domenica, aprile 30, 2006
tra Letta e Vladimir Luxuria scelgo il coraggio della propria diversità...come futuro presidente della repubblica!
sabato, aprile 29, 2006
Fausto ha scelto la "lotta di classe" perchè non ha "erre"!
venerdì, aprile 28, 2006
Quando ritireremo le truppe ci saranno ancora le truppe? (Jena)
giovedì, aprile 27, 2006
Vent'anni dopo l'esplosione cresce il rischio di un nuovo disastro ambientale - Cernobyl, il mostro ci minaccia ancora - La centrale atomica che uccise migliaia di persone e continua a provocare effetti terribili sulla salute e sull'ambiente rappresenta una nuova minaccia: il sarcofago che la racchiude è un colabrodo, di quello nuovo, più sicuro, si parla soltanto. Con la voglia di nucleare cresce anche la rimozione di Cernobyl. Una visita con Legambiente di ASTRIT DAKLI - INVIATO A CERNOBYL - Giornali e giornalisti, di regola, si ricordano di Cernobyl soltanto una volta all'anno, nell'imminenza del 26 aprile; e lo stesso fanno le autorità ucraine, che in questo giorno si fanno vedere in gran spolvero, portano una corona di fiori da qualche parte, invitano le associazioni delle vittime a una rituale seduta della Rada - dove peraltro una buona metà dei deputati pensa bene di non presentarsi nemmeno, tanto non si decide niente di importante - ed è finita lì. Ma Cernobyl non è una ricorrenza, una data da commemorare. E' una realtà estremamente concreta, un dramma persino peggiore di quello di vent'anni fa, visto che alle tremende ferite che ha inferto finora alla popolazione si sommano le ferite che continua a produrre - sotto forma di sempre nuovi e sempre più numerosi casi di cancro e altre gravi patologie, come di progressivo peggioramento delle condizioni sanitarie di chi è malato da tempo, e delle condizioni sociali di chi si è trovato ridotto a profugo e messo ai margini - senza nemmeno che diminuisca il rischio di nuove catastrofi nel luogo stesso della tragedia, la centrale distrutta. La centrale è sempre là, troneggiante nella pianura in mezzo a una bassa vegetazione, al centro della «zona 1» dove è vietato (in teoria) ogni insediamento e dove si accede solo dopo rigorosi (in teoria) controlli e autorizzazioni. Rispetto a dieci anni fa, quando chi scrive visitò per la prima volta la centrale maledetta, molte cose però sono cambiate: nonostante sia stato definitivamente spento il reattore numero tre, che aveva continuato a funzionare fino al 2000, l'attività dentro e intorno alla centrale sembra aumentata; anche l'accesso alla zona attraverso i diversi posti di blocco sulla strada che viene da Kiev è assai più facile e spedito, e più numerosi i veicoli in transito. Il personale in servizio è sempre - più che mai, si direbbe - al gran completo, ben 3800 persone fra i vari turni; sono stati costruiti dei nuovi edifici, altri hanno subìto evidenti lavori di manutenzione. Tutto ha un'aria decisamente più funzionante e più attiva di allora, quando pareva in pieno abbandono: il che, per una struttura che non produce nulla e dove lavorare è comunque un rischio non indifferente per la salute, appare quantomeno strano. Certo, qualcosa dell'atmosfera di un tempo è rimasto. Giungiamo sul piazzale antistante gli uffici, scendiamo dall'autobus, scattiamo qualche foto e realizziamo qualche ripresa, mentre la delegazione di Legambiente con cui siamo arrivati fin qui inscena una rapidissima manifestazione - non si può neppur definire «di protesta», il tutto si limita a una decina di persone, tute bianche indosso, che svolgono uno striscione con la scritta «No Nuke» e «Stop Cernobyl» e subito lo riavvolgono. Cinque minuti, forse meno. Ma tanto basta per far piombare lì dirigenti nervosissimi che pretendono addirittura la cancellazione delle scene riprese, o perlomeno di quelle dove nell'inquadratura appare il reattore numero tre - l'ultimo che ha smesso di funzionare. E sì che di esso, dal piazzale, non si vede proprio un accidente. Poi si capisce il motivo di tanto zelo: sul posto è presente la security del presidente Yushenko, che la mattina dopo deve fare qui la sua brava comparsata, premiare qualche reduce sopravvissuto dell'esercito dei «liquidatori», tenere un discorsetto e ripartire. Per fare delle riprese in libertà del reattore numero quattro, quello esploso, e del suo sarcofago, veniamo indirizzati sul retro, «dove la vista è migliore» (ed effettivamente è così). Alcune anziane donne stanno piantando fiorellini nelle aiuole - senza l'ombra di una protezione, ma del resto gli unici che sembrano preoccuparsi della sicurezza ambientale sono gli stranieri. I vari dosimetri e contatori in dotazione alla delegazione segnano valori molto superiori alla media ma, in fondo, non drammatici. Per la gioia di fotografi e cameramen un dipendente della centrale - un giovanotto in tuta mimetica addetto evidentemente a questa funzione - tiene alto, sullo sfondo del sarcofago, un grosso contatore che segna una cifra abbastanza alta e ticchetta pure. Il tutto somiglia pericolosamente ai tipici show per turisti nei luoghi dove ci sono curiosità naturali - e dato che nel frattempo altri gruppi e delegazioni arrivano e si mettono in coda per lo stesso giro, la sensazione è che forse del turismo sui generis stia proprio cominciando (tra l'altro apprendiamo che i gruppi «sciolti» devono pagare una discreta somma per essere ammessi a compiere il giro rituale nell'area). Yulija Marusich, la dirigente incaricata di illustrare agli ospiti i problemi della centrale, davanti a un grande modello in scala della stessa, traccia un quadro catastrofico della situazione. Il sarcofago costruito dopo il disastro, ci spiega, è strutturalmente debole e per definizione non ermetico: infatti è stato costruito addosso allo scheletro della centrale e con tecnologie basate sul semplice appoggio di una parte sull'altra, senza sigillature di sorta: ma ora i controlli dicono che alcune parti fondamentali di quello scheletro (la parete sud e quella ovest) sono talmente deteriorate da essere a rischio di crollo praticamente in qualunque momento. «La parte superiore della parete ovest si è inclinata verso l'esterno di un metro e mezzo rispetto alla base, in conseguenza del'esplosione, e continua a inclinarsi di un paio di millimetri all'anno; il colmo della parete sud ha visto il cedimento di numerosi pilastrini dell'ultimo piano; sono state fatte delle gettate di cemento per rinforzarla, ma con scarsi risultati; le grandi travi-mammuth che sorreggono interamente il tetto hanno visto ridursi progressivamente la base d'appoggio». Basterebbe un sisma anche leggero (del 4° grado Richter), si legge in uno dei quadri dimostrativi esposti nella sala, per provocare il crollo di uno o più di questi elementi, ormai altamente instabili. E con essi del tetto. Insomma, una nuova catastrofe. Per non parlare delle crepe nel sarcofago stesso - «buchi», precisa Yulija, «con una superficie complessiva di almeno 100 metri quadri, da cui fuoriscono raggi gamma e polveri radioattive in quantità». Il più grande - ce lo fa vedere sul modellino e in fotografia, è una specie di voragine fra una parete e un settore del tetto appoggiato male, saranno una decina di metri di lunghezza per una larghezza che arriva a tre metri. Dietro Yulija e il suo modellino c'è una grande vetrata, che affaccia direttamente, a una cinquantina di metri di distanza, sulle pareti ovest e sud del sarcofago, quelle che sono sul punto di crollare. Sentire le sue parole guardando quel muro così vicino e minaccioso è un'esperienza piuttosto fastidiosa. La tragedia è prossima e inevitabile, dice Yulija confermando semplicemente, con l'efficacia che alle parole dà l'essere pronunciate sul posto, quanto si legge distrattamente nel salotto di casa propria sulle relazioni degli specialisti. Questo dovrebbe rendere assolutamente improrogabile un intervento decisivo per rimediare al dramma prima che sia troppo tardi: ma qualcosa non va. I progetti per un nuovo, enorme e sicurissimo sarcofago sono pronti da tempo: dovrebbe essere una struttura a galleria in cemento armato alta oltre cento metri (un immenso tubo tagliato a metà per il lungo, per capirsi) realizzata lontano dal mostro e fatta poi scorrere su binari fino a contenere al proprio interno tutto l'attuale edificio, compreso di vecchio sarcofago. I disegni e le simulazioni sono molto suggestivi: il guaio è che non si vede nemmeno l'ombra di lavori preparatori, nonostante un bel po' di finanziamenti siano già stati stanziati (dall'Unione europea come da altre istituzioni). E i 3800 lavoratori della centrale si dedicano - alcuni di loro, perlomeno - a faticosi e rischiosissimi lavori di rattoppo dell'esistente. Intorno ai buchi più grossi, dove si cerca di rattoppare in qualche modo, le radiazioni gamma sono a livello così alto che non ci si può lavorare, pur riparati da tute speciali, per più di una manciata di secondi alla volta: una condizione non molto diversa da quella affrontata nel 1986 dalle migliaia di eroici «liquidatori» che venivano fatti salire sul tetto del reattore esploso per buttarci sopra una palata di cemento e poi correre via. Ancora più impressionante, per la sua irreale «normalità» di fronte a una situazione di «tragedia imminente», è lo stato delle aree circostanti la centrale. Cittadine e villaggi hanno ripreso in gran parte una loro vita più o meno regolare - a eccezione della città-fantasma di Pripyat, costruita negli anni Settanta a due chilometri dalla centrale per ospitarne i lavoratori con le famiglie e oggi totalmente deserta. Ma anche Pripyat, con le sue strade invase dalla vegetazione, le case svuotate, gli edifici pubblici rimasti quasi intatti all'esterno e devastati dentro, sta trasformandosi in una sorta di attrazione per turisti - che infatti vi arrivano, perlomeno in questi giorni, abbastanza numerosi. Le altre cittadine, che oggi quanto a contaminazione da radionuclidi non devono essere tanto migliori, hanno un aspetto normale: tranquille, certo meno popolate di quanto fossero un tempo ma non abbandonate né deserte. Come Narodici, una settantina di km a occidente della centrale, sul bordo di una delle aree dell'Ucraina che risultano più pesantemente contaminate dal fallout. Qui Legambiente ha stabilito da tempo un rapporto di aiuto con il municipio, conducendo su piccola scala un monitoraggio sanitario della popolazione e dell'ambiente, da cui emerge una condizione di vita molto, molto difficile e rischiosa. Ma che si fa? Il governo di Kiev (come del resto quello di Minsk, che su questo terreno è anche più estremista) sembra deciso a condurre una vera e propria campagna di «normalizzazione» delle aree colpite vent'anni fa: se non proprio favorendone il ripopolamento e la messa a frutto agricola (ma c'è anche questo), quantomeno diffondendo l'idea che il peggio comunque è passato e i rischi possono essere almeno in parte dimenticati. Gli psicodrammi politici intorno al gas russo e alle sue forniture servono ottimamente a giustificare i progetti di costruire in Ucraina dieci nuovi reattori atomici. Le agenzie internazionali come l'Aiea o la stessa Oms, con i loro rapporti che tracciano un bilancio non troppo cattivo («solo» 4000 morti, sostiene l'Oms) di tutta la catastrofe di Cernobyl, aiutano molto a creare l'atmosfera adatta. Il movimento sotterraneo che da tempo percorre le sfere dirigenti un po' in tutti i paesi industriali, dall'Europa alla Russia, dall'Iran agli Stati uniti, propugnando un nuovo grande balzo in avanti del nucleare, ha bisogno di una rimozione di Cernobyl - o quantomeno, visto che questo è forse troppo difficile, di un suo ridimensionamento emotivo. E forse lo sta davvero ottenendo.
se Prodi fosse Zapatero avremmo tre caduti in meno!...se...
mercoledì, aprile 26, 2006
Se il nuovo Capo dello Stato fosse D’Alema deciderebbe lui a chi dare l’incarico di formare il governo. Chissà se Prodi ci ha pensato. (Jena)
martedì, aprile 25, 2006
un 25 aprile che mi sembra molto mogio...eppure il pericolo maggiore dovremmo averlo scampato...perché il futuro ci spaventa così tanto...realismo o rassegnazione...mah! chi ci credeva lo festeggiava...è che sono rimasti in pochi
lunedì, aprile 24, 2006
l'ultima di Ron Mueck
Bari e l'Italia tutta ringrazia Niki Vendola per l'abbattimento degli orrori di Punta Pedotti...il coraggio di andare fino in fondo per guardare più lontano!
domenica, aprile 23, 2006
fa parte del masochismo necessario guardare REPORT di Milena Gabanelli...e riconoscere come sia possibile fare giornalismo televisivo...e come siano tante le facce da "tolla"!
sabato, aprile 22, 2006
"a volte ritornano"...anche le cose belle!
venerdì, aprile 21, 2006
tutti i telegiornali perdono tempo per le sue farneticazioni e dimenticano questa notizia!
Forse la sinistra prenderà il potere, nel frattempo il potere ha già preso la sinistra. (Jena)
giovedì, aprile 20, 2006
in trasferta: Dal 6 aprile al 16 luglio 2006 la GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo organizza una mostra monografica dedicata a Giulio Paolini dal titolo Fuori programma a cura Giacinto Di Pietrantonio e Giulio Paolini.
mercoledì, aprile 19, 2006
24.755 grazie molto particolari!
quei venduti della Cassazione gli hanno dato torto...Silvio go home...(in effetti c'hai rotto a sufficienza)...lascia ai nuovi fare un po' di danni...un po' per ciascuno...
martedì, aprile 18, 2006
se perde anche questa sera fa annullare la partita per brogli!?
lunedì, aprile 17, 2006
ripasso delle farneticazioni degli ultimi giorni!
domenica, aprile 16, 2006
...Como il giorno di Pasqua, rientrando da Berna, è un bel modo per capire dove stia la differenza tra reciproco rispetto e legge della giungla! Il lombardoveneto la regione trainante...!
venerdì, aprile 14, 2006
ci si vergogna un po' di essere italiani a sentirsi chiedere, con un sorriso ironico, da dei compassati svizzeri, notizie di Berlusconi, ha perso, ha vinto, se ne andrà?...
giovedì, aprile 13, 2006
la situazione va "sbrogliata"!
mercoledì, aprile 12, 2006
"La situazione è questa. Il Paese, perfettamente bino, si è rivelato molto più di merda di quanto sospettasse lo scrivente."...se vi interessa il resto dell'intervento di Giuseppe Genna andate qui e qui!
la sua facciatosta è incredibile...prima spacca l'Italia e offende gli avversari all'inverosimile...poi candidamente gli chiede di collaborare...come sicuramente avrebbe fatto con una sua vittoria!
martedì, aprile 11, 2006
accidenti che grandi amici ha Silvio, pur di passare in seconda battuta la sua sconfitta Pisanu e Dell'Utri hanno sacrificato Bernardo Provenzano...
Abbiamo vinto noi, tuttavia al momento in cui scriviamo non sappiamo ancora chi siamo noi. (Jena)
la differenza di un seggio al senato è irrilevante...tanto Bossi non va mai a votare!
lunedì, aprile 10, 2006
comunque la pensiate...in questa Italia avete un clone che la pensa esattamente al contrario!
sto consultando l'atlante...la Spagna è in testa alle preferenze!
suspence...valigie pronte e spumante in frigo!
domenica, aprile 09, 2006
Oggi il rito della democrazia raggiunge il suo apice, è un momento solenne, ognuno di voi deve decidere con se stesso, siete nella cabina elettorale soli con la vostra coscienza, davanti a voi avete la scheda, in mano la matita e ora che state lì lì per tracciare la croce sul simbolo, mi raccomando, fate i coglioni. (Jena)
sabato, aprile 08, 2006
Who Paid $35.8 Million for J. M. W. Turner's View of Venice?
"Facciamo il tifo per questo strano paese. Un posto dove è soltanto l'8 aprile, ma c'è viva speranza che tra quarantaott'ore sia già il 25." Alessandro Robecchi
Turner sale breaks auction records - A Venetian masterpiece by Turner set a new record for a British painting sold at auction when it was bought by an anonymous bidder yesterday at Christie's, New York, for nearly $36m (£20.5m). Giudecca, La Donna della Salute and San Giorgio, a delicate sunlit view of clouds over Venice, had been expected to fetch around $20m (£11.2m), but the final bid far exceeded expectations. This price almost doubles the current record for a British painting, held until now by Constable's The Lock, which sold in 1990 for $21,153,800. It also comfortably outstrips the previous record price for a Turner, the £5.5m which Seascape, Folkestone fetched in 1984. It is still no match for its top-price Continental counterparts, however. Van Gogh's Portrait of Dr. Gachet, for instance, sold for $82.5million and in 2004, Picasso's Garçon à la Pipe sold for $104mllion, which his friend and biographer John Richardson referred to as a "grotesque price." Joseph Mallord William Turner produced the painting as one of three works in oil for the Royal Academy of Arts Exhibition of 1841 and first sold it to a private collector named Elhanan Bicknell for just 250 guineas. One of the finest of his many Venetian paintings, it is based on a series of watercolours painted during his final voyage to the Italian city in 1840. "It is an iconic painting by the artist," said Nicholas Hall, head of the Old Masters department at Christie's, who took the buyer's bid. "It fully deserved to make this record for the artist, which is more than three times the previous amount ever achieved by a Turner at auction." The painting had been donated by a private collector to the St Francis of Assisi Foundation of New York State, a charitable organisation supporting missionary work. Its appearance at Christie's saleroom was the first time it had been seen in public for 30 years. The final bid, of $35,856,000, was taken over the telephone and neither the identity of the buyer, nor its post-sale destination, is known.
un utile articolo per prevedere il futuro (internazionale)
venerdì, aprile 07, 2006
aspetto il silenzio pre elettorale (se si riuscirà a mantenerlo)
giovedì, aprile 06, 2006
Vi rendete conto che tra quattro giorni l’Italia potrebbe essersi liberata di Berlusconi? E vi rendete conto che magari no? (Jena)
mercoledì, aprile 05, 2006
che dire se non che spero arrivi presto martedì per sapere che cosa ci aspetta e mettere fine a quest'incertezza insopportabile!
martedì, aprile 04, 2006
mi gratto, giocherello, li soppeso e mi sento molto di sinistra!
lunedì, aprile 03, 2006
su Carmilla: "L'ecomostro di Wu Ming 1 - Casalbaroncolo, nuovo fascicolo dell'autobiografia della nazione. Lo trovi in edicola. Sempre più concittadini incanagliscono, discesa da Montagne Russe, il convoglio va giù rapido, i passeggeri urlano e sorridono, spaventati e leggiadri, sbarazzini e maneggioni, simpatici, orridi. Salta il patto sociale quotidiano, in nome della "roba" e del possesso viene meno ogni regola di convivenza, ogni criterio, ogni attenzione per l'altro. Qualunque gesto o parola può scatenare reazioni imprevedibili. Se ho da ridire perché mi freghi il parcheggio, tu torni con gli amici e mi spari alla nuca. Se ti rubo una pianta dal cortile, mi ammazzi come un cane e provi a dire che è legale. Ce l'ho duro, se non me la dai uccido te, tuo padre e tuo fratello. Se me la dai, tuo padre e tuo fratello mi uccidono. Se fai un figlio con me, tuo fratello ti uccide. Non me lo dai perché sei etero, e io ti ammazzo. Lo vuoi da me perché sei frocio, e io ti ammazzo. Ti stupro e non sei vergine, mi danno le attenuanti. Ti stupro e sono sfigato, mi danno le attenuanti. Stermino tutta la famiglia perché sono uno scoppiato: mi dicono di dire che il mandante è Satana. Ho diciott'anni e faccio scritte sui muri, un giustiziere in divisa mi spara alla tempia. E' il Ruanda di tutti i giorni, in Italia. Il convoglio irrompe nel tunnel dell'orrore: il manovale che ti ha sistemato casa accoppa il tuo bimbo a colpi di vanga, poi va in tv, strafottente, fa finta di niente, lo intervista il Cucuzza della situazione, mentre un PM dà la colpa a te, padre, e indaga sulla pista pedofila, l'eterna pista pedofila, la solita pista pedofila, l'a-suo-modo-rassicurante pista pedofila: i "mostri" stanno sempre altrove, nel bosco delle streghe di Internet, in Russia, in Cina dove lessano i bambini (da noi li ammazzano e li buttan via, che spreco!). Dai ponti sull'autostrada calano macigni e spappolano teste. Non c'è criminale non marcio di coca (non costa più un cazzo, del resto) e non disposto a ogni salto nel buio. Le elezioni sono imminenti, tornano a piangere le madonne. I TG riportano senza un dubbio, il Medioevo ci fa una pippa, grazie Medjugorie, grazie Karol. Viene in mente un film, "Fargo" dei fratelli Cohen. L'Italia degli anni zero è quel Minnesota coperto di neve: ammanta tutti noi una coltre di passioni congelate, bianco abbacinante e cielo grigio. Crudeltà e Stupidità vanno a braccetto e attraversano la scena. Non può essere tutta colpa di B., benché ci abbia messo del suo, e pure molto, troppo. Altro che Punta Perotti: se c'è un ecomostro da abbattere, è la mente collettiva di questo Paese, il suo immaginario. Chissà se basta tutto il tritolo d'Europa. Chissà se basta l'Europa. Chissà, forse un giorno il palazzone verrà giù da solo, sbilenco e martoriato dalle crepe, carico di acqua e muffa, sgambettato dalla subsidenza. Un giorno guardi e... Patatrac! Bentornato, lungomare. Su quelle coste, se saremo ancora qui, non ricostruiremo nulla. Guarderemo l'Oriente, culo sullo scoglio e piedi in mare. Il disco rigido del Paese va riformattato, o gettato nel cassonetto."
per preparare il sonno della ragione di questa sera: "I mezzi di comunicazione di massa - la stampa, la radio - hanno portato all'asservimento di corpi e anime ad una autorità strategica mondiale. E in ciò sta la principale fonte di pericolo per l'umanità. Le moderne democrazie, che mascherano regimi tirannici, utilizzano i mezzi di comunicazione come strumenti di disinformazione e di stravolgimento delle coscienze degli uomini per alimenrare la paura di massa in funzione delle guerre preventive". - Albert Einstein...pretelevisione!
domenica, aprile 02, 2006
Un anno fa è morto il Papa, purtroppo se n'è fatto un altro. (Jena)
si spenderanno come sempre troppe parole, ma alla base rimane una cattiveria alimentata solo da tanta, troppa stupidità frutto di esistenze mediocri in cui il denaro è l'unico metro di successo...nella banalità del male di questo muratore e dei suoi complici c'è la stessa matrice degli elettricisti che per non pagare qualche migliaia di lire di penale bruciano la Fenice...il vuoto morale del mondo opulento ci circonda e non trova motivo per fermarsi, gli ostacoli si superano o si eliminano!
sabato, aprile 01, 2006
di solito lo stupro indica un concetto "degradato" del rapporto sessuale e per questo la Cassazione ha ben pensato di depenalizzarlo...in tale contesto!