martedì, febbraio 28, 2006
Secondo il Papa Dio non vede differenze tra un embrione e un bambino. E’ miope? (Jena)
"Italiani in miniatura di ALESSANDRO ROBECCHI (sul manifesto di domenica) - Il quaderno delle comunicazioni scuola-famiglia, che ogni cucciolo che va alle elementari porta nel suo zaino, è molte cose insieme. È un piccolo trattatello di sociologia: noi qui, la scuola lì, e il quadernone come telefono senza fili. È un divertente mix di linguaggi burocratici. È un megafono di accorati appelli: portare sapone! Portare carta igienica! Portare qualche soldo! Mentre ci immaginiamo - ovviamente inteneriti - i nostri nani con la lingua fuori nell'immenso sforzo di scrivere ba-na-na o di dividere in due insiemi animali con coda e animali senza coda nei primi rudimenti della matematica, il quadernone dei rapporti scuola-famiglia racconta un'altra storia: la storia triste della scuola pubblica, regnanti Silvio e Tremonti, sotto l'egida liberista della signora Moratti Letizia. Con qualche stupore, dunque, vedo affacciarsi dal quadernone che fa da ambasciatore tra me e la scuola, un foglio ben scritto e dettagliato, firmato dal dirigente scolastico, cioè quel funzionario dello Stato che gestisce un complesso di tre scuole, più di mille infanti, circa duemila genitori. Ogni giorno, in questa eterna campagna elettorale, risuona alto il richiamo a parlare di cose reali, a occuparsi dei problemi della gente. Bene. Ecco qui i problemi della gente seienne, ottenne, decenne: italiani in miniatura. Per il funzionamento amministrativo e didattico dell'istituto, cioè delle tre scuole, nell'anno 2006, il programma finanziario annuale elaborato in base agli stanziamenti di legge (legge finanziaria del 23.12.2005) destina 3,60 euro per ogni alunno iscritto. All'anno. Nel 2005 lo stanziamento era di 6 euro per ogni alunno. Il taglio è del 40 per cento. Per ogni classe funzionante lo stanziamento è di 73,20 euro, contro i 122 dell'anno passato, e fa un altro meno 40 per cento. È un tracollo, se tenete presente che già nel 2005 rispetto al 2004 c'era stato un taglio del 15 per cento. Ne deduco, con parecchia sorpresa, che ad ogni piccolo studente la scuola pubblica, cioè alla fin fine lo Stato italiano, passa per i suoi bisogni minimi (lavarsi le mani col sapone, pulirsi il culo con la carta igienica, pulizia di banchi, aule, corridoi, fotocopie, computer, eccetera eccetera) la bellezza di tre euro e mezzo in un anno. Altri calcoli sono possibili su altre cifre, quelle dell'offerta formativa, cioè la didattica. Per ogni alunno sono disponibili 4,10 euro l'anno (erano 4,81 nel 2005, meno 14,76 per cento). Per ogni docente in organico, la cifra è di 40,40 euro l'anno (meno 15,75 per cento). Cifre a cui bisogna aggiungere un taglio del 35 per cento sul finanziamento delle supplenze brevi: in certi casi le classi vengono accorpate e più che di insegnare a leggere e scrivere la facenda diventa una questione di ordine pubblico: mettete trenta nani in una stanzetta e vedrete da soli. Poi bisogna aggiungere che quest'anno (sorpresa!) le scuole dovranno pagare la tassa sullo smaltimento dei rifiuti, cioè 2-3.000 euro che se ne vanno da un così grottesco bilancio. Il comune (Milano, in questo caso) stoppa i fondi erogati per singoli progetti didattici, causa tagli agli enti locali. Il conto è presto fatto: per questi lumpen-lumpen-italiani e il loro spensierato mondo di pokemon. figurine e ambizioni (i più grandi) di playstation, sono disponibili 7,70 euro all'anno. I dirigenti scolastici che fanno funzionare tutto questo paiono dunque degli piccoli eroi, barchette pubbliche nel grande mare del liberismo. Le famose Tre I della truffa berlusconiana datata 2001, vanno bellamente a farsi fottere. Internet non se ne parla, è un vero lusso quando sei gentilmente richiesto di portare sapone e carta igienica da casa. Inglese peggio ancora: le ore totali di inglese negli otto anni della scuola dell'obbligo erano 825 prima della legge Moratti e ora sono 459. L'Impresa, quella sì funziona: soltanto di dividendi delle sue aziende il capo del governo Silvio Berlusconi si è messo in tasca in questi giorni 141 milioni di euro: 39.000 euro al giorno, mentre per la formazione e l'istruzione dei nostri figli (finzionamento amministrativo più offerta formativa offerti dalla scuola) si spende ogni giorno 0,021 euro. Quanto a Letizia Moratti, si appresta a correre per governare Milano, e si lancia in roboanti promesse come: parcheggio gratis per chi fa shopping. Tutto qui, non serve la morale della favola, né il pistolotto finale. È una delle famose cose concrete che interessano la gente: piccoli indaffaratissimi nani alle prese con la scuola elementare pubblica. Ai tempi del colera."
lunedì, febbraio 27, 2006
La situazione è tornata alla normalità in Iraq, ieri sessanta morti. (Jena)
domenica, febbraio 26, 2006
"Dio, creatore e padre di tutti, chiederà conto ancor più severamente a chi sparge in suo nome il sangue del fratello"...grande bluff del pastore tedesco (tanto dio non esiste!)
la notizia del giorno è che le Olimpiadi sono finite!
sabato, febbraio 25, 2006
i favoriti sono caduti, ma i migliori, quelli che nessuno si aspettava, non ci hanno deluso...vorrà dire qualcosa!?
venerdì, febbraio 24, 2006
qualcuno ha visto il manifesto dell'ultimo film di Abantatuono "Ecceziunale veramente - capitolo secondo"? non mi sembra che qualche pastore tedesco abbia abbaiato per l'offesa ricevuta, ne un qualche Pera si sia indignato per l'offesa al santissimo...o forse siamo così ignoranti da non aver capito la "citazione" (Michelangelo - La creazione del mondo)...amen
giovedì, febbraio 23, 2006
pecunia non olet (dal manifesto di ieri) "La cassaforte divina di GUGLIELMO RAGOZZINO - «Si racconta, tra leggenda e realtà, che quando Giovanni Paolo II, dopo lo scandalo Calvi, chiese l'elenco di tutti i correntisti dell'istituto si sentì rispondere: "Spiacente Santità, ma la riservatezza dei clienti è sacra..."». Quello che precede è un passo significativo dell'ultimo libro sulla triade Sindona-Marcinkus-Calvi, «I poteri forti» pubblicato dalla Bur e scritto da Ferruccio Pinotti. Egli attribuisce l'aneddoto a un banchiere informatissimo di cui non fa il nome. I clienti di cui si parla sono quelli dello Ior, la famosa banca vaticana, amministrata dall'arcivescovo Marcinkus, salito ieri alla gloria dei cieli. Un altro racconto, più leggendario ancora e più cupo, riguarda papa Albino Luciani, Giovanni Paolo I, eliminato da oscure manovre di curia per evitare che con uno dei suoi primi atti di potere, licenziasse Marcinkus, restituendo lo Ior, l'Istituto per le Opere di Religione ad attività più appropriate al ben fare e al timore di dio. Il successore, Giovanni Paolo II, confermò Marcinkus a capo della banca vaticana e lo fece anzi arcivescovo, da vescovo semplice che era, dai tempi di Paolo VI. Paul Marcinkus nacque a Cicero, nella Chicago patria di Al Capone. Nacque povero e studiò in un collegio cattolico di nome St. Mary come quello reso famoso dal John Belushi di Blues Brothers. Invece di finire in carcere Marcinkus finisce in seminario, e ordinato sacerdote, punta al centro del potere, la curia romana, dove simpatizza con il segretario del papa, Pasquale Macchi che lo introduce nei giri importanti. Marcinkus si appoggia a due poteri: i vescovi americani e l'Opus dei. Il papa lo usa prima come organizzatore dei viaggi, poi lo nomina vescovo e lo mette a capo dello Ior. Marcinkus ha sbrogliato un paio di vicende pesanti - obbligazioni false, connessioni con reti mafiose - con sufficiente eleganza e in silenzio. E' ben visto dal clero di oltre oceano, ricco dei dollari delle comunità statunitensi. Può davvero spingere la finanza vaticana in alto, tanto da sostenere la spesa della Chiesa diffusa nel mondo che il papa vagheggia. Lo Ior è una banca senza sportelli, ma con molti segreti. Ha la felice caratteristica di essere impermeabile alle ispezioni della Banca d'Italia. Non risponde a nessuno, tranne che a cardinali che spesso hanno altro cui pensare. Non tiene contabilità visibile. Ha una raccolta sconosciuta; e in linea di fatto accoglie ogni capitale che abbia una buona presentazione e sia disposto a pagare per la copertura. In tempi assai più protezionistici di quelli attuali, i capitali mossi dallo Ior attraversano indenni le frontiere e l'interessato può, senza lasciare tracce dietro di sé, trasferire i capitali attribuendo allo Ior e al suo vescovo spallone un tacito obolo. Una banca di proprietà storica della curia di Milano, il Banco Ambrosiano, ebbe a un certo punto un direttore generale un po' più sveglio di altri. Si chiamava Roberto Calvi e avrebbe fatto una brutta fine nel giugno del 1982 a Londra, impiccato al ponte dei Frati neri. Anni prima era il banchiere più rampante d'Italia, avendo sostituito Michele Sindona come referente di tutti gli affari della massoneria deviata, dei servizi nascosti. Voleva fare grande la sua banca e diventarne il padrone oltre che il presidente. Credeva di usare la politica e invece la politica usava lui, facendogli comprare giornali e case editrici. Si può dire che sia stato Calvi a fondare l'attuale gruppo Rcs (Rizzoli Corriere della Sera). Credeva di poter usare P2 e Vaticano, mafia e servizi e invece tutti si servivano di lui, del suo indubbio fiuto bancario. Con Marcinkus stabilì un patto che si concretava nella Cisalpine Overseas (poi Baol - Banco Ambrosiano Overseas Limited) con sede a Nassau, una banca certamente off shore, ma anche l'unica con un arcivescovo nel consiglio di amministrazione. Marcinkus e Calvi (e Gelli e i servizi) svolgono ruoli importanti. Fanno guerra al comunismo, in Europa, nella Polonia di Woytjla, in America latina dove finanziano l'Argentina nella guerra per le Falkland e anche varie controrivoluzioni, in Nicaragua, in Costarica. Marcinkus vuole conquistare il favore del papa e dei vescovi nordamericani. Calvi vuole diventare il banchiere più potente della cristianità; ma in realtà è stretto in una rete di ricatti. Marcinkus gli chiede sempre di più. In cambio gli «emette» le celebri lettere di patronage, su carta intestata Ior. «La presente per confermare che noi, direttamente e indirettamente controlliamo le seguenti società». Seguiva un elenco di società, da tutti ritenute dell'Ambrosiano, ma invece indebitate con esso; e poi una seconda frase, anch'essa riportata nel libro di Pinotti: «Confermiamo anche la nostra conoscenza dei loro debiti verso di voi...». Calvi è appena uscito dal carcere, dove ha anche tentato il suicidio. In parlamento lo difendono i segretari dei partiti di maggioranza, ma intanto una delegazione dello Ior, capeggiata da Marcinkus tratta già con le seconde file dell'Ambrosiano per metterlo fuori gioco. Il gioco si fa pesante, entrano ed escono nuovi soci dell'Ambrosiano, uno tra tutti Carlo De Benedetti, vicepresidente per un mese. Tutto precipita intorno a Calvi. Scappa, finisce in mani malavitose, viene venduto e ucciso. Marcinkus lo ha già scaricato e quando i nuovi amministratori chiedono di onorare le lettere di patronage, nega l'impegno. Il governo italiano, per bocca di Beniamino Andreatta, democristiano, chiede a sua volta alla Santa Sede di onorare la parola dell'arcivescovo, ma la Santa Sede nega tutto. Anni dopo verseràa titolo di pace 400 milioni di dollari. Marcinkus è allontanato dal potere e si ritira, come un vescovo in disarmo. Promette il silenzio, in cambio dell'impunità. Per una volta mantiene la parola."
mercoledì, febbraio 22, 2006
Credeva di essere il banchiere di Dio, ma solo adesso scoprirà se lo era. (Jena)
martedì, febbraio 21, 2006
Un pagliaccio in carriera di ALESSANDRO ROBECCHI (sul manifesto di domenica 19) "E se adesso qualche assassino imbottito di tritolo fa saltare le nostre metropolitane, le nostre olimpiadi, le nostre stazioni dei treni, noi - noi poveri italiani in ostaggio di un governo di pazzi - a chi ne chiediamo conto? Al ministro delle riforme? Al premier che si allea coi nazisti? Ai nostri ragazzi laggiù che sparano alle ambulanze? Ai corifei soavi della guerra di civiltà che sorvolano dannunzianamente i supermercati per comprare burro danese? Il ministro Calderoli lo fa per difendere l'Occidente, ma l'Occidente sta messo così male da avere simili difensori? Spargere piscio di porco dove deve sorgere una moschea, come hanno fatto i militanti del partito di Calderoli, è una buona difesa? La faccia di Borghezio è uno spot efficace per difendere l'Occidente? Non più tardi di ieri una mia amica mi dice: troppo facile far ridere con Calderoli, basta la parola, e non ho potuto che darle ragione. Ma è passata appena qualche ora e oplà: da ridere non c'era più niente. Il ministro che ha l'amante e ci fa enormi pipponi sulla famiglia faceva ridere, è vero. Il suo avvocato che scrive ai giornali di gossip diffidandoli di trattare la faccenda, fa ridere anche questo. C'è un banchiere in galera che dice di aver allungato allo stesso ministro alcune decine di migliaia di euro, e anche questo fa abbastanza ridere. Ma se a simili campioni di comicità si consente di giocare coi fiammiferi vicino alla benzina, la faccenda cambia, e Calderoli passa di categoria: da pagliaccio (ancorché ministro) ad agente provocatore. Non sarà tutta colpa di Calderoli: se un partitino dal bislacco estremismo che raggiunge a malapena il quattro per cento può sfidare un miliardo di musulmani, è perché qualcuno gliel'ha permesso, gli ha dato un potere smisurato (ministri, reti televisive, sottosegretari), perché certi intellettuali organici al governo sono accorsi con taniche di benzina appena vedevano un accenno d'incendio. A proposito di far ridere, che dire di un governo - Berlusconi e Fini in testa - che cerca oggi di scopare sotto il tappeto un personaggio che fino a ieri teneva in salotto, in bella mostra, addirittura in un ministero strategico come quello delle riforme, e prima ancora come vicepresidente del Senato? Dov'era quel serio statista di Fini quando ministri del suo governo arringavano le folle padane con argomenti degni di una vecchia birreria di Monaco di Baviera? Intemperanze. Ragazzate. Ma Calderoli è poca cosa. Così poca cosa che non riesce nemmeno ad essere lui il problema. Il problema, semmai, è quello di un'incapacità cronica nel fare politica, e politica estera in particolare. Le pacche sulle spalle e le serenate all'amico Putin hanno prodotto solo la chiusura dei rubinetti del gas. Sarà anche vero, come dice Magdi Allam sul Corriere, che Gheddafi non aspettava altro che un pretesto, ma offrirglielo su un piatto d'argento rappresenta la più alta forma di dilettantismo possibile e immaginabile. A meno che non sia malafede, e la cosa è ancor più grave. Ora si annuncia una «intensa attività diplomatica» presso i paesi arabi, cioè Fini con l'aria contrita che va a spiegare, a chiedere scusa. Ma non sarà facile spiegare come un paese democratico abbia tra i suoi più importanti ministri un rozzo estremista fallaciano che insulta in tivù la giornalista mediorientale e la chiama «la signora abbronzata». Né sarà facile spiegare che per cacciare dal governo un figuro simile serve l'ok del boss di Gemonio. L'«intensa attività diplomatica» non riuscirà a spiegare l'inspiegabile, e il novanta per cento degli italiani che con lo scontro di civiltà non sono d'accordo (come il novanta per cento dei musulmani, del resto) rischiano di restare ostaggi, basiti, impauriti da una banda di ciarlatani che per governare non ha esitato a imbarcare piccoli piromani. Oggi, si segue con una certa trepidazione il dibattito sui candidati impresentabili, ma sarebbe bene ricordare chi ci ha presentato Calderoli, che per magia è diventato impresentabile soltanto all'ultimo minuto della legislatura. Forse Berlusconi preferisce che si parli di qualche morto a Bengasi piuttosto che dell'avvocato Mills o del disastro economico in cui ha precipitato il Paese, e dunque la strategia è sempre quella: se c'è un fuocherello si appicca l'incendio, se c'è l'incendio si brucia tutta la prateria. E quelli che ci abitano, in questa prateria, cazzi loro: dopotutto, sono soltanto semplici italiani."
Luca Coscioni è morto ma almeno gli embrioni congelati sono vivi. (Jena)
seguire le olimpiadi quando ci sono atleti italiani in gara, e in predicato di medaglie, è cosa ardua...gli altri atleti non esistono, il gesto atletico superlativo è solo italico...se poi va male scordatevi la premiazione, il collegamento viene interrotto prima! il solito grande provincialismo di chi ammira solo la vittoria...propria!
lunedì, febbraio 20, 2006
passando una giornata sulla neve, in mezzo a una favolosa nevicata, girovagando tra candidi boschi, ciò che accade in pianura risulta molto lontano...
domenica, febbraio 19, 2006
che se ne faccia una questione di principio è forse più ridicolo del problema stesso...ma forse fa parte di un'innata predisposizione a sentirsi superiori...(mah)
sabato, febbraio 18, 2006
siamo orfani di Calderoli...e ne traiamo gioia...in attesa di altri piacevoli autogol! (nel frattempo, mentre noi disquisiamo di un cretino con manie di protagonismo, nelle Filippine si muore per mancanza di soccorsi, a migliaia...)
venerdì, febbraio 17, 2006
Lui ha telefonato al suo amico, ex KGB, Putin e io posso girare in canottiera per casa...altrimenti...SIBERIA! che statista degno di un paese a forma di stivale
giovedì, febbraio 16, 2006
Berlusconi non vuole estremisti nella sua coalizione: «Ci sono già io». (Jena)
mercoledì, febbraio 15, 2006
Rutelli ha dichiarato che quando sta all’estero non parla di politica interna. Dovrebbe viaggiare più spesso. (Jena)
martedì, febbraio 14, 2006
dalla Stampa "Ma l’Enel fa il concorso a chi consuma di più di Andrea Scanzi - Fa molto freddo, quindi spegnete i riscaldamenti. Questa l'indicazione ministeriale. Di gas ce n'è poco, quindi usatene molto, così avrete in regalo un tostapane. Questa la strategia commerciale, invero poco governativa e quasi bolscevica (sempre di gas russo si parla), dell'Enel. I fatti: di gas ce n'è sempre meno, la Russia continua a incolpare l'Ucraina e il Presidente Putin ha appena promesso ai grandi della Terra più gas per tutti (dal 2010, però). La situazione è preoccupante, il Governo italiano ha messo a punto un «piano straordinario» in caso di crisi e il Ministro Tremonti, molto preso dalla discussione sui nuovi rigassificatori, si è permesso di rileggere la geografia mondiale, confondendo il mare di Bering (Oceano Pacifico) con il mare di Barents, bacino del Mare Glaciale Artico da cui Putin intenderebbe trarre nuovo gas. Il Governo italiano, sempre molto realista, si è aggrappato ai poteri taumaturgici dell'austerity: cari italiani, non sprecate il gas. A costo di vivere come Inuit, il popolo del lungo inverno. L'Enel la pensa diversamente. Si chiama «Accendipremi», per capire come funziona basta andare nel sito internet dell’Enel (www.enel.it) o chiamare il numero verde (800.998.777). È una promozione, varata l’ 1 novembre 2003 (in tempi di non emergenza) ma ciclicamente prorogata (fino al 31 ottobre 2008). Si basa sulla formula dell'accumulare i punti, come al supermercato o dal benzinaio: più spendi, più punti. Più punti avrai accumulato, più bello sarà il premio. Tipo: mille punti Enel per un termometro, duemila per un abbonamento annuale a Sale & Pepe, settemila per un Lettore Mp3. Il catalogo è sterminato e regolarmente aggiornato. Ignare del monito governativo, milioni di famiglie italiane sono spinte a tramutare le loro case in saune in cambio di un frullatore, un trapano battente o un «Crounch Trainer» (trattasi di panca per addominali, o così pare). Di per sé l'«Accendipremi» Enel, aperto a ditte e privati, è un modo come un altro per risparmiare: 250 punti a titolo di benvenuto, 200 per la domiciliazione bancaria/postale, 100 punti «jolly» se sottoscrivi la newsletter. Dieci euro di sconto al raggiungimento dei novecento punti. Peccato solo per quella voce regolamentare che garantisce 2 punti in regalo per ogni 5 metri cubi di gas consumato. Altro che austerity: la priorità è il tostapane. L'accumulo punti. In fondo, «punti» non è che l'anagramma di Putin."
lunedì, febbraio 13, 2006
il Silvio ha dei meriti che non riscuote mai...come venditore di fumo; mentre alla "sinistra" l'oscar dell'ambiguità! che scelta difficile!!
domenica, febbraio 12, 2006
o ci credono tutti scemi...o non ho altre spiegazioni...dopo due anni ci fanno vedere un video in cui soldati inglesi pestano dei ragazzi in Iraq...per indignarci...?per silurare qualcuno...?per farci credere che esiste la libertà d'informazioni? ma!?
sabato, febbraio 11, 2006
buona notizia del giorno: Ciampi scioglie le Camere...speriamo che al prossimo giro ci siano meno avvocati e loro clienti!
venerdì, febbraio 10, 2006
oggi iniziano i giochi...perché fino ad adesso si era fatto sul serio!?
giovedì, febbraio 09, 2006
Peace is paying dividends in Sierra Leone. The same civil war that depleted the country of tools and work is now providing ample raw material for recovery: weapons. Enterprising blacksmiths and metal workers convert them into farm implements so that a Kalashnikov becomes hoes and axe heads and a rocket launcher transforms into pickaxes, sickles and even school bells. The indisputable heavyweight champ is a tank (or a heavy duty 16 wheeler) that can provide a year's work for 5 blacksmiths, turning it into 3,000 items vital to equip a farming village of 100 families. Jobs, tools, agriculture. It isn't everyday that what you long for comes true. Qui
come si fa a smascherare un falso Pollock?
mercoledì, febbraio 08, 2006
droga...leggera all’esterno del Parlamento, pesante all’interno...(Jena)
martedì, febbraio 07, 2006
cosa mi può succedere se si viene a sapere che il mio pesce del mar rosso si chiama Maometto, il mio maialino si chiama Buddha, il mio cane Dio...
lunedì, febbraio 06, 2006
Olimpiadi "Notevole l'investimento compiuto dallo Stato, che ha assicurato 1,6 miliardi di euro per la costruzione degli stadi e delle altre opere a cinque cerchi. Altri 200 milioni di euro sono stati invece investiti dal comune di Torino, mentre ammontano a 300 milioni gli investimenti dei privati." A fronte di queste cifre sarebbe istruttivo conoscere a kermesse conclusa quali sono i ritorni, per le casse pubbliche e per quelle private!
domenica, febbraio 05, 2006
pillole di saggezza
per quanto ancora la religione (una delle più deleterie invenzioni della mente umana) condizionerà la nostra vita...? e permetterà a troppe persone di sopportare passivamente una miseria strumentale a mirati arricchimenti...? anche se tutto questo smettesse ora (e non sarà così) sarà comunque troppo tardi
sabato, febbraio 04, 2006
Dio a destra di FILIPPO GENTILONI - La vicenda delle vignette blasfeme, al di là dei confini della Danimarca, della Francia e dell'Europa, rivela alcuni aspetti interessanti dello stato di salute della religione nella società. Li possiamo elencare, per amore di chiarezza. Primo. La religione è importante. Ha resistito agli attacchi che l'avevano ridotta alle corde nel corso dei due ultimi secoli. Rispettata più o meno da tutti, non si può neppure scherzarci sopra. Non soltanto nei paesi e nelle società più integraliste, ma addirittura in quelle dalle tradizioni culturali più laiche come la Francia. Secondo. Quale religione? Anche se non lo si dice esplicitamente dalle nostre parti, la religione-guida è l'islam. Non più il cristianesimo, il quale, nelle sue varie forme, discute, cerca qualche mediazione, ma in buona sostanza accetta l'idea che se non fa come l'islam è destinato alla sconfitta. Che i crocefissi non si tocchino. L'idea di una religione veramente democratica, avanzata e sostenuta negli ultimi secoli da alcuni cristiani, soprattutto protestanti, non è riuscita ad affermarsi. E' sembrato che la verità di un Dio democratico fosse una bestemmia. Gott mit uns, o l'ateismo. Terzo. La religione sopravvissuta e vincente è, quindi, decisamente una religione di destra. Inutile negarlo; inutile nascondersi dietro piccoli altari di sinistra, forse significativi ma destinati a essere assorbiti dai grandi altari di destra. Grandi e soprattutto ricchi. La religione integralista continua ad annunciare «evviva la povertà!», ma intanto organizza raccolte di dollari per le sue istituzioni. Quarto. Chi non è d'accordo viene punito o per lo meno tacitato. Il capitalismo unisce in questa funzione gli stati e le chiese: che la religione sia insegnata in tutte le scuole, che i crocefissi non si tocchino e, soprattutto, niente barzellette. Ridere equivale a dissentire. E le religioni temono la risata molto più delle bestemmie, nei cui confronti se la sono sempre cavata piuttosto bene, soprattutto dalle nostre parti.
venerdì, febbraio 03, 2006
Stavolta Berlusconi ha ragione: «La sinistra e i magistrati hanno fatto di tutto per eliminarmi». La tragedia è che non ci sono riusciti. (Jena)
personalmente considero i danesi un popolo estremamente civile e tollerante, molto più di molti paesi arabi in cui il fanatismo è ancora troppo fortemente condizione irrununciabile per sopportare la miseria...quando la religione, vissuta con fede medievale, sarà resa un fatto collaterale per delle esistenze più libere allora si potrà scherzare per le vergini in attesa di kamikaze pirla...scherzare, sorridere o dire serenamente che si tratta di battute sciocche...nient'altro!
giovedì, febbraio 02, 2006
è abbastanza ridicolo che degli uomini si ergano a difesa di questa o quella divinità oltraggiata, ignorando le tribolazioni che una lettura ottusa di testi religiosi comportano per gruppi e categorie (donne, omosessuali, adulteri...), lasciamo alle divinità difendere il loro onore e impegnamoci a rispettare il nostro prossimo, accettando anche l'ironia, che esente dalla volgarità, è un bel modo di relativizzare cose che non possiamo comunque comprendere
mercoledì, febbraio 01, 2006
come promesso, dal manifesto di ieri: "La videoarte ha perso Nam June Paik - Se ne va il grande giocoliere elettronico grazie al quale l'interazione tra immagini, suoni, luci e colori divenne un linguaggio artistico di primaria importanza sulla scena contemporanea di ELENA DEL DRAGO - Se si pensa a un nome al quale associare l'invenzione della videoarte viene immediatamente in mente Nam June Paik: è dopo il suo lavoro pionieristico attorno alle possibilità offerte dall'interazione tra l'immagine, il suono, le luci e i colori che il video comincia ad essere considerato un linguaggio artistico di primaria importanza. Nato a Seoul settantaquattro anni fa, Paik da lungo tempo era residente negli Stati Uniti, prima a New York, dove era diventato un referente indiscusso per tutte le sperimentazioni legate all'immagine, dunque a Miami dove è morto per cause naturali domenica sera, dopo un lungo periodo di sopravvenuta paralisi. La sua formazione, però, era stata europea: agli studi di estetica era seguita la tesi su Arnold Shönberg all'Università di Tokyo, poi la partenza per Monaco, Friburgo e quindi Darmstadt, città nelle quali si era recato per completare il suo percorso musicale. In Germania conobbe, tra gli altri, John Cage, Karlheinz Stockhausen e Joseph Beuys. Entrò prestissimo a fare parte delle innumerevoli, rivoluzionarie, performance di Fluxus, il movimento artistico nato in America nei primi anni della guerra fredda, che si era dato tra i suoi obiettivi quello di sottrarre importanza all'oggetto artistico per consegnarla invece alle situazioni, alla messa in scena di quello avrebbe dovuto essere uno spettacolo. Dal 1960 per Nam June Paik fu un continuo viaggiare tra New York e Berlino, Parigi e Londra, assecondando quella vocazione alla mobilità che solo la malattia lo forzò ad abbandonare. Nel 1963 aveva avviato il suo lavoro con i tubi catodici e nel giugno di quell'anno aveva presentato alla galleria Parnasse di Wuppertal un percorso espositivo fondamentale per il futuro sviluppo della videoarte. Exposition of Music/Electronic Television sperimentava, infatti, per la prima volta, la relazione tra l'immagine e il suono attraverso l'utilizzo del dispositivo elettronico della televisione: il tutto si presentava come un'installazione di tredici video-monitor, disposti casualmente, che riproducevano altrettante immagini distorte, riempiendo con le loro luci lo spazio e interagendo con gli spettatori. Nell'allestimento della coreografia che faceva da sfondo mobile alla performance erano presenti anche pianoforti rovesciati, diversi oggetti passibili di sonorità come pentole e chiavi, un manichino femminile disarticolato in una vasca da bagno e una testa di toro grondante sangue. Ma, più interessante ancora, è il fatto che Nam June Paik seppe portare la verifica delle potenzialità realizzabili nell'incrocio tra i vari mezzi espressivi fino a inventare nuovi strumenti: alla fine degli anni Settanta, infatti, mise a punto l'Abe-Paik Sinthetizer, mentre successivamente utilizzò le trasmissioni via satellite. Non meno fondamentale resta il suo video realizzato a New York nel 1965, l'anno del suo trasferimento, per il quale si servì, per la prima volta, di una telecamera portatile: Café à Gogo, 152 Bleeker Street, October 4 and 11, 1965 si concentrava su un momento del caotico traffico scatenato dalla visita di Paolo VI: il video venne riproposto - la sera stessa in cui il papa era arrivato in città - in un ritrovo del Greenwich Village: fu una sorta di evento artistico in diretta, che contribuì a creare un clima di grande libertà espressiva, potenziato dal fermento legato alla continua evoluzione tecnologica. La straordinaria genialità di Nam June Paik, indipendentemente dal media utilizzato di volta in volta, è dunque consistita nel creare forme-immagini che sapessero, nella loro tridimensionalità, offrire un'esperienza aperta allo spettatore, affatto condizionata da considerazioni meramente estetiche, linguistiche o da tentazioni virtuosistiche." Nessun artista come Nam June Paik ha avuto, in definitiva, un'influenza altrettanto profonda sull'immaginazione e la realizzazione delle virtualità offerte dal linguaggio sperimentale del video; tuttavia il suo contributo maggiore riguarda il ruolo dell'artista nel suo complesso, che diventa più che mai agente in prima persona dell'incontro sempre auspicato tra poetiche e prospettive differenti. Un ruolo catalizzatore di energie e di progetti, incurante della distanza eventuale tra interessi e sensibilità eterogenee: un ruolo, insomma, troppo spesso dimenticato dalla grande maggioranza degli artisti, raramente capaci di abbandonare una prospettiva univoca ed esclusivamente concentrata sul proprio mezzo espressivo privilegiato. Grazie alla sua parabola artistica Nam June Paik è stato definito da Curti - in occasione di una mostra a Torino dove veniva chiamato Giocoliere elettronico - un «nomade capace di percorrere strade e storie, di leggere tra passato e presente, di trasformare e di trasformarsi, di unire ingegno tecnico e invenzione artistica. Uomo di conoscenza, sciamano, padrone del metodo scientifico, del sapere informatico e audiovisivo, viaggiatore ed esploratore di mondi. Medium egli stesso, dispositivo e ponte fra comunicazione e tecnica, tra agente e interlocutore».