mercoledì, ottobre 31, 2007
It's a cracking idea - The Daily Telegraph - Don't miss Tate Modern's dramatic new installation. Columbian artist Doris Salcedo has broken open the floor of the gallery with an extraordinary crack that stretches the length of the Turbine Hall. This spectacular installation, titled Shibboleth, is the first work in The Unilever Series to intervene directly in the fabric of the Turbine Hall. Slicing the concrete floor in half, the installation dramatically shifts our perception of the Turbine Hall's architecture and questions its status as a grand, monumental exhibition space. See a fantastic interview with Doris Salcedo on Tate Shots
lunedì, ottobre 29, 2007
più di 500 annegati dall'inizio dell'anno tra i disperati dell'immigrazione non bastano a far riflettere su qualcosa che forse non funziona!
sabato, ottobre 27, 2007
Tutti si aspettano che oggi a Milano Veltroni faccia finalmente una scelta politica chiara: o questa o quella. Lui sorprenderà tutti e ne farà addirittura due: questa e quella. (Jena)
mercoledì, ottobre 24, 2007
...quello che è molto più interessante, in compenso, è cosa siamo noi. Cioè io e alcune migliaia di altri sul pianeta, cosa siamo per la grande macchina sociale. Come ci potremmo chiamare?Netturbini...macchinisti...rappresentanti dei falliti dell'umanesimo? A rischio di apparire melodrammatico, direi che siamo il terrore necessario....(SERGE QUADRUPPANI - In fondo agli occhi del gatto)
domenica, ottobre 21, 2007
non ho dimenticato il blog ma non trovo argomenti che non siano la solita "fuffa"
domenica, ottobre 14, 2007
per chi passa da Londra..."The Louise Bourgeois retrospective at Tate Modern is thrilling, as exciting a show as I've seen in the last five years."
mercoledì, ottobre 10, 2007
martedì, ottobre 09, 2007
Facciamola finita con questo processo pubblico a Mastella, uno stillicidio intollerabile. Passiamo direttamente alla condanna. (Jena)
domenica, ottobre 07, 2007
Louise Bourgeois, la grande vecchia dell'arte contemporanea...
sabato, ottobre 06, 2007
sulla Stampa di oggi - Quei segnali d'attacco all'Iran di GIULIETTO CHIESA - Da diverse settimane era già evidente che il momento dell’attacco contro l’Iran si stava avvicinando. Ma la gran parte dei commentatori sembrava sorda a ogni suono e cieca di fronte ai segnali. Tutti fermi alla stolida constatazione, politically correct, secondo cui gli Stati Uniti non potrebbero invadere l’Iran, non avendo la forza di farlo. Il problema è che nessuno, al Pentagono, pensa di invadere l’Iran. Non era bastata la secca dichiarazione di Sarkozy al suo ritorno da Washington: o via la bomba iraniana oppure si dovrà bombardare l’Iran. Poi è arrivata la replica del ministro degli Esteri francese Kouchner, ancora più esplicita: «Prepararsi». Alle conseguenze, s’immagina, e ce ne saranno molte. D’Alema, unico europeo a parlare fino ad ora, ha detto una cosa saggia: «La guerra non serve». Ma bisognava farlo prima e dirlo più forte. Perché ormai siamo alla vigilia. Ci sono state «fughe di notizie» direttamente dalle vicinanze del vice-presidente Cheney. E c’è un considerevole numero di analisti rinomati, sia nel campo dei falchi che delle colombe, che giungono tutti alla stessa conclusione. Il sito Raw Story ha pubblicato la sintesi di un ampio studio condotto da Dan Plesh (Università di Londra) e da Martin Butcher (direttore del Consiglio Britannico Americano per l’Informazione sulla Sicurezza) che afferma: «Gli Usa hanno preparato le loro forze armate a un massiccio attacco contro l’Iran che è di fatto già pronto e che non prevede un’invasione sul terreno». L’obiettivo: «Eliminare le armi di distruzione di massa iraniane, il sistema energetico nucleare, il regime, le forze armate, l’apparato statale, e le infrastrutture economiche in pochi giorni, se non poche ore dal momento in cui il presidente Bush darà l’ordine di attacco». La stessa conclusione è stata pubblicata da Timesonline (Sunday Times), riportando le parole che Alexis Debat (direttore per il Terrorismo e la Sicurezza Nazionale del Nixon Center) pronunciò a un incontro organizzato dalla rivista dei neocon The National Interest. Gli Usa - ha detto - non si preparano a «qualche puntura», ma «coinvolgeranno l’intera forza militare iraniana», con l’obiettivo di «annichilirla nello spazio di tre giorni». Ma i segnali più direttamente politici sono ancora più inquietanti. Il deputato democratico Kucinch fa sapere in riunioni ristrette (ma rimbalzate sul web) che il vertice del suo partito ha già dato via libera a Bush. Hillary Clinton ripetutamente dichiara di non escludere l’uso della forza contro l’Iran. E, quando, recentemente, il Senato Usa ha approvato il «Defense Appropriations Bill», con il consenso di Nancy Pelosi, non solo sono stati concessi i 100 milioni di dollari aggiuntivi chiesti dal Presidente per la guerra irachena, ma è sparita dalla risoluzione la condizione (inizialmente prevista) secondo cui il Presidente avrebbe dovuto affrontare un voto del Congresso prima di poter decidere l’attacco. Che sarà dunque bipartisan. Quindi non più soltanto la bomba atomica iraniana, che Washington intende stroncare prima che nasca, ma la voglia di eliminare l’ultimo antagonista rimasto nell’area. Il tema della bomba si è incaricato di svolgerlo uno dei principali organizzatori e sobillatori dell’attacco contro l’Iraq, Michael Ledeen, che con l’attivo supporto dell'American Enterprise Institute ha lanciato il suo ultimo libro: «La bomba a tempo iraniana: la necessità di distruggere i Mullah Zeloti» (St Martin Press). Dove ripete ciò che dice e fa da anni: «Questa Amministrazione presidenziale, o la prossima, dovranno fare fronte a una scelta terribile: accettare un Iran nucleare, o bombardarlo prima che le sue armi atomiche siano pronte a partire». E poiché Ahmadinejad non accenna a cedere, la conclusione non lascia spazio a dubbi. Questo pensano coloro che guidano l’America, inutile farsi illusioni. Hanno convinto anche la Francia di Sarkozy. Cosa pensi l’Europa non è dato sapere. Noi ci occupiamo solo di pagare gli effetti del disastro della finanza americana, ma a fare due più due non siamo capaci.
venerdì, ottobre 05, 2007
«Con la Finanziaria mandiamo i bamboccioni fuori di casa». Perfino Padoa-Schioppa adesso se la prende con Prodi. (Jena)
giovedì, ottobre 04, 2007
"Sud Africa, 3.200 lavoratori intrappolati a duemila metri nella miniera d'oro"...notizia che viene dopo le bagatelle politiche, la finanziaria e la sconfitta del Milan!
mercoledì, ottobre 03, 2007
più di ogni umana tragedia...naufragio o sofferenza...cinque sfortunati Yoghi scuoteranno la nostra scafata indifferenza!
martedì, ottobre 02, 2007
Damien Hirst...sempre lui!
lunedì, ottobre 01, 2007
Turner Prize: A Retrospective - Tate Britain, 2 October - 6 January Don't miss the definitive Turner Prize exhibition, featuring works by all the winning artists since the prize began in 1984. From Anish Kapoor to Damien Hirst, and Gilbert & George to Grayson Perry, it presents a snapshot of British art from the last 23 years. This exhibition is a unique opportunity to reflect upon some of its most significant moments.