After2000

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mercoledì, gennaio 31, 2007

buon compleanno Beabourg!

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lunedì, gennaio 29, 2007

(dalla Stampa di oggi) La memoria non ha bisogno di una legge di MARIO RIGONI STERN - Sabato era il Giorno della memoria. Ma come possiamo dimenticare? Non dobbiamo fare, non occorrono, leggi per obbligare la memoria: ci sono le opere di chi c’era per trasmettere gli eventi ai posteri: i poeti, i musicisti, i pittori, i narratori. Non abbiamo bisogno di una legge che obblighi a ricordare; giungere a questo vorrebbe dire che gli eventi non hanno avuto sufficiente forza per essere storia e quindi sono destinati a scomparire. Qualche sera fa un amico lontano mi ha telefonato e solo il suo nome e la data, che per tutto il giorno hanno occupato i nostri pensieri, mi dicevano tutto. Ma non solo a me, anche a quelli di casa e a chissà quanti pochi altri. Il 26 gennaio del 1943, con lui e con altri compagni che non ci sono più, andavamo in quell’ultimo estremo combattimento che avrebbe aperto la strada verso l’Italia. Questo dopo dieci giorni di marcia nella gelida steppa e altri sei o sette scontri. «Quando ritornate a casa, raccontate» L’amico che mi ha telefonato era in testa al suo plotone quando lo vidi, colpito, cadere sulla neve dopo aver detto tranquillo «secondo plotone avanti». Il congelamento del sangue sulle ferite lo salvò dall’emorragia, un nostro conducente gli salvò la vita. Nel campo contumaciale di Udine un capitano ci disse: «Quando ritornate a casa, raccontate». Nel mio libro Il sergente nella neve ho raccontato di quel 26 gennaio 1943. In pochi siamo sopravvissuti a quel disastro voluto da chi allora ci governava. Solo cinque su cento sono sopravvissuti Il 27 gennaio del 1945 la prima pattuglia di giovani soldati russi a cavallo giunse ai reticolati che recingevano il Lager Buna-Monowitz, nel distretto di Auschwitz, mentre Primo Levi e il deportato francese Charles stavano trasportando alla fossa stracolma il corpo di Sómogyi. Levi scrive nella Tregua: «Non salutavano, non sorridevano; apparivano oppressi, oltre che da pietà, da un confuso ritegno, che sigillava le loro bocche, e avvinceva i loro occhi allo scenario funereo...». Dei deportati italiani solo cinque su cento hanno fatto ritorno, fra i quali Primo Levi, con la volontà di raccontare le cose a cui aveva assistito e che aveva sopportato. Con le sue parole ha testimoniato al mondo. Non quindi una legge che «obblighi» il ricordo, ma solo un invito a leggere le prime venti pagine della Tregua che valgono ben più di qualsiasi legge.

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domenica, gennaio 28, 2007

una chiacchierata con i mitici Gilbert and George

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"Passato il giorno della memoria, ce ne restano solo trecentosessantaquattro per dimenticare." (Jena)

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sabato, gennaio 27, 2007

"...Il tardocapitalismo si gratta le emorroidi e sta cercando di capire quale sia la prossima merda che può produrre..." J.G.BALLARD

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venerdì, gennaio 26, 2007

una giusta riflessione sul contemporaneo modo di metabolizzare il lutto (storico)...spettacolarizzandolo!

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giovedì, gennaio 25, 2007

"Se c’era ancora qualcuno che si chiedeva quale fosse la differenza tra la destra e la sinistra, adesso la conosce: con la sinistra al governo ci si può tagliare la barba anche il lunedì." (Jena)

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mercoledì, gennaio 24, 2007

"Noi storici contro la legge che punisce chi nega la Shoah Il Ministro della Giustizia Mastella, secondo quanto anticipato dai media, proporrà un disegno di legge che dovrebbe prevedere la condanna, e anche la reclusione, per chi neghi l'esistenza storica della Shoah. Il governo Prodi dovrebbe presentare questo progetto di legge il giorno della memoria. Come storici e come cittadini siamo sinceramente preoccupati che si cerchi di affrontare e risolvere un problema culturale e sociale certamente rilevante (il negazionismo e il suo possibile diffondersi soprattutto tra i giovani) attraverso la pratica giudiziaria e la minaccia di reclusione e condanna. Proprio negli ultimi tempi, il negazionismo è stato troppo spesso al centro dell'attenzione dei media, moltiplicandone inevitabilmente e in modo controproducente l'eco. Sostituire a una necessaria battaglia culturale, a una pratica educativa, e alla tensione morale necessarie per fare diventare coscienza comune e consapevolezza etica introiettata la verità storica della Shoah, una soluzione basata sulla minaccia della legge, ci sembra particolarmente pericoloso per diversi ordini di motivi: 1) si offre ai negazionisti, com'è già avvenuto, la possibilità di ergersi a difensori della libertà d'espressione, le cui posizioni ci si rifiuterebbe di contestare e smontare sanzionandole penalmente. 2) si stabilisce una verità di Stato in fatto di passato storico, che rischia di delegittimare quella stessa verità storica, invece di ottenere il risultato opposto sperato. Ogni verità imposta dall'autorità statale (l'«antifascismo» nella Ddr, il socialismo nei regimi comunisti, il negazionismo del genocidio armeno in Turchia, l'inesistenza di piazza Tiananmen in Cina) non può che minare la fiducia nel libero confronto di posizioni e nella libera ricerca storiografica e intellettuale. 3) si accentua l'idea, assai discussa anche tra gli storici, della «unicità della Shoah», non in quanto evento singolare, ma in quanto incommensurabile e non confrontabile con ogni altri evento storico, ponendolo di fatto al di fuori della storia o al vertice di una presunta classifica dei mali assoluti del mondo contemporaneo. L'Italia, che ha ancora tanti silenzi e tante omissioni sul proprio passato coloniale, dovrebbe impegnarsi a favorire con ogni mezzo che la storia recente e i suoi crimini tornino a far parte della coscienza collettiva, attraverso le più diverse iniziative e campagne educative. La strada della verità storica di Stato non ci sembra utile per contrastare fenomeni, molto spesso collegati a dichiarazioni negazioniste (e certamente pericolosi e gravi), di incitazione alla violenza, all'odio razziale, all'apologia di reati ripugnanti e offensivi per l'umanità; per i quali esistono già, nel nostro ordinamento, articoli di legge sufficienti a perseguire i comportamenti criminali che si dovessero manifestare su questo terreno. È la società civile, attraverso una costante battaglia culturale, etica e politica, che può creare gli unici anticorpi capaci di estirpare o almeno ridimensionare ed emarginare le posizioni negazioniste. Che lo Stato aiuti la società civile, senza sostituirsi ad essa con una legge che rischia di essere inutile o, peggio, controproducente." Marcello Flores, Università di Siena, Simon Levis Sullam, Università di California, Berkeley Enzo Traverso, Università de Picardie Jules Verne David Bidussa, Fondazione Giangiacomo Feltrinelli Bruno Bongiovanni, Università di Torino Simona Colarizi, Università di Roma La Sapienza Gustavo Corni, Università di Trento Alberto De Bernardi, Università di Bologna Tommaso Detti, Università di Siena Anna Rossi Doria, Università di Roma Tor Vergata Maria Ferretti, Università della Tuscia Umberto Gentiloni, Università di Teramo Paul Ginsborg, Università di Firenze Carlo Ginzburg, Scuola Normale Superiore, Pisa Giovanni Gozzini, Università di Siena Andrea Graziosi, Università di Napoli Federico II Mario Isnenghi, Università di Venezia Fabio Levi, Università di Torino Giovanni Levi, Università di Venezia Sergio Luzzatto, Università di Torino Paolo Macry, Università di Napoli Federico II Giovanni Miccoli, Università di Trieste Claudio Pavone, storico Paolo Pezzino, Università di Pisa Alessandro Portelli, Università di Roma La Sapienza Gabriele Ranzato, Università di Pisa Raffaele Romanelli, Università di Roma La Sapienza Mariuccia Salvati, Università di Bologna Stuart Woolf, Istituto Universitario Europeo, Firenze....

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"Il prossimo congresso dei Ds adotterà come nuovo inno l’ultima canzone di Tiziano Ferro: «Rosso relativo»." (Jena)

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martedì, gennaio 23, 2007

"Il presidente israeliano Katsav incriminato per violenza sessuale"...non l'ho sentita tra le notizie di testa dei notiziari...forse è per il timore di apparire antisemiti?

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il Gallizio situazionista in mostra ad Alba

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sabato, gennaio 20, 2007

Denny Doherty, 66, Mamas and Papas Singer, Dies

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Anselm Kiefer at the White Cube

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giovedì, gennaio 18, 2007

Vedi Il Cernis E Non Zigzagare Armato! (a proposito di VICENZA!)

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mercoledì, gennaio 17, 2007

"Non necessariamente i governi si giudicano dai grandi gesti di coraggio. Ma dai piccoli atti di viltà sì. E quello di Vicenza è un mediocre, umiliante - e anche gratuito - atto di viltà." Marco Revelli sul manifesto

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martedì, gennaio 16, 2007

...e come dice il nostro Presidente del Consiglio "alla fine è solo un problema urbanistico, perchè coinvolgere il Governo"!

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non c'era dubbio che uno stato suddito rispondesse positivamente alle richieste americane di un'ampliamento delle loro principale base, d'altronde lì a due passi sono ancora custoditi ordigni nucleari nell'indifferenza e nel silenzio...Vicenza città del Palladio e della caserma Ederle!

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lunedì, gennaio 15, 2007

politica internazionale

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venerdì, gennaio 12, 2007

uno dei maggiori misconosciuti italiani!

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giovedì, gennaio 11, 2007

"l'incidente al DC9 è occorso a seguito di azione militare di intercettamento, il DC9 è stato abbattuto, è stata spezzata la vita di 81 cittadini innocenti con un'azione, che è stata propriamente un'atto di guerra, guerra di fatto e non dichiarata, operazione di polizia internazionale coperta contro il nostro Paese, di cui sono stati violati i confini e i diritti. Nessuno ha dato la minima spiegazione di quanto è avvenuto"...dalla requisitoria del giudice Priore del 2000...

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mercoledì, gennaio 10, 2007

è il caso che evitiate anche i vicini aderenti ad Al Qaeda...ricadreste nella categoria effetti collaterali!

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martedì, gennaio 09, 2007

le signorine d'Avignone compiono cent'anni! auguri!!

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lunedì, gennaio 08, 2007

la prudenza consiglia: occhio ai vicini...e buoni rapporti di vicinato!

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domenica, gennaio 07, 2007

"I mass media confondono la mente dell’uomo, disse il Papa parlando in mondovisione." (Jena)

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sabato, gennaio 06, 2007

"Dice il Poeta Edoardo Sanguineti che è giunta l’ora di «restaurare l’odio di classe perché i potenti odiano i proletari e l’odio deve essere ricambiato». Facce attonite in sala, ma il Poeta prosegue: «Oggi la merce uomo, il suo lavoro, è la più svenduta e chi dovrebbe averne coscienza, ossia la classe proletaria, non lo ha, inibita da una cultura dominata dalla tv»."...forse non basta un ottuagenario a svegliare i dormienti!

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venerdì, gennaio 05, 2007

"...La gente ancora crede che i leader nazisti abbiano trascinato i tedeschi negli orrori della guerra razziale. Ma non è vero. i tedeschi non vedevano l'ora di uscire dalla loro prigione. La sconfitta, l'inflazione, assurde richieste di riparazioni di guerra, la minaccia dei barbari che venivano dall'Est. La pazzia li avrebbe resi liberi, e quindi decisero di mettere Hitler a capo di questa battuta di caccia. E' per questo che sono rimasti insieme fino alla fine. Avevano bisogno di venerare un dio psicopatico e quindi hanno preso un signor nessuno e lo hanno posto sull'altare maggiore. E' così che le grandi religioni diventano cose millenarie." - "Il Cristianesimo e l'Islam esempi di pazzia volontaria?" - "Enormi sistemi di delirio collettivo che hanno portato all'uccisione di milioni di persone, lanciato crociate e fondato imperi. Una grande religione è sempre sinonimo di pericolo. Oggi la gente vuole credere a tutti i costi, ma riesce a trovare Dio soltanto attraverso la psicopatologia. Basta guardare le aree più devote del mondo: il Medio Oriente e gli Stati Uniti. Stiamo parlando di società malate che possono solo peggiorare. La gente è pericolosissima quando non le rimane nient'altro in cui credere oltre a Dio." J.G.BALLARD - REGNO A VENIRE

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giovedì, gennaio 04, 2007

dal manifesto di ieri: "Riserve indiane di Maurizio Matteuzzi - Si è mai visto un indiano imporre all'uomo bianco un visto per l'entrata nelle riserve? A partire dal primo gennaio 2007 i cittadini degli Stati uniti dovranno richiedere il visto per entrare in Bolivia, fino a poco tempo fa una delle riserve indiane più classiche (e ricche). Lo ha deciso il presidente Evo Morales, un indio aymara, nella riunione di governo convocata alla mezzanotte fra il 31 dicembre e l'1 gennaio nel Palacio Quemado di La Paz. Strano giorno e strana ora per un consiglio dei ministri. Simbolici. Per dire che a partire dal 2007 un'epoca è finita e un'altra è cominciata. Il decreto di Evo potrebbe sembrare una ripicca di uno che passa per essere troppo amico di Fidel Castro e Hugo Chavez e quindi nemico di George Bush. Ma è solo l'applicazione della regola aurea della diplomazia di qualisiasi paese sovrano. «Il principio della reciprocità», come ha detto ieri il ministro degli esteri boliviano David Choquehuanca, nome e faccia da aymara. Gli Stati uniti esigono il visto d'entrata per i cittadini boliviani, la Bolivia esige il visto d'entrata per i cittadini statunitensi. Né di più né di meno. Però suona strano sapere che nella Bolivia per la prima volta indipendente dopo 200 anni di «indipendenza» gli Stati uniti sono passati dal primo al terzo livello. Dal primo livello, i paesi i cui cittadini non hanno bisogno di visto d'entrata, al terzo livello. Insieme all'Angola, Buthan, Ciad, Congo, Ruanda, Somalia, Yemen, Indonesia, Taiwan (e alla Cina). Ultimamente il vecchio «cortile di casa» dà segni di insofferenza. Un paio d'anni fa il Brasile di Lula impose ai cittadini statunitensi che andavano a svernare sulle spiagge di Rio l'obbligo umiliante delle impronte digitali (reciprocità anche allora). Ora la Bolivia di Evo. Ma anche del gas e del petrolio, e della coca. Tutti generi che sul mercato Usa tirano. Via col visto, allora. In attesa di sapere se il prossimo passo sarà quello di obbligare i boliviani che vogliono sbarcare negli Stati uniti a rivelare - come si è appena saputo che ha accettato di fare l'Europa - il numero delle carte di credito e delle e-mail, cosa mangiano e con chi vanno a letto, per quale squadra tifano. Chissà che, nel caso, gli aymara Evo e Choquehuanca non mostrino più dignità e decenza di noi europei."

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mercoledì, gennaio 03, 2007

"Intervistato dal settimanale Diva e donna, Casini ha confessato che a Capodanno si è messo un paio di mutande rosse. E poi dicono che i cittadini si allontanano dalla politica." (Jena)

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martedì, gennaio 02, 2007

happy new year! LONDRA - I servizi segreti americani potranno mettere il naso nelle e-mail e nelle transazioni delle carte di credito dei passeggeri europei che vanno negli Stati Uniti. Il Daily Telegraph svela i termini di un accordo antiterrorismo siglato tra gli Usa e l'Unione europea. Fornendo il numero di carta di credito e l'e-mail alla compagnia aerea, il passeggero aprirà di fatto i propri dati personali alle autorità americane, che potranno vedere tutte le transazioni o i messaggi, anche non relativi al viaggio.

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tempi che cambiano...dalla Stampa di oggi: "C’era una volta la cantina di MARCO BELPOLITI - Nelle case di recente costruzione non ci sono più cantine. O, se ci sono, la loro dimensione è divenuta minima: 120 centimetri per 180; somigliano più a uno sgabuzzino o a un minuscolo ripostiglio che non alla vecchie cantine di un tempo. I costruttori di case fabbricano garage, più richiesti, e sempre meno cantine. Le abitazioni sorgono prive dei cosiddetti «bassi servizi» che un tempo erano il fulcro delle case nei palazzi di città come nelle case indipendenti. Alla fine degli anni 50 Gaston Bachelard, filosofo ed epistemologo, nella sua Poetica dello spazio, libro di grande poesia, scriveva che la casa è immaginata secondo due direttrici: quella verticale, assicurata dalla polarità cantina/soffitta, e quella concentrata, che è propriamente l'essere stesso dell'abitazione, il suo nocciolo. L’irrazionalità del profondo La cantina esprime l'essere oscuro della casa, ciò che partecipa delle potenze sotterranee: l'irrazionalità del profondo. Se nel solaio si muovono esseri rapidi e veloci come topi e ratti, nella cantina agiscono esseri meno trotterellanti, più misteriosi, come i ragni. Nella cantina matura il vino e stazionano tutti i cibi di lenta maturazione quali i salumi e i formaggi. Luogo oscuro, prossimo alla terra, posto sovente sotto terra, sotto il livello della strada, la cantina contiene l'immaginario del riposo. Non a caso nei grattacieli non esistono cantine, ma solo hangar, garage e depositi di macchine. Lì la mancanza di cantine e di soffitte - secondo Bachelard la parte razionale della casa - fa sì che «lo stare in casa sia solo una semplice orizzontalità». L’era della conservazione immateriale Il primo colpo la cantina l'ha ricevuto dalla diffusione dei frigoriferi che le hanno sottratto il primato della conservazione degli alimenti. Anche la perdita della consuetudine d'imbottigliare il vino da soli, seguendo le lune, ha tolto alla cantina un'altra delle sue funzioni. Come deposito di cose vecchie, giornali, riviste, libri, ha poi ceduto il suo primato ai garage e ai nuovi spazi in affitto, lontani dalla casa, in periferia: loculi di diversa dimensione in cui depositare oggetti per un determinato periodo a pagamento. Del resto, le cose da conservare sono sempre meno: ora si getta via molto di più di un tempo e nelle discariche finisce ogni giorno tutto ciò che i nostri genitori o nonni conservavano accuratamente in cantina. Siamo passati dalla società della conservazione materiale alla società della conservazione immateriale: dati, numeri, cifre. Nessuno seppellisce più tesori in cantina, al massimo li custodisce in un file."

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lunedì, gennaio 01, 2007

senza scossoni e con meno botti del solito la data sul calendario di nostro uso è cambiata...e ora tutto come prima ovviamente!

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