futuro migliore per i cittadini - ci sarebbe davvero da ridere: i governi dell'Occidente capitalista chiedono al governo russo (che accusano sempre di coltivare nostalgie socialiste) di essere «un fornitore di energia responsabile»; dunque di non toccare le forniture di gas destinate all'Ucraina e di ignorare il trascurabile fatto che Kiev non vuole pagarle. Buffo davvero, detto da governi che hanno sempre usato con disinvoltura l'arma del blocco commerciale (includente beni vitali come cibo e medicine) contro paesi «antipatici»; e che peraltro vedono come fumo negli occhi qualunque ingerenza statale (altrui) nel «libero gioco del mercato». È immaginabile che un governo chieda alla Exxon o all'Agip di fornire benzina gratis, o a prezzi politici, rinunciando a vasti profitti in nome della «responsabilità energetica»? Ovviamente no: invece nel caso del gas russo i più banali principi del mercato - domanda, offerta, prezzi, profitti - sembrano improvvisamente sparire dall'orizzonte delle cancellerie occidentali che in tutti gli altri casi - per esempio nelle trattative mondiali sull'acqua - non fanno che sventolarli. Si noti che proprio sui prezzi (interni) dell'energia «troppo bassi» - dunque tali da alterare la «naturale» concorrenza delle aziende russe sui mercati mondiali - per un intero decennio si sono appuntati gli strali delle istituzioni occidentali: se la Russia non è stata ammessa ancora nel Wto è soprattutto perché non ha voluto adeguare i prezzi interni dell'energia ai livelli internazionali (il che sarebbe stato un auto-genocidio, date le condizioni climatiche ed economiche del paese) e ora le si chiede di vendere energia all'estero a prezzi quattro volte inferiori a quelli mondiali. A Mosca si chiede con la destra quello che le si rimprovera con la sinistra: di non agire da paese capitalista. Con sconcertanti contraddizioni interne: si vuole che il Gazprom rinunci a parte dei suoi profitti, ma che ne pensano per esempio gli investitori occidentali che stanno per acquistarne massicce quote azionarie, attirati proprio dai suoi profitti favolosi? Inoltre: i più accesi nel denunciare Mosca sono i governi di destra centro- ed est-europei, come la Polonia, che gridano al «ricatto energetico» e denunciano la volontà russa di usare le proprie risorse energetiche come mezzo di pressione politica. Agendo come agisce, dicono, la Russia rivela di non aver rinunciato alla politica egemonica dell'Urss; ma essi stessi godono di tariffe politiche, e i loro strilli nascondono il timore di dover presto pagare l'energia tanto quanto la pagano i ricchi tedeschi - o i poveri paesi del Terzo Mondo, cui nessuno fa sconti. Hanno accettato senza fiatare i prezzi chiesti dall'Occidente per accoglierli (e sono stati prezzi pesanti) ma non vogliono rinunciare ai benefici dell'Oriente di cui facevano parte. Non che non abbiano qualche ragione: non c'è dubbio sulle ambizioni neo-imperiali di Putin e della «sua» Russia, né sul fatto che tali ambizioni siano perseguite con brutalità da un regime per niente democratico. Forse quei paesi avrebbero anche diritto di pretendere un compenso in natura (cioè in gas, visto che di questo si parla) per i danni eventualmente subìti durante la dominazione sovietica; ma bisognerebbe dirlo chiaro, e quantificare bene il dare e l'avere di quel periodo ormai finito - cosa che invece nessuno si sogna di fare, preferendo andare avanti a furia di slogan e propaganda. Tanto che, alla fine, la stessa realtà di questa «crisi del gas» rischia di diventare illeggibile. Quasi virtuale."

postato da sixty2 17:39 | commenti (1)

la stessa storia di sempre: 12 sfigati americani conquistano la copertina delle news ed è già al lavoro qualcuno per una sceneggiatura strappalacrime, mentre un qualsiasi disastro minerario in Cina, od ovunque nel submondo, deve assumere cifre decuplicate per arrivare, con minor enfasi, alla nostra attenzione

postato da sixty2 13:51 | commenti

su Richard Long e la Land Art

postato da sixty2 09:50 | commenti

martedì, gennaio 03, 2006

se fosse come ce la raccontano, avrebbe ragione Jena: "Siamo alla canna del gas."; ma penso che le notizie siano abilmente gonfiate e filtrate per scopi di "politica energetica" affatto occulti...e nessuno mette in programma l'incentivo alle energie alternative...forse perchè c'è troppo poco da guadagnarci?

postato da sixty2 15:32 | commenti

giusto per fare il punto (1 e 2) su come gira!

postato da sixty2 10:00 | commenti

lunedì, gennaio 02, 2006

sono circondato da gente che non vede oltre il recinto di casa propria, egoista, pronta a condannare in base alla diversità dalle loro intangibili abitudini, pronta alle crociate contro la microcriminalità e cieca a tutta la macrocriminalità che rende il nostro vivere...invivibile!

postato da sixty2 19:28 | commenti (1)

domenica, gennaio 01, 2006

Il futuro lo conoscerete quando sarà arrivato; prima di allora, dimenticatelo. (Eschilo)

postato da sixty2 02:59 | commenti