After2000

em@il

giovedì, gennaio 31, 2008

"Romano Prodi, Romano Prodini, Romanco Marodi, Franco Marini. Et voilà, adesso si può votare." (Jena)

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lunedì, gennaio 28, 2008

ho sentito già più di qualcuno giustificare il proprio comportamento "disdicevole" parametrandolo sui nostri eroi del Parlamento...come se quando ci stava Cicciolina (buona donna) fare la pornostar fosse stata una virtù!

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domenica, gennaio 27, 2008

Napolitano potrebbe permettere al paese di risparmiare alcune decine di milioni di €uro: dà l'incarico al nano e non se ne parla più...

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sabato, gennaio 26, 2008

Cuffaro si è dimesso, in tempo per ricandidarsi...

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giovedì, gennaio 24, 2008

L'attacco del Papa ai media "Impongono modelli distorti" Benedetto XVI, nella Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, denuncia la "pubblicità ossessiva" e la "trasgressione, la volgarità e la violenza" per catturare il pubblico. "C'è il rischio che si trasformino in sistemi volti a sottomettere l'uomo agli interessi dominanti" ...quando si perde il monopolio è difficile digerirlo!!

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"Berlusconi vorrebbe andare alle elezioni con Prodi premier perché gli porta voti, Veltroni vorrebbe che Prodi scomparisse dalla scena perché i voti glieli toglie. Non è uno scherzo, è la notizia." (Jena)

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mercoledì, gennaio 23, 2008

Juan Muñoz: A Retrospective is at Tate Modern from Thursday until April 27

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martedì, gennaio 22, 2008

dalla padella alla mastella! per non parlare del carnacialesco Bagnasco che vede coriandoli in questo paese di miscredenti...

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domenica, gennaio 20, 2008

quattro articoli su Bobby (Obsever, Guardian, sul NYT 1 e 2)

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l'adunata in Piazza S.Pietro non è stata ciclopica come avrebbero voluto ma gli organi d'informazione hanno evitato ogni ripresa dall'alto che potesse mostrare i vuoti e tutte le immagini sono state ad altezza d'uomo...e comunque l'inizio di ogni notiziario era dedicato all'evento (della serie: libera informazione in libero Stato)

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ancora su Juan Muñoz alla Tate

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sabato, gennaio 19, 2008

Death of a madman driven sane by chess

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sulla Stampa di oggi: "La partita che sconvolse il mondo - Tutta l’Unione Sovietica seguiva la sfida del 1972 come una finale di calcio. Perdere fu uno shock di GIULIETTO CHIESA Il telegiornale dell’epoca ancora non si chiamava Vremia, ma una cosa era certa: alla fine delle «notizie» la cronaca sportiva cominciava, ogni sera, con il resoconto dettagliato, mossa per mossa, del match del secolo. Da luglio a settembre di quel memorabile 1972, ogni giorno, milioni di russi e sovietici aspettavano di sapere, anzi di vedere, le mosse di Bobby Fisher e di Boris Spasskij. E poi cominciava una disputa di massa, come in Italia avveniva e avviene nei bar dopo le partite di calcio, sui momenti topici in cui una partita era finita, dove si era determinata una svolta cruciale, dove una mossa aveva deciso lo scontro. Invece dei Gianni Brera locali dell’epoca, i commentatori erano illustri giocatori, che ripassavano ogni momento, accompagnandolo con esclamazioni di sorpresa, sottolineandolo come sarebbe stato per un gol segnato con maestria, per una parata fantastica. Solo che non era calcio. Si giocava, a scacchi, a Reykjavik, in quell’Islanda non meno storica per quell’evento che per quello che, quindici anni dopo, avrebbe visto Gorbaciov e Reagan battagliare per far finire - invano diremmo oggi, visto che sta ricominciando - la guerra fredda. Era quello lo sport nazionale dei russi. Se andavi nel parco di Izmailovo, un giorno qualunque, anche d’inverno, e ti mettevi seduto con la tua scacchiera sotto il braccio, era solo questione di qualche minuto e subito arrivava un concorrente. Uno qualunque, a infliggerti una sconfitta inesorabile. Non ho mai vinto una partita in Russia. Quel match mondiale, sulla distanza delle 21 partite, finì 12,5 a 8,5 con la vittoria di Bobby Fisher. Era la prima volta, da tempo immemorabile, che l’Unione Sovietica perdeva lo scettro mondiale degli scacchi. E fu per i sovietici un evento altrettanto luttuoso di quello che era stato il trionfo spaziale di Gagarin per gli americani. Boris Spasskij, da idolo nazionale divenne un paria. Come potè sopportare un destino così crudele, repentino, ingiusto, a ben pensarci, non sono mai riuscito a capire. In fondo, pensavo, è pur sempre una partita a scacchi. Ma non avevo ancora capito che gli scacchi sono la guerra trasferita nel gioco, senza mediazioni. In più c’era, allora, la consapevolezza che la guerra fredda continuava su tutti i tavoli, su tutte le scacchiere, vere e metaforiche. Per portare Fisher alla battaglia Henry Kissinger in persona lo aveva scongiurato, facendo appello al suo patriottismo. Ma se una mano provvidenziale non avesse aggiunto altri 250 mila dollari al premio per il vincitore, non sarebbe bastato nessun patriottismo. Il campione russo, del resto, partiva come favorito assoluto. Fisher non aveva mai vinto una sola partita con lui negli scontri precedenti. E la partenza era stata catastrofica per l’americano. Gli toccò il nero e fece uno di quegli errori che nemmeno il più sprovveduto principiante si sarebbe potuto inventare. Spasskij lo trafisse con indolenza. Fisher, cavallo matto come fu sempre, non volle tornare al tavolo. Ci vollero promesse e minacce. Alla fine lo convinsero, lui che pensava che i russi, dietro le quinte, gli avessero fatto il malocchio e lo influenzassero con poteri occulti. Il Kgb era il fantasma che si aggirava anche attorno al tavolo di Reykjavik. Poi, dopo una serie spettacolare di vittorie, mise al tappeto il russo, lo cancellò. E con lui finì al tappeto la Russia intera."

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venerdì, gennaio 18, 2008

Era il 14 novembre del 2007 quando il professor Cini inviò la seguente lettera aperta " Se la Sapienza chiama il Papa e lascia a casa Mussi", pubblicata sul Manifesto - (alla fine l'anno firmata in 700!!) Signor Rettore, apprendo da una nota del primo novembre dell'agenzia di stampaApcom che recita: «è cambiato il programma dell'inaugurazione del 705esìmo Anno Accademico dell'università di Roma La Sapienza, che in un primo momento prevedeva la presenza del ministro Mussi a ascoltare la Lectio Magistralis di papa Benedetto XVI». Il papa «ci sarà, ma dopo la cerimonia di inaugurazione, e il ministro dell'Università Fabio Mussi invece non ci sarà più». Come professore emerito dell'università La Sapienza - ricorrono proprio in questi giorni cinquanta anni dalla mia chiamata a far parte della facoltà di Scienze matematiche fisiche e naturali su proposta dei fisici Edoardo Amaldi, Giorgio Salvini e Enrico Persico - non posso non esprimere pubblicamente la mia indignazione per la Sua proposta, comunicata al Senato accademico il 23 ottobre, goffamente riparata successivamente con una toppa che cerca di nascondere il buco e al tempo stesso ne mantiene sostanzialmente l'obiettivo politico e mediatico. Non commento il triste fatto che Lei è stato eletto con il contributo determinante di un elettorato laico. Un cattolico democratico - rappresentato per tutti dall'esempio di Oscar Luigi Scalfaro nel corso del suo settennato di presidenza della Repubblica - non si sarebbe mai sognato di dimenticare che dal 20 settembre del 1870 Roma non è più la capitale dello stato pontificio. Mi soffermo piuttosto sull'incredibile violazione della tradizionale autonomia delle università - da più 705 anni incarnata nel mondo da La Sapienza dalla Sua iniziativa. Sul piano formale, prima di tutto. Anche se nei primi secoli dopo la fondazione delle università la teologia è stata insegnata accanto alle discipline umanistiche, filosofiche, matematiche e naturali, non è da ieri che di questa disciplina non c'è più traccia nelle università moderne, per lo meno in quelle pubbliche degli stati non confessionali. Ignoro lo statuto dell'università di Ratisbona dove il professor Ratzinger ha tenuto la nota lectio magistralis sulla quale mi soffermerò più avanti, ma insisto che di regola essa fa parte esclusivamente degli insegnamenti impartiti nelle istituzioni universitarie religiose. I temi che sono stati oggetto degli studi del professor Ratzinger non dovrebbero comunque rientrare nell'ambito degli argomenti di una lezione, e tanto meno di una lectio magistralis tenuta in una università della Repubblica italiana. Soprattutto se si tiene conto che, fin dai tempi di Cartesio, si è addivenuti, per porre fine al conflitto fra conoscenza e fede culminato con la condanna di Galileo da parte del Santo ufficio, a una spartizione di sfere di competenza tra l'Accademia e la Chiesa. La sua clamorosa violazione nel corso dell'inaugurazione dell'anno accademico de La Sapienza sarebbe stata considerata, nel mondo, come un salto indietro nel tempo di trecento anni e più. Sul piano sostanziale poi le implicazioni sarebbero state ancor più devastanti. Consideriamole partendo proprio dal testo della lectio magistralis del professor Ratzinger a Ratisbona, dalla quale presumibilmente non si sarebbe molto discostata quella di Roma. In essa viene spiegato chiaramente che la linea politica del papato di Benedetto XVI si fonda sulla tesi che la spartizione delle rispettive sfere di competenza fra fede e conoscenza non vale più: «Nel profondo.., si tratta - cito testualmente - dell'incontro tra fede e ragione, tra autentico illuminismo e religione. Partendo veramente dall'infima natura della fede cristiana e, al contempo, dalla natura del pensiero greco fuso ormai con la fede, Manuele II poteva dire: Non agire "con il logos" è contrario alla natura di Dio». Non insisto sulla pericolosità di questo programma dal punto di vista politico e culturale: basta pensare alla reazione sollevata nel mondo islamico dall'accenno alla differenza che ci sarebbe tra il Dio cristiano e Allah - attribuita alla supposta razionalità del primo in confronto all'imprevedibile irrazionalità del secondo - che sarebbe a sua volta all'origine della mitezza dei cristiani e della violenza degli islamici. Ci vuole un bel coraggio sostenere questa tesi e nascondere sotto lo zerbino le Crociate, i pogrom contro gli ebrei, lo sterminio degli indigeni delle Americhe, la tratta degli schiavi, i roghi dell'Inquisizione che i cristiani hanno regalato al mondo. Qui mi interessa, però, il fatto che da questo incontro tra fede e ragione segue una concezione delle scienze come ambiti parziali di una conoscenza razionale più vasta e generale alla quale esse dovrebbero essere subordinate. «La moderna ragione propria delle scienze naturali - conclude infatti il papa - con l'intrinseco suo elemento platonico, porta in sé un interrogativo che la trascende insieme con le sue possibilità metodiche. Essa stessa deve semplicemente accettare la struttura razionale della materia e la corrispondenza tra il nostro spirito e le strutture razionali operanti nella natura come un dato di fatto, sul quale si basa il suo percorso metodico. Ma la domanda {sui perché di questo dato di fatto) esiste e deve essere affidata dalle scienze naturali a altri livelli e modi del pensare - alla filosofia e alla teologia. Per la filosofia e, in modo diverso, per la teologia, l'ascoltare le grandi esperienze e convinzioni delle tradizioni religiose dell'umanità, specialmente quella della fede cristiana, costituisce una fonte di conoscenza; rifiutarsi a essa significherebbe una riduzione inaccetabile del nostro ascoltare e rispondere». Al di là di queste circonlocuzioni (i corsivi sono miei) il disegno mostra che nel suo nuovo ruolo l'ex capo del Sant'uffizio non ha dimenticato il compito che tradizionalmente a esso compete. Che è sempre stato e continua a essere l'espropriazione della sfera del sacro immanente nella profondità dei sentimenti e delle emozioni di ogni essere umano da parte di una istituzione che rivendica l'esclusività della mediazione fra l'umano e il divino. Un'appropriazione che ignora e svilisce le innumerevoli differenti forme storiche e geografiche di questa sfera così intima e delicata senza rispetto per la dignità personale e l'integrità morale di ogni individuo. Ha tuttavia cambiato strategia. Non potendo più usare roghi e pene corporali ha imparato da Ulisse. Ha utilizzato l'effige della Dea Ragione degli illuministi come cavallo di Troia per entrare nella cittadella della conoscenza scientifica e metterla in riga. Non esagero. Che altro è, tanto per fare un esempio, l'appoggio esplicito del papa dato alla cosiddetta teoria del Disegno Intelligente se non il tentativo - condotto tra l'altro attraverso una maldestra negazione dell'evidenza storica, un volgare stravolgimento dei contenuti delle controversie interne alla comunità degli scienziati e il vecchio artificio della caricatura delle posizioni dell'avversario - di ricondurre la scienza sotto la pseudo-razionalità dei dogmi della religione? E come avrebbero dovuto reagire i colleghi biologi e i loro studenti di fronte a un attacco più o meno indiretto alla teoria danwiniana dell'evoluzione biologica che sta alla base, in tutto il mondo, della moderna biologia evolutiva? Non desco a capire, quindi, le motivazioni della Sua proposta tanto improvvida e lesiva dell'immagine de La Sapienza nel mondo. Il risultato della Sua iniziativa, anche nella forma edulcorata della visita del papa (con «un saluto alla comunità universitaria») subito dopo una inaugurazione inevitabilmente clandestina, sarà comunque che i giornali del giorno dopo titoleranno (non si può pretendere che vadano tanto per il sottile): «Il Papa inaugura l'Anno Accademico dell'Università La Sapienza». Congratulazioni, signor Rettore. Il Suo ritratto resterà accanto a quelli dei Suoi predecessori come. simbolo dell'autonomia, della cultura e del progresso delle scienze. Marcello Cini

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mercoledì, gennaio 16, 2008

che periodo ricco...prima il papa...poi Mastella...si vede che il carnevale s'avvicina!

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martedì, gennaio 15, 2008

un po' di sana intolleranza...amen!

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"«Santità, la mia deferenza verso di Lei è immensa. Tuttavia La avverto che farò tutto quello che è in mio potere per bloccare questa intollerabile e incessante ingerenza clericale nelle scelte della politica e nell’autonomia della ricerca scientifica». Così dopodomani Veltroni accoglierà il Papa all’Università, quindi gli scienziati stiano buonini e abbiano fede nel loro Sindaco. Se credono nei miracoli." (Jena)

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lunedì, gennaio 14, 2008

tra valanghe assassine e il papa all'università non so scegliere...mi sembrano notizie senza senso!

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domenica, gennaio 13, 2008

"«E’ una vergogna, una situazione intollerabile, questa storia dei rifiuti deve finire immediatamente, siamo un Paese civile, non possiamo dare di noi questa immagine all’estero». Parole sacrosante queste di Prodi, che per un attimo si era dimenticato di essere il capo del governo." (Jena)

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sabato, gennaio 12, 2008

Juan Muñoz alla Tate dal 24/1

postato da sixty2 18:50 | commenti

venerdì, gennaio 11, 2008

dal blog di Beppe Sebaste: "L'immagine che si vede sopra, è una delle sculture d'ombra di Claudio Parmiggiani, ottenute per sottrazione: inondando di fumo un ambiente, e poi togliendo gli oggetti (in questo caso bottiglie, ma anche libri, tele ecc.). La fuliggine si deposita, come polvere, restano bianche le tracce dell'assenza, come una nostalgia irreparabile. In un articolo uscito ieri su l'Unità, dal titolo "Se cerchi la civiltà chiedi alla polvere" (ora qui nel sito) ho cercato di estendere l'effetto, o la spiegazione, di questo procedimento, per renderci conto di altre sparizioni, altre polverizzazioni, altre assenze drammatiche e forse irreparabili del nostro mondo, della nostra epoca. la polverizzazione della vita civile, per esempio, o di quei valori condivisi che permettono anche solo un linguaggio coondiviso, di capirci quando parliamo, leggiamo, o comunichiamo anche in un blog. Altrimenti, come la bellissima chiusa di una poesia di Emilio Villa, "a chi dirlo?" A Pistoia, a Palazzo Fabroni, c'è una bellissima mostra di Parmiggiani, in questo momento (e fino a marzo), in dodici tappe, dodici stanze. Molte altre opere oltre alle sculture d'ombra, chiamate "delocazioni". Vi invito a visitarla assolutamente."

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giovedì, gennaio 10, 2008

volete diventare un'opera d'arte? (per un'ora!!)

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mercoledì, gennaio 09, 2008

"Il ministro Livia Turco vuole sapere che genere di vita conduce il feto.... Noiosa, grazie." (Jena)

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martedì, gennaio 08, 2008

per fortuna che c'è l'emergenza rifiuti a Napoli altrimenti ci toccherebbe soccombere alle primarie statunitensi! (e voteranno a novembre!!)

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lunedì, gennaio 07, 2008

in nome della sacralità della vita il Santo Padre promuove l'esumazione di Padre Pio!

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sabato, gennaio 05, 2008

"Per la prima volta è stata annullata la Dakar, il leggendario rally-raid estremo per moto, auto e Tir nel deserto del Sahara. Gli organizzatori hanno deciso che l’edizione del 2008 - in programma dal 5 al 20 gennaio - non si disputerà per il pericolo di attentati, dopo che la Francia aveva fortemente sconsigliato ai propri cittadini, compresi spettatori e piloti della corsa, di recarsi in Mauritania in seguito all’uccisione di quattro turisti francesi alla vigilia di Natale." non è una cattiva notizia....viste le ricadute della corsa su chi la "subiva"! (vedi il primo gennaio)

postato da sixty2 12:04 | commenti

"Non è affatto la camorra ad aver innescato quest'emergenza. La camorra non ha piacere in creare emergenze, la camorra non ne ha bisogno, i suoi interessi e guadagni sui rifiuti come su tutto il resto li fa sempre, li fa comunque, col sole e con la pioggia, con l'emergenza e con l'apparente normalità, quando segue meglio i propri interessi e nessuno si interessa del suo territorio, quando il resto del paese gli affida i propri veleni per un costo imbattibile e crede di potersene lavare le mani e dormire sonni tranquilli."...il resto dell'articolo di Roberto Saviano lo trovate qui!

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giovedì, gennaio 03, 2008

"Se qualcosa ci salverà, sarà la bellezza" (Ettore Sottsass, Milano 2001), e come lo ricorda il Guardian

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martedì, gennaio 01, 2008

103%

Go to Ultrasound technician schools

postato da sixty2 11:42 | commenti

"Il viaggio fino a Bamako durava 30 ore nel 1990. Oggi occorrono almeno tre giorni per percorrere i 1420 chilometri. Come il mare che silenzioso si insinua nello scafo di una barca prima del naufragio, anche questa regressione è il sintomo del costante affondamento del Titanic africano. Poteva andare peggio. A volte si resta bloccati a Kayes e bisogna aspettare settimane affinché gli europei possano giocare sugli sterrati della regione. E' successo ogni volta che da queste parti è arrivato il rally più amato dai francesi, la Parigi-Dakar e le sue successive varianti. Le auto e i camion 4x4 della gara e del seguito si succhiano tutta la benzina e il gasolio disponibili. E dopo il passaggio della corsa, nel Nord non si trova carburante per un intero mese. Senza calcolare il costo umano. Il 75 per cento delle vittime della competizione non sono i piloti strapagati. Sono gli abitanti del Sahel investiti nei villaggi. Eppure la la questione più dibattuta dai capi di Stato europei quando vengono in visita da queste parti non è il naufragio africano, ma la fuga dei passeggeri. Cioè l'emigrazione." ROBERTO GATTI - BILAL Il mio viaggio da infiltrato nel mercato dei nuovi schiavi Buon anno!

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