After2000

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mercoledì, maggio 31, 2006

magica Torino

postato da sixty2 16:11 | commenti

Il convegno di ieri a Roma su leadership e narcisismo è andato bene a metà, c’era Bertinotti ma non D’Alema. (Jena) ...Rutelli si è offeso per non essere stato invitato!

postato da sixty2 16:08 | commenti

martedì, maggio 30, 2006

(dal manifesto di domenica 28) - Via subito dalla maledetta rapina in banca di Alessandro Robecchi - Forse conviene provare con la logica, visto che la politica minaccia di tirarla in lungo. E dunque, proporrei una fiction. Tu e due tuoi amici (che chiameremo George W. e Tony) andate a fare una rapina in banca. La sera prima, al bar, avete discusso a lungo e vi siete convinti a vicenda. E' giusto farlo. E' doveroso. La banca èmolto cattiva. Vi servono i soldi per far benzina. Dopo numerosi grappini vi siete convinti che bisogna portare in banca la democrazia, e dunque la rapina alla banca vi sembra una specie di imperativo morale, tanto che per sostenerlo avete esibito persino prove false e dossier fatti coi trasferelli, come vi hanno insegnato alla Enron (e alla Parmalat). Dunque prendete alcune decine dimilioni di ostaggi e conquistate questa famosa banca. Come rapinatori siete piuttosto sanguinari, George W. ammazza i civili, donne e bambini compresi, e tortura la gente. Tony viene beccato a pisciare sul Corano. Come rapinatori siete anche piuttosto maldestri: vi sparate tra di voi spesso e volentieri (anzi, è George che spara a tutti, compreso te). Dei tre rapinatori (ce ne sono altri, minori) tu sei il più soft, e ci tieni a sottolinearlo in ogni occasione. Poi, brusco risveglio! Mentre George sparacchiava qui e là e Tony era talmente amato che subiva linciaggi ad opera della popolazione, hai cambiato governo. Ora vuoi andartene, sta nel tuo programma, te lo hanno chiesto in tanti. E qui viene il bello della storia. Come fa un rapinatore pentito a lasciare la banca durante la rapina? Il mio consiglio è di andarsene subito, in fretta, soprattutto per non continuare ad essere complice di due armati fino ai denti, ben più motivati, ricchi e potenti. La prima preoccupazione del bandito buono che si ravvede dovrebbe esser quella di abbandonare i banditi cattivi, e magari denunciarli pubblicamente. Dire: ho sbagliato, grossa cazzata. E andarsene subito, senza fingere di andarsene, o cambiare nome, o fare trucchetti, tipo spostarsi in Afghanistan. Se è vero che hai speso per la rapina in banca 1.500 milioni, e solo 16 ne hai spesi a fin di bene, la teoria dell'intervento umanitario non sta in piedi. Era solo una sanguinosa, sporca e violenta rapina. Dobbiamo subito andarcene. Anche senza chiedere il permesso a George e Tony, che vogliono restare a finire la loro rapina.

postato da sixty2 17:32 | commenti

il Pulizer della giornata alla prima del manifesto con un Berlusconi accigliato che viene così apostrofato: Conta anche questi

postato da sixty2 15:58 | commenti

lunedì, maggio 29, 2006

il Vietnam non è mai finito...ha solo cambiato nome

postato da sixty2 13:03 | commenti (1)

lo spritz val bene un po' di colore...e Padova finisce sul Times

postato da sixty2 12:59 | commenti

domenica, maggio 28, 2006

Ratzinger ad Auschwitz si è commosso...ricordando la giovinezza...

postato da sixty2 14:16 | commenti (1)

sabato, maggio 27, 2006

se perde anche le amministrative ora che non ha più il controllo degli Interni che dirà?

postato da sixty2 21:47 | commenti

Bush e Blair rassicurano gli iracheni: resteremo al vostro fianco. Come si dice porca miseria in iracheno? (Jena)

postato da sixty2 14:13 | commenti

venerdì, maggio 26, 2006

La sinistra al governo, la destra in piazza. Qualcosa non torna. (Jena)

postato da sixty2 16:03 | commenti

giovedì, maggio 25, 2006

tentennamenti, indecisioni, isterismi...siamo a fine anno scolastico e si tirano le somme, il nervosismo cresce e tutto (e il suo contrario) è possibile!

postato da sixty2 22:15 | commenti

mercoledì, maggio 24, 2006

della serie...facciamo ridere mezzo mondo...(by Silvio)

postato da sixty2 21:57 | commenti

martedì, maggio 23, 2006

Gli USA secondo Amnesty International

postato da sixty2 22:28 | commenti

lunedì, maggio 22, 2006

a quando meno chiacchiere e qualche buona iniziativa?...anche perchè subito dopo il referendum (che il 70% degli italiani ignora) si va in ferie!

postato da sixty2 21:54 | commenti

domenica, maggio 21, 2006

Gli amici di Moggi ricordano gli amici di Craxi, al momento del bisogno scompaiono. (Jena)

postato da sixty2 12:39 | commenti

sabato, maggio 20, 2006

mi sono preso un giorno di silenzio stampa!

postato da sixty2 23:52 | commenti

venerdì, maggio 19, 2006

replicare alle nefandezze del signor B. è dargli troppa importanza...bisogna tenere duro fino al referendum e dargli una sonora lezione, a quel punto...perso tutto la Lega romperà ogni alleanza e si muoverà da sola e Silvio sarà zittito da Casini e Fini...

postato da sixty2 23:11 | commenti

giovedì, maggio 18, 2006

scoprire casualmente che da caserma Ederle (VI) a Francoforte gli americani devono passare per la Francia perchè Austria e Svizzera non permettono il passaggio sul loro territorio armati; fa piacere...perchè esiste ancora qualcuno che non è suddito!

postato da sixty2 21:55 | commenti

mercoledì, maggio 17, 2006

riprende la kemesse Turner Prize

postato da sixty2 21:42 | commenti (1)

martedì, maggio 16, 2006

che ci va a fare un ministro della difesa, a due giorni dalla conclusione del suo mandato, a Nassirija: rassicurare...promettere (che?), tenere aperti i canali affaristici? Mah...e intanto noi paghiamo!!

postato da sixty2 21:31 | commenti

lunedì, maggio 15, 2006

il comportamendo delle frange cattoliche, e ora anche dell'Opus Dei, contro l'imminente uscita cinematografica del Codice da Vinci, spiega solo una cosa...hanno investito nel film e più gente va a vederlo più guadagnano...nessun altro motivo può essere più plausibile!

postato da sixty2 21:25 | commenti

domenica, maggio 14, 2006

"Mosca, 6 maggio. Per tutti quelli che pensano che l'influenza della Russia nelle guerre per l'energia sia stata sopravvalutata, ecco un'informazione interessante: la settimana scorsa il gruppo energetico Gazprom è diventato la terza società al mondo, con un capitale quotato in borsa di 300 miliardi di dollari. Dietro ExxonMobil e la General Electric, ma davanti a Microsoft. La compagnia russa possiede un quinto di tutte le riserve mondiali di gas. E' la nuova Armata rossa. La sua arma nucleare? Il rubinetto." Serge Enderlin sull'Internazionale

postato da sixty2 15:31 | commenti

sabato, maggio 13, 2006

..."Conoscevo bene i percorsi di redenzione personale che spingevano ad occuparsi degli altri. Non avevo mai incontrato un volontario senza intercettare clamorosi buchi neri da cui si era estratto (o lo avevano estratto) con dispendio immenso di forze interiori. I volontari erano la prova vivente di un conflitto tra supposta forza intima e supposta debolezza interiore, a confronto sullo scenario devastato della storia personale, del rapporto col mondo" DIES IRAE di Giuseppe Genna

postato da sixty2 20:31 | commenti

venerdì, maggio 12, 2006

WHERE ARE WE GOING? a Palazzo Grassi è un'abile operazione di mercato, tesa a redistribuire i valori del contemporaneo verso chi controlla il mercato...si vede il meglio degli ultimi quarant'anni in una veste fin troppo patinata, ma anche troppo asfittica e alcune opere ne soffrono...il palazzo minimalista di Ando, pur lucente del sole veneziano non dialoga (né scompare) con le opere...una sufficienza risicata per una mossa fin troppo ambiziosa...

postato da sixty2 22:11 | commenti

giovedì, maggio 11, 2006

la fine di...un altro "mito"

postato da sixty2 16:38 | commenti

Dunque vediamo, se sono nato nel ‘49 significa che adesso ho 57 anni, tra sette anni ne avrò 64, un’età giusta, sarei ancora nel pieno delle forze, quasi quasi nel 2013... Previdente, D’Alema fa i conti. (Jena)

postato da sixty2 12:46 | commenti

ancora sulle aste "In the Race for the Millions, 2 Paintings Come In Tied" by CAROL VOGEL (Published: May 11, 2006 NYT) Players in the art market who have made vast sums of money in businesses like the world financial markets went shopping for the contemporary art at Sotheby's last night, dropping sums that baffled some of today's savvy professionals. Two paintings tied for the sale's highest price. It was an evening dominated by blue-chip artists, the ones whose work has been particularly popular among super-rich hedge fund managers. As a result, millions of dollars were spent on instantly recognizable works by masters like Willem de Kooning, Robert Ryman and Roy Lichtenstein. And many dealers who had cleverly decided now was the time to cash in on the market's rising tide were happy sellers. The sale totaled $128.7 million, above its high estimate of $123 million. Of the 66 lots, only 3 failed to sell. In comparison, Christie's sale of postwar and contemporary art on Tuesday night totaled $143.1 million, in the middle of its $113.1 million to $160.2 million estimate; only 8 of the 91 works failed to sell. Last night's sale featured "Sinking Sun," a 1964 sunset scene by Roy Lichtenstein being sold by Joseph Helman, the Manhattan dealer. Sotheby's experts had tirelessly promoted the painting. Although the catalog listed the estimate as "upon request," auction house executives said they expected "Sinking Sun" to sell for around $20 million. Sotheby's gave Mr. Helman a guarantee — an undisclosed minimum sum promised to a seller regardless of the outcome of a sale — that experts say was about $17.5 million. If so, Sotheby's lost money on the deal. The painting had only one bidder — Dominique Levy, a partner in the Manhattan gallery L&M Arts — and she bought it for $15.6 million. For the weeks leading up to the auction, many dealers said the estimate was unreasonably high, given the subject of the painting. The market obviously agreed. (Prices of record include Sotheby's commission: 20 percent of the first $200,000 of the hammer price and 12 percent of the rest. Estimates do not reflect commissions.) Tying the Lichtenstein, and far more popular, was a colorful de Kooning canvas from 1975. Three bidders went for "Untitled XVI," which ended up selling to Robert Mnuchin, Ms. Levy's partner, again for $15.6 million, nearly twice its high estimate of $8.5 million. Mr. Ryman's work has been undervalued for years, experts said, but last night his price rose to an entirely new level. An untitled all-white square canvas of dense brush strokes, being sold by the Washington collector Mitchell P. Rales, was estimated at $4 million to $6 million. Two bidders went after the work, which sold to an unidentified telephone bidder for $9.6 million, a record for the artist. At Christie's on Tuesday night, a sculpture by Jeff Koons brought one of the highest prices. Last night another of Mr. Koons's sculptures, this one consisting of three vacuum cleaners and shampoo polishers encased in Plexiglas, had several takers. Again Ms. Levy was the winner, paying $5.2 million, well over its high estimate, $3.5 million. While she would only say the buyer was an "American collector," some in the audience speculated it was Mr. Rales, who could be spotted in a skybox talking on the telephone while she was bidding. On the few works that were underpriced, bidders jumped. "Laro," a 1962 sculpture by John Chamberlain made of painted and chromium-plated steel, was estimated at $200,000 to $300,000 but brought more than three times its high estimate. Six bidders went for the sculpture, which sold to Andrew Fabricant, a director of the Richard Gray Gallery, for $1 million, a record for the artist. Records were achieved for some of the art world's most fashionable names. A photography by Andreas Gursky, "99 Cent," a 1999 photograph of store shelves that was being sold by Peter Brant, the newsprint magnate, was expected to bring $1 million to $1.5 million. It, too, set an artist's record, selling to a telephone bidder for $2.2 million. Younger artists made new and higher prices, too. "Honeymoon," a 1998 painting by Lisa Yuskavage depicting a large-breasted woman, was being sold by Marianne Boesky, the Chelsea dealer. An unidentified bidder paid $1 million, another record price and above its high estimate, $700,000. Another record price — $968,000 — was paid for "High Society," an abstract painting by Cecily Brown from 1997-98 estimated at $200,000 to $300,000. The seller was Charles Saatchi, the British collector and advertising magnate. Results for Andy Warhol were mixed. But "Ladies & Gentleman," a 1975 portrait of a drag queen, fetched more than three times its $900,000 high estimate when a telephone bidder paid $3.2 million. Participants differed in their assessments of the evening's results. "The market is out of whack," Mr. Fabricant said after the auction. "People are buying trends." But Tobias Meyer, director of contemporary art for Sotheby's worldwide and the evening's auctioneer, called the market "passionate and deep," adding, "People bid according to their wealth, not the market."

postato da sixty2 12:44 | commenti

sicuramente non sono mai esistiti dinosauri di razza italica...altrimenti sarebbero sopravvissuti!

postato da sixty2 07:03 | commenti

mercoledì, maggio 10, 2006

le ultime aste: "Warhol and Judd Soar in $143 Million Art Sale" by CAROL VOGEL (Published: May 10, 2006 NYT) From a Campbell's Soup can to a dissected lamb split and submerged in formaldehyde, postwar and contemporary images straight out of the art history books rose to ever-higher price levels in more than two and a half hours of tireless bidding at Christie's last night. But the most memorable part of the evening came when Minimalism went mainstream. The evening set records for 12 artists ranging from David Hockney and Damien Hirst to Richard Prince and Mike Kelley in a sale that totaled $143.1 million, in the middle of its estimate, $113.1 million to $160.2 million. Of the 91 works, only 8 failed to sell. The sale was unusually long because it included 26 works by Donald Judd that the Minimalist sculptor's foundation was selling to create an endowment to support its permanent installations in New York and Texas. Primarily late works from the 1980's and early 90's, they ranged in estimate from $30,000 to $40,000 (for a small wood block from the 1960's) to $1.5 million to $2 million (for a 1993 sculpture of stacked plywood). Before the sale, some experts feared the group might be too much of a good thing. But that was not the case: all but one of the works sold, for a total of $24.4. million. Obtaining the foundation's property for auction was highly competitive; experts said Christie's had given the foundation a guarantee — an undisclosed minimum sum promised to a seller regardless of the outcome of the sale — of more than $20 million. The risk paid off for Christie's, showing there was more depth in this part of the market than anyone had imagined. Among the Judd works, the biggest draw was "Untitled, 1993 (93-1 Ballantine)," a monumental wall piece made of plywood and plexiglass, which was expected to fetch $2 million to $3 million and sold to a telephone bidder for $2.7 million. Four bidders wanted "Untitled 1970 (DSS No. 230) (70-13 Bernstein)," a horizontal aluminum sculpture that had been on extended loan to Dia:Beacon in upstate New York. It sold for $2 million after a high estimate of $1.2 million. (Prices of record include Christie's commission: 20 percent of the first $200,000 of the hammer price and 12 percent of the rest. Estimates do not reflect commissions.) The sale also featured many interesting Pop works. By far the star of the evening was Andy Warhol's "Small Torn Campbell's Soup Can (Pepper Pot)," a hand-painted early work from 1962 estimated at $10 million to $15 million. Irving Blum, the Los Angeles dealer, was selling, and before the auction, experts said Christie's has guaranteed Mr. Blum about $10 million. Only two bidders went for the painting, which ended up selling to Larry Gagosian, the Manhattan dealer, who was bidding for Eli Broad, the Los Angeles collector and financier, for $11.7 million. Two other Warhols brought particularly strong prices. "S&H Green Stamps (64 S&H Green Stamps)," also painted in 1962, was one of the evening's most sought-after works. Five people were willing to stretch, and the painting sold to an unidentified telephone bidder for $5.1 million, more than three times its high estimate, $1.5 million. A 1974 silk screen portrait of Brigitte Bardot being sold by Gunter Sachs, the German industrialist who became famous as the playboy who married the actress in the 1960's, was sold to another telephone bidder for $3 million, twice its high estimate. And yet another telephone bidder, described by Christie's as an Asian dealer, snapped up the artist's "Flowers" (1964), a grouping of 16 silk screens, for $3.9 million, after a $2.2 million high estimate. After the high prices paid at Christie's in November for de Koonings from the estate of Lee V. Eastman, the entertainment lawyer who represented and collected the works of Willem de Kooning, among others, it was not surprising that several of that artist's works became big sellers. The dealer Virginia Dwan was selling the one with the highest asking price, an untitled 1961 painting estimated at $8 million to $12 million; Andrew Fabricant, the Manhattan dealer, paid $10 million. Another de Kooning, "Two Women (Study for Clamdigger)," an abstract rendering of two frontal nudes from 1961-62, was estimated at $3.5 million to $4.5 million. Robert Mnuchin of L& M Arts bought it for $5.7 million. A work that had one of the evening's highest estimates became its biggest casualty. Francis Bacon's "Man Carrying a Child" (1956), a full-length portrait of a man walking across a colorful carpetlike surface, failed to sell. One bargain-hunter tried to buy the painting but stopped at $7.5 million, under the $8 million low estimate. Trendier art stars like Jeff Koons brought high prices. One of Mr. Koons's early pieces, "Aqualung," a breathing machine cast in bronze that was in the artist's first show in 1985, was being sold by the Daros Collection in Zurich. Estimated at $2.5 million to $3.5 million, it was sold to Mr. Gagosian for $4.6 million. There still appears to be a market for Damien Hirst's dead animals submerged in formaldehyde. "Away from the Flock, Divided," a lamb sliced lengthwise in two and encased in two tanks, was expected to bring $3 million to $3.5 million. Three bidders went for the piece, which Dominique Levy of L&M Arts bought for $3.3 million, a record for the artist. With the Eva Hesse retrospective opening at the Jewish Museum on Friday, Norman and Norah Stone, San Francisco collectors, were betting that now was the right moment to test the waters for Hesse, the minimalist sculptor who died of a brain tumor in 1970 at 34. They were right: a Hesse set a record for the artist. "An Ear in a Pond," a 1965 painted relief with references to the human reproductive systems, was expected to fetch $1 million to $1.5 million; an unidentified bidder paid $2.2 million. The Stones had bought it at Christie's in 1992 for $93,500. After the sale, the crowd loitered outside Christie's trying to make sense of the evening. "While there's extreme passion in the market," said Neal Meltzer, a Manhattan dealer, "often it's anyone's guess what things are going to sell for."

postato da sixty2 22:14 | commenti

martedì, maggio 09, 2006

Da Ciampi a Napolitano, la meglio gioventù. (Jena)

postato da sixty2 09:21 | commenti

tante storie per l'età di Ciampi e poi mi eleggono un'ottantunenne che a fine mandato ne avrà ottantotto...se c'è una soglia a cinquanta che ne mettano una anche a settantacinque come età massima...intanto giochiamoli sulla ruota di Napoli!

postato da sixty2 09:11 | commenti

lunedì, maggio 08, 2006

tutti assieme riuniti per esprimere una risibile maggioranza su un personaggio dei loro...e noi in attesa da un mese di un nuovo governo...fate pure con calma mi raccomando!

postato da sixty2 22:10 | commenti

domenica, maggio 07, 2006

Meglio un colpevole in libertà che un innocente in galera. La terza via è un Previti in galera. (Jena)

postato da sixty2 15:49 | commenti

Berlusconi e i suoi le tasse non le hanno MAI pagate e adesso cercano scuse per continuare a non pagarle...mi aguro che l'armata Brancaleone non prometta nulla in cambio dell'armistizio!

postato da sixty2 15:45 | commenti (1)

Pennellate come ruggiti di leone - La scomparsa di Karel Appel. Con Constant, Corneille, Asger Jorn e Pierre Alechinsky aveva dato vita al gruppo CoBrA per elaborare una rilettura dell'espressionismo in chiave informale e ironica di Elena Del Drago - «Non posso prevedere quello che sta accadendo, è una sorpresa. Come una passione, la pittura è un'emozione piena di verità e risuona di un suono vivo, come il ruggito che viene dal petto di un leone.» Così Karel Appel raccontava nel 1962 allo scrittore Hugo Claus il suo approccio alla pittura, che lo portò negli anni del secondo dopoguerra - dotato insieme di una profonda conoscenza storica e tecnica e della necessità di voler creare un linguaggio pittorico lontano dall'istituzionalità e dai dettami dell'astrattismo allora in voga -, a rinnovare il panorama artistico internazionale. Più tardi la tranquillità del successo, anche economico, che ha contraddistinto seppur tra alti e bassi, il lavoro di Appel, non ha impedito a questo artista di mantenere una straordinaria fedeltà alle proprie ragioni fino alla fine. Karel Appel, morto ieri a Zurigo a 85 anni, era nato ad Amsterdam e prestissimo, già alla Rijksakademie, aveva iniziato a interessarsi alla pittura francese moderna che resterà un riferimento costante in tutto il suo percorso: dagli impressionisti ai Fauves, dai primitivisti a Picasso, l'arte, soprattutto cromatica, elaborata in Francia rimarrà una fonte d'ispirazione continua nella ribellione che seppe sviluppare contro certo intellettualismo razionalista di stampo olandese. Nei caffè di Parigi, infatti, Appel aveva fondato nel 1948 insieme a Constant, Corneille, Asger Jorn e Pierre Alechinsky, il gruppo CoBrA che, come indica il nome, radunava artisti di Copenhagen, Bruxelles e Amsterdam, per elaborare una rilettura dell'espressionismo in chiave informale e ironica, aperta alle possibilità della deviazione, lontana dai dogmi consolidati, ispirata dal mito, dai disegni dei bambini e dei malati di mente, dal folklore romantico della cultura nordica, dal disordine vitalistico opposto al rigore matematico e sistemico di Piet Mondrian e da tutti gli esponenti del De Stijl. Queste premesse teoriche, elaborate anche grazie alla frequentazione di un critico come Michel Tapiè che fu suo fedele sostenitore per molti anni, si concretizzarono in un linguaggio costruito senza figurazione, ma piuttosto attorno al colore, che è sempre violento, primario, in forte opposizione, senza compromessi: nel 1949 Appel realizzò un affresco per il ristorante del municipio di Amsterdam, che suscitò tanto scandalo da essere coperto per i successivi dieci anni. Nel 1959 aveva vinto il premio per la pittura alla Biennale di San Paolo del Brasil, nel 1960 quello della Guggenheim International Exhibition. E nel 1961, mentre si susseguivano le sue mostre a Basilea, Eindhoven, L'Aja, San Francisco e Phoenix, veniva presentato il film La realitè de Karel Appel d Jan Frijman, con musiche di Dizzie Gillespie. Le sue pennellate più tipiche sono ampie, pastose, estremamente materiche, arginate da un deciso contorno nero, i pigmenti impastati direttamente sulla tela, erano stesi attraverso una gestualità liberatoria che si rifà molto all'action painting di Pollock e di tutto l'espressionismo astratto americano, senza temere però l'emergere improvviso di strane figure inconsce, di creature antropomorfe, misteriose, che generalmente popolano le fiabe e i sogni. La carica aspra e aggressiva delle opere degli anni '50 si attenua a partire dalla seconda metà degli anni '60 e anche il decennio della contestazione vede Appel relegato lontano dalla scena, (la stesura ora è più sensuale e le immagini si fanno più chiare e nitide, non c'è violenza ma semplice costruzione spaziale) forse per l'affermazione del Concettualismo e comunque di tutte le ricerche che puntavano alla smaterializzazione del linguaggio. Una tregua che dura poco tempo, perché gli anni Ottanta trovano un nuovo interesse per il linguaggio pittorico, soprattutto di matrice Espressionista e dunque l'intero sistema dell'arte, artisti e galleristi, critici e mercanti, torna a guardare a quel movimento che aveva elaborato una pittura violenta e primitivista e al suo principale esponente. (dal manifesto del 5/6)

postato da sixty2 15:42 | commenti

sabato, maggio 06, 2006

si potrebbe approfittare delle numerose visite a Previti per tenere dentro un po' di altri "onesti cittadini"!

postato da sixty2 14:34 | commenti

con grande coerenza un partito di nome Lega dopo essersi esposta su Ciampi, ripetutamente offeso durante il suo mandato, propone la madonna pellegrina Bossi, quello che invitava ad usare il tricolore per pulirsi il culo...se la sinistra avesse coraggio lo potrebbe sostenere per vedere l'effetto che fa!

postato da sixty2 00:02 | commenti

venerdì, maggio 05, 2006

storie Muri che gridano e muri silenziosi (dal manifesto del 4/05/06) - Trent'anni da figli delle nuvole di Eduardo Galeano - Il muro di Berlino era la notizia quotidiana. Dalla mattina alla sera leggevamo, vedevamo, ascoltavamo: il Muro della Vergogna, il Muro dell'Infamia, la Cortina di Ferro... Finalmente, quel muro, che meritava di cadere, cadde. Ma altri muri sono spuntati, continuano a spuntare, nel mondo, e anche se sono molto più grandi di quello di Berlino, di loro si parla poco o nulla. Si parla poco del muro che gli Stati uniti stanno costruendo sulla frontiera messicana, e si parla poco delle recinzioni di filo spinato di Ceuta e Melilla. Non si parla quasi mai del Muro della Cisgiordania, che perpetua l'occupazione israeliana delle terre palestinesi e che da qui a poco sarà quindici volte più lungo del Muro di Berlino. E mai, proprio mai, si parla del Muro del Marocco, che da vent'anni perpetua l'occupazione marocchina del Sahara occidentale. Questo muro, minato da un estremo all'altro e da un estremo all'altro vigilato da migliaia di soldati, misura sessanta volte il Muro di Berlino.Perché mai ci saranno dei muri così altisonanti e dei muri così muti? Sarà forse per i muri della incomunicabilità, che i mezzi di comunicazione di massa costruiscono ogni giorno? *** Nel luglio 2004 la Corte internazionale di giustizia dell'Aja sentenziò che il Muro della Cisgiordania violava il diritto internazionale e ordinò che venisse abbattuto. Finora Israele ha fatto finta di nulla. Nell'ottobre 1975 la stessa Corte si era pronunziata: «Non si evince l'esistenza di alcun vincolo di sovranità fra il Sahara occidentale e il Marocco». Non è sufficiente dire che il Marocco fece orecchie da mercante. Ancor peggio: il giorno dopo questa risoluzione, fece partire l'invasione, la cosiddetta Marcia verde, e poco dopo s'impadronì di quei vasti territori altrui mettendoli a ferro e fuoco, e scacciò gran parte della popolazione.E là rimane. *** Mille e una risoluzioni delle Nazioni unite hanno confermato il diritto all'autodeterminazione del popolo saharawi. A cosa sono servite quelle risoluzioni? Si sarebbe dovuto fare un referendum affinché la popolazione decidesse il suo destino Per assicurare la vittoria, il monarca del Marocco riempì di marocchini il territorio invaso, ma poco tempo dopo neppure i marocchini furono degni della sua fiducia. E il re, che aveva detto di sì, disse che magari chissà. E poi disse di no, e adesso anche suo figlio, erede al trono, dice di no. La negazione equivale a una confessione. Negando il diritto al voto, il Marocco confessa di aver rubato un paese. Continueremo ad accettarlo come se niente fosse? Accettando che nella democrazia universale noi sudditi possiamo solo esercitare il diritto all'obbedienza? A che cosa sono servite le mille e una risoluzioni delle Nazioni unite contro l'occupazione israeliana dei territori palestinesi? E le mille e una risoluzioni contro l'embargo di Cuba? Il vecchio detto insegna: L'ipocrisia è il dazio che il vizio paga alla virtù. *** Il patriottismo, oggi come oggi, è un privilegio delle nazioni dominanti. Quando lo praticano le nazioni dominate, il patriottismo è in odore di populismo o di terrorismo, o più semplicemente non merita la minima attenzione. I patrioti sahariani, che da trent'anni lottano per recuperare il loro posto nel mondo, sono riusciti ad ottenere il riconoscimento diplomatico di ottantadue paesi, fra cui il mio, l'Uruguay, che di recente si è sommato alla grande maggioranza dei paesi latinoamericani e africani. Ma l'Europa no. Nessun paese europeo ha riconosciuto la Repubblica Saharawi. La Spagna nemmeno. Questo è un grave caso di irresponsabilità, o forse di amnesia, o almeno di disamore. Fino a trent'anni fa il Sahara era una colonia spagnola e la Spagna aveva il dovere legale e morale di proteggere la sua indipendenza. Che cosa aveva lasciato là il dominio imperiale? In un secolo, quanti universitari aveva formato? Tre in totale: un medico, un avvocato e un tecnico mercantile. Questo aveva lasciato, insieme a un tradimento. La Spagna aveva servito sul piatto d'argento quella terra e quelle popolazioni affinché fossero divorate dal regno del Marocco. Da allora, il Sahara è l'ultima colonia dell'Africa. Gli hanno usurpato l'indipendenza. *** Perché mai gli occhi si rifiutano di vedere ciò che è sotto gli occhi di tutti? Sarà forse perché i saharawi sono stati una moneta di scambio, offerta da imprese e paesi che comprano al Marocco ciò che il Marocco vende anche se non è suo? Un paio di anni fa, Javier Corcuera intervistò, in un ospedale di Bagdad, una vittima dei bombardamenti contro l'Iraq. Una bomba le aveva spappolato un braccio, e lei che aveva otto anni e aveva subito undici operazioni, disse: Magari non avessimo il petrolio. Forse il popolo del Sahara è colpevole perché nelle sue lunghe coste risiede il maggior tesoro ittico dell'oceano Atlantico e perché sotto le immensità sabbiose, che sembrano così vuote, giace la maggior riserva mondiale di fosfati e forse anche di petrolio, gas e uranio. Nel Corano ci potrebbe essere, anche se non c'è, questa profezia: Le ricchezze naturali saranno la maledizione delle genti. *** Gli accampamenti dei rifugiati nel sud dell'Algeria sono nel deserto dei deserti. È un nulla vastissimo, circondato di nulla, dove crescono solo le pietre. E tuttavia in quelle zone aride, e nelle zone liberate che non sono un granché meglio, i saharawi sono stati capaci di creare la società più aperta, e la meno machista, di tutto il mondo musulmano. Questo miracolo dei saharawi, che sono molto poveri e molto pochi, non si spiega grazie alla loro ostinata volontà di essere liberi, cosa che è certamente superflua in quei luoghi dove manca tutto: si spiega anche, in grande misura, grazie alla solidarietà internazionale. E la maggior parte dell'aiuto proviene dalla popolazione spagnola. La sua energia solidale, memoria e fonte di dignità, è molto più potente dei governi altalenanti e dei meschini calcoli delle imprese. Dico solidarietà, non carità. La carità umilia. Non si sbaglia il proverbio africano che dice: La mano che riceve è sempre sotto la mano che dà. *** I saharawi aspettano. Sono condannati alla pena dell'angoscia perpetua e della nostalgia perpetua. Gli accampamenti dei rifugiati portano i nomi delle città sequestrate, i loro perduti luoghi d'incontro, i loro affetti: El Aaiún, Smara... Loro si chiamano figli delle nuvole, perché da sempre inseguono la pioggia. Da più di trent'anni inseguono, per giunta, la giustizia, che nel mondo del nostro tempo sembra più schiva dell'acqua nel deserto. © Ips traduzione di Marcella Trambaioli

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giovedì, maggio 04, 2006

alleati! " Il Dipartimento di Giustizia di Washington ha comunicato "in modo definitivo" al ministero della Giustizia italiano di non poter fornire ulteriori informazioni oltre a quelle contenute nel rapporto del Multi National Corps-Iraq, già trasmesso al governo italiano, in relazione alla morte in Iraq del funzionario del Sismi Nicola Calipari. In altre parole, non verranno resi noti ufficialmente i nomi del componenti del commando militare Usa chiesti per rogatoria dalla procura di Roma che indaga sulle circostanze dell' uccisione di Calipari, subito dopo il rilascio della giornalista Giuliana Sgrena, ad un posto di blocco Usa a Baghdad."

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Avrei voluto dire a Storace mettiti a braccia conserte così ti abitui alle manette (Franca Rame dopo la prima giornata al Senato)

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mercoledì, maggio 03, 2006

Berlusconi si è dimesso, la prossima volta tocca a Prodi.(Jena)

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martedì, maggio 02, 2006

il ridicolo non ha limite...rischiamo un capo dello stato bisnonno

postato da sixty2 20:37 | commenti

lunedì, maggio 01, 2006

ma gli anni scorsi Moratti e Buttiglione dov'erano il 1 maggio...non sicuramente a farsi insultare ai cortei...e allora che tornino alle loro festicciole e cappucci, non ne sentiamo la mancanza!

postato da sixty2 21:41 | commenti